Eravamo tutto quello che gli altri sognavano

Viaggio in un’Italia che, forse, non tutti conoscono e di cui, purtroppo, non ne resta quasi neanche la storia.

Il Bel Paese.

Questo è il nome con cui tutto il mondo ci ha rinominato. E se così è, un motivo ci sarà; anche più di uno.

Siamo un popolo ed una nazione che è sempre stata protagonista nella storia, dall’Impero Romano al Rinascimento, passando per imprese ed opere di personaggi incredibili i cui contributi sono poi rimasti in eredità al mondo intero.

Siamo il Paese delle meraviglie naturali e delle opere d’arte, della musica e della poesia, della pizza e della pasta, della Ferrari e della Vespa. Tutti simboli che hanno fatto il giro nel mondo, che sono stati protagonisti delle più famose pubblicità, che tutti volevano avere per vivere, almeno in parte, il sogno italiano.

L’Italia, così piccola, è il terzo Paese al mondo per riserve auree.

Insomma, eravamo tutto quello che gli altri sognavano.

Un Paese così piccolo ma con una forza così grande da essere la quarta potenza mondiale (articolo di “La Repubblica” del 1991 e reperibile al link, oltre che dati “Wikipedia” al link).

Ne consegue, infine, che il Made in Italy è il terzo marchio al mondo per notorietà (dopo Coca-Cola e Visa) ed il settimo al mondo in termini di reputazione tra i consumatori (“Wikipedia” al link).

L’inizio della fine

Ecco, dunque, perché ci chiamano il Bel Paese e perché ci invidiano tutto. E ci invidiano così tanto, al punto da volerci “distruggere”.

In tempi non sospetti ed in modo aperto, la Francia di Chirac diceva che serviva “una moneta unica per controllare la lira” (articolo di “La Repubblica” del 1996 reperibile al link). La Germania voleva la deindustrializzazione dell’Italia in quanto il suo tessuto di medie e piccole imprese dava troppa concorrenza all’industria tedesca: l’asse franco-tedesco era solito e compatto verso l’obiettivo.

Vincenzo Visco, Ministro delle Finanze del governo Prodi nel 1996, ammise nel 2012 che alla Germania servivamo proprio per svalutare l’euro e che con la lira avremmo fatto troppa paura all’asse franco-tedesco (“Il Fatto Quotidiano” al link).

Nel 1993 un articolo de “Il Corriere della Sera” (approfondimento al link) scriveva “Germania, mai così in basso. Made in Italy, mai così in alto” mentre un articolo de “La Repubblica” si intitolava “Riassorbite in un mese tutte le perdite del ’92” (reperibile al link).

Ed è proprio alla lira che “Il Corriere della Sera” faceva un elogio che si intitolava “Grazie alla lira – Bilancia commerciale, 1995 senza precedenti” (reperibile al link) il 14 febbraio 1996.

Le strategie franco-tedesche trovarono strada aperta in alcuni passaggi di fondamentale importanza; si parte dal famoso “Divorzio” (anche noto come “la lite delle comari“) tra Tesoro (allora guidato dal Ministro Beniamino Andreatta) e Banca d’Italia (allora guidata da Carlo Azeglio Ciampi) che sollevò Banca d’Italia dall’obbligo della garanzia del collocamento integrale in asta dei titoli pubblici offerti dal Ministero del Tesoro.

Si passa poi all’altrettanto famosa “Crociera sul Britannia“: il 2 giugno del 1992, a bordo del panfilo della Corona d’Inghilterra (che si chiamava, appunto, “Britannia”), manager ed economisti italiani discussero con i banchieri britannici della prospettiva delle privatizzazioni in Italia.

Su quel panfilo, secondo Cossiga, c’era anche Mario Draghi, che sarebbe il responsabile delle privatizzazioni selvagge avvenute in Italia negli anni ’90 e che hanno distrutto l’economia italiana (link dei due minuti di video in cui Cossiga accusa Draghi).

Lo stesso Draghi è colui che fece una tesi di laurea contro l’euro ma poi passò alla posizione del “whatever it takes” (approfondimento al link), ovvero che l’euro andava mantenuto ad ogni costo.

L’opera delle privatizzazioni fu poi portata avanti e compiuta da Romano Prodi, che disse che il compito gli fu dato proprio da Ciampi (approfondimento al link), cioè uno degli autori del “Divorzio” che ha portato all’esplosione del debito pubblico.

E saranno proprio loro, Prodi e Ciampi, a portarci nell’euro, come se la lezione dello “Sme credibile” (di fatto l’antenato dell’euro) non fosse bastata. In questo video di 2 minuti e 40 secondi, Craxi e Pomicino ci raccontano la manovra voluta da Ciampi.

L’Ue

Sono riusciti a toglierci, piano piano in modo che non ce ne si rendesse conto, tutte le nostre peculiarità.

Ci hanno inculcato, passo dopo passo, una mentalità da “inferiori”, da “incapaci” e da “corrotti” (il processo è il medesimo attuato in occasione di “Mani Pulite”: qui uno stupendo approfondimento fatto con Alessandro Montanari). Tanto che ad oggi c’è chi a gran voce invoca la cessione di sovranità sotto ogni sua forma all’Europa, “perché abbiamo bisogno di qualcuno che ci dica cosa dobbiamo fare”.

No: lo 0,50% della superficie terrestre non diventa la quarta potenza mondiale, perché qualcun altro gli dice cosa deve fare.

Ci siamo fatti inculcare le idee che “spendiamo troppo”, che “viviamo al di sopra delle nostre possibilità”, che “la corruzione pubblica è il nostro male e da questo dobbiamo epurarci”. Ecco dove risiedono le radici che hanno portato ad anni di privatizzazioni, di svendite e di umiliazioni (ecco perché con queste idee ci vogliono far credere che la politica sia un costo e che il problema è la corruzione, quando in realtà vogliono solo privarci di ulteriore sovranità – approfondimento all’intervista con Alessandro Montanari al link).

Di privatizzazioni, come abbiamo visto, perché tutto quello che era pubblico veniva visto come il male e bisognava farlo gestire dei privati, perché “loro sì che sono bravi, efficienti e soprattutto non si fanno corrompere”. Proprio com’è successo per il Ponte Morandi.

Di svendite, basti pensare al fatto che il governo Renzi ha (s)venduto il 33% della rete elettrica e del gas ai cinesi per soli 2 miliardi di euro (approfondimento de “Il Corriere della Sera” al link).

O a quando il governo Gentiloni stava per regalare 300 chilometri quadrati di mare alla Francia, fermato da un’interrogazione regionale in Toscana firmata dal leghista Claudio Borghi Aquilini, mentre l’accordo era già stato firmato e ratificato in Francia (approfondimento al link).

Ancora quando l’Algeria ha emanato un atto unilaterale dichiarando la variazione dei confini internazionali a proprio favore, arrivando alle coste della Sardegna senza che l’Italia ancora si sia opposta con fermezza o decisione (approfondimento al link).

E sì, di umiliazioni, perché non trovo altre parole per descrivere una situazione in cui dobbiamo chiedere in ginocchio e col cappello in mano all’Europa di poter spendere dei soldi che sono nostri, poterli usare per un’emergenza sanitaria talmente grande da far dichiarare l’Italia intera zona rossa, com’era successo con i terremotati.

Ci hanno detto che dovevamo ridurre i costi, spendere meno, perché “abbiamo vissuto sopra le nostre possibilità” ed ora questo ce lo chiede l’Europa, quelli bravi che ci dicono cosa dobbiamo fare perché noi siamo inferiori ed incapaci e quindi ci serve qualcuno che ci dica cosa fare.

E allora via con i tagli agli stipendi, alle pensioni, alla sicurezza, all’istruzione e, come stiamo toccando con mano proprio ora, alla sanità (qui un approfondimento di “Esquire” firmato da Simone Alliva). Quanto alla sanità, pensate al solo emblematico passaggio dell’acronimo da “USL” (Unità Sanitarie Locali) ad “ASL” (Aziende Sanitarie Locali): la Sanità è stata trasformata in un’azienda, ed un’azienda persegue il profitto non il bene dei cittadini.

Ci siamo privati della nostra moneta, l’amata lira. Oggi in molti la definiscono la “liretta”, dicono che facevamo le “svalutazioni competitive”; come se l’attuale Quantitative Easing non servisse che a svalutare l’euro per renderlo più competitivo. Diceva Mayer Amschel Rotschild già attorno al 1800: “Let me issue and crontrol a nation’s money and I care not who writes the laws” (ovvero: consentitemi di emettere e controllare i soldi di una nazione, e non mi importerà nulla di chi scriva le leggi).

Abbiamo ceduto la sovranità: Mario Monti, in questo video di un minuto e mezzo, sostiene che “l’Europa abbia bisogno di gravi crisi per fare passi avanti” e che questi passi avanti sono “la cessione di sovranità“.

Si è volutamente fatta crollare la domanda interna (video con le dichiarazioni di Mario Monti), si sono tolte un sacco di tutela dal lavoro. Ma ci è stato inculcato che se abbiamo un contratto da 500 euro lordi al mese non si tratta di schiavismo legalizzato, ma dobbiamo ringraziare di avere ciò che abbiamo in un momento di crisi come questo (ancora Mario Monti, in questo video da 30 secondi, non riesce a rispondere quando gli viene chiesto cosa direbbe ad un suo ipotetico figlio laureato nel caso in cui dovesse scegliere tra lavorare per 500 euro al mese in un call center o andarsene dall’Italia), con buona pace di quello che è scritto nella Costituzione.

E senza badare al fatto che la crisi dura ormai da oltre 10 anni, che la sola a non esserne uscita è l’Europa e che i soldi, pensate un po’, si possono stampare all’infinito: lo ammetteva (qui il link) amaramente lo stesso Mario Draghi (non importa cosa succeda, l’importante è non fare deficit ed evitare a tutti i costi l’inflazione perché ai super ricchi non piace). Ma Keynes pare essere rimasto solo un ricordo lontano, purtroppo.

Ci hanno smontato il Made in Italy, ora si usa il Made in Ue (approfondimenti ai link1 e link2)

Il virus della verità

In realtà altro non si è fatto che rovinare economicamente un Paese troppo scomodo per gli altri Stati, perché dava loro una concorrenza invincibile ed invidiabile.

Ed ora, col il MES di cui si parla e la cui eventuale applicazione prevederebbe l’attuazione di altre privatizzazioni volte a risanare il debito, potrebbero darci il colpo di grazia.

La differenza l’ha sempre fatta quel valore aggiunto intangibile nel fare le cose, tipico italiano, che risiede nel ricoprire di passione e sacrificio tutto ciò che facciamo. E questo è ancora quello che ci tiene in piedi, martoriati come siamo.

Una situazione riassumibile con le parole usate da Niccolò Fabi nella sua canzone “Una buona idea“:

Sono un frutto che da terra guarda il ramo, orfano di origine e di storia, di una chiara traiettoria. Sono orfano di valide occasioni, di cibo sano e sane discussioni. Orfano di uno slancio che ci porti verso l’alto, di una cometa da seguire, di un maestro d’ascoltare. Orfano di partecipazione e di una legge che assomigli all’uguaglianza, di una democrazia che non sia un paravento, di onore e dignità, misura e sobrietà. E di una terra che è soltanto calpestata, comprata, sfruttata, usata e poi svilita. Orfano di una casa, di un’Italia che è sparita.”

Ed ora che è arrivato un virus a farci capire come stanno davvero le cose perché ha fatto crollare tutte le bugie sulle quali si basa l’Unione europea, dalle infondate regole alla finta solidarietà (approfondimento al link), ora che tocchiamo con mano tutto il male che ci è stato fatto, forse ci sveglieremo da questo finto sogno che si è tramutato in un incubo.

Arriverà il giorno in cui riapriremo gli occhi e torneremo ad essere quello che eravamo, il giorno in cui torneremo a fare tutto quello che sappiamo fare, il giorno in cui diremo, nuovamente, “l’Italia s’è desta!”.

Coronavirus, Garattini: “Italia impreparata. Sfruttiamo la lezione”

Nel male, dobbiamo fare tesoro della situazione: più soldi a Sanità e Ricerca.
E poi bisogna creare protocolli e procedure per saper gestire eventuali future emergenze.

Una nazione in affanno, messa in ginocchio da un virus.

Un nemico da contrastare che presenta due caratteristiche insidiose e temibili: invisibilità ed infettività.

Questo è il quadro generale della situazione italiana; ne abbiamo parlato con il Professor Silvio Angelo Garattini, scienziato e farmacologo, Presidente e Fondatore dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri IRCCS.

Prof. Garattini, dove nasce il coronavirus?

Da quello che hanno detto autorevoli virologi, nasce probabilmente da un pipistrello o comunque da un animale, per poi mutare sino a raggiungere la capacità di trasmettersi all’uomo. Vivendo in un mondo globalizzato si è poi diffuso un po’ dappertutto; il tracciato indicherebbe che in Italia, nello specifico, sia arrivato a quello che si chiama “paziente 1” di Codogno dalla Germania. È però tuttavia altamente probabile che ci siano state molte altre fonti di contagio.

Ritengo, invece, che non trovi alcuna base l’ipotesi che sia stato costruito in un laboratorio.”

E perché l’Italia ne sta soffrendo in maniera così particolare?

Guardi, vi sono una molteplicità di fattori da considerare. Pensiamo anche solo a come vivono le popolazioni, agli usi ed alla mentalità: rispetto a Paesi come Cina, Giappone e Corea del Sud, noi siamo soliti esprimere le relazioni umane attraverso contatto fisico, dalla banale stretta di mano ai baci e gli abbracci soventi. Un banale esempio: alla partita Atalanta-Valencia vi erano 25.000 tifosi bergamaschi che ad ogni goal si abbracciavano e baciavo per festeggiare; questo può benissimo essere stato un detonatore enorme per i contagi.

Ci aggiunga che all’inizio l’emergenza sia stata un po’ sottovalutata da parte di tutti e quindi non si sia attivato nessun piano per le epidemie, capirà che con un virus di questo tipo, altamente contagioso e spesso asintomatico, basti poco per far esplodere i contagi.

Diciamo che c’è stata un po’ di imprevidenza, forse sarebbe stato opportuno un approccio come quello adottato al tempo della peste suina, ma ovviamente dirlo adesso è facile.”

Come interpreta i numeri legati all’epidemia?

Dipende da come li vogliamo analizzare, da cosa vogliamo vedere: possono dire tanto e niente allo stesso tempo. Per fare delle statistiche corrette bisognerebbe innanzitutto fare i tamponi a tutti, prendere coloro che sono risultati positivi e da li procedere a calcolare i vari tassi che ci interessano (mortalità, letalità, eccetera). Un dato che ritengo importane è quello inerente al numero dei ricoveri ospedalieri: ci sono moltissime persone che sono asintomatiche o che guariscono da sole senza grossi problemi (circa l’80%), ma quello che conta è capire per quante persone è stato necessario il ricovero ospedaliero, così da evincere l’entità della gravità del virus.

I punti di riferimento che abbiamo ad oggi al fine dei calcoli statistici sono la nave da crociera “Diamond Princess”, i dati ricostruiti dal sindaco (che è un fisico) di Nembro ed infine i dati dell’Ispi: si tratta di casi a perimetro chiuso che ci permettono di conteggiare più precisamente ciò che vogliamo analizzare e dai quali emerge una letalità pari a circa l’1%.”

Crede che sia possibile creare un vaccino? Se si, ci darà l’immunità o sarà come quelli influenzali?

Il vaccino arriverà, speriamo entro la fine dell’anno. Si sta lavorando per ottenere un vaccino che sia in grado di dare l’immunità ma è ancora troppo presto per saperlo. Bisogna riuscire a capire quali sono le caratteristiche con cui il virus muta; se non si riuscirà a crearne uno che dia l’immunità, se ne produrrà uno in stile vaccino influenzale, ovvero che sia in grado di contenere lo zoccolo duro delle informazioni del virus da combattere.

Di conseguenza, al momento, è anche impossibile fare proiezioni sul fatto che arrivino seconde ondate o meno, proprio perchè prima dobbiamo capire come si comporta il virus. È comunque probabile che, esattamente come l’influenza, sia un’infezione che muti leggermente e torni tutti gli anni; fosse così, ci dovremmo vaccinare molto di più, soprattutto le persone a rischio.”

Mentre aspettiamo il vaccino, il servizio sanitario nazionale è al collasso. Qual è la sua disamina da questo punto di vista?

Innanzitutto va detto che per fortuna c’è un servizo sanitario pubblico. Poi ritengo che lo stesso abbia fatto tutto quello che era possibile fare; quello che è stato fatto dagli ospedali lombardi e nello specifico da quello di Bergamo, difficilmente sarebbe stato fatto dai migliori ospedali di tutto il mondo.

Il vero problema è che eravamo impreparati e che, quindi, molto del personale medico non è stato adeguatamente equipaggiato di tutto quello che serve per poter far fronte ad un’infezione virale.

Ancora oggi si parla di non aver il numero sufficiente di respiratori ma anche solo di mascherine.”

Dall’alto della sua esperienza e dei prestigiosi ruoli da lei ricoperti, cosa si sente di suggerire?

Spero che una volta passato questo brutto momento non ci si dimentichi di tutto semplicemente non parlandone, ma si colga l’occasione per studiare e mettere in atto delle procedure adeguate, davvero senza polemica alcuna.

Dal mio punto di vista mi sento di indicare in particolar modo tre cose da migliorare.

La prima è la mancanza del rapporto territorio-ospedale: la nostra mentalità è ospedalocentrica, mentre credo che il territorio dovrebbe fare da grande filtro. Abbiamo visto che i medici di medicina generale non hanno ricoperto un grande ruolo perché non sono stati messi nelle condizioni di farlo.

La seconda riguarda le riserve, se così le vogliamo chiamare: abbiamo un mucchio di armi, di corazzate, di aerei, che sono a disposizione nel caso in cui dovessero servire; non vedo perché non dovrebbe essere altrettanto per le attrezzature mediche. Lo facciamo per motivi militari, e non lo facciamo per la salute?

La terza si riaggancia a quello che dicevamo prima. Oggi tutti chiedono ai ricercatori di fare il più in fretta possibile, di dirci cosa si deve fare, eccetera, però in Italia abbiamo ridotto la Ricerca alla miseria, tanto da essere il fanalino di coda sotto ogni profilo: investimenti, numero di ricercatori, vincoli di sperimentazione sugli animali che, per quanto brutto, ci servono perché determinate sperimentazioni non le possiamo fare sulle persone.

Come dicevamo è un mondo globalizzato: viaggiamo noi, viaggiano le merci, viaggiano anche i batteri ed i virus. Speriamo non succeda di nuovo, ma dobbiamo essere preparati per fronteggiare emergenze di questo tipo.

Coronavirus, Montanari: Vaccine is a big scam

What is this? How does it work? Why are we in a state of emergency and what is behind it?
Stefano Montanari comprehensively explains the issues related to the coronavirus.

(Translation by Jolanta Micinska – Hercog)
(Italian version at link)
(Polish version at link – Translation by Magda Żymła)

The hot theme of this period is, for sure, coronavirus.

An invisible and cunning enemy that caused the world to stop.

We tried to imagine what might be behind it (more information under the link) and also engaged our readers (more information at the link).

Today, one of the leading experts in this field comes to the fore: Dr. Stefano Montanari, nanopathologist, professor at the Steliora Centre in Geneva, author of several patents in the field of cardiac surgery, vascular surgery, pneumology and a designer of systems and equipment for electrophysiology, director of the Scientific Laboratory of Nanodiagnostics in Modena, lecturer of several national and international master studies, author of numerous scientific publications, former consultant of the Public Prosecutor’s Office and the Italian Observatory Military. He has been working continuously in publishing with his wife Antonietta Gatti, who has been listed as the top 32 scientists in the world since 2012, and more than twenty years ago, the discoverers of micro- and nanoprosic diseases and disorders have worked with her.

Dr. Montanari, what is the coronavirus that scares us so much?

“It is a chemical chain belonging to the corona family of viruses, of which there are thousands; just think that the usual common cold is usually caused by coronavirus; it is a highly infectious (and therefore contagious) virus, but it is usually harmless – in the vast majority of people without any symptoms (most likely now that we talk, we ourselves have a coronavirus and so has at least half of the Italian population).

In fact, it is a new influenza virus that has the trait that attacks the lungs and therefore pathologically affects the elderly, smokers and people who already have previous ailments, and therefore, in addition to the fact that they suffer from some disease units, they also take certain drugs, for example, hypertension. In general, healthy people are not affected by this virus at all, which, I repeat, becomes ubiquitous and very normal, as are the huge number of other viruses.”

And where was it born?

“I heard everything about it and the opposite of everything; when I hear that it started with bats or snakes, I laugh and think we only miss the unicorn.

I do not know where it came from, only a few people in the world have such knowledge, but viruses like these are very easy to modify, mix, rework in the laboratory … it may happen that you get out of the lab by mistake or intentionally. It certainly wasn’t alone, as former Health Minister Lorenzin might have assumed, when he said viruses were creeping and jumping.”

You say that it is a virus that is not a problem in itself, but people in Italy are dying in more numbers than in China, let us think of Bergamo, for example. If you say so, where do all these deaths come from?

“Look, this is how it works: we fill people, especially the elderly, with flu vaccines and weaken already weak bodies. This is because with the help of a vaccine we intend to inject an old virus into the body (the goal should be to create antibodies), but there are no flu vaccines and therefore we do nothing but weaken the body and subject it to a new flu (even a new coronavirus), and in addition, the old virus was injected into the body, so you have a total of two possible flu in an already overworked body.  The BBC, a British state broadcaster, has issued a report saying that people vaccinated against influenza must remain in isolation for 12 weeks (available at the link). It seems to me that this can already give you a thought. If we take the official numbers of the Higher Institute of Health, we will see that they died “with” coronavirus, then 3 people and personally I have doubts about these 3; in addition, if we pay attention, we will notice that the map of the dead coincides with the map of vaccinations carried out. The higher the density of vaccinated people, the higher the density of people infected with the virus. Official figures are clear: dying people have been affected by other potentially fatal diseases, and often even more than one. Therefore, we say that people die “with” coronavirus, not “because of” the coronavirus.

Finally, I stress that the number of deaths is the same as each year due to normal flu, which proves that the coronavirus has not increased mortality.”

Let me understand: if the problem is not the virus itself, because it is not fatal, it means that the problem is Italian health care. Is that how I should treat it?

“That’s right! The problem is that we are not prepared for so many cases of lung disease; and we are not, because our politicians have not been prepared for the last 10 years. Over the past decade, we have only weakened health care by reducing the number of hospitals, staff, machinery and equipment. Today we need respirants and we don’t have them. In addition, we are reducing education, thus we are not able to train medical staff to the right level or maintain it in Italy because of the devaluation of work, and we do not provide the materials needed by doctors to perform their work. We have fewer than 4 intensive care facilities per 1000 inhabitants: it’s a scandal.

Let us add, finally, a system of widespread corruption, which has two problems; first, for a product that normally costs 10, in Italy you pay 20, using inappropriately the small sum that is available; secondly: doctors must carry out dictatorships of the regime, otherwise they will be deprived of the right to practise… and they also have a family to live.”

You are telling us that the problem is the inadequacy of the health care system and those who have managed it over the last 10 years. If so, does that mean that the provisions that have given us a level of prevention are also wrong?

“Worse, they are often complete nonsense. Just think about wearing gloves: in this way we protect our “good” fungi and bacteria from contact with the virus and fighting it; in these gloves soaked in the virus we go and touch clothes, money, surfaces, etc., spreading the virus everywhere. Masks are useless because the virus is able to enter in huge quantities into a cell, the order of which is the size, is a few thousands of millimeter parts; imagine what mask can do to work on such sizes: nothing!

They tell us to stay at home when we need to go outside, because the sun is necessary, gives us the opportunity to metabolize vitamin D, which is needed for our immune system. And riding a motorcycle, which has always been recommended to maintain good health, is even banned under decree. In short, these recipes prepare the body to adopt not only this virus, but in fact many pathogens. Without taking into account all that is inherent in depression, mood and fear: anything that has the opposite effect on what we need for the body to react. When I worked in Sweden for a while in the early 1970s, the chief doctor said to me, “You see, here is the one who wants to die, and the one who wants to live, survives, and that makes all the difference.”

Going back to vaccines, as far as I understand whether flu injections are some kind of scam?

“It’s not a kind of scam, it’s a real falsehood. The vaccine can only be defined as such for diseases that give immunity (measles, rubella, chickenpox, etc.) and not for colds or flu; I was a student of Luigi Di Bell and said that the cured flu lasts seven days, and the uncured lasts a week. If a real disease does not give immunity, it is absurd to hope that the vaccine can do it, which is nothing more than a disease in the form of an attenuated form.

And even worse are those universal vaccines that have become mandatory for children and without which they cannot go to school. If the vaccine is supposed to prevent the disease, why worry so much about children who don’t? Those who are vaccinated should be safe… but apparently they are not and demand the vaccination of everyone, beyond all control, because any vaccination means money. Money for pharmaceutical companies, with added value, which can not boast any product in the world, up to alms, which doctors shamely accept: a few euros for each injection made.

But I will tell you more: vaccines are legally exempt from all trials, experimentation and have not even been seriously tested for at least 33 years;

And as if that weren’t enough, vaccines are the only product in the world for which no civil or criminal liability is incurred: it is true that if the vaccine creates any problems for the vaccinated person, it receives compensation, but is paid for by the Ministry of Health, not the entrepreneur who registered the vaccine. Let’s add that those who exist in the vaccine business do not have the slightest trouble finding customers, because you are simply obliged to be a buyer, and advertising is provided by the state.”

If I keep up with your line of reasoning properly, I think if flu vaccines are a scam, then the vaccine against corona virus can be a colossal affair.

“Of course! Soon, a little wash will come out of Israel and/or some big pharmaceutical company and these washes will be passed on as a vaccine against the coronavirus. Defining it as such because the epidemic is global, it will force 7.5 billion people to vaccinate: as with many other vaccines, the trader will not even have to waste time looking for his clients, because everyone will be forced to be. The difference is in numbers.”

So the corona pandemic virus is set? Is this why they did not close the stock market (more on this link)?

“It’s one big scam. Think that in 2017, bonds were issued that put on an interesting corona virus infection that would take place between 2020 and 2021: how much money could you earn? who bet on such a seemingly improbable event as this?

Then think about how much money companies lose on the stock market every day. Take a practical example, however: you have a pizzeria, but you have a responsibility to keep it closed and that’s why you don’t make money on it, but in the meantime you have to pay rent, pay staff, bills, taxes, mortgage, if you have it, food stocks lose your shelf life and you have to buy new ones. Time is passing and we don’t really know how long the quarantine will last, but the united environment keeps telling us that it will take longer and longer (we are already talking about October); in the meantime, staying at home, he gets into depression and fear. A nice guy comes and offers to buy a pizzeria for 1000 euros: of course you sell it immediately to free yourself from costs and risks, while considering the buyer as a saint.

The same example is repeated on companies: after the epidemic ends, a small group of people will buy everything and do it at a ridiculously low price, maybe they will even be considered saints or heroes.”

Finally, a bit of a personal question: is it true that you sold your house to raise funds for research? And is it true that the necessary tool for research has been taken away from you?

“It’s true. But it is also true that I would not do it again, given the way they treat us and what we have just seen: people don’t deserve this sacrifice. As for the tool, the electron microscope, they took it to us ten years ago. The fundraiser, which was organized to buy, brings disappointing results, and that’s why I repeat that people don’t deserve anything.”

Coronavirus: l’origine resterà ignota

Sull’origine del virus si susseguono studi e teorie diverse, tanto da far pensare che la verità non si saprà mai.

Così Maria Rita Gismondo, Direttrice di microbiologia clinica e virologia dell’ospedale “Sacco” di Milano, su un articolo pubblicato su “Il Fatto Quotidiano“.

Come dice la Gismondo, “The Lancet” e “Nature” riportano che l’infezione abbia iniziato a diffondersi nella prima metà di dicembre 2019 con 41 casi di polmonite con causa non chiara nella città di Wuhan e che, sempre secondo queste fonti, il primo caso risale al primo dicembre.

Si era detto che, aggiunge poi l’esperta, visti gli usi di macellazione e di vendita di diversi animali in questi tipici mercati cinesi ed esattamente com’era avvenuto per il coronavirus della Sars, anche questo virus poggiasse le sue radici su un mercato “umido”.

Riprendendo letteralmente le osservazioni pubblicate, notiamo però quanto di seguito:

“Purtuttavia si è presto accertato che il primo caso registrato fosse una persona che non si era recata al mercato ittico di Wuhan. “La comparsa dei sintomi nel primo paziente identificato risale al primo dicembre 2019”, si legge su The Lancet: “Nessuno dei suoi familiari ha sviluppato febbre né altri sintomi respiratori”. Al momento, inoltre, “non ci sono legami epidemiologici fra il primo paziente e gli altri casi”. A complicare il quadro, i risultati di studi effettuati sui primi 41 casi esaminati dal gruppo di ricerca cinese guidato da Chaolin Huang dell’ospedale Jin Yin-tan di Wuhan: 27 soggetti (pari al 66%) erano stati al mercato a partire dal 10 dicembre, gli altri no”.

La Gismondo, quindi, prosegue:

“Dietro l’angolo l’ipotesi del complotto che ha anche assunto un profilo ufficiale. È proprio un funzionario governativo cinese ad accusare gli americani di averlo introdotto (involontariamente) durante i Giochi internazionali dei militari tenutisi a Wuhan nel novembre 2019.”

La teoria del complotto era già stata affrontata anche mettendo insieme i unti di vista di altri autori (approfondimento al link). In merito all’origine del virus, come già riportato anche nei nostri precedenti articoli (approfondimento al link), ad oggi la pista che sembra essere la più credibile è quella di “Nature” in cui si dichiara che il covid19 non è stato creato in laboratorio; questo articolo, tuttavia, dichiara in calce (precisamente nello spazio dedicato ai “commenti etici”) un conflitto d’interessi tra l’autore dell’articolo e l’azienda che ha condotto lo studio.

Sempre la Gismondo fa notare poi quanto di seguito:

Un paper ha evidenziato strane evidenze di inserti in coronavirus di proteine di Hiv: Uncanny similarity of unique inserts in the 2019 – nCoV spike protein to HIV-1 gp120 del Kusuma School of Biological Sciences, University of Delhi, India. La ricerca è stata stranamente ritirata due giorni dopo la pubblicazione“.

Sull’origine del virus, conclude quindi l’esperta, la verità non si saprà mai.

Coronavirus, Harvard boccia l’Italia. Bene il Veneto.

La rivista della nota università esamina la gestione italiana dell’emergenza: sfortuna, errori e frammentazione.
Bene il Veneto.

l'”Harvard Business Review“, ovvero la rivista della famosissima università americana, ha pubblicato un’analisi inerente a quello che, secondo loro, si può imparare dagli errori dalla gestione italiana nel contrasto al coronavirus.

Dal loro punto di vista, gli studiosi sostengono che ci siano aspetti imputabili alla pura sfortuna, altri invece ad errori e frammentazione della gestione.

Lo studio è reperibile a questo link e, come riportato dall'”HuffPost“, mette in luce come l’Italia non abbia saputo guardare e sfruttare i Paesi che sono stati per primi coinvolti dall’emergenza, Cina su tutti.

Sbagliato, in particolar modo, l’approccio tenuto da alcuni politici che invitavano alle campagne “#abbracciauncinese” oppure agli aperitivi in centro, per poi ritrovarsi positivi al coronavirus come Nicola Zingaretti (approfondimento al link).

Altra considerazione degli studiosi americani, è stata la frammentazione, ovvero il movimento non omogeneo nella gestione dell’emergenza da parte di tutte le regioni.

In questo senso si legge, infatti:

“Il Veneto ha adottato un approccio molto più proattivo al contenimento del virus. La strategia veneta era articolata su più fronti. La meticolosità del metodo veneto, dove sono stati fatti più test, il tracciamento dei contatti è stato più rapido e preciso, gli operatori sanitari sono stati riforniti presto delle protezioni necessarie, ha portato a più risultati.”

Infine, la rivista sottolinea che comunque per avere un quadro chiaro della situazione da poter esaminare concretamente, servirà tempo; addirittura diversi mesi se non anni.