Caso Ilaria Salis: il nostro sondaggio

La risposta dei lettori è unanime: Ilaria è colpevole e deve pagare la sua pena.

Abbiamo chiesto ai nostri lettori cosa ne pensassero in merito al caso di Ilaria Salis, attualmente in carcere in Ungheria dall’11 febbraio del 2023, giorno in cui è stata arrestata con l’accusa dei aver partecipato all’aggressione di alcuni partecipanti di estrema destra al “Giorno dell’Onore” a Budapest.

La risposta dei partecipanti al sondaggio è stata unanime: come si può vedere dall’immagine sottostante, tutti i votanti hanno ritenuto che Ilaria Salis sia colpevole dei reati per i quali è accusata e che, quindi, debba pagare la sua pena.

Grano: Ucraina denuncia Polonia, Ungheria e Slovacchia

Morawiecki: “Sosteniamo l’Ucraina ma non a scapito dell’agricoltura polacca”.
Ucraina: vieteremo import di frutta e verdura polacca.

Il Vice Ministro ucraino dell’Agricoltura, Taras Kaczka, in un’intervista a POLITICO ha dichiarato che l’Ucraina citerà Polonia, Ungheria e Slovacchia per il loro rifiuto di revocare il divieto dell’importazione di prodotti agricoli ucraini.

Kiev pianifica di citare questi paesi all’Organizzazione Mondiale del Commercio e non invocando l’accordo commerciale con l’Unione Europea.

Secondo il Ministro le restrizioni introdotte da Ungheria e Slovacchia sono principalmente simboliche, ma le restrizioni introdotte dalla Polonia influenzeranno in grado notevole una vasta parte dell’esportazione ucraina.

Perciò se Varsavia non rinuncerà a questi divieti, l’Ucraina sarà costretta a reagire e vieterà l’importazione di frutta e verdura polacca.

Secondo i governi di Budapest e di Varsavia l’azione intrapresa ha lo scopo di proteggere i rispettivi mercati da una massiccia importazione di prodotti ucraini che potrebbero abbassare i prezzi dei prodotti locali.

Il Ministro Kaczka ha risposto che questo ragionamento è sbagliato, non aiuterà i contadini e non influenzerà i prezzi, perché sono globali e ciò che fanno è basato esclusivamente sul cercare gradimento della pubblica opinione.

Venerdì 15 settembre, nello stesso giorno in cui è scaduta l’ordinanza della Commissione Europea riguardo il divieto di trasporto dei prodotti agricoli dall’Ucraina in Polonia, è stato pubblicato il progetto dell’ordinanza del ministro dello sviluppo e tecnologia che è entrato in vigore il 16 settembre.

Polonia, Ungheria e Slovacchia hanno prolungato il divieto dell’importazione dei cereali dall’Ucraina, che ha reagito presentando un reclamo all’Organizzazione Mondiale del Commercio WTO, come detto sopra.

Dal punto di vista formale c’è il primo passo nel procedimento giudiziario.

Martedì il viceministro ucraino dell’economia e del commercio Taras Kaczka ha detto in un’intervista con il giornale “Rzeczpospolita” che come ultima risorsa l’Ucraina applicherà un embargo su: cipolle, pomodori, cavalli e mele polacchi nei prossimi giorni.

Il presidente dell’Ucraina Volodymyr Zelenski durante il suo discorso all’ONU ha detto che “è preoccupante come alcuni paesi europei, alcuni nostri amici in Europa, recitano nel teatro politico il ruolo della solidarietà facendo allo stesso tempo la guerra dei cereali”.

Il primo ministro polacco Mateusz Morawiecki ha fatto riferimento a questo discorso sottolineando che la Polonia è stato il primo paese che ha aperto la porta all’Ucraina ed ha aiutato alla fornitura di armi e ha fornito assistenza umanitaria.

Le parole del Premier polacco, come riporta Polonia Oggi, sono state le seguenti:

Crediamo continuamente nella vittoria dell’Ucraina, aiutiamo, ma il nostro interesse, l’interesse dei contadini polacchi, della campagna polacca, dei polacchi deve essere il più importante ed è sempre il più importante per noi”.

Ha sottolineato, inoltre, che la Polonia è pronta per aiutare l’Ucraina ma “non al prezzo di destabilizzazione del mercato polacco”.

L’ambasciatore ucraino Vasyl Zwarycz è stato convocato al Ministero degli Affari Esteri per una protesta ufficiale contro le frasi usate dal presidente ucraino Volodymyr Zelenski.

Ungheria: stop ai fondi per le armi destinate all’Ucraina

Bloccata quella che sarebbe stata l’ottava tranche da 500 milioni.
Alla base la richiesta di garanzie.

L’Ungheria ha bloccato l’erogazione dell’ottava tranche di fondi provenienti dallo European Peace Facility (Epf) per le armi destinate all’Ucraina.

A dare la notizia è Ansa, aggiungendo che la tranche ha un valore di 500 milioni.

Budapest avrebbe preteso “garanzie” che l’Epf mantenga in futuro il suo orizzonte “globale” e non sia unicamente utilizzato per armare Kiev.

L’Epf rimborsa gli Stati membri che hanno donato materiale bellico all’Ucraina di norma al 50% ma non c’è uno standard fisso.

Polonia e Ungheria bloccano il grano ucraino

Ue: “Azioni unilaterali inaccettabili”.
Per i due Stati l’acquisto dall’Ucraina mette a rischio le produzioni interne.

L’amicizia all’Ucraina è assicurata, ma non a tutti i costi.

Ungheria e Polonia hanno annunciato lo stop all’acquisto del grano ed altri prodotti agricoli dall’Ucraina, il quale risulta essere largamente sovrabbondante e troppo conveniente, tanto da mettere alle strette gli agricoltori dei due Paesi.

Come riferiscono Ansa e Notizie.it, riprendendo le parole di un portavoce della Commissione Ue, è arrivato immediatamente il monito dell’Ue ad entrambi:

Azioni unilaterali inaccettabili. Siamo a conoscenza degli annunci di Polonia e Ungheria sul divieto di importazione di grano e altri prodotti agricoli dall’Ucraina. Stiamo chiedendo ulteriori informazioni alle autorità competenti per poter valutare le misure. In questo contesto, è importante sottolineare che la politica commerciale è di competenza esclusiva dell’Ue e, pertanto, non sono accettabili azioni unilaterali. In tempi così difficili, è fondamentale coordinare e allineare tutte le decisioni all’interno dell’Ue”.

Per concludere in estrema sintesi, dunque, la posizione di Ungheria e Polonia è un sì al supporto all’Ucraina ma non a discapito dell’interesse nazionale.

Ungheria: non arresteremo Putin. Cpi: siete obbligati

Budapest si oppone alla Corte penale internazionale: decisione ostacola fine della guerra.

L’Ungheria non arresterebbe Vladimir Putin se mettesse piede sul suo territorio.

Budapest, quindi, dichiara di non aver intenzione di rispettare la decisone presa della Cpi di emanare un mandato d’arresto per Putin.

A dirlo, come riporta ANSA, è Gergely Gulyás, capo di gabinetto del premier ungherese Viktor Orban.

Sebbene Budapest abbia aderito alla Corte penale internazionale, ha spiegato, il trattato “non è stato ancora promulgato” poiché “contrario alla Costituzione“.

Il mandato di arresto, ha aggiunto Gulyàs, è inoltre “infelice” perché ostacola ulteriormente la fine della guerra.

Di contro, secondo un portavoce della Corte penale internazionale interpellato dall’ANSA, l’Ungheria invece “ha ratificato il trattato nel 2001″ ed ha “l’obbligo di cooperare con la Corte nel quadro dello Statuto di Roma“.