Carenza di infermieri: bene soluzioni tampone ma occorre visione prospettica

Costantino: necessari quadro normativo nazionale e percorsi formativi adeguati che coinvolgano Federazione infermieri e enti specializzati.
È tempo di porre le basi per un futuro in cui ridare smalto a questa professione.

L’allarme è stato lanciato da tempo, in Italia mancano circa 70 mila infermieri.

Un dato che preoccupa Governo e Regioni, che intanto guardano all’estero per far fronte alla carenza. Il Ministro Schillaci ammicca all’India, mentre Regione Lombardia si sta rivolgendo al Sud America e – secondo quanto riportato da organi di stampa- l’assessore al Welfare, Guido Bertolaso, reputa ormai imminente un accordo con il Paraguay per acquisire tra i 2.500 e i 3.000 infermieri.

«Bene attivare i canali internazionali – commenta l’avv. Giovanni Costantino – per far fronte a quella che è una vera e propria emergenza, ma non basta solo portare gli infermieri in Italia. Già nell’immediato, infatti, occorre fornireun quadro normativo chiaro su tutto il territorio nazionale, sbloccando l’iter in corso in Conferenza Stato-Regioni e risolvendo le criticità ancora esistenti».

«Mi sembra inoltre ineludibile – continua – attivare percorsi formativi e di accoglienza adeguati per garantire la qualità delle cure e l’ambientazione dei professionisti, con il coinvolgimento della FNOPI e di altri enti specializzati come la Fondazione Samaritanus, recentemente costituita da ARIS ed UNEBA sotto l’egida della CEI».

Secondo il giuslavorista «È comunque indispensabile ragionare in un’ottica prospettica, preoccupandosi sin da subito del futuro dei professionisti stranieri che, salvo proroghe, dovranno ottenere il riconoscimento del titolo entro il 2025».

Infine, pensando al futuro della sanità, conclude Costantino «Non ci si può esimere dal risolvere alla radice le criticità che da troppo tempo scoraggiano le giovani generazioni dallo svolgere la professione infermieristica in Italia, creando le condizione per garantire loro un trattamento, economico e non solo, adeguato alla loro professionalità».

Emergenze e prospettive settore sociosanitario: sessione tematica Convegno nazionale di pastorale della salute a Verona

È allarme: senza infermieri impossibili le cure.
Costantino: “La professione infermieristica sta perdendo attrattività. Occorre intervenire”.

“Per rendere nuovamente attrattiva la professione infermieristica è necessario migliorare il trattamento di tali figure così da invertire la drammatica situazione di carenza che, qualora non si trovasse una soluzione, potrebbe minare alla base la capacità del SSN di rispondere alle esigenze dei cittadini”.

Questa la considerazione di esordio dell’intervento di Giovanni Costantino nella sessione tematica (ST9) sulle Emergenze e prospettive nel settore sociosanitario del XXV Convegno nazionale di pastorale della salute, organizzato in questi giorni a Verona dal corrispondente Ufficio della Cei diretto da Don Massimo Angelelli.

Il Capodelegazione Aris ha sottolineato come “anche nel comparto pubblico i livelli retributivi siano cresciuti troppo poco, in misura inferiore all’inflazione”.

Se si guarda alle strutture private, inoltre, il dato è ancora più evidente, soprattutto nell’area della territorialità, anche se “l’attuale situazione – prosegue Costantino – non può addebitarsi alle singole strutture, le cui condizioni economiche, a causa del mancato adeguamento di rette e tariffe, non hanno sinora consentito di incrementare le retribuzioni”.

Per cambiare un simile quadro, secondo il giuslavorista, è necessario “uniformare quanto più possibile i ccnl del settore privato, che dovranno tendere a quelli pubblici, così da evitare disparità di trattamento e da consentire peraltro alle strutture una maggiore forza di contrattazione con il SSN”.

Non si può, inoltre, eludere il problema della sostenibilità. “A tal fine – ribadisce – è necessario chiedere al SSN di fornire al settore privato le risorse necessarie per i rinnovi contrattuali, adottando metodi che premino le strutture più virtuose e, quindi, differenzino la copertura in funzione alla qualità e quantità di tali servizi”.

AstraZeneca ritira il vaccino Covid dal commercio in Ue

La decisione arriva dopo l’ammissione degli effetti collaterali.
La società giustifica la scelta con “scarsa domanda” e “eccedenza di dosi disponibili”.

AstraZeneca smetterà di commercializzare il suo vaccino contro il Covid-19, Vaxzevria, a partire da oggi 7 maggio nell’Unione europea su sua richiesta.

Lo ha reso noto l’azienda britannico-svedese in un comunicato, ripreso poi da AGI.

La Commissione europea ha notificato il 27 marzo che, su richiesta del proprietario – AstraZeneca -, ritirerà l’autorizzazione all’immissione in commercio del farmaco a partire dal 7 maggio.

AstraZeneca, che poco tempo fa aveva ammesso in tribunale i rischi collaterali legati al suo vaccino (approfondimento al link), giustifica il ritiro con la mancanza di domanda e l’eccedenza di vaccini attualmente disponibili sul mercato.

Più precisamente, sulla nota si legge quanto di seguito:

Poiché sono stati sviluppati numerosi vaccini aggiornati per le varianti Covid-19, ora c’è un surplus di vaccini disponibili. Ciò ha causato una diminuzione della domanda di Vaxzervria, che non viene più prodotto ne’ fornito“.

Il laboratorio, che ha presentato la richiesta di ritiro il 5 marzo a Bruxelles, si compiace del ruolo svolto da Vaxzevria nel porre fine alla pandemia.

In questo senso sottolinea che “secondo stime indipendenti, solo nel primo anno di utilizzo, sono state salvate più di 6,5 milioni di vite e sono state fornite più di 3 miliardi di dosi in tutto il mondo“.

La domanda, ora, sorge spontanea: le vite in questione sono state salvate o sono a rischio degli effetti collaterali che AstraZeneca ha ammesso siano correlati al vaccino?

Inoltre, si teme che si stia “punendoAstraZeneca per “salvare” i vaccini Pfizer e Moderna.

AstraZeneca ammette in tribunale gli effetti collaterali del vaccino

Riconosciuta la trombosi mortale.
I risarcimenti saranno comunque pagati dai contribuenti.

AstraZeneca ha ammesso per la prima volta in un tribunale in Gran Bretagna che il suo vaccino anti-Covid può causare come effetto collaterale trombosi mortali.

La reazione è al centro di un’azione collettiva multimilionaria da parte di dozzine di famiglie le quali affermano che loro, o i loro congiunti, sono stati mutilati o uccisi dal vaccino “difettoso.

Gli avvocati che rappresentano i ricorrenti ritengono che i risarcimenti potrebbero essere milionari.

Come riportato da Blitz TV, l’ammissione di AstraZeneca potrebbe portare a pagamenti caso per caso.

Sebbene accettato come potenziale effetto collaterale da due anni, segna la prima volta che la società ha ammesso in tribunale che il suo vaccino può causare la condizione, riferisce The Telegraph.

I contribuenti pagheranno il conto di qualsiasi potenziale accordo a causa di un accordo di indennizzo che AstraZeneca ha concluso con il governo durante il Covid per ottenere i vaccini il più rapidamente possibile anche se, ad ogni modo, i vaccini sono gli unici ad essere sempre esenti di responsabilità per il produttore.

Allarme sostenibilità per il CCNL Cooperative Sociali

Costantino (ARIS): “Importante assicurare trattamenti di qualità al personale della sanità accreditata. Occorre però che anche la PA faccia la sua parte”.

Incrementi retributivi progressivi che supereranno, ad ottobre 2025, la soglia del 12%. Questo l’impatto economico del nuovo contratto per le cooperative sociali del comparto sociosanitario e assistenziale – sottoscritto lo scorso gennaio e ratificato il 5 marzo 2024 – che sta generando preoccupazioni nel settore. A lanciare l’allarme autorevoli esponenti di Confcooperative (una delle tre sigle firmatarie del CCNL), secondo cui gli aumenti stipendiali potrebbero addirittura diventare insostenibili a causa del mancato aggiornamento delle tariffe della Pubblica Amministrazione. A rischio ci sarebbe la fuga dal settore di circa 40.000 lavoratori, secondo quanto riportato dagli organi di stampa.

«La firma del CCNL delle Cooperative Sociali è stato certamente un atto di grande coraggio – commenta Giovanni Costantinocapodelegazione Aris reso possibile probabilmente dalla convinzione che la committenza, principalmente pubblica, adeguerà le tariffe in modo tale da rendere sostenibili i nuovi oneri contrattuali».

L’Aris ha percorso questa via più volte in passato. «Come Associazione – continua il giuslavorista – abbiamo più volte sottoscritto accordi nazionali sulla base di affidamenti e promesse che, tuttavia, spesso non sono state correttamente mantenute. Inoltre, per le strutture sanitarie il rischio è più elevato, in quanto il committente è unico (il SSN) e non c’è possibilità di differenziazione».

«Sottoscrivere contratti collettivi di qualità – conclude Costantino – è un’esigenza, oltreché una ferma volontà dell’Associazione. Su questo non si discute. È però necessario che la Pubblica Amministrazione faccia la propria parte, per rendere sostenibili gli sforzi delle strutture accreditate, evitando situazioni di crisi come quelle oggi denunciate dal settore cooperativo».