Vaccino J&J: l’Ema studia i disturbi neurologici

Aggiunta dell’avvertimento nella scheda informativa del vaccino.
Aumento della sindrome di Guillain-Barrè.

(Foto da internet)

Aggiunta tra gli avvertimenti della scheda informativa del vaccino J&J.

Il New York Times ha annunciato che la Food and Drug Administration (Fda) intende allertare sui possibili rischi neurologici legati al vaccino Johnson & Johnson. Da qui, con una nota all’Ansa, l’Ema ha comunicato quanto di seguito:

L’Ema sta analizzando i dati forniti da Johnson&Johnson sui casi della sindrome Guillain-Barre (Gbs) segnalati a seguito della vaccinazione col siero, ed ha chiesto alla J&J di fornire ulteriori dati dettagliati. L’Ema continuerà la revisione dei casi e comunicherà ulteriormente quando saranno disponibili nuove informazioni.

Vi sarebbe un aumento del rischio di contrarre la rara sindrome di Guillain-Barrè (nota anche come ‘paralisi di Landry’), che si manifesta con una paralisi progressiva agli arti: prima le gambe e poi le braccia. 

Stando a quanto riportano le autorità sanitarie statunitensi, sono stati identificati 100 casi segnalati di soggetti che hanno sviluppato la sindrome di Guillain-Barrè, su quasi 12,5 milioni di dosi somministrate. Di questi 100 casi, 95 sono stati gravi e hanno richiesto il ricovero mentre una persona è morta.

La società Johnson & Johnson, in una nota, ha a sua volta affermato quanto di seguito:

Le probabilità che ciò accada sono molto basse e il tasso di casi segnalati supera solo di un piccolo margine il tasso di base nella popolazione generale.

Altro rischio, quindi, riconosciuto a da aggiungere all’analisi rischi-benefici.

Lavorare meno a parità retributiva: test in Islanda

Progetto durato 4 anni sull’1% della forza lavoro.
La Spagna sulla stessa lunghezza d’onda.

Un test durato 4 anni (dal 2015 al 2019) e condotto sull’1% della forza lavoro (2.500 dipendenti) è stato condotto in Islanda, al fine di verificare la possibilità di ridurre l’orario lavorativo mantenendo invariati produttività e salario.

Il medesimo prevedeva la riduzione dell’orario lavorativo da 40 a 35 ore settimanali ed ora apre la strada ad una riforma, avendo dato risultati positivi.

A supporto del test, è stata condotta una ricerca secondo la quale ad oggi già l’86% della forza lavoro islandese lavora meno di prima. Stando a quanto riporta Euronews, ora la palla passa a sindacati e datori di lavoro perché si arrivi a livello di contratti collettivi.

Ma non è solo l’Islanda ad andare verso questa strada: la Spagna, dallo scorso marzo, lavora sull’ipotesi di introdurre la settimana lavorativa a 4 giorni, dopo che l’orario settimanale è già stato ridotto a 32 ore in 3 anni, senza ridurre la retribuzione.

C’è inoltre chi sostiene che la riduzione dell’orario lavorativo porterebbe vantaggi a livello di salute mentale dei lavoratori con un impatto sulla produttività, oltre che ridurre i costi energetici delle aziende.

Ampliando il raggio, vediamo che la media nell’Ue del 2019 è di 36,2 ore lavorative a settimana, dove la Romania si attesta il primato più alto con 40,5 ore medie e l’Olanda più basso con 29,3 ore medie settimanali.

Il Paese in cui invece si registra la maggior differenza tra subordinati e liberi professionisti è il Belgio: i primi sono impegnati per 39,1 ore settimanali mentre i secondi arrivano fino a 52,8.

Portobello: arriva Paolo Berlusconi

Investimento pari 150 mila euro.
Società con circa il 10% di utile netto.

(Foto da internet)

Portobello, la catena retail a prezzi bassi, ha attirato l’attenzione di Paolo Berlusconi.

Il fratello di Silvio, infatti, ha acquistato azioni della società proprietaria dell’omonima catena retail di prodotti di qualità a prezzi accessibili e attiva attraverso l’attività di barter nel settore media advertising per un totale di 150.000 euro, ovvero 3.260 azioni al prezzo di 46 euro ciascuna.

Come riporta Il Corriere della Sera, l’operazione è avvenuta attraverso la PBF Srl da Pietro Peligra e Simone Prete, azionisti di riferimento e manager della società.

Sul tema è intervenuto anche Peligra:

Rappresenta un attestato di stima e di fiducia nei confronti della Società, oltre che un valore aggiunto per la crescita delle attività media e barter.

Lo stesso Berlusconi, da parte sua, ha rafforzato il concetto aggiungendo quanto di seguito:

Portobello presenta un modello di business efficiente. Sono lieto di essere diventato un’azionista di questa società e di poter contribuire alla sua crescita.

Portobello, nel 2020, ha registrato ricavi per 64 milioni di euro con un ebitda pari a 10,9 milioni ed un utile netto di 6 milioni.

Erdogan: casa vacanze da 60 milioni di euro e 90mila metri quadrati

300 stanze, piscina, parco, pista per elicotteri e spiaggia con accesso privato al mare.
Polemica sulla villa del presidente turco.

Una super villa extralusso da 60 milioni di euro; di fatto una reggia. Ed utilizzata esclusivamente per le vacanze.

Ecco cosa si è fatto costruire Tayyip Erdogan: 300 stanze, piscina, parco e spiaggia con accesso privato al mare, su una superficie di circa 90.000 metri quadrati a Marmaris, una delle località più esclusive sulla costa egea meridionale della Turchia.

Come riporta Tgcom24, le foto del “Palazzo d’estate”, pubblicate dal quotidiano di opposizione laica Sozcu, immediatamente scatenato le polemiche da parte dell’opinione pubblica. Le foto mettono in luce che la residenza dispone anche di una pista per elicotteri.

Le polemiche riguardano soprattutto due punti: da una parte il costo ritenuto eccessivo, specie considerando che si tratta di una casa vacanze, in un periodo di crisi e forte svalutazione della lira turca, dall’altra la massiccia deforestazione dell’area necessaria per l’ampliamento dell’edificio sorto sul sito che ospitava già la residenza estiva dell’ex presidente Turgut Özal.

Ue contro Orban: “legge anti lgbt vergognosa. Riparino o useremo nostri poteri”

La Von der Leyen punto il dito anche contro la Polonia.
Possibilità di ricatto sul Recovery fund?

(Foto da internet)

Non ha mezzi termini, la presidente della Commissione europea, in merito alla legge ungherese definita anti lgbt.

Ursula Von der Leyen, infatti, ha minacciato l’Ungheria di usare tutti i poteri a sua disposizione nel caso in cui il Paese di Orban non aggiusti il tiro secondo i parametri europei:

Se l’Ungheria non aggiusterà il tiro la Commissione userà i poteri ad essa conferiti in qualità di garante dei trattati, dobbiamo dirlo chiaramente noi ricorriamo a questi poteri a prescindere dallo stato membro. I capi di stato e di governo hanno condotto una discussione molto personale ed emotiva sulla legge ungherese, praticamente l’omosessualità viene posta a livello della pornografia, e questa legge non serve alla protezione dei bambini, è un pretesto per discriminare. Questa legge è vergognosa.

Stando a quanto riportato dall’Huffpost, la Von der Leyen ha poi continuato specificando quanto di seguito:

La norma contraddice profondamente i valori fondamentali dell’Ue: la protezione delle minoranze, della dignità umana, dell’uguaglianza e la protezione dei diritti umani. Questi valori si trovano ancorati nell’articolo due del nostro trattato. I capi di governo e di stato hanno deciso di sostenere pienamente la Commissione e naturalmente io utilizzerò tutti gli strumenti che sono a disposizione della Commissione per difendere questi valori fondamentali.

L’attacco della presidente della Commissione, però, non è finito lì. La lente di ingrandimento si è infatti poi spostata sulla Polonia:

Non possiamo restare a guardare quando ci sono regioni che si dichiarano libere dagli Lgbt. Non lasceremo mai che parte della nostra società sia stigmatizzata a causa di quello che si pensa, dell’etnia, delle opinioni politiche o credi religiosi. Non dimentichiamo che quando difendiamo parti della nostra società noi difendiamo la libertà di tutta la nostra società.

Resta da capire quali siano, nello specifico, i ricatti che Ursula Von der Leyen ha in mente. Una leva, forse, potrebbe essere quella di non far concedere ai Paesi interessati gli aiuti del Recovery Fund.