Draghi: impegno per libertà donne afghane

Intervento del premier italiano al G20.
Aumentare libertà e diritti fondamentali.

Intervenendo al G20 Conference on Women’s Empowerment, nel suo messaggio di apertura il premier italiano ha invitato a difendere la situazione in cui ora si trovano le donne afghane:

Non dobbiamo illuderci: le ragazze e le donne afghane sono sul punto di perdere la loro libertà e la loro dignità, di tornare alla triste condizione in cui si trovavano vent’anni fa. Rischiano di diventare ancora una volta cittadine di seconda classe, vittime di violenza e di discriminazioni sistematiche, soltanto per il fatto di essere donne. Il G20 deve fare tutto il possibile per garantire che le donne afghane mantengano le loro libertà e i loro diritti fondamentali, in particolare il diritto all’istruzione. Le conquiste raggiunte negli ultimi vent’anni devono essere preservate.

Draghi ha poi continuato il suo discorso come di seguito:

In quanto paesi del G20, abbiamo degli obblighi non soltanto nei confronti dei nostri cittadini, ma anche nei confronti della comunità globale. Dobbiamo difendere i diritti delle donne ovunque nel mondo, soprattutto dove esse sono minacciate. L’Italia è pienamente impegnata nella lotta contro le disuguaglianze di genere e riteniamo che il G20 possa svolgere un ruolo fondamentale nel sostenere le donne in tutto il mondo. Durante la Presidenza italiana, abbiamo adottato misure concrete per migliorare la posizione delle donne nel mondo del lavoro, promuovere la loro emancipazione e rimuovere gli ostacoli che frenano le loro carriere.

Infine, ha concluso l’ex presidente della Bce e governatore della Banca d’Italia:

A giugno abbiamo adottato una tabella di marcia volta a raggiungere e superare l’obiettivo fissato a Brisbane, che prevede di ridurre del 25% entro il 2025 i divari di genere nel tasso di partecipazione alla forza lavoro nei Paesi del G20. La tabella comprende 17 indicatori che consentono di monitorare i progressi raggiunti verso la piena parità di genere nel mondo del lavoro. Ogni perdita di talento femminile è una perdita per tutti noi.

(Foto da internet)

Principe Carlo: è bufera per lo stipendio

Retribuzione da circa 45.000 euro l’ora.
Il grosso proviene dalla rendita del Ducato di Cornovaglia.

(Foto da VanityFair.it)

È finito un’altra volta nel mirino delle critiche, il principe Carlo.

Sta volta la questione è inerente al suo stipendio e ad attaccarlo, ancora una volta, è “Republic”, gruppo antimonarchico che da anni si batte per l’abolizione dei privilegi della Royal Family.

Secondo “Republic” l’erede al trono riceverebbe uno stipendio, perlopiù derivante dai proventi del Ducato della Cornovaglia, decisamente sostanzioso rispetto al lavoro svolto: stimano infatti che Carlo lavorerebbe 4 mesi all’anno per un reddito stimato di 20 milioni di sterline, tradotto 38.000 sterline all’ora (ovvero circa 45.000 euro).

Le leggi che permettono il tutto risalgono al 1337, quando Edoardo III, per garantire indipendenza economica al figlio ed erede Edoardo (conosciuto come il “Principe Nero”) istituì il ducato; attualmente i proventi della tenuta privata sono per finanziare le attività pubbliche, private e caritatevoli di Carlo, come erede al trono.

Già circa 10 anni fa, sempre Republic, aveva chiesto l’abolizione della pratica medievale dei bona vacantia ma la Famiglia Reale aveva a suo tempo specificato che i proventi, proprio per volere dello stesso principe Carlo, andavano a grandi opere di beneficenza. Republic incalzò chiedendo che lo Stato gestisse direttamente i soldi.

Ad oggi, l’erede al trono Carlo eredita di default beni e terre da persone passate a miglior vita, residenti in Cornovaglia, che non hanno eredi né lasciano un testamento. Tali capitali sono esentasse, anche se dal 1993 il Principe di Galles paga al fisco l’imposta sul reddito e sulle plusvalenze, per quanto questa sia molto meno di quanto un cittadino con il suo stesso tenore di vita verserebbe allo Stato.

Il Dr. Hoffe spiega gli effetti del vaccino

Lytton evacuata per “incendi spontanei”, ma Hoffe ha salvato il suo portatile.
Consigliata la visita del D-dimero.

(Foto da internet)

Il Dr. Charles Hoffe stava e sta studiando gli effetti del vaccino tra i suoi pazienti, quando ha dovuto abbandonare la città di Lytton (in Canada), distrutta per il 90% da “incendi spontanei”.

Nell’evacuare la città, però, il Dr. Hoffe è riuscito a portare con sé il suo portatile, nonostante il suo studio sia stato completamente distrutto.

Hoffe spiega, dal suo punto di vista, gli effetti del vaccino dichiarandosi preoccupato e consigliando un esame D-dimero per verificare i coaguli del sangue.

La sua intervista televisiva, della durata di 8 minuti, è reperibile a questo link con le traduzioni in italiano.

La Parola ai Lettori – 16 anni fa in UK il progetto per combattere il coronavirus

Il piano è del 2005 ed è stato archiviato a Whitehall.
Prevede come combattere un virus aereo che arriva dalla Cina.

Dopo l’inquietante report firmato Rockefeller datato 2010 ed in cui si prevedeva punto per punto l’attuale pandemia (approfondimento al link), riportato poi anche al parlamento olandese da Baudet, leader di FvD (approfondimento al link), arriva un’altra interessante segnalazione da parte dei nostri lettori.

Non bastavano le similitudini con film ed un libro che aveva predetto nel dettaglio il coronavirus addirittura 40 anni fa (approfondimento al link).

Dopo la Sars, infatti, il Regno Unito ha elaborato un piano per combattere un virus aereo che arriva in Gran Bretagna dalla Cina; il documento del 2005, ovvero 16 anni fa, è stato archiviato a Whitehall ed apparentemente non è mai stato utilizzato.

Si parla di come isolare un focolaio di coronavirus ed Ex consiglieri del governo dicono a Samuel Lovett che questa guida per combattere un’epidemia avrebbe potuto salvare decine di migliaia di vite: le sue linee guida, infatti, dalla limitazione dei viaggi all’interruzione degli eventi definiti “super-diffusori” sono sorprendentemente simili alle misure tardive introdotte per combattere il Covid-19.

A riportare la notizia è The Indipendent che, tra le altre informazioni, riporta anche l’intervento di Sir David King, capo consulente scientifico dal 2000 al 2007:

È stato trascurato (il progetto), credo che decine di migliaia di vite sarebbero state salvate. Penso che anche l’economia sarebbe stata in una situazione molto migliore.

Altra manifesta incapacità dei governanti nell’agire, dopo i ritardi nell’elargire i fondi (il famoso Recovery fund deve di fatto ancora partire), dopo le molto contraddizioni (lockdown ed impossibilità di uscire dal comune di residenza ma sbarchi fuori controllo, preoccupazioni sulla variante Delta proveniente dall’Inghilterra ma europei giocati proprio lì e con gli stadi pieni, con i bonus vacanze dati per poi accusare i cittadini di aver viaggiato, eccetera), dopo i DPCM e le varie normative incostituzionali, dopo aver inoculato con vaccini sostanzialmente sperimentali anche i bambini.

Ma in che mani siamo?

L’articolo completo è reperibile qui.

Ringraziamo M. C. per la segnalazione.