Giappone, 860 euro a tutti i cittadini

Mentre il Consiglio europeo dice che per il Recovery Fund “si userà il tempo che serve”, il Giappone adotta la linea Usa: 860 euro ad ogni cittadino e acquisto di titoli illimitato.

Il presidente del Consiglio europeo ed ex premier belga, Charles Michel, ha dichiarato che per i Recovery Fund l’Europauserà il tempo che serve”.

Stando a quanto riporta “Il Corriere della Sera”, infatti, il piano sembra quello di far entrare in vigore il fondo il primo luglio, mentre ci sarebbe bisogno di dare risposte decisamente più celeri e concrete, di fronte ad una crisi che sta avendo conseguenze drammatiche.

Chi non perde tempo è invece il Giappone che, adottando la linea degli Usa, ha tolto il limite all’acquisto di titoli impostando di fatto un quantitative easing illimitato. Era stata proprio la Federal Reserve, il mese scorso, a dichiarare di voler comprare bond statali “nell’ammontare necessario” a supportare l’economia a stelle e strisce che significa, appunto, acquisti senza limiti.

Il Paese guidato da Shinzo Abe, inoltre, ha preparato un piano di aiuto concreto per i cittadini, che riceveranno 860 euro ciascuno.

Il piano totale che il Dragone mette in campo, come riporta “Il Sole 24 Ore”, supera i 1.000 miliardi di euro.

Aiuti, dunque, rapidi e concreti esattamente come la situazione richiede, senza la necessità di dover passare per organi come la Bei o strumenti come il Mes ma semplicemente facendo un uso proprio della Banca Centrale.

Chi resta indietro è, ancora una volta, l’Ue che con i suoi organi lenti e caratterizzati da interessi contrastanti al loro interno, non sta riuscendo a dare una risposta né rapida né concreta per aiutare i cittadini e le aziende ad affrontare la crisi.

La Bce non sta ricoprendo il ruolo che le spetta e questo ha impatto sia sullo spread che sul tipo di aiuto che arriverà agli Stati; un aiuto basato sul funzionamento del budget europeo, infatti, potrebbe causare ancora più danni che benefici ad un Paese come l’Italia che, in quanto finanziatore netto, potrebbe ritrovarsi per l’ennesima volta a dover versare più contributi di quanti ne riceverebbe.

Ue: all’Ungheria più del doppio dei fondi dati all’Italia

Ue ammette: “allocazione non ottimale, ma eseguita secondo regole di coesione europea”.
Ecco perché era arrivato il voto contrario ai coronabond da parte di alcuni partiti: l’Italia avrebbe versato più soldi di quelli che avrebbe ricevuto.

Più del doppio dei fondi destinati all’Italia. Questo è quanto ha ricevuto l’Ungheria del premier Orban, con riferimento agli aiuti per l’emergenza legata al coronavirus.

A riportare la notizia è il “Telegraph”, che aggiunge: mentre l’Italia ha ricevuto circa 2,5 miliardi di euro, l’Ungheria ne ha ricevuti circa 5,5 su un totale di 37.

L’Ungheria ha una popolazione decisamente inferiore a quella italiana (circa 10 milioni di abitanti rispetto ai circa 60 milioni dell’Italia, ovvero un sesto) ed ha sofferto una crisi da coronavirus decisamente inferiore a quella del Bel Paese, che risulta invece essere attualmente il più colpito a livello europeo.

Punzecchiata sul tema, la Commissione europea ha ammesso che si tratta di “un’assegnazione non ottimale”; il perché di questa allocazione risiede nel fatto che per distribuire i medesimi fondi, che derivano dal budget europeo, si sono seguite le regole dei programmi di coesione, che favoriscono i Paesi più poveri.

È proprio su questa linea che alcuni partiti italiani (Lega e Forza Italia) avevano votato contro i coronabond poco tempo fa a livello europeo, dopo aver aspramente contestato il Mes (Lega, Forza Italia invece era a favore).

Se venissero applicati i coronabond sulla base dell’attuale regolamento del budget europeo, infatti, l’Italia, in quanto Paese finanziatore netto, finirebbe col versare più fondi di quelli che riceverebbe, portandosi a casa un delta negativo che ancor peggio avrebbe fatto in termini di risorse da poter impegnare in questa emergenza.

La proposta dei coronabond arrivata dai Verdi, inoltre, li riteneva indispensabili per “salvare l’Unione europea e quella monetaria”; ben altra cosa, dunque, del tema emergenziale legato al cornavirus.

La richiesta dei partiti dichiaratisi contrari ai coronabond gestiti in questo modo, si sostanzia invece nel fatto che si dovrebbe far impegnare la Bce nello svolgere il suo ruolo, ovvero di farle acquistare tutti i titoli di Stato nazionali ritenuti necessari.

Supponendo che si adotti questa via, altro punto sarebbe poi quello di capire come immettere correttamente nell’economia reale questi soldi, per non rischiare che rimangono in pancia alle banche.

Coronavirus, Becchi: “Neanche un Dio potrà salvarci”

Nel nome della Sicurezza ci hanno tolto la Libertà.
Cerchiamo di sconfiggere un virus che ha già vinto: Politica, Chiesa e Costituzione sono spariti e, con loro, secoli di civiltà.

(Versione Polacca al link)
(Versione inglese al link – traduzione di Jolanta Micinska – Hercog)

È un momento decisamente incerto, quello che stiamo vivendo.

Alla quiete esterna imposta dalla quarantena, si contrappongono stati d’animo concitati e rigidi decreti.

L’incertezza regna sovrana sotto molti aspetti. Non si conosce il virus fino in fondo, da chi lo parifica all’influenza fino a chi lo tratta come la peggior malattia mai esistita; di conseguenza, non si sa come comportarsi: c’è chi sostiene la tesi del “blocchiamo tutto”, chi quella del “tutto aperto”, passando per chi propone un “socchiuso”.

Una cosa è però certa: questa emergenza sta cambiando le nostre abitudini e sta mettendo in discussione delle Libertà che davamo per scontate.

Ne abbiamo parlato con il professor Paolo Becchi, già ricercatore in Germania nella Università di Saarland, borsista prima del Deutscher Akademischer Austauschdienst (DAAD) e poi della Alexander von Humboldt-Stiftung , ha insegnato anche in Svizzera presso l’Università di Lucerna, ed è attualmente professore ordinario di Filosofia del Diritto presso l’Università di Genova.

Professor Becchi, qual è il suo punto di vista in merito all’attuale situazione?

Il modo in cui apro il mio ultimo libro dal titolo “Democrazia in quarantena” (scritto con Giuseppe Palma), che uscirà per “Giubilei” la prossima settimana, rappresenta bene il mio punto di vista, ovvero citando “Cecità” il romanzo di Saramago: è la storia di un’improvvisa epidemia dove tutti diventano ciechi; e pure noi lo siamo diventati, ma a causa del virus che ha infettato la nostra democrazia, le nostre Libertà , la nostra coscienza e il nostro modo di vivere.

Credo sia inutile continuare a ripeterci “prima o poi riusciremo a sconfiggerlo” perché ha già vinto lui. La cosa più sconcertante alla quale non riesco a trovare una risposta è come sia stato possibile che un Paese abbia nel giro di pochissimo tempo rinunciato progressivamente a Libertà costituzionali da sempre ritenute inalienabili, senza neanche battere ciglio, per salvare la “nuda vita” (che potremmo definire sopravvivenza ) a scapito della Vita con V maiuscola. E con “Paese” intendo tutto il sistema Paese: partendo dalla politica (governo ed opposizione) fino ad arrivare alla Chiesa, passando per l’opinione pubblica e la società civile.

Vede, nel nome della Sicurezza ci hanno tolto la Libertà. Questo è il punto.”

Stiamo pur sempre parlando di una pandemia, l’elevato rischio che porta con sé può aver indotto il governo a prendere decisioni particolarmente forti al fine di non perdere troppe vite umane, non crede?

Capisco tutto, ma c’è modo e modo. Ci basta fare un confronto internazionale: non voglio parlare di Stati che conosco poco come per esempio la Svezia che ha avuto un approccio completamente diverso, ma per esempio in Germania, dove comunque ci sono limiti e sanzioni ben precisi, “il movimento è sempre naturalmente possibile”. Quello che da noi è l’eccezione (uscire solo per fare la spesa), per i tedeschi è la regola.

In Sud Corea hanno adottato un sistema di smart tracking che è diverso dal togliere le Libertà a sessanta milioni di cittadini come sta avvenendo da più di un mese in Italia ; è un po’ quello che ha fatto Zaia in Veneto e che ha dato ottimi risultati.

Aggiungiamoci poi il fatto di aver sacrificato la libertà di espressione: è stata creata una task force che ha come compito quello di individuare tutti coloro che dicono qualcosa che vada contro ciò che loro ritengono giusto.” in questi giorni ho sottoscritto persino un Patto per la libertà di espressione, perché ormai in Italia vige la censura.

Quindi, secondo lei, quello che sta mancando è il ruolo della politica?

Certo, ma non solo.

Stiamo andando avanti a decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri, vale a dire sulla base di atti amministrativi che non passano né dal Parlamento né dalPresidente della Repubblica. Il primo decreto, tra l’altro, era talmente illegittimo che lo stesso premier Conte ha dovuto abrogarlo sostituendolo con un altro.

È evidente che sia evaporato il sistema democratico: non si possono prendere decisioni da stato emergenziale tramite decreti che non possono essere discussi in Parlamento o che non possono essere contestati a livello di Corte Costituzionale proprio perché sono atti amministrativi.

Mentre in Italia è totalmente mancato il rapporto Stato-Regioni, in Germania Angela Merkel ha fatto riunioni su riunioni insieme a tutti i Länder ed insieme hanno deciso zona per zona cosa fosse meglio fare: tutto un alto sistema. Lì, da sempre, il dibattito è stato orientato alla ricerca di un bilanciamento tra Libertà e Sicurezza.

Ma da noi la responsabilità è anche dell’opposizione, perché invece di fare un’opposizione seria, con tutte le difficoltà che ci possano essere, si è limitata sinora in larga parte a giocare a rialzo: se il governo dice “chiudiamo Bergamo” l’opposizione dice “chiudiamo la Lombardia”, se il governo dice “chiudiamo la Lombardia” l’opposizione dice “chiudiamo l’Italia”. Ma si va poco lontano così facendo, siamo ben distanti dai problemi veri.

Ci aggiunga infine che il ruolo della politica, e ripeto tutta, è stato sostituito da professionisti ed esperti. Ora si prendono le decisioni sulla base dei pareri del comitato tecnico-scientifico, le decisione le prendono gli esperti che non sono nemmeno in accordo tra di loro ed esprimono le loro opinioni su certezze che non ci sono perché ad oggi, per esempio, in campo medico è ancora aperta la discussione in merito al fatto se un virus sia o meno una forma di vita. Questi scienziati decidono sulle nostre vite senza avere neanche delle basi certe perché loro stessi dichiarano che il dibattito su cosa sia un virus è ancora aperto.

Siamo passati dallo stato di diritto allo stato terapeutico.

Altri problemi sono l’opinione pubblica e la Chiesa.”

In che senso?

All’estero non si sa niente di quello che accade in Italia, perché all’estero si leggono al massimo due giornali italiani: “La Repubblica” e “il Corriere della Sera”, i quali riportano solo informazioni allineate a quello che la task force detta, come dicevamo prima.

Siamo obbligati alla quarantena e le persone stanno in casa tutto il giorno a guardare la tv, che pubblica di continuo un certo tipo di informazioni: è normale che poi la gente sia anche convinta che quella attuale sia l’unica strada percorribile; è la propaganda, serve a questo.

Conte fa le dirette televisive senza contraddittorio: questo è tipico di un regime autoritario.

Ci aggiunga poi il fatto che con tutte queste censure ed una task force che ha il compito di multare (con carcere e pena pecuniaria) le notizie da loro ritenute false, capirà che si crea anche un clima di paura.

Poi c’è una distrazione di massa: mentre ci tolgono tutte le Libertà, ci fanno concentrare sul problema se il Mes lo abbia firmato Berlusconi nel 2011 o Monti nel 2012. Ok lo ha firmato Monti, ma è rilevante oggi questa discussione ? ”

Parlando di responsabilità ha citato anche la Chiesa, cosa intende?

È venuta completamente meno la libertà di poter avere una degna sepoltura, un funerale, e questo non esiste da nessun’altra parte del mondo: i funerali in Germania si fanno. Qui abbiamo persone che sono morte senza vedere i propri familiari. Moribondi lasciati morire in condizione degradanti. Cadaveri bruciati come residui tossici.

Se, come dice Vico, la civiltà nasce con la sepoltura dei defunti, capiamo che siamo passati dalla civiltà alla barbarie.

La Chiesa ha sempre avuto la massima attenzione per i malati e le loro sofferenze. San Francesco abbracciava i lebbrosi, papa Francesco non ha neanche avuto il coraggio di dissentire da quello che sta succedendo e dire che per un credente almeno l’estrema unzione doveva essere garantita e funerali e degna sepoltura andavano rivendicati.

Nei confronti di altre epidemie la chiesa prevedeva regole specifiche per dare l’estrema unzione ai malati contagiosi; anche oggi ci sono i malati contagiosi, ma è mancato qualsiasi conforto religioso. ”

Se la seguo correttamente e capisco bene quello che intende, possiamo dire che tutto è venuto meno, l’intero sistema Paese. Se così è, quali scenari vede per il futuro?

È stato un grande esperimento sociale per vedere fino a che punto si può spingere un Paese per portarlo alla propria rovina. E l’esperimento è riuscito.

È un Paese che io non pensavo potesse accettare così passivamente tutto quello che ha accettato; un Paese “liberale” che ha rinunciato alle sue libertà fondamentali, un Paese “cattolico” che ha rinunciato al culto dei morti, un Paese “antifascista” che ha rinunciato alle regole democratiche previste dalla sua Costituzione. Un Paese, insomma, privo forze immunitarie.

Il limite è stato superato, a differenza di Heidegger credo che neppure un Dio potrà salvarci .”

Shiva Ayyadurai: il video sul coronavirus che sta facendo il giro del mondo

Shiva Ayyadurai: ecco il video del suo punto di vista sul coronavirus che sta facendo il giro del mondo.
Nomi, cognomi, fatti ed atti di chi c’è dietro secondo lo scienziato indiano-americano.

Shiva Ayyadurai è uno scienziato, ingegnere ed imprenditore indiano americano, detentore del copyright della posta elettronica (EMAIL).

Recentemente ha pubblicamente dichiarato in televisione il suo punto di vista sul coronavirus, facendo anche nomi e cognomi delle persone coinvolte ed in che modo, secondo lui, queste sono appunto coinvolte.

Le sue dichiarazioni stanno avendo un numero altissimo di visualizzazioni in tutto il mondo; a questo link di “Radio Radio” potete trovare uno spezzone significativo del suo intervento, reperibile anche in formato integrale ed in lingua originale su internet e youtube.

Camera Civile Avvocati Prato: “Decreto Conte illegittimo”

La Camera Civile degli Avvocati di Prato attacca il DPCM del 10 aprile 2020: è illegittimo.
Limita libertà costituzionali che possono essere decise solo da atti legislativi parlamentari.

Si scaglia contro il DPCM del 10 aprile 2020, la Camera Civile degli Avvocati di Prato.

Come riporta “tvprato.it“, gli stessi avvocati sostengono che il medesimo DPCM sia “illegittimo“. Più precisamente:

“Il DPCM 10 aprile 2020 altro non è che un atto amministrativo del Presidente del Consiglio dei Ministri che, nel momento in cui limita la libertà di circolazione delle persone prevedendo un contenimento universale per asserite esigenze sanitarie  già si pone in evidente contrasto con gli artt. 16 e 32 Costituzione, oltre che ad impedire lo svolgimento dell’attività lavorativa e di iniziativa economica.”

Stando a quanto la Camera Civile di Prato sostiene, il governo non avrebbe rispettato il dettato costituzionale in quanto avrebbe attribuito con un decreto legge ad un proprio componente il potere di limitare con atti amministrativi le libertà costituzionali, che possono trovare limiti solo in atti legislativi parlamentari.

Si legge poi:

“Questo comportamento sta mettendo a repentaglio la vita economica e sociale del nostro Paese mediante provvedimenti del tutto illegittimi e pertanto la Camera Civile di Prato ha inteso tutelare le libertà costituzionali dei cittadini e delle imprese, invitando ciascun soggetto interessato a far pervenire alla Presidenza del Consiglio analoga istanza.”

Nel farsi promotori dell’iniziativa, gli avvocati della Camera Civile di Prato aggiungono anche che, a detta loro, i numeri non quadrano:

“Secondo i dati ISTAT, nel primo trimestre dell’anno 2020, il numero totale dei morti è in linea con gli anni precedenti, anzi vi sarebbe una qualche diminuzione.
Secondo i dati forniti dalla Protezione Civile, all’attualità vi sarebbero 20.465 morti con un’età media di 78 anni, di cui il 61% con tre o più patologie pregresse, il 20,7% con due patologie pregresse, il 14,8% con una patologia pregressa mentre solo il 3,5% non avrebbe avuto nessuna patologia. Quindi, il numero dei soggetti morti per Covid-19 senza patologie pregresse sarebbero 716, che rappresenta in confronto della popolazione italiana lo 0,0011%, mentre alla data odierna il totale di chi ha contratto il Covid-19 (comprensivi i positivi 103.616, i guariti 35.345 ed i morti 20.465) pari a 159.516 persone sarebbe lo 0,264% della popolazione.
Tali numeri non sembrano essere stati adeguatamente valutati ai fini di effettuare il contemperamento degli interessi della nazione.”

Concludono, infine, gli avvocati:

“Il DCPM 10 aprile 2020 è quindi illegittimo al pari della norma presupposta consistente nel D.L. 19/2020 violando gli art. 1, 4, 16, 32, 35 e 41 della Costituzione.”