Avon dichiarata bancarotta

Cause legali per i prodotti a base di talco accusati di provocare il cancro: conterrebbero amianto.
Debiti oltre 1 miliardo di dollari.

Avon, il gigante dei cosmetici noto per il suo modello di vendita porta a porta, è ufficialmente in bancarotta.

La compagnia ha presentato istanza di fallimento ai sensi del Capitolo 11 presso il tribunale di Wilmington, Delaware, schiacciata da una valanga di cause legali relative ai suoi prodotti a base di talco, accusati di contenere amianto e di provocare cancro.

Con debiti superiori a 1 miliardo di dollari, di cui 78 milioni spesi in cause legali e ulteriori 225 milioni già sborsati per difesa, la holding beauty statunitense non ha più le risorse per far fronte alle spese legali e ai risarcimenti.

La società, come riporta First Online, ha dichiarato di non avere liquidità sufficiente per risolvere i 386 casi individuali ancora pendenti.

La crisi non risparmia nemmeno le filiali della holding in Europa, Regno Unito e America Latina: dopo la dichiarazione di bancarotta, infatti, la controllante brasiliana Natura & Co ha offerto di acquistare le attività di Avon per 125 milioni di dollari, cancellando inoltre 530 milioni di dollari di debiti e fornendo altri 43 milioni di dollari per finanziare la procedura di insolvenza.

La cinese MingYang produrrà turbine eoliche in Italia

Investimento di circa 500 milioni di euro dopo la visita della Meloni in Cina.
Previsto un impiego di 1.100 lavoratori insieme all’italiana Renexia.

La cinese MingYang Smart Energy, l’azienda energetica italiana Renexia ed il ministero delle Imprese e del Made in Italy hanno firmato un accordo per la creazione di un impianto di produzione di turbine eoliche.

Lo ha reso noto il ministero in un comunicato, aggiungendo che l’accordo prevede un investimento di circa 500 milioni di euro, senza specificare come saranno ripartiti i costi.

Il memorandum of understanding arriva dopo che la scorsa settimana era stata annunciata un’alleanza tra un’azienda italiana specializzata in impianti fotovoltaici e un produttore cinese di componenti per pannelli solari.

Nonostante le difficoltà nello spedire turbine di grandi dimensioni, MingYang e la maggior parte degli altri produttori cinesi non hanno impianti di produzione in Europa.

La creazione di siti produttivi in cooperazione con i produttori cinesi di turbine eoliche e pannelli solari potrebbe evitare la perdita di competenze produttive in catene di fornitura cruciali, secondo alcuni Paesi europei, tra cui l’Italia.

Il ministro Adolfo Urso ha commentato come di seguito:

Questo importante accordo ci permette di sviluppare la produzione di turbine in Italia e una filiera nazionale estremamente competitiva“.

Come riporta Reuters, nei prossimi tre mesi i partner sceglieranno il sito per l’impianto, che dovrebbe impiegare fino a 1.100 lavoratori.

A fine luglio la premier Giorgia Meloni è stata in visita in Cina per rafforzare la cooperazione con la seconda economia mondiale e ripristinare i legami commerciali dopo l’uscita dell’Italia dal piano di investimenti infrastrutturali Belt and Road.

Romania più competitiva: Michelin e Unilever spostano le produzioni

Bucarest punta alla “Grande reindustrializzazione del Paese”.
In Romania sempre più investimenti di importanza europea.

La Polonia sta iniziando a perdere terreno rispetto alla Romania in termini di attrattiva per gli investitori stranieri.

Negli ultimi mesi, diverse multinazionali hanno già deciso di trasferire la produzione dalla Polonia alla Romania.

Tra queste aziende ci sono la britannica Unilever che ha annunciato che sposterà parte della produzione e dei macchinari da Poznan a Ploeszti.

In precedenza, l’azienda francese Michelin aveva annunciato la chiusura dello stabilimento di pneumatici per autocarri di Olsztyn e il trasferimento della produzione a Zalau, sempre in Romania.

Come riporta Polonia Oggi, questi cambiamenti sono il risultato delle politiche di sostegno agli investimenti adottate dal governo di Bucarest, ma anche di un costo del lavoro più basso e di un sistema fiscale relativamente semplice.

Il governo di Bucarest si è posto l’obiettivo della “grande reindustrializzazione del Paese” e sempre più spesso arrivano notizie su grandi investimenti che saranno realizzati in Romania, alcuni di importanza europea.

Comau: Stellantis cede la maggioranza

Accordo vincolante sottoscritto con il fondo Oep.
La Uilm si dichiara contraria: 750 dipendenti italiani coinvolti.

Il fondo di investimento internazionale One Equity Partners (Oep) ha sottoscritto con Stellantis un accordo vincolante per diventare azionista di maggioranza in Comau, società dell’automazione industriale e robotica avanzata.

Lo dice una nota congiunta aggiungendo che lo spin-off di Comau fa parte dell’accordo strategico siglato alla creazione di Stellantis nel gennaio del 2021.

Come riporta Reuters, le condizioni finanziarie dell’operazione non sono state divulgate, ma con la nuova proprietà Comau avrà accesso a fondi aggiuntivi che le consentiranno di rafforzare e ampliare le sue radici italiane e di accrescere le proprie competenze in diversi settori.

La nota aggiunge che la composizione del management, inclusi l’Executive Chairman Alessandro Nasi e il CEO Pietro Gorlier, resterà immutata dopo la conclusione dell’accordo.

Uilm si è detta contraria alla cessione a un private equity, nonostante non ci siano effetti immediati sui rapporti di lavoro per i circa 750 dipendenti italiani coinvolti.

Ci preoccupa il rischio di disperdere un prezioso patrimonio professionale e industriale, e chiediamo un intervento del governo“, dicono in una nota Rocco Palombella e Gianluca Ficco, rispettivamente segretario generale e segretario nazionale responsabile del settore auto di Uilm.

La chiusura della transazione è prevista entro la fine del 2024 ed è soggetta alle approvazioni normative oltre alle consuete condizioni di chiusura.

Automotive: Autobianchi e Innocenti potrebbero rinascere cinesi

Se i cinesi non crearenno occupazione sul suolo italiano per almeno 10 anni, l’accordo decadrà per legge.
I marchi potrebbero essere sottratti a Stellantis per aver superato i 5 anni di inattività.

L’idea del governo Meloni è semplice: cercare un gruppo cinese che faccia rinascere Autobianchi e Innocenti, ora nella piena titolarità di Stellantis.

Stando a Il Sole 24 Ore, con norme specifiche come decreti lo Stato potrebbe “incamerare” i marchi e concederne il diritto di utilizzo a titolo gratuito.

Il tutto avrebbe come presupposto il subentro nella titolarità del marchio che un’impresa intende cessare, per il loro non utilizzo da almeno cinque anni, nonostante di particolare interesse e valenza nazionale.

Il passo successivo sarebbe un contratto di licenza di almeno 10 anni a una Casa cinese finanziariamente robusta che potrà essere sciolto in caso di cessazione dell’attività o di delocalizzazione.

Ricapitolando: lo Stato subentra a Stellantis e gira i marchi al colosso orientale come BYD, Great Wall Motors, Chery, Dongfeng o JAF: se questi investono e creano occupazione, il progetto funziona; altrimenti si torna al punto zero.

L’obiettivo del governo è attrarre investitori cinesi. È fattibile?

Come riporta Autoappassionati, bisogna capire anzitutto quali possano essere le rimostranze di natura giuridica da parte di Stellantis, che non usa i marchi da ben oltre 5 anni e che sta smantellando la produzione in Italia spostandola all’estero in maniera ormai quasi totale.

Inoltre, se davvero un’industria orientale possa davvero essere interessata a giocare la partita coi marchi Autobianchi e Innocenti (non conosciuti all’estero) o se fare da sé coi propri loghi; l’esecutivo punta sul fascino del Made in Italy (il governo Meloni non solo ha creato l’apposito ministero dedicato alle imprese ed al Made in Italy ma anche un nuovo liceo– approfondimento al link) per ingolosire i dirigenti cinesi.

Infine, la stessa Unione europea potrebbe avere qualcosa da ridire: è impegnata nella battaglia anti Cina (è stata recentemente bloccata la vendita di una controllata Volkswagen ai cinesi – approfondimento al link), con extra dazi, e forse non vedrebbe di buon occhio un’apertura simile dell’Italia verso il Dragone.

Intanto, il ministero delle Imprese ha ottenuto la registrazione da parte dell’Ufficio brevetti di un marchio Innocenti e di un marchio Autobianchi con caratteristiche grafiche diverse da quelli di proprietà di FCA Italy (appunto, Stellantis).

Può darsi che il governo faccia valere una disposizione del diritto industriale: la decadenza dal marchio per mancato utilizzo durante cinque anni.