Biden: “Cina bomba ad orologeria”

Il presidente Usa: Cina in crisi per disoccupazione e invecchiamento forza lavoro.
“Persone cattive fanno cose cattive se hanno problemi”.

Per il presidente Usa Joe Biden la Cina è una bomba a orologeria in molti casi“.

Lo ha detto ai giornalisti al seguito in Utah sottolineando che in questo momento il dragone ha una serie di problema economici, tra i quali un’elevata disoccupazione e la forza lavoro che invecchia.

Come riporta Tgcom24, il presidente ha poi continuato:

Quando le persone cattive hanno problemi, fanno cose cattive. Voglio cercare di avere un rapporto razionale con la Cina. Non voglio danneggiarla ma sto osservando con attenzione“.

L’auto elettrica? Una rivoluzione per ricchi

A dirlo è De Meo, Ceo del gruppo Renault.
La mobilità per come l’abbiamo conosciuta non esisterà più.

A dirlo è Luca de Meo, ceo del gruppo Renault, in un incontro con la stampa a Locorotondo, in Puglia, a margine del Viva Festival, kermesse di musica elettronica di cui la Renault è main sponsor, come riportato da Quattroruote.

Nell’occasione, il numero uno della Casa francese ha affrontato vari temi, dalla Formula Uno alla competizione industriale con i cinesi, passando per l’ACEA e gli e-fuel.

Di seguito alcune delle sue dichiarazioni più importanti:

Costruire un’elettrica costa più di un’auto tradizionale per gl’investimenti, la tecnologia a bordo e i componenti. Questa è, come ho sempre detto, la rivoluzione dei ricchi. Va accettata l’idea che la mobilità privata per come l’abbiamo conosciuta non esisterà più. Il mercato europeo da 17 milioni di pezzi l’anno ce lo dobbiamo dimenticare. I ricchi si compreranno l’elettrico e tutti gli altri si terranno le macchine usate fino a quando la politica glielo permetterà“.

Sul 2040:

Quando ho dato l’intervista a Repubblica, una decina di giorni fa, mi sono stupito. Nel titolo c’era scritto che io voglio spostare il phase out dal 2035 al 2040. In realtà ho detto una cosa leggermente diversa. Ovvero, che noi a suo tempo avevamo subito avvisato la Commissione Ambiente che per il 2035 era letteralmente impossibile avere una domanda sostenuta e naturale per le elettriche; e che sarebbe stato meglio spostare tutto al 2040. Non ci hanno ascoltato, e infatti ora per sostenere la transizione bisogna puntare sugl’incentivi oppure su iniziative su cui ho dei dubbi, come il leasing sociale proposto dal governo francese. Comunque, il nostro ruolo è di seguire le indicazioni del policy maker: vorrà dire che ci daremo da fare per essere pronti per il 2035″.

Sui media:

Oggi è evidente come stia prendendo piede un atteggiamento critico nei confronti della transizione. Ma io mi ricordo benissimo come tre-quattro anni fa le principali testate, guidate in questo dalla grande finanza, erano schierate nel definire l’elettrico l’unica carta sul tavolo. Fondamentali per una corretta informazione sono le testate specializzate, che hanno il compito di guidare il consumatore andando in profondità: altro che gli influencer. C’è bisogno di fonti credibili, che spieghino limiti e vantaggi dell’elettrico. Sono assolutamente convinto che già ora le Bev, in molti casi, siano assolutamente superiori a un paragonabile modello termico, per efficienza e prestazioni. I costi di gestione sono un terzo rispetto alle Ice“.

Sull’Acea:

Non bisogna limitarsi alla foto di quanto verrà. Va guardato il video attuale puntando sulla neutralità tecnologica. Non si ha avuto il coraggio nel comunicare bene le alternative all’elettrico e nello spiegare come i carburanti di origine sintetica, ad esempio, potrebbero essere da subito un’alternativa valida per ridurre l’impatto ambientale del circolante. Relegarli come sta facendo Bruxelles al trasporto aereo ne impedisce l’utilizzo su ampia scala“.

Sui cinesi:

Il governo di Pechino sta spingendo a suon di miliardi di investimenti la competitività delle sue aziende automotive e noi per ora non ci stiamo difendendo. Anzi, tocca ricordare che quando noi abbiamo voluto andare lì abbiamo dovuto accettare le loro regole. La verità è che stiamo giocando una partita falsata: è come una partita 11 contro 15. Noi europei strapaghiamo l’energia elettrica mentre loro vi accedono a costi ridicoli producendola con fonti fossili, oltre ad avere il vantaggio competitivo del costo del lavoro ridicolo rispetto al nostro. Detto questo, vedo che tutti ci hanno già dato per sconfitti. Ricordo agli scettici che in passato, in Europa, sono già arrivati gli americani, poi i giapponesi e anche i coreani: non mi sembra che i produttori locali siano scomparsi, anzi. Anche in Renault abbiamo avuto dei problemi, certo, però è altrettanto vero che siamo qui da 125 anni. Anche questa volta andremo a combattere sul mercato. E comunque l’automotive è un business evolutivo: se perderemo trazione in Europa, vorrà dire che le nostre macchine andremo a venderle altrove“.

Sulla catena del valore dell’elettrico:

Ora l’Europa si sta attrezzando per affrancarsi dalla dipendenza dall’economia cinese. Va bene. Ma dobbiamo accettare l’idea che oggi di questa catena del valore noi controlliamo, a dir tanto, il 2-3%. Nel 2035, forse, arriveremo se va bene al 5%“.

Nord Corea: Kim chiede più produzione di armi

Risposta alle esercitazioni congiunte di Sud Corea ud Usa.
Si punta anche sui veicoli aerei armati senza pilota.

Il leader nordcoreano Kim Jong Un ha visitato questa settimana diverse importanti fabbriche di armi, comprese le strutture che producono motori per missili Cruise strategici e ha chiesto un aumento della produzione.

A riferirlo sono i media statali, ripresi sia dal The Guardian che da Ansa.

L’ispezione di tre giorni delle fabbriche arriva meno di due settimane dopo che Kim ha partecipato a un’importante parata militare con funzionari russi e cinesi, mostrando le armi più recenti della Corea del Nord, inclusi missili balistici intercontinentali e droni spia.

Kim ha visitato una fabbrica che produce motori per veicoli aerei armati senza pilota, nonché quelli per la produzione di proiettili per lanciarazzi multipli di grosso calibro, secondo quanto riferito dall’agenzia di stampa centrale coreana KCNA.

Durante la visita alla fabbrica di motori, Kim ha chiesto di “aumentare costantemente le prestazioni e l’affidabilità del motore” e di “espandere rapidamente la sua capacità produttiva“.

Kim ha anche evidenziato la modernizzazione delle armi leggere come “la questione più importante e urgente per fare i preparativi di guerra… in linea con il mutato aspetto del conflitto“.

Le ispezioni arrivano mentre la Corea del Sud e gli Stati Uniti si preparano per le principali esercitazioni militari congiunte in programma questo mese.

La Corea del Nord considera tali esercitazioni come prove per un’invasione e ha ripetutamente minacciato un’azione “schiacciante” in risposta.

Usa: acquirente misterioso compra terreni intorno a base militare

Spesi circa 1 miliardo di dollari negli ultimi 5 anni.
Inchiesta del Congresso conclusa senza alcun indizio.

Un misterioso compratore ha speso quasi un miliardo di dollari negli ultimi cinque anni per rastrellare migliaia di ettari di terreno attorno a una base dell’aviazione militare americana, in California.

Nessuno sa chi sia. Qualcuno sospetta che ci sia un gigante cinese, ma di prove niente.

Il Congresso ha avviato un’inchiesta senza raccogliere lo straccio di un indizio.

L’ufficio governativo che passa al setaccio le acquisizioni da parte di entità straniere non è arrivata a capo di niente.

Nel frattempo il risiko di acquisizione procede in un modo che ha inquietato il Pentagono: una società di nome Flannery Associates ha investito più di 900 milioni di dollari per acquistare venticinquemila ettari di terra che circondano la Travis Air Force Base, vicino a Fairfield, a nord della baia di San Francisco, zona di estati roventi, notti fredde e clima secco, non proprio le caratteristiche che dovrebbero invogliare un investitore.

Ma quello che è successo negli ultimi anni fa sembrare i terreni della contea di Solano così ricercati da sembrare quelli attorno agli Champs Élysées di Parigi e non distese di terra arida e secca.

In tutto, sono 140 le proprietà finite nel mirino di Flannery.

Di questo investimento record più della metà è finito al centro di una battaglia legale avviata dalla stessa misteriosa compagnia nei confronti dei proprietari dei terreni, accusati di essersi messi d’accordo per gonfiare il prezzo.

Un avvocato che rappresenta la Flannery, stando a quanto riporta La Repubblica, ha spiegato che il 97% della società è in mano a cittadini con passaporto americano, ma senza fornire dettagli; il restante 3% è di investitori britannici ed irlandesi.

La compagnia ha dichiarato quanto di seguito:

La Flannery è di proprietà di un gruppo di famiglie che vogliono diversificare il loro portfolio, investendo in terre agricole nella parte ovest degli Stati Uniti. Ogni congettura è dettata solo dal fatto che nelle vicinanze c’è la base militare”.

Ma non è solo un dubbio venuto ai media americani, a cominciare dal Wall Street Journal, che ha sollevato il caso a luglio.

Sul tema è intervenuto anche il rappresentante democratico della Camera John Garamendi:

Non sappiamo chi sia Flannery; il fatto che stiano acquisendo terreni proprio vicino al confine con la Travis solleva quesiti”.

La base americana è famosa come “la porta per il Pacifico” e sede del più grande comando di mobilità aerea, che fornisce aerei in grado di rifornire altri velivoli, trasportare militari e munizioni, incluse quelle spedite in Ucraina dopo il conflitto con la Russia.

C’è un precedente che inquieta il Pentagono: all’inizio di quest’anno l’Air Force si è opposta alla vendita di terreni che si trovano attorno a un’altra base americana, quella di Gran Forks, in North Dakota. Gli aspiranti acquirenti erano cinesi.

Cina: ministro Esteri sostituito dopo un mese di assenza

Il cambio a sei mesi dell’inizio dell’incarico.
Misteriosa l’assenza nell’ultimo mese.

È stato nominato il veterano Wang Yi come nuovo ministro degli Esteri cinese, rimuovendo l’ex diplomatico emergente Qin Gang dopo una misteriosa assenza di un mese dalle sue funzioni, ad appena sei mesi dall’inizio del suo incarico.

Qin, 57 anni, ex collaboratore del presidente Xi Jinping e inviato negli Stati Uniti, ha assunto la guida del ministero a dicembre ma non è apparso in pubblico dal 25 giugno, quando ha incontrato i diplomatici in visita a Pechino.

Il ministero, come riporta Reuters, ha comunicato che si è assentato dal lavoro per motivi di salute ma non ha fornito alcun dettaglio, scatenando speculazioni e attirando l’attenzione sulla segretezza che spesso circonda la leadership comunista cinese e il processo decisionale.

Il successore di Qin, Wang, 69 anni, è stato anche il suo predecessore, ricoprendo la carica dal 2013 al 2022, periodo in cui i legami con la superpotenza rivale, gli Stati Uniti, si erano deteriorati fino a un livello che Pechino aveva definito come minimo storico.

Wang ha sostituito Qin durante la sua assenza e questa settimana ha rappresentato la Cina alla riunione dei consiglieri di sicurezza nazionale dei Paesi Brics a Johannesburg, in Sudafrica.

I media statali non hanno riportato le ragioni della rimozione di Qin dall’incarico e il ministero degli Esteri cinese non ha rilasciato commenti.

Ja Ian Chong, professore associato di scienze politiche alla National University di Singapore, intervenuto sul tema ha dichiarato:

La mancanza di spiegazioni apre più domande che risposte. Gli sviluppi della questione di Qin suggeriscono che nessuno è indispensabile. Sottolinea anche l’opacità e l’imprevedibilità, persino l’arbitrarietà dell’attuale sistema politico“.