Ad Hong Kong primo processo senza giuria

La legge è stata voluta da Pechino per “sicurezza nazionale”.
A processo Tong Ying-kit per l’episodio di luglio 2020.

Svolta nell’evoluzione del sistema giuridico ad Hong Kong dove, per la prima volta, si è aperto un processo senza giuria.

Tong Ying-kit è il 24enne che nel luglio del 2020 investì con la sua moto un gruppo di agenti, ferendone tre.

Il giovane è accusato di terrorismo, guida pericolosa ed incitamento alla secessione. Il suo processo sarà, appunto, il primo nell’ex colonia britannica ad avvenire senza una giuria; questo perché la nuova legge voluta da Pechino in ambito di sicurezza nazionale prevede l’assenza di una giuria.

Il nome (forse) più strano del mondo

Un web designer filippino chiama il figlio “HTML”.
Ma è tutta la famiglia ad avere nomi originali.

A Santa Maria, vicino alla capitale filippina Manila, vi è forse il record del nome più strano al mondo: il nuovo nato in casa Pascual, infatti, si chiama Hypertext Markup Language, cioè HTML ovvero il linguaggio digitale nato per la formattazione e l’impaginazione di documenti ipertestuali e, ad oggi, utilizzato principalmente per il disaccoppiamento della struttura logica di una pagina web e la sua rappresentazione.

Il nome arriva principalmente dalla volontà del padre, un web designer con la passione del digitale. Ma è tutta la famiglia ad avere dei nomi quantomeno particolari.

Proprio il padre di HTML, infatti, si chiama Macaroni ’85 e le sue due sorelle si chiamano rispettivamente Spaghetti ’88 e Sincerely Yours ’98.

Ma non ci fermiamo qui: i cugini del piccolo HTML, nato il 10 giugno, si chiamano Cheese Pimiento, Parmesan Cheese, Research e Design.

Israele: il 40% dei nuovi positivi è vaccinato

A dirlo è l’ex direttore general del ministero della Sanità.
In discussione la validità del vaccino e, quindi, l’analisi rischi-benefici.

Il 40% dei nuovi positivi riguarda persone vaccinate.

Come riportato dal canale TelegramGiubbe Rosse” citando la fonte “i24news” (qui il link dell’articolo in lingua originale), a dirlo è l’ex direttore generale del ministero dalla Sanità, il professor Gabi Barbash.

Lo stesso ha poi aggiunto quanto di seguito:

Non siamo preoccupati, ma vigili. Abbiamo popolazioni esposte come i bambini, compresi quelli che possono o non possono essere vaccinati.

Sostenendo che la nuova variante è molto aggressiva, Barbash non ha escluso che sia necessaria una terza dose di vaccino ed ha sostenuto che il mezzo più efficace per impedire il contagio è la mascherina:

Le mascherine rappresentano il mezzo più efficace contro la trasmissione del virus: all’aeroporto Ben-Gurion ci sono persone da tutto il mondo e nelle scuole i bambini devono circolare con le mascherine. Io avrei indossato una mascherina in mezzi pubblici anche se ero vaccinato.

Quanto detto fa però immediatamente scattare i dubbi in merito all’efficacia del vaccino: dà l’immunità dal Covid19? Copre tutte le varianti? Quante dosi si reputano necessarie? La mascherina sarebbe più efficace del vaccino?

Per i dati in nostro possesso, siamo sicuri che l’analisi costi-benefici sia stata adeguatamente valutata o che, quantomeno, non vada aggiornata? A tal proposito, è possibile trovare interventi (in lingua italiana) da parte di diversi esperti a questo link.

Morgan Stanley: tutti in ufficio entro settembre

Gorman: “Se potete andare in un ristorante, potete anche venire in ufficio”.
Annunciate conseguenze in caso di smart working prolungato.

Si torna in ufficio.

A distanza di poco tempo dopo il caso Apple (approfondimento al link), arriva anche il diktat della Morgan Stanley: entro settembre tutti in ufficio.

A dare il messaggio è proprio il Ceo, James Gorman, che ad inizio settimana durante l’incontro annuale dedicato agli investimenti.

Le sue parole, più precisamente, sono state le seguenti:

Se potete andare in un ristorante, potete anche venire in ufficio. E noi vi vogliamo in ufficio.”

Per dare maggiore effetto al discorso, Gorman ha tenuto a sottolineare che si stava connettendo dal suo ufficio (non da casa) ed in abito lavorativo (non da smart working), ovvero nel classico giacca e cravatta (non in mutante e ciabatte dalla vita in giù).

Ad onor del vero, diversi dipendenti hanno già iniziato a tornare in ufficio per almeno due giorni alla settimana; la cosa non è però sufficiente per James Gorman che vuole vedere pieni gli uffici al 1585 Broadway di Times Square che, per rafforzare il concetto, ha continuato il suo intervento dicendo:

Se entro il Labor Day le persone non saranno tornate in ufficio, sarò molto deluso e allora dovremo rivedere un po’ di cose. Se si vuole essere pagati a New York, si lavora a New York.

Per attenuare il clima e non incombere in rischi, come riporta la Cnn, Gorman ha anche aggiunto che in azienda non inizierà un clima “dittatoriale” e che comunque si cercherà di mantenere una politica lavorativa flessibile, in particolar modo per chi ha figli e per chi viene da fuori New York.

Il messaggio, infatti, non riguarda ad esempio i circa 10 mila lavoratori impiegati in India dove la situazione è particolarmente sotto pressione dal punto di vista pandemico.

Gorman, tuttavia, batte sul fatto che “ben oltre il 90%” dei dipendenti americani ha già ricevuto il vaccino anti Covid-19 e che la percentuale salirà al 98-99%, quindi niente scuse per loro.

Wuhan: “nessuna indagine per non essere associati a Trump”

Una scienziata rivela l’ostacolo politico.
Sempre maggiori gli indizi che legano il virus al laboratorio.

Nessuna indagine è stata fatta al laboratorio di Wuhan al fine di capire l’origine del virus.

Questa è la testimonianza di una scienziata tra i 18 firmatari della lettera in cui viene chiesto di tornare a indagare sulle origini del Covid-19.

Questo, ovviamente, non equivale all’ammissione che il virus nasca in laboratorio, ma che nemmeno vi sono stati i dovuti accertamenti sulla sua origine.

L’ex presidente Usa, Donald Trump, non ha mai nascosto i suoi sospetti in merito al fatto che pandemia fosse originata da una fuoriuscita del virus dal laboratorio di Wuhan; è parrebbe essere proprio questo il motivo del non svolgimento delle indagini: la paura di essere associati a Trump, condizionando la comunità scientifica che non voleva rischiare le accuse di razzismo e collusione con l’ex presidente.

A riguardo, appunto, dice quanto di seguito:

All’epoca, faceva paura essere associati a Trump e diventare un potenziale strumento di razzismo, quindi nessuno voleva uscire allo scoperto con una richiesta formale di investigare sulle origini in laboratorio.

La decisione, infatti, fu quella di non andare a fondo delle accuse mosse dallo stesso Trump.

Alina Chan, la scienziata sopracitata, stando a quanto riporta Tgcom24, rimarcando quanto detto, ha infatti dichiarato:

Nessuna indagine sul laboratorio per paura di essere associati a Trump.

Continua poi sostenendo che alcuni colleghi erano in subbuglio allo scoppio della pandemia, per paura che qualsiasi dichiarazione venisse fraintesa, usata o strumentalizzata.

Ad oggi diversi studiosi stanno prendendo in considerazione diverse ipotesi; a tal riguardo la Chan prosegue:

So che il mondo intero ora è a caccia di una pistola fumante su Wuhan, ma siamo invece in presenza di briciole sparse sul pavimento.”

Poco tempo fa, proprio dei virologi di Wuhan con una pubblicazione su Science, dissero che eravamo davanti ad un “possibile incidente di laboratori”; in Italia la notizia fu riportata dal prof. Burioni, da sempre incline a questa tesi e che, infatti, si limitò a commentare la notizia con un “personalmente relata refero, no comment” (approfondimento al link).