Cina, Coronavirus: situazione di allerta mondiale

Coronavirus fuori controllo: cordone sanitario esteso a 18 città e numero di casi che si duplicano di giorno in giorno.
Xi Jinping: “Situazione grave. Epidemia accelera”.

Sta diventando uno scenario apocalittico, ciò che sta succedendo in Cina a causa del Coronavirus.

Più che sfuggita di mano, la situazione sembra essere fuori controllo.

Su Twitter, il profilo “Himalaya Global” diffonde video che sarebbero provenienti dagli staff medici degli ospedali di Wuhan, la città da cui è partito il virus (approfondimento al link).

Nei video, dove compaiono sottotitoli in inglese, si dice che i contagiati sono più di 100.000 (i numeri ufficiali parlano invece di “soli” 2.000 casi e riconosce 56 morti), che gli ospedali sono ormai senza medicine e che il governo non li rifornisce. Dichiarano di essere rimasti soli, con le persone che muoiono davanti ai loro occhi e che il virus è già mutato.

I casi di persone infette raddoppiano di giorno in giorno e si sono rilevati casi sospetti di Coronavirus in America, a Singapore, in Scozia, in Francia ed in Italia. Sotto questo punto di vista si aspettano le dichiarazioni ufficiali degli Stati interessati, che avverranno dopo gli accertamenti del caso; difficile, tuttavia, credere che i casi vengano riconosciuti anche se accertati, al fine di non creare allarmismo tra la popolazione.

A confermare la criticità della situazione arrivano le dichiarazioni cinesi in cui si promette la costruzione di un ospedale dedicato al Coronavirus in 10 giorni. Il fenomeno sta crescendo a vista d’occhio, tanto da avere impatto concreto anche sull’economia andando ad impattare sul prezzo del petrolio (approfondimento al link).

Intanto, il cordone sanitario è stato esteso da 10 a 18 città. parliamo quindi di aree totalmente isolate, dove è stata bloccata ogni forma di trasporto: aeroporti, stazioni, autobus, spedizioni in entrata ed in uscita dalle città sono state infatti vietate (è probabilmente per questo motivo che il governo non riesce a rifornire gli ospedali di Wuhan, se la fonte dello staff medico fosse confermata).

In attesa di riuscire a trovare un vaccino, impresa complicata dall’eventuale rapida mutazione del virus, il governo ha trovato nell’isolare le città l’unica soluzione per evitare il diffondersi del virus.

Pechino, Macao ed altre città hanno annullato il capodanno e tutti gli eventi pubblici.

Il presidente Xi Jinping si è infine limitato ad ammettere che “la situazione è grave” perché l’epidemia sta “accelerando”.

Coronavirus contagia anche il petrolio: prezzo in calo

Si aggrava la situazione in Cina inerente al Coronavirus.
Cresce il numero delle città isolate, tanto da far calare il prezzo del petrolio.

Dopo i recenti rialzi dovuti allo scontro tra Usa ed Iran (approfondimento al link), al blocco del flusso di greggio dalla Bielorussia verso la Germania (approfondimento al link) ed alla chiusura di due importanti stabilimenti petroliferi in Libia (approfondimento al link), l’oro nero cala nel mercato. La causa trova radici nel Coronavirus, che in Cina sta paralizzando la circolazione di intere provincie.

Il virus, che sta bloccando ogni forma di trasporto pubblico in 18 città cinesi, ha inoltre spinto Pechino e Macao ad annullare il capodanno ed ogni evento pubblico (approfondimento al link). La situazione è talmente grave che la Cina ha dichiarato che costruirà un ospedale dedicato al Coronavirus in soli 10 giorni (su Twitter girano video fatti dagli staff medici degli ospedali di Wuhan in cui si dice che la provincia è stata totalmente isolata al fine di impedire il diffondersi del virus, il quale sarebbe già mutato, e che il governo non rifornisce nuovi medicinali proprio perché è vietata ogni forma di trasporto in entrata ed uscita).

La Cina è infatti il secondo consumatore mondiale di petrolio ed il blocco della logistica in entrata ed in uscita ha un impatto notevole sul prezzo di mercato petrolifero.

Ora il prezzo del petrolio sta scivolando sotto la soglia dei 62 dollari al barile (61,84). Il greggio Usa ha perso lo 0,29% posizionandosi a 55,43 dollari al barile.

Per correre ai ripari, l’Opec (Organization of the Petroleum Exporting Countries) sta pensando di prolungare i tagli alla produzione, riducendone l’offerta così da fa stabilizzare il prezzo sul mercato.

A conferma di questa tesi arriva l’ultimo rapporto settimanale dell’Eia, in cui si evidenzia che le scorte di greggio sono scese di 405.000 barili nella settimana fino al 17 gennaio.

Cina, virus di Wuhan: isolata la città ed annullato il capodanno

La città di Wuhan è isolata e tutti i servizi di trasporto sono bloccati a causa dell’espandersi del virus.
Pechino annulla il capodanno e gli eventi pubblici.

Si sta espandendo sempre di più, in Cina, il virus di Wuhan.

Il numero dei morti è salito a 25 ed il numero dei casi confermati ha toccato quota 547, di cui un caso anche negli Usa.

Per questo motivo si è deciso di bloccare la città: autobus, metropolitane, traghetti, treni ed aeroporti; nulla si muove come in una città fantasma. Wuhan è di fatto isolata.

I casi di contagio da Coronavirus si sono raddoppiati in un solo giorno; per questo motivo, stando all’emittente nazionale cinese Beijing News, Pechino e Macao hanno anche deciso di annullare il capodanno ed i principali eventi pubblici.

Il virus è letale, ha il 70% di somiglianza genetiche al virus della Sars (anche nota come influenza aviaria), un periodo di incubazione di 14 giorni e pare abbia avuto origine dai serpenti; trasmesso ai rettili dai pipistrelli, il virus si sarebbe ricombinato per poi passare all’uomo grazie ai mercati di animali vivi, molto presenti in Cina.

A confermare il blocco totale della città arriva la notizia di China State Railway Group, ovvero l’operatore ferroviario del Paese, che ha annunciato il rimborso totale dei biglietti a partire da domani.

Fca: accordo con la cinese Foxconn per l’elettrico

Dopo ‘accordo con Peugeot, Fca punto ad espandersi sul mercato cinese ed elettrico.

Neanche il tempo di sfiorare l’accordo per la fusione con Renault, poi sfumato e rimpiazzato da quello fatto con Peugeot, per forse tornare alla carica di Renault dopo le voci di divorzio tra la stessa Renault e NissanMitsubishi (approfondimento al link), che Fca fa registrare un altro accordo.

Con l’intento di rafforzarsi in due aree attualmente carenti, vale a dire il presidio nel mercato cinese e la produzione elettrica, Fca ha infatti ammesso di essere in contatto con la cinese Foxconn (precisamente Hon Hai Precision Ind. Co., Ltd.), al fine di costituire una joint venture paritetica per lo sviluppo e la produzione in Cina di veicoli elettrici di nuova generazione e l’ingresso nel business Internet of Vehicles.

Equita Sim commenta così l’ormai vicino accordo:

La notizia è potenzialmente positiva (previa verifica dei dettagli), in quanto aiuterebbe a colmare il ritardo nel segmento delle macchine elettriche e agevolerebbe la penetrazione nel mercato cinese, ad oggi marginale”.

Iran: più che decuplicata la produzione di uranio arricchito. Messaggio agli Usa

Non volevamo fare questo passo ma ci hanno costretto le politiche di Washington; ringraziamo il nemico per averci dato l’opportunità di mostrare quello che la repubblica islamica può fare.

Scriocchiolii e litigi nell’accordo sul nucleare del 2015 (il Jcpoa), di cui fanno parte Gran Bretagna, Francia, Iran, Cina, Germania e Russia e dal quale gli Usa si sono ritirati.

E sono proprio gli quest’ultimi ad aver accusato l’Iran di “continuare a colpire civili innocenti”, avvertendo il regime di Teheran che “finché non cambierà il suo comportamento ostile, continueremo a varare sanzioni paralizzanti”. Gli Usa, inoltre, tramite il Tesoro hanno fatto sapere di aver inserito nove membri dell’entourage della guida suprema Ali Khamenei nella loro black list.

Per reazione, l’Iran ha annunciato di aver aumentato di oltre dieci volte la produzione di uranio arricchito, facendo poi sapere di aver sviluppato due nuove centrifughe avanzate, una delle quali in fase di sperimentazione.

Ad oggi, Teheran, come risposta al ritiro americano dall’accordo sul nucleare, ha varato tre pacchetti di contromisure, minacciando altre misure che attiverà nel caso in cui i Paesi rimasti nell’accordo non l’aiuteranno ad eludere le sanzioni Usa.

Dal lato suo, l’Unione Europea ha avvertito che il suo sostegno all’accordo sul nucleare dipende dal fatto che il Paese adempia ai suoi impegni e Bruxelles ha chiesto, di conseguenza, una “marcia indietro” e di “astenersi da altre misure che potrebbero minare l’intesa“.

Gli annunci iraniani sono stati ancora più chiari: il primo luglio l’Iran aveva annunciato un aumento delle scorte di uranio arricchito oltre il limite massimo di 300 kg stabilito dall’accordo. Una settimana dopo aveva rivelato di aver superato il limite del 3,67% sulla purezza delle scorte di uranio. Il 7 settembre ha annunciato di aver attivato centrifughe avanzate.

Ali Akbar Salehi, capo dell’Organizzazione per l’energia atomica (Aeoi), dal sito nucleare di Natanz ed in occasione del giorno del quarantesimo anniversario della crisi degli ostaggi nell’ambasciata Usa a Teheran, ha detto che la produzione di uranio arricchito ha raggiunto i cinque chilogrammi al giorno, rispetto ai 450 grammi di due mesi fa; lo stesso, ha poi aggiunto che “gli ingegneri iraniani hanno costruito con successo un prototipo di IR-9, che è la nostra centrifuga più recente, e anche un modello di una nuova macchina chiamata IR-s, tutto questo in due mesi“.

In ultima battuta, l’Iran ha annunciato che Teheran ha rimosso tutte le sue centrifughe IR-1, ovvero le uniche consentite nell’accordo, per passare all’utilizzo di modelli avanzati.

È stato sempre Salehi, infatti, ha rivelare l’attivazione da parte iraniana di 30 nuove centrifughe avanzate IR-6, oltre alle 30 già esistenti. Le sue parole, in conclusione, sono state le seguenti:

Non volevamo fare questo passo ma ci hanno costretto le politiche di Washington; dobbiamo ringraziare il nemico per averci dato l’opportunità di mostrare quello che la repubblica islamica può fare, la nostra capacità, specialmente nell’industria nucleare che qualcuno riteneva distrutta“.