Coronavirus e MES, Dragoni: “Il governo avvelena il pozzo”

Deplorevole, per ora, l’intervento dello Stato. Servono indennizzi, non prestiti.
I coronabond non arriveranno mai; il governo spinge per il MES perché è la loro unica possibilità per tornare al governo dopo i disastri fatti.

Siamo in piena crisi ormai da un po’, ma il governo latita negli aiuti concreti.

Se paragonato alle manovre degli altri Paesi, notiamo in particolare la poca efficacia del piano emergenziale, ma perché?

Ne abbiamo parlato con il dottor Fabio Dragoni, imprenditore ed editorialista per “La Verità”, “Scenari Economici” e “Milano Finanza”.

Dottor Dragoni, come valuta il pacchetto messo in campo finora dall’Italia?

“Guardi, la mia impressione è che l’Italia abbia fatto poco e male. A distanza di 36 ore non abbiamo ancora il decreto liquidità pubblicato.

Il premier appare in TV per dire “farò” anziché “ho fatto”; il Paese è nella confusione oltre che alla fame. In linea di principio agevolare il credito va bene, ma le imprese non possono sostituire il fatturato perso a causa del lockdown con altro credito: servono indennizzi a fondo perduto, una CIG per le imprese.

È una crisi simmetrica, in quanto riguarda tutto il mondo e non c’è un’economia che non sia da essa toccata; la differenza si avrà nel post epidemia e sarà data dalle risposte che i vari interpreti saranno in grado di dare.

I Paesi che hanno sovranità monetaria saranno capaci di rispondere, gli altri no.

Gioco forza, la zona euro andrà verso un’implosione ed il fatto che ancora oggi si stia a parlare di cosa si possa fare anziché aver agito adeguatamente in tempi e modi, ci dà già un’idea del fallimento del progetto europeo.

Siamo davanti alla crisi economica più devastante che si sia mai vista in tempo di pace per l’Italia, perché stiamo parlando di una crisi sia di domanda che di offerta con un impatto stimato, nella migliore delle ipotesi di una caduta del Pil del 8-9%. Se uno Stato non interviene in momenti come questi, quando possiamo sperare che lo faccia?”

Ha parlato di sovranità monetaria; ma, ad esempio, anche la Germania ha l’euro eppure non si è fatta problemi ad emettere un pacchetto ben più ampio rispetto a quello italiano, perché?

“Qui, dal mio punto di vista, ci sono più fattori che entrano in gioco, le cito quelli che secondo me sono i principali.

Il primo riguarda il conformismo intellettuale della nostra classe dirigente attualmente al governo, che la porta a pensare con i vecchi schemi ovvero alle classiche manovrine. Non sono assolutamente in grado di pensare a delle misure anticonvenzionali. E qui sinceramente mi lascia esterrefatto che, nonostante la sospensione del Patto di Stabilità e nonostante la Bce abbia detto che garantirà tutto quello che serve, il governo ancora non si muova.

Qui entra in gioco il secondo punto, che viene di conseguenza lecito pensare: stanno provando in tutti i modi ad infilare l’Italia nella trappola del MES.”

Perché definisce il MES una “trappola”?

“Con il MES potremmo mettere in campo un importo di 35-40 miliardi di euro, di cui il 18% sono già soldi italiani.

Inoltre, utilizzando il MES, si inserisce un creditore privilegiato (il MES stesso appunto) che comporta un aumento del rendimento dei titoli di Stato: i detentori di titoli di Stato venderebbero, sapendo che entra in gioco un creditore privilegiato rispetto a loto.

Infatti il MES è stato studiato per gli Stati che non hanno accesso al mercato dei capitali; ma noi non abbiamo assolutamente questo problema.

E poi, non ci è bastato vedere come sono andate le cose in Grecia?

Pensi, infine, che il MES è regolato da una legge del Lussemburgo, quindi se si contrae un debito tramite il MES bisogna ripagarlo in euro (o nella moneta nazionale del Lussemburgo): con questo escamotage si priva l’Italia di un’altra arma di potere negoziale che è quella inerente all’Italexit con il ritorno alla lira.

Di contro, non mi aspetto che Germania, Olanda, Austria e Finlandia scendano a patti ed accettino l’utilizzo dei coronabond, i quali comporterebbero il fatto che “tutti garantiscono per tutti”: se fossi un cittadini di questi Paesi non lo vorrei mai nemmeno io, anzi se un politico che li rappresenta li accettasse, possiamo stare sicuri che perderebbe tutti i suoi voti.”

Se il MES è una trappola, perché dovrebbero volerlo?

“Questo governo sa di avere vita breve e, quindi, cerca di lasciare il campo il più minato possibile per chi verrà dopo; in questo modo, chi governerà dopo di loro si dovrà trovare ad affrontare una miriade di problemi e le forza politiche attualmente al governo potranno usare questo fattore per sostenere che chi li ha sostituiti ha governato male.

Di fatto stanno avvelenando il pozzo, ma questo loro comportamento è un giochetto farà male a molti cittadini.”

Quindi, se la seguo correttamente, il MES è l’ultima carta che si può giocare l’attuale maggioranza al fine di tornare al governo cercando di scaricare le colpe su chi verrà dopo, visto che troverà una situazione disastrata e, come diceva all’inizio, la crisi è simmetrica ma la differenza la farà il modo di rispondere che avrà ogni Stato; lei cosa avrebbe fatto?

“Mi sembra ridicolo che gli aiuti dello Stato siano dei prestiti, che di conseguenza dovrò usare per pagare le tasse. Lo Stato, che mi obbliga a chiudere per motivi emergenziali, mi dovrebbe indennizzare.

Un modo potrebbe essere quello di prendere il fatturato di un’azienda (o la dichiarazione dei redditi di una partita iva), dividerlo per 365 e risarcire l’importo per ogni giorno di stop produttivo che il governo ha imposto.

Gli aiuti, poi, dovrebbero essere fatti come fatto negli Usa o in Gran Bretagna, ovvero direttamente nei conti correnti dei cittadini al fine che arrivino all’economia reale senza il rischio di restare in pancia alle banche…ma qui torniamo al punto fondamentale: la sovranità monetaria.”

Coronavirus e responsabilità: il governo prepara lo scudo penale

Gli stessi che volevano processare Salvini, ora preparano una legge che li renda non processabili per la gestione dell’emergenza.
La delibera del Consiglio dei Ministri del 31 gennaio metterebbe in luce il ritardo e la cattiva gestione.

Gli stessi che tanto spingevano per processare Matteo Salvini, ora che ci sono oltre 10.000 morti chiedono uno scudo penale per chi sta operando contro il coronavirus.

La richiesta è da un lato lecita e legittima, se parliamo di medici e personale sanitario: questi sono infatti stati buttati in pasto ad un’emergenza che non eravamo pronti a contrastare, dalle strutture alle attrezzature, fino al ridimensionamento del personale passando per la mancanza delle semplici mascherine.

Imputare colpe al personale medico impegnato in una battaglia contro un virus di cui ancora sappiamo poco o nulla, non è certo etico e corretto. Lo stesso personale medico e sanitario, infatti, nel combattere il virus in prima linea rischia la propria incolumità ogni istante.

Diversa è, invece, la responsabilità di chi governa: sono state prese tutte le precauzioni necessarie? Ci si è mossi in ritardo? É stato fatto tutto il possibile?

Sotto questo punto di vista, fanno rumore quel silenzio e quell’inattività intercorsi per più di un mese dalla dichiarazione dello stato d’emergenza avvenuto nel Consiglio dei Ministri il 31 gennaio 2020 e le precauzioni prese dal governo (approfondimento al link).

In sintesi, l’Italia ha dichiarato lo stato d’emergenza il 31 gennaio 2020 ma non ha fatto niente per più di un mese; le tardive decisioni prese sono state tutto ed il contrario di tutto (approfondimento al link). Gli aiuti economici, finora, decisamente insufficienti.

Proprio su queste basi, l’avvocato Di Carlo si è fatto portavoce di una class action che ha denunciato il premier Conte ed il ministro della Salute Speranza. L’accusa è la seguente:

Il governo sapeva dello stato d’emergenza, ma non ha tutelato l’interesse pubblico omettendo e rallentando la messa in sicurezza di tutta l’Italia.”

Carlo Taormina, avvocato ed ex parlamentare del centrodestra, ha poi parlato di oltre mezzo milione di adesioni alla sua denuncia contro il premier Giuseppe Conte.

La gestione italiana è stata inoltre criticata anche dall’Università di Harvard, che ha invece premiato il modus operandi attuato in Veneto dal governatore Zaia (approfondimento al link).

Preoccupato, il governo sta ora cercando di correre ai ripari. Ecco quindi che è stato approvato l’emendamento del Pd a firma del capogruppo Marcucci per uno scudo penale che protegga, come visto, non solo il personale medico e sanitario, ma anche per burocrati e dirigenti amministrativi.

La responsabilità dei medici in sede penale è già oggi limitata ai casi di colpa grave, quindi di fatto la tutela non è altro che ampliata a “funzionari ed agenti responsabili di condotte gestionali o amministrative poste in essere in palese violazione dei principi basilari delle professioni del Servizio sanitario nazionale”.

In buona sostanza: il governo sapeva ma non ha agito, si è mosso tardi e male? Nessun problema, si attiva uno scudo penale con buona pace per l’etica e le responsabilità.

Coronavirus, Garattini: “Italia impreparata. Sfruttiamo la lezione”

Nel male, dobbiamo fare tesoro della situazione: più soldi a Sanità e Ricerca.
E poi bisogna creare protocolli e procedure per saper gestire eventuali future emergenze.

Una nazione in affanno, messa in ginocchio da un virus.

Un nemico da contrastare che presenta due caratteristiche insidiose e temibili: invisibilità ed infettività.

Questo è il quadro generale della situazione italiana; ne abbiamo parlato con il Professor Silvio Angelo Garattini, scienziato e farmacologo, Presidente e Fondatore dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri IRCCS.

Prof. Garattini, dove nasce il coronavirus?

Da quello che hanno detto autorevoli virologi, nasce probabilmente da un pipistrello o comunque da un animale, per poi mutare sino a raggiungere la capacità di trasmettersi all’uomo. Vivendo in un mondo globalizzato si è poi diffuso un po’ dappertutto; il tracciato indicherebbe che in Italia, nello specifico, sia arrivato a quello che si chiama “paziente 1” di Codogno dalla Germania. È però tuttavia altamente probabile che ci siano state molte altre fonti di contagio.

Ritengo, invece, che non trovi alcuna base l’ipotesi che sia stato costruito in un laboratorio.”

E perché l’Italia ne sta soffrendo in maniera così particolare?

Guardi, vi sono una molteplicità di fattori da considerare. Pensiamo anche solo a come vivono le popolazioni, agli usi ed alla mentalità: rispetto a Paesi come Cina, Giappone e Corea del Sud, noi siamo soliti esprimere le relazioni umane attraverso contatto fisico, dalla banale stretta di mano ai baci e gli abbracci soventi. Un banale esempio: alla partita Atalanta-Valencia vi erano 25.000 tifosi bergamaschi che ad ogni goal si abbracciavano e baciavo per festeggiare; questo può benissimo essere stato un detonatore enorme per i contagi.

Ci aggiunga che all’inizio l’emergenza sia stata un po’ sottovalutata da parte di tutti e quindi non si sia attivato nessun piano per le epidemie, capirà che con un virus di questo tipo, altamente contagioso e spesso asintomatico, basti poco per far esplodere i contagi.

Diciamo che c’è stata un po’ di imprevidenza, forse sarebbe stato opportuno un approccio come quello adottato al tempo della peste suina, ma ovviamente dirlo adesso è facile.”

Come interpreta i numeri legati all’epidemia?

Dipende da come li vogliamo analizzare, da cosa vogliamo vedere: possono dire tanto e niente allo stesso tempo. Per fare delle statistiche corrette bisognerebbe innanzitutto fare i tamponi a tutti, prendere coloro che sono risultati positivi e da li procedere a calcolare i vari tassi che ci interessano (mortalità, letalità, eccetera). Un dato che ritengo importane è quello inerente al numero dei ricoveri ospedalieri: ci sono moltissime persone che sono asintomatiche o che guariscono da sole senza grossi problemi (circa l’80%), ma quello che conta è capire per quante persone è stato necessario il ricovero ospedaliero, così da evincere l’entità della gravità del virus.

I punti di riferimento che abbiamo ad oggi al fine dei calcoli statistici sono la nave da crociera “Diamond Princess”, i dati ricostruiti dal sindaco (che è un fisico) di Nembro ed infine i dati dell’Ispi: si tratta di casi a perimetro chiuso che ci permettono di conteggiare più precisamente ciò che vogliamo analizzare e dai quali emerge una letalità pari a circa l’1%.”

Crede che sia possibile creare un vaccino? Se si, ci darà l’immunità o sarà come quelli influenzali?

Il vaccino arriverà, speriamo entro la fine dell’anno. Si sta lavorando per ottenere un vaccino che sia in grado di dare l’immunità ma è ancora troppo presto per saperlo. Bisogna riuscire a capire quali sono le caratteristiche con cui il virus muta; se non si riuscirà a crearne uno che dia l’immunità, se ne produrrà uno in stile vaccino influenzale, ovvero che sia in grado di contenere lo zoccolo duro delle informazioni del virus da combattere.

Di conseguenza, al momento, è anche impossibile fare proiezioni sul fatto che arrivino seconde ondate o meno, proprio perchè prima dobbiamo capire come si comporta il virus. È comunque probabile che, esattamente come l’influenza, sia un’infezione che muti leggermente e torni tutti gli anni; fosse così, ci dovremmo vaccinare molto di più, soprattutto le persone a rischio.”

Mentre aspettiamo il vaccino, il servizio sanitario nazionale è al collasso. Qual è la sua disamina da questo punto di vista?

Innanzitutto va detto che per fortuna c’è un servizo sanitario pubblico. Poi ritengo che lo stesso abbia fatto tutto quello che era possibile fare; quello che è stato fatto dagli ospedali lombardi e nello specifico da quello di Bergamo, difficilmente sarebbe stato fatto dai migliori ospedali di tutto il mondo.

Il vero problema è che eravamo impreparati e che, quindi, molto del personale medico non è stato adeguatamente equipaggiato di tutto quello che serve per poter far fronte ad un’infezione virale.

Ancora oggi si parla di non aver il numero sufficiente di respiratori ma anche solo di mascherine.”

Dall’alto della sua esperienza e dei prestigiosi ruoli da lei ricoperti, cosa si sente di suggerire?

Spero che una volta passato questo brutto momento non ci si dimentichi di tutto semplicemente non parlandone, ma si colga l’occasione per studiare e mettere in atto delle procedure adeguate, davvero senza polemica alcuna.

Dal mio punto di vista mi sento di indicare in particolar modo tre cose da migliorare.

La prima è la mancanza del rapporto territorio-ospedale: la nostra mentalità è ospedalocentrica, mentre credo che il territorio dovrebbe fare da grande filtro. Abbiamo visto che i medici di medicina generale non hanno ricoperto un grande ruolo perché non sono stati messi nelle condizioni di farlo.

La seconda riguarda le riserve, se così le vogliamo chiamare: abbiamo un mucchio di armi, di corazzate, di aerei, che sono a disposizione nel caso in cui dovessero servire; non vedo perché non dovrebbe essere altrettanto per le attrezzature mediche. Lo facciamo per motivi militari, e non lo facciamo per la salute?

La terza si riaggancia a quello che dicevamo prima. Oggi tutti chiedono ai ricercatori di fare il più in fretta possibile, di dirci cosa si deve fare, eccetera, però in Italia abbiamo ridotto la Ricerca alla miseria, tanto da essere il fanalino di coda sotto ogni profilo: investimenti, numero di ricercatori, vincoli di sperimentazione sugli animali che, per quanto brutto, ci servono perché determinate sperimentazioni non le possiamo fare sulle persone.

Come dicevamo è un mondo globalizzato: viaggiamo noi, viaggiano le merci, viaggiano anche i batteri ed i virus. Speriamo non succeda di nuovo, ma dobbiamo essere preparati per fronteggiare emergenze di questo tipo.

Coronavirus, Harvard boccia l’Italia. Bene il Veneto.

La rivista della nota università esamina la gestione italiana dell’emergenza: sfortuna, errori e frammentazione.
Bene il Veneto.

l'”Harvard Business Review“, ovvero la rivista della famosissima università americana, ha pubblicato un’analisi inerente a quello che, secondo loro, si può imparare dagli errori dalla gestione italiana nel contrasto al coronavirus.

Dal loro punto di vista, gli studiosi sostengono che ci siano aspetti imputabili alla pura sfortuna, altri invece ad errori e frammentazione della gestione.

Lo studio è reperibile a questo link e, come riportato dall'”HuffPost“, mette in luce come l’Italia non abbia saputo guardare e sfruttare i Paesi che sono stati per primi coinvolti dall’emergenza, Cina su tutti.

Sbagliato, in particolar modo, l’approccio tenuto da alcuni politici che invitavano alle campagne “#abbracciauncinese” oppure agli aperitivi in centro, per poi ritrovarsi positivi al coronavirus come Nicola Zingaretti (approfondimento al link).

Altra considerazione degli studiosi americani, è stata la frammentazione, ovvero il movimento non omogeneo nella gestione dell’emergenza da parte di tutte le regioni.

In questo senso si legge, infatti:

“Il Veneto ha adottato un approccio molto più proattivo al contenimento del virus. La strategia veneta era articolata su più fronti. La meticolosità del metodo veneto, dove sono stati fatti più test, il tracciamento dei contatti è stato più rapido e preciso, gli operatori sanitari sono stati riforniti presto delle protezioni necessarie, ha portato a più risultati.”

Infine, la rivista sottolinea che comunque per avere un quadro chiaro della situazione da poter esaminare concretamente, servirà tempo; addirittura diversi mesi se non anni.

Coronavirus, Ocse: agire subito o le conseguenze saranno gravissime

Il segretario generale dell’Ocse invita tutti i governi ad una risposta netta, coordinata e soprattutto decisa.
Diversamente si rischiano milioni di morti ed una sanità decimata.

Spendere tanto ed ora.

Questo il messaggio che arriva dall’Ocse, in cui si invitano tutti gli Stati a prendere tutte le misure necessarie ed a farlo subito.

A lanciare il monito, come riporta l'”Ansa“, (qui il link) è il segretario generale Angel Gurria:

“I costi elevati per una risposta da parte delle autorità sanitarie pubbliche sono necessari per evitare conseguenze molto più tragiche ed un impatto ancora peggiore sulle nostre economie domani.”

Secondo Gurria il rischio si sostanzierebbe in “milioni di morti ed una sanità decimata“; in tal senso, dice, “serve un’azione pià netta e coordinata dei governi“.

Il segretario generale dell’Ocse continua poi la sua disamina aggiungendo maggiori dettagli in merito al rischio:

Si stima una perdita del Pil globale di due punti percentuali per ogni mese di misure di contenimento, con il turismo che rischia un 70%. I modelli dell’Ocse suggeriscono un declino della produzione fra un quinto e un quarto in molte economie.”