Svolta green: altro “cetriolo” per l’Italia

Dalla svolta green altra fregatura per l’Italia: verserà 900 milioni per incassarne 364.
Alla Polonia 2 miliardi sui 7,5 totali.

L’Italia riceverà dall’Ue 364 milioni di euro per la svolta green.

Tutti contenti, dai sostenitori Gretini alle Sardine, ed una bella notizia, apparentemente.

I retroscena su Greta Thunberg li ha già svelati l’autore in un altro suo articolo (approfondimento al link), quelli inerenti alle politiche green si rimandato alle camuffate strategie tedesche, da sempre pro austerity, di fare spesa pubblica oltre che agli interessi dei grandi gruppi commerciali.

Il retroscena inerente ai fondi che l’Italia percepirà, invece, sta nel fatto che il Bel Paese verserà all’Europa per la tematica in questione la bellezza 900 milioni di euro.

Infatti, non è un retroscena nuovo quello che l’Italia sia un finanziatore netto dell’Unione europea. Per alimentare il fondo europeo che sarà utilizzato per la svolta green, tabella fonte ANSA alla mano l’Italia si porterà a casa un altro segno negativo (verserà 900 milioni di euro per riceverne 364, con un risultato netto di averci rimesso 536 milioni di euro).

Il tutto, per sentirsi inoltre dire che deve aumentare le tasse e tagliare i servizi “perché spende troppo”.

Ciò nonostante, le parole del ministro per gli Affari europei Enzo Amendola, sono state le seguenti:

Inizia il percorso per il Green Deal europeo che vede l’Italia protagonista. Il Fondo di 7,5 miliardi mira a garantire una transizione sociale giusta con ricadute positive per tutti gli Stati membri”.

Il totale del fondo, che prende il nome di Just Transition Fund, ammonta appunto a 7,5 miliardi di euro di cui 2 andranno alla Polonia, Paese già primo nella classifica dei finanziamenti ottenuti dall’Ue, a causa dell’ancora forte dipendenza industriale dal carbone. La quota di 2 miliardi sarebbe la soglia massima destinabile ad un unico Stato e, rapportato in percentuale, significherebbe il 26,7% dei totali 7,5 miliardi di euro.

Quanto alla quota di 364 milioni di euro che spetterà all’Italia e che saranno spalmati in 7 anni, il ministro Amendola continua:

La cifra potrà salire ad 1,3 miliardi grazie alla leva finanziaria derivante dall’investimento di questo budget, stando ai calcoli dell’Unione europea”.

Usando il condizionale e parlando di leve finanziarie, parliamo di dati stimati, presunti e/o sperati; nulla di sicuro, quindi. Di sicuro ci sono solo l’importo in uscita e quello in entrata inerenti al fondo, che portano al bilancio negativo sopracitato di 536 milioni di euro, i quali incrementano ulteriormente la posizione di contributore netto dell’Italia nei confronti dell’Europa.

La logica europea, infatti, prevede che i Paesi contributori netti versino più risorse rispetto ai Paesi beneficiari netti; da qui l’elevato importo che l’Italia dovrà versare al fine di alimentare il medesimo fondo.

La cifra da ricevere, invece, viene calcolata secondo diversi parametri come quelli ambientali, occupazionali, e la ricchezza pro capite del Paese.

Le varie caratteristiche del fondo saranno comunque discusse dagli Stati membri e dal Parlamento europeo, al fine di trovare un’intesa prima dell’avvio del prossimo periodo di programmazione europea (2021). Potrebbero dunque anche verificarsi delle variazioni.

Per il momento la svolta green è verde come un cetriolo: l’ennesimo cetriolo che l’Italia si è presa nel didietro.

Renault-Nissan vicine al divorzio: si riaffaccia Fca?

Appare vicino il divorzio tra Renault e Nissan, con FCA che resta alla finestra pronta ad un accordo dopo quello conPeugeot.

Renault e Nissan (e, quindi, Mitsubishi) sarebbero prossime alla separazione, secondo quanto riporta il Financial Times.

I dirigenti Nissan, infatti, avrebbero accelerato i piani di emergenza per una possibile divisione dalla Renault dopo la fuga di Carlos Ghosn dal Giappone a Beirut, in Libano.

Stando sempre al quotidiano inglese, le discussioni preliminari per una separazione includerebbero una divisione totale dei settori engineering e produzione, oltre che le modifiche al consiglio di amministrazione Nissan.

Ad esprimere dubbi sulla futura longevità della collaborazione franco-nipponica era stato già l’anno scorso il presidente della Renault Jean-Dominique Senard.

Visti i recenti tentativi di fusione con Renault, poi finiti in un niente di fatto, potrebbe tornare alla finestra Fca. Al tempo dei contatti, il gruppo italo-americano era valutato 18 miliardi mente quello francese 15 miliardi.

Nonostante l’accordo raggiunto poi invece con l’altro gruppo francese Peugeot, può darsi che sbuchi qualche altro accordo commerciale.

Pensioni: Macron cede ai lavoratori

In Francia scioperi, proteste, rivolte e manifestazioni; Macron deve indietreggiare sul fronte pensioni.

Dopo i gilet gialli continuano le manifestazioni ed i problemi per Emmanuel Macron.

Questa volta al centro della contesa c’è il tema delle pensioni; gli scioperi e le proteste sono stati incessanti, fino al punto che i supermercati sono rimasti senza prodotti e la spesa quotidiana veniva fatta alle bancarelle dei mercati, con prezzi che arrivavano addirittura al doppio dello standard.

Il presidente francese si è dunque dovuto piegare ed ha ritirato il provvedimento, anche a causa del forte disappunto dei sindacati sull’innalzamento dell’età minima pensionabile, nonostante la soglia francese sia comunque la più bassa d’Europa (62 anni per la maggior parte dei lavoratori, che doveva essere portata a 64 stando alla nuova riforma).

Altro punto era quello inerente al sistema unico che avrebbe sostituito i 42 regimi speciali attuali.

Tuttavia, il più discusso, era legato al fatto che andando in pensione a 62 anni ci si sarebbe ritrovati un malus in busta paga, che di fatto rendeva sconsigliabile scegliere la pensione rispetto al lavorare fino alla soglia dei 64 anni.

Sul tema è intervenuto il primo ministro francese, Edourd Philippe, che, disposto a ritirare in via provvisoria la nuova soglia dei 64 anni pur mantenendo il principio di un’età di equilibrio, ha dichiarato quanto di seguito:

Per dimostrare la mia fiducia nei confronti dei partner sociali e non pregiudicare il risultato dei loro lavori sulle misure da adottare per raggiungere l’equilibrio 2027, sono disposto a ritirare dal progetto di legge la misura di breve termine che avevo proposto, consistente a convergere gradualmente a partire dal 2022 verso un’età di equilibrio di 64 anni nel 2027”.

In Italia l’età pensionabile è fissata a 66 anni, in Germania a 65 con scatto a 67 previsto tra qualche anno, in Spagna la soglia è di 65 anni e 6 mesi ed in Svezia di 61, con la possibilità di arrivare a 65.

Controcorrente, invece, la Polonia, dove il governo di destra ha abbassato l’età pensionabile.

Divario Ricchi-Poveri: Italia la peggiore. Sparisce il ceto medio

Aumenta il divario tra ricchi e poveri in Italia, ma in tutto il mondo la società sta diventando a forma di clessidra: sparisce il ceto medio.

L’Italia, purtroppo, si aggiudica un altro primato negativo.

Stiamo parlando del divario tra ricchi e poveri; nel Bel Paese, infatti, i redditi più alti superano di ben 6 volte i redditi più bassi, consegnandoci il triste primato tra le nazioni più popolose d’Europa.

Il report è firmato Eurostat, l’istituto di statistica dell’Unione europea, ed indica che nel 2018 in Italia il 20% più ricco della popolazione registra, appunto, entrate addirittura 6 volte superiori del 20% più povero.

Più precisamente la differenza è di 6,09 ed è in aumento rispetto al dato precedente del 2017 che era pari a 5,92. Il picco resta invece quello del 2016, che aveva toccato 6,27.

A livello di confronto, la Germania fa registrare un divario di 5,07 punti, la Francia di 4,23 e la Gran Bretagna di 5,95. La Spagna presenta invece un divario di 6,03 che è però in netto calo rispetto al dato precedente.

Eurostat è entrato anche più nel dettaglio, scendendo a vedere le differenze interne tra le regioni italiane, dive è emerso un divario tra Nord, Centro e Sud. Le prime due sono mediamente sono più ricche e presentano una differenza inferiore tra il 20% più ricco ed il 20% più povero della popolazione.

La classifica regionale, ordinata per minor divario, vede il Friuli Venezia Giulio al primo posto (4,1), seguita dal Veneto e dall’Umbria (4,2). La Lombardia presenta una differenza pari a 5,4 mentre la regione con il divario più elevato del Centro-Nord è il Lazio (5,4)

Preoccupante, invece, il dato emerso in Sicilia ed in Calabria: 7,4.

Una società, insomma, che in Italia si fa sempre più a forma di clessidra, dove esistono due classi: una estremamente ricca in cima ed una estremamente povera alla base della clessidra; quello che di fatto sparisce è il ceto medio.

Il tema va anche oltre i confini nazionali; è la popolazione di tutto il mondo che sta infatti adottando una forma di clessidra: la disamina Oxfam dell’anno scorso evidenziava che le 26 persone più ricche del pianeta possiedono un patrimonio pari alla somma di 3,8 miliardi di individui.

L’Iran tra l’accordo sul nucleare e le proteste degli studenti

L’Iran nel caos esterno ed interno: da una parte allo scontro con gli Usa si aggiungono le pressioni europee per l’accordo sul nucleare, dall’altra la rivolta degli studenti.

È in affanno la dirigenza della repubblica islamica dell’Iran.

Il conflitto con gli Usa sta producendo tutta una serie di reazioni a catena, sia dal punto di vista esterno che interno.

Se sono ormai noti gli accadimenti tra i due Paesi, dall’assalto all’ambasciata americana di Baghdad (approfondimento al link) all’attacco alle basi americane (approfondimento al link) passando per l’uccisione di Soleimani (approfondimento il link) e la presa di posizione di Israele (approfondimento al link), dal punto di vista esterno arrivano altre pressioni: Germania, Francia e Regno Unito avrebbero infatti alzato la voce contro l’Iran, dicendo che “deve assolutamente tornare a rispettare gli accordi sul nucleare” (approfondimento al link), ovvero uno dei motivi che hanno scatenato l’attacco da parte degli Usa.

Come se non bastasse, ad agitare le acque anche a livello interno arrivano le proteste degli studenti: veglie e manifestazioni davanti all’università di Teheran, poi estese per le città di Isfahan, Mashhad, Sanandaj e Amol, con epicentro la marcia verso piazza Azadi.

Tutti muniti di candele accese in mano ai canti di “morte al dittatore”, “chiedete scusa e dimettetevi”, “vergonga”. “il nemico non è l’America, è fra noi”, “via il capo delle forze armate”.

Proprio quest’ultimo coro, significherebbe “via la guida suprema Ali Khamenei”.

Le manifestazioni procedono poi rovesciando i simboli, strappando le immagini di Soleimani ed ancora evitando appositamente di non camminare sulle bandiere americana ed israeliana volutamente dipinte all’ingresso degli atenei, così da non calpestarle.

Ancora, la campionessa sportiva e medaglia olimpica di taekwondo Kimia Alizadeh, prima esaltata dal regime, ora annuncia di voler fuggire in Europa.

Trump, via Twitter, invita l’Iran a “non uccidere la propria gente” ed appoggia la protesta degli studenti.