Goldman Sachs: pronti 4.000 licenziamenti

Dopo i 500 tagli di settembre, posto a rischio per l’8% della forza lavoro.
L’operazione potrebbe concludersi già entro gennaio. Tagli anche per gli altri gruppi.

Goldman Sachs prepara il licenziamento di quattromila dipendenti, l’8% della sua forza lavoro, nel più duro giro di vite sui costi tra i protagonisti di Wall Street.

I grandi marchi della finanza risentono del nuovo clima di debolezza economica, con inflazione e tassi d’interesse in rialzo e la guerra in Ucraina irrisolta che hanno aggravato brusche frenate nei deal, dalle fusioni e acquisizioni ai collocamenti.

I tagli a Goldman, secondo le indiscrezioni riportate da Il Sole 24 Ore, potrebbero scattare entro fine gennaio, prima forse del pagamento dei tradizionali bonus che nel settore rappresentano una voce significativa dei compensi.

La banca aveva già eliminato 500 posti a settembre e indicato di voler considerare riduzioni di almeno il 40% nei premi a migliaia di investment bankers, un record dalla crisi del 2008.

Goldman, con le nuove mosse, si erge a simbolo della corsa all’austerità, con Wall Street che potrebbe seguire la strada imboccata dall’hi-tech nell’archiviare facili espansioni pandemiche e post-pandemiche.

Di recente Morgan Stanley ha cancellato 1.600 posti, il 2% del totale; Citigroup ne ha eliminati a decine, dall’Europa all’Asia.

JP Morgan e Bank of America hanno in cantiere sforbiciate ai bonus del 30% e gli analisti spingono le stime per l’intera alta finanza, a conti fatti, ormai verso il 50%.

Tra i gruppi globali tagli sono in programma anche a Credit Suisse, 2.700, e Barclays, circa 200.

Goldman è parsa tra gli istituti americani più esposti alla necessità di risparmi, reduce da ondate di assunzioni che hanno spinto il numero totale dei dipendenti a 49.100 a fine settembre, in rialzo del 14% dall’anno scorso e del 28% da fine 2019.

Aveva sospeso persino la tradizionale pratica annuale di licenziare chi ha le performance più deboli, abitualmente tra l’1 e il 5% dei dipendenti.

Il quintetto composto da Goldman, Morgan Stanley, JP Morgan, Bofa e Citi aveva nell’insieme aumentato gli organici di oltre 60.000 dipendenti in 3 anni, del 10% in media.

Alla banca di Wall Street per eccellenza la nuova ristrutturazione dovrebbe riguardare tutte le attività, in particolare centinaia di dipendenti nel suo business al consumo Marcus, una delle scommesse degli ultimi anni dove la società ha però ammesso cocenti delusioni.

Il chief executive David Solomon non ha fatto mistero di prevedere tempi più difficili.

Ad una recente conferenza di settore aveva sottolineato di “percepire venti contrari, soprattutto nel breve periodo” e di aver messo in moto piani per “mitigare le spese”.

Nel terzo trimestre del 2022 Goldman aveva riportato flessioni dei profitti del 43% e delle entrate del 12%, con l’investment banking caduto del 57%.

Autore: Francesco Puppato

Vive in Polonia dove si occupa di Controllo di Gestione per gli stabilimenti polacchi di una holding italiana; parla quattro lingue (italiano, inglese, polacco e francese) ed ha precedentemente lavorato nel dipartimento finanziario della Holding Orange1. Laureato in "Economia Aziendale" con indirizzo in "Management ed Organizzazione", ha poi conseguito i Master in "Gestione delle Risorse Umane ed Organizzazione del Lavoro", "Controllo di Gestione" e "Diritto Bancario". È "Coach certificato" e vanta corsi in "Business Plan", "Project Management secondo gli standard internazionali" e "Tempi e Metodi". Inoltre, ha il "patentino Bloomberg", l'"Europass Mobilità" e l'"ECDL". Dal 2015 al 2020 ha curato la rubrica "About economy and Social Equity"  per la rivista "Economia - ecaroundworld", dal 2017 al 2019 ha collaborato con "Wall Street Italia", nel 2019 con "Economista.info" mentre dal 2020 collabora con "Wall Street Cina", "Gazzetta Italia" e "Polonia Oggi", dal 2021 con "RisorseUmane-HR". Founder di "General Magazine".

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