von der Leyen: rinunciare all’unanimità sulla competitività

La presidente della Commissione Europea: se non si trova un accordo tra i 27 Paesi membri, non esitare a passare alla cooperazione rafforzata.

Il nostro obiettivo dovrebbe sempre essere quello di raggiungere un accordo tra tutti i 27 Stati membri. Tuttavia, qualora la mancanza di progressi o di ambizione rischi di compromettere la competitività o la capacità di azione dell’Europa, non dovremmo esitare a ricorrere alle possibilità previste dai trattati in materia di cooperazione rafforzata“.

Lo afferma la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen nella lettera ai leader in vista del Consiglio informale.

Collegare il nostro programma di competitività con la nostra spinta verso l’indipendenza deve essere la nostra missione guida“, ha poi aggiunto come riportato da Ansa.

Ue: prestito da 90 miliardi all’Ucraina ma senza Ungheria, Slovacchia e Repubblica Ceca

30 miliardi per finanziare il bilancio ucraino, 60 per acquistare armi.
Il prestito verrà restituito solo se la Russia accetterà di pagare le riparazioni di guerra: Ungheria, Slovacchia e Repubblica Ceca non partecipano.

I Paesi dell’Ue hanno raggiunto un accordo per emettere un prestito di 90 miliardi di euro al fine di soddisfare le esigenze finanziarie e militari dell’Ucraina per il 2026 ed il 2027.

Di questi, 30 miliardi di euro saranno destinati al finanziamento del bilancio ucraino, mentre i restanti 60 miliardi saranno utilizzati per l’acquisto di armi.

Il programma sarà finanziato tramite debito congiunto ma senza Ungheria, Slovacchia e Repubblica Ceca: le tre nazioni, infatti, si sono rifiutate di partecipare all’ennesima donazione di soldi dei contribuenti Ue all’Ucraina.

L’accordo proposto, come riporta Giubbe Rosse, si basa essenzialmente su punto molto debole, per non dire di pura fantasia: Kiev rimborserebbe i fondi solo se la Russia accettasse di pagare le riparazioni di guerra.

Corte dei conti Ue: rischio approvvigionamento materie critiche al 2030

Almeno 10 delle 26 materie prime critiche sono totalmente importate.
Forte dipendenza da Cina, Turchia e Cile.

La corsa dell’Unione europea alle materie prime critiche, indispensabili per la doppia transizione energetica e tecnologica, è in forte salita.

Almeno 10 delle 26 materie prime classificate come critiche dall’Ue sono totalmente importate da Paesi terzi e Bruxellesfatica ad assicurare l’approvvigionamento” di quelle di cui ha bisogno. In affanno anche la diversificazione dei fornitori e il riciclaggio.

È l’allarme lanciato dall’ultima relazione della Corte dei conti europea, secondo cui è a rischio il traguardo di un approvvigionamento sicuro entro il 2030.

Litio, nichel, cobalto, rame e terre rare sono componenti chiave per la costruzione di batterie, turbine eoliche, pannelli solari e altre tecnologie centrali per la transizione. La maggior parte di questi materiali è però attualmente concentrata in uno o in un ristretto gruppo di paesi extra-Ue, tra cui Cina, Turchia e Cile.

Solo da Pechino, come riporta Ansa, arrivano il 39% dell’arsenico importato dall’Ue, il 44% della barite, il 71% del gallio, il 45% del germanio, il 97% del magnesio, il 40% della grafite naturale e il 31% del tungsteno. Per il boro, l’Ue dipende al 99% dalla Turchia.

Nel tentativo di ridurre questa vulnerabilità, Bruxelles ha adottato nel 2024 il regolamento sulle materie prime critiche, con cui ha individuato 26 minerali strategici. Ma, secondo i revisori di Lussemburgo, l’Unione è ancora lontana dai target fissati. Sul fronte dell’estrazione interna, tra 2016 e 2020 in media l’Ue ha coperto il l’8% del proprio fabbisogno, a fronte di un obiettivo del 10% entro il 2030.

Ancora più ampio il divario nella trasformazione: la capacità attuale si ferma al 24%, contro un target del 40%. Ritardi vengono osservati anche sul riciclaggio, dove la quota è ferma al 12% rispetto all’obiettivo del 25%. Tutti e tre i target non sono vincolanti.

La Corte avverte inoltre che gli sforzi di diversificazione delle importazioni non hanno ancora prodotto risultati concreti e il quadro resta fragile. Strozzature strutturali, tempi lunghi per l’avvio di nuovi progetti estrattivi e costi elevati, in particolare energetici, frenano lo sviluppo della filiera interna.

Possibile accordo commerciale Ue-India entro gennaio

Il cancelliere tedesco Merz è in India parla di accordo di libero scambio.
Ue principale partner commerciale per l’India già nel 2024 con 120 miliardi di euro.

Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha ventilato la possibilità che l’Unione europea e l’India possano firmare uno storico accordo di libero scambio entro fine gennaio, una decisione che potrebbe riplasmare i legami commerciali globali a fronte dell’aumento del protezionismo e dello stallo dei negoziati Usa-India.

Se i negoziati si concluderanno in tempo i principali leader dell’Ue si recheranno in India per siglare l’accordo, ha detto oggi Merz alla stampa nella città di Ahmedabad, nell’India occidentale, dopo l’incontro con il primo ministro indiano Narendra Modi.

Ad ogni modo faranno un altro importante passo avanti per assicurare che questo accordo di libero scambio venga realizzato“, ha detto Merz durante il suo primo viaggio in India da quando ha assunto l’incarico di cancelliere.

Ancora nessun commento da parte dei funzionari dell’Unione europea, stando a quanto riporta Reuters.

L’accordo commerciale, da anni in fase di discussione, è considerato un’opportunità per entrambe le parti al fine di rafforzare i legami economici e ridurre la dipendenza da Cina e Russia.

Il commercio bilaterale tra India e Ue ha raggiunto 120 miliardi di euro nel 2024, facendo così dell’Ue il principale partner commerciale per l’India.

Commissario Ue: i tempi della pax americana sono finiti

Kubilius concorda con Merz: dobbiamo costruire l’indipendenza dell’Europa.

Per l’Europaadesso è il momento di realizzare” quanto prefissato sulla difesa, “perché, come ha detto di recente il cancelliere Merz, i tempi della pax americana sono finiti“.

Lo ha detto il commissario Ue Andrius Kubilius alla conferenza sulla politica di sicurezza di Salen, in Svezia.

Dopo “la strategia di sicurezza nazionale di Washington, il Venezuela e le minacce alla Groenlandia, ora è ancora più chiaro che dobbiamo costruire l’indipendenza dell’Europa“, ha sottolineato come riportato da Ansa.