L’amore ai giorni nostri

Viaggio nelle relazioni di coppia tra passato e presente, mentre Sharon Stone cerca l’amore su Tinder.

Ha fatto notizia la dichiarazione di Sharon Stone di voler cercare l’amore su Tinder. L’attrice, oggi 65enne, ha così fatto accendere i riflettori su quanto sia comune, oggigiorno, ritrovarsi in età avanzata senza avere un partner.

I critici della modernità tendono a interpretare questo fenomeno come una regressione: le società moderne non presentano più quelle relazioni di buon vicinato che caratterizzavano il passato, e che facilitavano la possibilità di instaurare relazioni affettive. Avrebbero “perso l’anima”, come ha scritto recentemente Massimo Fini, condannando molte persone alla solitudine.

L’analisi è certamente corretta. Nelle grandi città si svuotano circoli, associazioni, cooperative. Luoghi di aggregazione che in passato costituivano un buon antidoto alla solitudine.

Inoltre, è evidente che tempo fa le crisi di coppia erano rare. Le relazioni affettive tendevano a durare tutta la vita.

Tuttavia, trovo riduttivo limitarsi a descrivere la solitudine in età matura come un portato di aspetti regressivi dell’età moderna. Essa infatti rappresenta anche un sintomo (negativo) di un processo positivo, che però non si è ancora completamente compiuto.

Rispetto al passato, possiamo vivere le nostre relazioni affettive in modo più libero. Sono minori i vincoli sociali, ed il fatto di lasciarsi, anche in età avanzata, non è più un tabù.

Prendere atto che le cose non funzionano più, e intraprendere strade diverse, è spesso doloroso. Ma è anche sano. E trovo positivo che a qualunque età si sia ormai liberi di farlo.

Tuttavia, mi pare che a questa evoluzione nel modo di vivere le relazioni, manchi ancora qualcosa.

Sappiamo che il numero di coppie mature che si lasciano è in aumento. E possiamo immaginare che ve ne siano tante che seppur continuino a stare insieme, vedano stima e affetto lasciare il posto a rancori e risentimenti.

Il punto è che probabilmente, fra le coppie in età medio-alta, sono poche quelle in cui i componenti sono contenti di stare col proprio partner.

E se le relazioni di lunga durata che approdano ad uno stare insieme non più appagante sono tante, allora forse vale la pena chiedersi se questo sia o meno un destino ineluttabile, e perché.

Se non sia vero che abbiamo fatto sì un passo avanti, imparando che è bene lasciarsi, quando la coppia non è più tale. Ma non abbiamo ancora capito come provare a mantenere la relazione appagante e solida, mentre i suoi componenti evolvono nel tempo.

Uso il termine “provare” perché appunto di tentativo si tratta. Non credo esista modo per assicurare che una relazione resti in salute tutta la vita. E tuttavia l’impressione è che il tentativo potrebbe talvolta dare esito positivo, qualora fossimo maggiormente capaci di fare i conti con i mille cambiamenti che inevitabilmente intervengono nella vita di una coppia. Nel corso degli anni, eventi di ogni tipo lasciano il segno: gioie e lutti, successi e sconfitte. Bisogni, desideri e paure diventano diversi. È ovvio, umano che sia così. Sono cambiamenti di cui dovremmo imparare a riconoscere la legittimità a noi stessi, e al nostro partner.

Ci sarebbe bisogno della capacità di dedicare tempo a trovare spazi di incontro, ascolto e comprensione reciproca, magari proprio mentre l’amore giovanile affievolisce e quelli che nell’altro sembravano piccoli nei, iniziano ad apparire come difetti fastidiosi, se non insopportabili.

Acquisire questa capacità è cosa affatto facile, specie nel mondo iper-veloce e super-individualista in cui viviamo. Eppure, sembra questo il pezzo di strada ancora da percorrere, lungo il tragitto dell’emancipazione delle relazioni fra le donne e gli uomini del nostro tempo. Un tragitto che per ora abbiamo percorso soltanto a metà.

Tribù indiana batte Enel: via le pale eoliche

La rimozione costerà 260 milioni di dollari.
Da decidere il risarcimento agli Osage.

Battuta d’arresto in Usa per Enel.

Il colosso elettrico italiano dovrà rimuovere 84 pale eoliche dal territorio della Nazione indiana Osage in Oklahoma con un esborso di circa 260 milioni di dollari.

Lo ha stabilito una corte distrettuale federale dello Stato americano dopo che la tribù indiana aveva citato Enel in Tribunale per non aver chiesto il permesso all’autorità locale indiana per lo sfruttamento del parco eolico.

Secondo quanto riporta il Financial Times, ripreso poi da Il Sole 24 Ore, si tratta di una delle prime sentenze negli Stati Uniti a richiedere la rimozione di un parco eolico in funzione.

Un successivo processo determinerà l’importo che la società pagherà a titolo di risarcimento agli Osage, la tribù protagonista del film di Martin Scorsese Killers of the Flower Moon.

Un portavoce di Enel ha replicato al quotidiano britannico che la società “non è d’accordo” con la recente decisione del tribunale e presenterà ricorso.

La società continuerà in “buona fede” a gestire il progetto eolico fino a quando non si giungerà ad una sentenza definitiva e non intende imporre la propria autorità alla nazione Osage.

Ecco i Paesi più tecnologicamente avanzati al mondo

Analizzati 115 Stati: ecco i migliori 30.
La prima nazione vince con enorme distacco. Italia appena sopra la Malesia.

La Euler Hermes ha stilato una classifica dei Paesi del mondo maggiormente inclini alle trasformazioni digitali, prendendo in considerazione indicatori come: regolamentazione, conoscenza, connettività, infrastrutture e dimensione del mercato.

In totale sono stati analizzati 115 nazioni, di seguito vi riportiamo la top 30.

Partendo dal fondo della classifica, troviamo la Malesia con un punteggio totale di 53,9 punti.

Appena sopra, con 54,4 punti ottenuti soprattutto grazie alle infrastrutture, ecco il Bel Paese: l’Italia, infatti si piazza al 29esimo posto.

28esima in classifica la Repubblica Ceca con 55,8 punti; seguono Spagna (27esimo posto) con 56,8 punti, Estonia (26esima in classifica) a 57,5 punti ed Israele (25esimo posto) con 59,8 punti.

Sopra i 60 punti troviamo gli Emirati Arabi Uniti che si collocano al 24esimo posto con 61,8 punti, l’Irlanda con un punteggio di 62,4 si piazza 23esima, la Nuova Zelanda 22esima con 63,4 punti, poi il Belgio al 21esimo posto con 64 punti e poco sopra, con 64,8 punti, al 20esimo piazzamento l’Australia; 19esime e 18esime apri merito la Francia e l’Islanda con i loro 65,5 punti, Li supero di un pelo la Cina che con i suoi 65,6 punti si colloca al 17esimo posto.

Salendo ancora troviamo il Canada: 16esimo in classifica e con 65,8 punti. Ecco dunque la Norvegia a 66,7 punti (15esimo posto) ed il Lussemburgo a 67,5 punti (14esimo).

13esima l’Austria con 68,4 punti e 12esima la Danimarca che raggiunge quota 68,6 punti.

Appena fuori dalla top 10 la Finlandia che con i suoi 68,7 punti si colloca 11esima; decima in classifica la Corea del Sud (69,5 punti) alle spalle di Hong Kong (nono in classifica con 69,9 punti).

Supera i 70 punti, precisamente 70,4, Singapore che si colloca all’ottavo posto in classifica, superato dal Giappone che si classifica invece settimo grazie ai suoi 70,8 punti.

Sesta la Svezia col suo punteggio di 71,6 punti e quinto il Regno Unito con 72 punti.

Appena fuori dal podio la Svizzera che, con un punteggio pari a 74 punti, si colloca quarta in classifica.

Nel gradino più basso del podio troviamo l’Olanda con 74,3 punti mentre al secondo posto, con un punteggio di 75,3 punti, ecco la Germania.

Primi nella classifica dei Paesi più tecnologicamente avanzati al mondo, con la bellezza di 87 punti e quindi con un ampio distacco su tutti gli altri, gli Usa.

Sottoscritto l’accordo ponte ARIS per il personale dei Centri di Riabilitazione e le RSA

Raggiuta l’intesa per i lavoratori dei Centri di Riabilitazione e delle RSA. Una trattativa complessa, il cui esito positivo rappresenta un passo in avanti verso il contratto unico di settore.

Si tratta di un risultato di enorme importanza, che garantisce incrementi retributivi a tutto il personale e ristabilisce, dopo oltre 11 anni, l’unità sindacale”.

Così l’avvocato Giovanni Costantino, Capodelegazione ARIS, dopo la ratifica, il 25 gennaio, dell’accordo ponte per i lavoratori dei Centri di Riabilitazione e delle RSA.

Una intesa di rilievo sottoscritta con tutte le sigle sindacali a differenza del contratto del dicembre 2012 che non aveva registrato la firma della FP CGIL.

L’accordo, ratificato oggi dal Consiglio Nazionale dell’ARIS – prosegue il giuslavorista – senza eliminare i migliori trattamenti già in essere, allinea la retribuzione fissa di ARIS a quella dei CCNL più recenti e, in questo modo, costituisce un passo importante verso la definizione di un contratto unico di settore, che consentirà alle strutture di area territoriale una maggiore rilevanza a livello nazionale”.

L’intesa, inoltre, regola anche la formazione in materia di sicurezza sul lavoro, estendendo la possibilità di ricorrere alle modalità e-learning e introduce alcune specifiche causali per il contratto a tempo determinato.

In particolare, l’accordo – precisa Costantino – consentirà di assumere a termine i lavoratori, sanitari e sociosanitari, in possesso di un titolo straniero non riconosciuto in Italia, così dando piena operatività alla vigente normativa sul reclutamento temporaneo di questi professionisti e rimuovendo ogni criticità interpretativa in materia”.

Ecco dove si trasferiscono gli italiani per guadagnare di più

La maggior parte resta nel continente europeo.
Ecco top 5 europea e le 2 principali destinazioni extra europee.

Da sempre, noi italiani, emigriamo in altri Paesi.

Succede ed è successo, per i motivi più diversi, ma oggigiorno si va altrove soprattutto per motivi economici.

Oggi gli italiani emigrano soprattutto nel resto d’Europa. Lo dicono i dati Istat, ripresi anche da Esquire Italia.

Come riporta uno degli ultimi documenti ufficiali dell’istituto di statistica, infatti, “L’Europa continua a essere la principale area di destinazione delle emigrazioni dei cittadini italiani“, dove ben l’83% degli italiani che vanno a vivere in un altro Paese lo fanno all’interno del continente europeo.

Recita sempre il documento dell’Istat che “rallentano, ma restano numerose, le partenze degli italiani verso il Regno Unito” che sono 23mila, addirittura il 24% del totale degli espatri (più precisamente molti di questi espatri riguardano l’area della capitale, Londra).

Il secondo Paese è la Germania: le partenze sono 14 mila all’anno, il 15% del totale.

Poi ci sono la Francia (11mila, 12% del totale), la Svizzera (9mila, 9% del totale) ed infine la Spagna (6mila, 6% del totale delle partenze).

Un altro dato molto interessante, tra quelli resi pubblici dall’Istat, è quello delle migrazioni verso i Paesi extra europei: in questo senso le mete preferite dagli italiani per vivere meglio, studiare e lavorare all’estero, sono gli Stati Uniti (4mila partenze all’anno, 4% del totale) e l’Australia (2mila, 2% del totale).