Volkswagen: perquisiszioni negli uffici

L’inchiesta riguarda gli stipendi ai sindacalisti.
Favoritismi in cambio di pace sindacale su contratti e investimenti.

Diversi uffici della Volkswagen in Germania sono stati oggetto di perquisizioni da parte della polizia tedesca su mandato dell’ufficio del pubblico ministero di Braunschweig.

Stando alla stampa tedesca, a sua volta citata da Quattroruote, l’iniziativa è legata alle indagini condotte dalla procura sulle retribuzioni ai membri del consiglio di fabbrica e alla presunta violazione delle normative sul divieto di favoritismo all’interno delle organizzazioni aziendali.

Si è proceduto con la raccolti di dati e documenti.

Il raid, che ha interessato anche la sede di Wolfsburg ed è durato diverse ore, ha portato gli inquirenti a sequestrare numerosi documenti e file.

Inoltre, sono stati perquisiti quattro appartamenti privati di proprietà di persone che, secondo diverse ricostruzioni, “non hanno nulla a che fare con la Volkswagen” e sono da ritenersi come dei perfetti insospettabili.

L’operazione, per la quale il costruttore ha assicurato la massima collaborazione, è il seguito di un’inchiesta giudiziaria in corso ormai da anni, partita dall’ipotesi che l’azienda abbia pagato stipendi eccessivi ai componenti del consiglio di fabbrica, ossia ai rappresentanti dei lavoratori, per ottenere in cambio una serie di benefici, a partire da una sorta di pace sindacale nelle trattative sul rinnovo del contatto di lavoro o sui piani di investimento.

Pochi mesi fa la corte federale di giustizia ha annullato l’assoluzione di quattro ex dirigenti dell’ufficio del personale della Volkswagen, accusati di appropriazione indebita: di conseguenza, sono stati riaperti il procedimento giudiziario presso il tribunale regionale di Braunschweig e il relativo fascicolo d’inchiesta.

Cina contro Dombrovskis: tuteliamo tutte le aziende

Il commissario Ue attacca Pechino su “condizioni non di parità”.
Wang: aziende di tutti i Paesi per business legali e orientati al mercato.

La Cina continuerà a dare opportunità alle aziendedi tutti i Paesi” in un contesto di business legale e orientato al mercato.

Questa la risposta del portavoce del ministero degli Esteri, Wang Wenbin, alle critiche del commissario al Commercio Ue Valdis Dombrovskis che questa mattina ha lamentato “la mancanza di condizioni di parità imprenditoriali in Cina“.

Wang, come riporta Ansa, ha ribattuto come di seguito:

Pechino non rinuncerà a un ambiente commerciale orientato al mercato, legale e internazionale affinché le aziende di tutto il mondo possano operare legalmente . La Cina non è la fonte dei rischi, ma piuttosto una forza per prevenire e disinnescare i rischi“.

Colonnine ricarica elettrica: a Tesla Italy i maggiori finanziamenti Ue

Quattro progetti vincenti per un totale di 227 milioni di euro.
133,8 milioni andranno a Tesla Italy.

Sono quattro i progetti italiani che hanno ottenuto il via libera Ue per realizzare infrastrutture di ricarica per la mobilità elettrica.

Bruxelles ha raccomandato il finanziamento per oltre 227 milioni di euro agli operatori nazionali, su un totale di 352 milioni di sovvenzioni per la realizzazione di infrastrutture sulla rete transeuropea di trasporto (Ten-T) decise oggi per 26 progetti in 12 Stati membri.

Tesla Italy beneficerà della fetta di risorse più grande: 133,8 milioni di euro per realizzare 6.458 punti di ricarica elettrica per veicoli leggeri in 16 paesi Ue, Italia inclusa.

Ad Atlante Srl andranno 49,9 milioni per colonnine di ricarica standard e veloce in Italia, Spagna, Francia e Portogallo.

Italiana Petroli potrà contare su 29,3 milioni di euro dal bilancio Ue per l’installazione di oltre mille stazioni di ricarica per veicoli leggeri e pesanti.

Enel X Way beneficerà di 14,8 milioni per il suo progetto di stazioni di ricarica ad alta potenza in Italia e Spagna.

Il finanziamento, come riporta Ansa, fa parte del meccanismo per le infrastrutture dei combustibili alternativi (Afif), con capitale aggiuntivo da parte di istituzioni finanziarie per aumentare l’impatto degli investimenti.

Caffè Illy: pochi anni e metà dei terreni non saranno idonei

“80% delle emissioni di carbonio provengono dall’agrioltura”.
“L’agricoltura rigenerativa è parte delle soluzione”.

Andrea Illy, presidente di illycaffè e copresidente di Regenerative Society Foundation insieme con Jeffrey Sachs, intervenendo all’ ASIC Conference on Coffee Science 2023 in corso ad Hanoi, in Vietnam, ha spiegato i suoi timori sul futuro del caffè:

Nel giro di pochi decenni, fino al 50 per cento dei terreni destinati all’agricoltura del caffè potrebbe non essere più idoneo alla coltivazione, mentre oltre l’ottanta per cento delle emissioni di carbonio nella catena del valore del caffè provengono dall’agricoltura. Per garantire la coffee security in presenza di una domanda crescente e degli impatti del cambiamento climatico, preservando al contempo la differenziazione, occorre investire nel miglioramento delle pratiche agronomiche e nel rinnovamento delle piantagioni“.

Poi, come riporta Ansa, lo stesso Illy ha continuato come di seguito:

L’agricoltura rigenerativa è parte della soluzione: arricchire il suolo di carbonio organico nutre il microbiota del suolo, migliorando così la capacità di fissare i minerali, produrre difese naturali e trattenere l’acqua. Per scalare l’agricoltura rigenerativa è necessaria molta ricerca, per migliorare ulteriormente le pratiche agronomiche, produrre input sufficienti, misurare i dati necessari. Stiamo studiando e iniziando a sviluppare nuovi approcci e questo richiede molte conoscenze e capitali da investire in Ricerca e Sviluppo. Per la conoscenza facciamo appello alla comunità scientifica, mentre per il capitale l’ICO – International Coffee Organization – insieme con diverse altre organizzazioni intergovernative e al settore privato sta studiando la fattibilità di creare un Fondo per la resilienza del caffè. Mi auguro che ci sia un’accelerazione in questa direzione, per essere ancora in tempo, ma anche per rendere l’industria del caffè un modello per tutta l’agricoltura“.

Bosch: joint venture per produzione di semiconduttori

Collaborazione con altre tre aziende.
L’investimento partirà solo quando arriverà il finanziamento pubblico.

Bosch ha annunciato un nuovo piano di investimento per la produzione di semiconduttori.

Dopo aver aperto un test center per semiconduttori in Malesia (approfondimento al link), ecco una nuova joint venture che la Robert Bosch GmbH ha siglato con la NXP Semiconductors N.V., con la TSMC e la Infineon Technologies AS.

Come riporta Adnkronos, l’obiettivo è quello di realizzare una fabbrica in grado di far fronte alle future esigenze e richieste provenienti dal settore automobilistico e industriale.

L’investimento prenderà il via quando sarà confermato il livello di finanziamento pubblico previsto nell’ambito dell’European Chips Act, la nuova fabbrica realizzata anche da Bosch consentirà il raggiungimento di una produzione mensile di 40.000 wafer da 300 mm e creerà circa 2.000 posti di lavoro ad alta tecnologia.

La nuova fabbrica sarà costruita a partire dalla seconda metà del 2024, la produzione dei semiconduttori avverrà entro la fine del 2027.

La nuova joint venture sarà per il 70% della TSMC, Bosch, NXP e Infineon avranno una quota del 10%, gli investimenti totali supereranno i 10 miliardi di euro tra apporto di capitale, prestiti e sostegno da parte dell’Unione Europea e Governo tedesco.

Stefan Hartung, presidente del consiglio di amministrazione di Bosch, ha dichiarato:

I semiconduttori non sono solo un fattore cruciale di successo per Bosch. Poter contare sulla loro disponibilità è anche di grande importanza per il successo dell’industria automobilistica globale. Oltre al costante ampliamento dei nostri impianti di produzione, supportiamo le nostre catene di approvvigionamento come fornitore del settore automotive attraverso una stretta collaborazione con i nostri partner. Con TSMC, siamo lieti di acquisire un leader globale dell’innovazione per rafforzare l’ecosistema dei semiconduttori nelle immediate vicinanze del nostro stabilimento di semiconduttori a Dresda“.