Juventus: penalizzazione, sconfitta e crollo in Borsa

Tre schiaffi in pochi giorni.
Bene invece il titolo della Lazio.

Giorni di poche glorie, gli ultimi, per i bianconeri.

La Juventus, infatti, è in netto calo dopo la penalizzazione di 10 punti, che a due giornate dalla fine del campionato sancisce una probabile esclusione del club torinese dalla Champions League.

Ben raccolta invece è la Lazio che, al secondo posto in classifica, brinda alla matematica certezza di parteciparvi.

Intorno alle 9,30 le azioni della Juve cedono l’1,8% a 0,28 euro dopo un avvio in calo di oltre il 3%, sempre sui minimi da metà 2022.

Lazio in crescita a 1,12 euro con il titolo che si muove sui massimi dal 17 aprile scorso, come riporta Reuters.

La Corte Federale di Appello della Figc ha inflitto al club dieci punti di penalizzazione nella corrente stagione di Serie A nell’ambito del cosiddetto “caso plusvalenze“.

In campionato, i bianconeri hanno perso 4-1 fuori casa contro l’Empoli e sono scivolati al settimo posto a due giornate dalla fine della stagione.

Un trader sottolinea che con 10 punti di penalizzazione la Juve è al momento fuori dalla Champions e, pertanto, peseranno sui conti i mancati introiti derivanti da questa importante competizione.

Argentina: Banca centrale porta i tassi la 97%

Inflazione al 109%.
I prestiti vanno resi sostanzialmente al doppio dell’importo.

La Banca centrale d’Argentina ha alzato il suo tasso di riferimento di 600 punti base al 97% per combattere un’inflazione arrivata al 109% in aprile.

Si tratta del secondo maxi rialzo in un mese, con l’obiettivo di ‘evitare che la volatilità finanziaria agisca come un motore anticipatore dell’inflazione‘, ha spiegato l’istituto in una nota riportata da Il Sole 24 Ore.

Per capire meglio il concetto, è come se in Italia per ogni euro preso in prestito se ne dovessero restituire 1,97: praticamente il doppio.

Bce alza i tassi: il dramma di chi ha un mutuo

Case, auto ma anche elettrodomestici: stangate ovunqe.
Rate aumentate del 60% circa.

Non ci sono solo le rate dei mutui a preoccupare gli italiani e a far saltare i bilanci delle famiglie.

L’impennata dei tassi di interesse decisa dalla Bce per contrastare l’inflazione pesa (e non poco) anche sulle spese dei cosiddetti “beni durevoli”, dall’automobile agli elettrodomestici.

Prodotti che, nell’era del tasso zero, ci siamo abituati a comprare a rate ma che ora potrebbero invece presentare delle brutte sorprese, con una vera e propria stangata sui nuovi contratti.

Dopo la riunione della Bce di giovedì scorso che ha deliberato un nuovo aumento di un quarto di punto percentuale, portando il tasso base al 3,75%, saranno inevitabili ulteriori innalzamenti dei tassi d interesse su tutti i tipi di finanziamento.

E non solo per quelli destinati all’acquisto dell’abitazione. A fare calcoli e simulazioni sull’effetto del caro-denaro, è la Fabi, l’organizzazione che riunisce i bancari della Cgil.

Tra credito al consumo e prestiti personali, le banche hanno erogato 253 miliardi di euro di prestiti ai cittadini, in linea con i valori di fine 2017, ma in rallentamento rispetto alla tendenza degli ultimi mesi, segno dell incidenza negativa dell’ aumento dei tassi d interesse.

Come riporta Quotidiano.net, le famiglie indebitate in Italia sono 6,8 milioni, pari a circa il 25% del totale: di queste, 3 milioni e mezzo hanno un mutuo per l acquisto di una casa.

Nel corso del 2022, i tassi di interesse sui prestiti sono notevolmente aumentati e nuovi incrementi sono inevitabili con il costo del denaro ulteriormente aumentato al 3,75%.

Comprare un automobile a rate, per esempio un modello da 25.000 euro, potrebbe costare, nel caso di un finanziamento decennale a un tasso del 12,7%, oltre 8.200 euro in più rispetto al 2021.

A fine 2021 il tasso di interesse medio praticato sui cosiddetti prestiti personali era dell’8,1%.

Ora, con gli ultimi aumenti decisi dalla Banca Centrale Europea, la quota di interessi sfiora il 13% annuo.

Ed il trend potrebbe ulteriormente aumentare. Facciamo qualche esempio: per acquistare un automobile da 25.000 interamente a rate, con un finanziamento da 10 anni, il costo totale passa da 37.426 euro a 45.704 euro, con una differenza complessiva di 8.279 euro (+22,1%) rispetto ai tassi di fine 2021. Per acquistare una lavatrice da 750 euro interamente a rate, con un finanziamento da 5 anni, il costo totale passa da 942 euro a 1.061 euro, con una differenza complessiva di 119 euro (+25,3%) rispetto ai tassi di fine 2021.

Come riporta Il Giornale, interessi raddoppiati anche per i mutui a tasso fisso e un + 60% per quelli a tasso variabile: questo il dato principale fornito dalla Fabi (Federazione Autonoma Bancari Italiani) nel suo “Dossier mutui e credito al consumo“, dove vengono analizzati gli effetti del recente aumento dei tassi di interesse sui prestiti alle famiglie imposto dalla Bce (tasso base + 3,75%).

Usa: Fed aumenta i tassi dello 0,25%

Decimo rialzo consecutivo.
Ora i tassi di interesse superano il 5%: i più alti dal 2007.

La Fed ha aumentato il tasso di interesse dello 0,25%.

Si tratta del decimo incremento consecutivo da parte della Banca centrale americana, che suggella la serie più rapida di aumenti dei tassi in quattro decenni e che ha portato i Feds funds, cioè i tassi di riferimento, all’intervallo del 5-5,25%, il livello più alto dalla metà del 2007.

La Fed, come riporta Tgcom24, segnala una possibile pausa nel rialzo dei tassi, scrivendo in un comunicato che “terrà conto” degli effetti degli aumenti prima di alzarli nuovamente.

In una nota, inoltre, si legge che il sistema bancario è “solido e resiliente“, ma le condizioni del credito più rigide per le famiglie e le imprese “potrebbero pesare sull’attività economica, sulle assunzioni e sull’inflazione“.

Chi sono i manager più pagati in Italia?

La Borsa crolla del 12%, i loro stipendi aumentano del 14%.
Da Tavares (Stellantis) a Orcel (Unicredit), ecco la lista.

Nel 2022, anno in cui il Ftse Mib è sceso del 12%, le retribuzioni dei manager delle quaranta società quotate sull’indice di Piazza Affari sono aumentate del 14%.

Battendo pure l’inflazione, che è stata del +8,1%.

A stilare la classifica è il quotidiano finanziario Milano Finanza, poi ripreso anche da Il Corriere della Sera, che rileva anche come, al pari di quanto avviene negli Stati Uniti, si stia allargando la forbice rispetto agli stipendi dei dipendenti.

In vetta alla classifica dei più pagati c’è Carlos Tavares, numero uno di Stellantis, con 23,45 milioni (contro i 19,15 milioni percepiti nel 2021).

Al secondo posto, tra i più pagati, c’è Scott Wine, amministratore delegato di Cnh, con 11,43 milioni di dollari (dagli 8,71 milioni del 2021).

A seguire, il presidente di Stellantis, John Elkann, che raggiunge quota 11,25 milioni accorpando anche i compensi ricevuti da Exor.

Nel settore banche e assicurazioni spiccano il presidente di Unipol, Carlo Cimbri, con 6,08 milioni (che però nel 2021 percepiva 6,41 milioni), l’ad di Generali Philippe Donnet con 5,5 milioni (dai 4,5 milioni dell’anno prima), Carlo Messina, ad e direttore generale di Intesa Sanpaolo con 4,55 milioni (4,19 milioni nel 2021) e il numero uno di Unicredit Andrea Orcel con 3,54 milioni (da 1,88 milioni nel 2021).

Quanto ad Orcel, va però aggiunto che a fine marzo l’assemblea di Unicredit ha dato il via libera alla nuova politica di remunerazione che riguarda 935 top manager del gruppo: il compenso di Andrea Orcel sarà così di 9,75 milioni tra fisso e variabile se supererà nel 2023 i target (approfondimento al link).