Addestramento Ue in Libia fermo dal 2020

Pressioni turche impediscono l’avvio dell’operazione Ue Irini.
La Turchia avvia il proprio addestramento alla guardia costiera libica.

L’operazione Ue Irini, inerente all’addestramento della guardia costiera libica da parte dell’Ue, è stata lanciata il 31 marzo 2020. Ma da allora non è mai iniziata.

Stando a quanto riporta l’Ansa, infatti, vi sono resistenze dalla parte libica che dipenderebbero da pressioni turche.

Proprio la Turchia, invece, ha iniziato il suo addestramento, tramite le proprie forze sul campo, nei confronti della guardia di costiera libica.

L’Ue sostiene di essere impegnata nel tentativo di risolvere la questione, ma la vera speranza è il tutto si sblocchi dopo le elezioni, a seguito delle quali potrebbero arrivare gli appelli per il ritiro delle forze straniere.

Ancora una volta, dunque, l’Ue si dimostra un carrozzone burocratico, macchinoso, lento, costoso ed inefficace.

Ue contro Orban: “legge anti lgbt vergognosa. Riparino o useremo nostri poteri”

La Von der Leyen punto il dito anche contro la Polonia.
Possibilità di ricatto sul Recovery fund?

(Foto da internet)

Non ha mezzi termini, la presidente della Commissione europea, in merito alla legge ungherese definita anti lgbt.

Ursula Von der Leyen, infatti, ha minacciato l’Ungheria di usare tutti i poteri a sua disposizione nel caso in cui il Paese di Orban non aggiusti il tiro secondo i parametri europei:

Se l’Ungheria non aggiusterà il tiro la Commissione userà i poteri ad essa conferiti in qualità di garante dei trattati, dobbiamo dirlo chiaramente noi ricorriamo a questi poteri a prescindere dallo stato membro. I capi di stato e di governo hanno condotto una discussione molto personale ed emotiva sulla legge ungherese, praticamente l’omosessualità viene posta a livello della pornografia, e questa legge non serve alla protezione dei bambini, è un pretesto per discriminare. Questa legge è vergognosa.

Stando a quanto riportato dall’Huffpost, la Von der Leyen ha poi continuato specificando quanto di seguito:

La norma contraddice profondamente i valori fondamentali dell’Ue: la protezione delle minoranze, della dignità umana, dell’uguaglianza e la protezione dei diritti umani. Questi valori si trovano ancorati nell’articolo due del nostro trattato. I capi di governo e di stato hanno deciso di sostenere pienamente la Commissione e naturalmente io utilizzerò tutti gli strumenti che sono a disposizione della Commissione per difendere questi valori fondamentali.

L’attacco della presidente della Commissione, però, non è finito lì. La lente di ingrandimento si è infatti poi spostata sulla Polonia:

Non possiamo restare a guardare quando ci sono regioni che si dichiarano libere dagli Lgbt. Non lasceremo mai che parte della nostra società sia stigmatizzata a causa di quello che si pensa, dell’etnia, delle opinioni politiche o credi religiosi. Non dimentichiamo che quando difendiamo parti della nostra società noi difendiamo la libertà di tutta la nostra società.

Resta da capire quali siano, nello specifico, i ricatti che Ursula Von der Leyen ha in mente. Una leva, forse, potrebbe essere quella di non far concedere ai Paesi interessati gli aiuti del Recovery Fund.

Pnrr italiano: arriva l’ok dall’Ue

Von der Leyen: “Piano ambizioso, appoggio totale”.
Tra 4 settimane via agli aiuti (in ritardo): spalmati nel tempo e da gestire bene.

Il Pnrr italiano, ovvero il Piano nazionale di ripresa e resilienza, è stato approvato dall’Ue.

La conferma arriva direttamente dalla presidente della Commissione Ue, Ursula Von der Leyen, che più precisamente ha dichiarato quanto di seguito:

Oggi sono qua per annunciarvi che avete l’appoggio totale della Commissione europea: soddisfa i nostri esigenti criteri, è un piano ambizioso e lungimirante. La nostra approvazione è una pietra fondamentale per l’erogazione di 191,5 miliardi di euro nei prossimi anni; una volta approvato dal Consiglio, fra 4 settimane, saremo pronti ad erogare i primi fondi.

Ursula Von der Leyen ha poi concluso il suo intervento sottolineando che l’Ue ha ancora tanta strada da fare insieme e che questo passo non è l’inizio di una più forte collaborazione e coordinazione. Le parole della presidente della Commissione europea, rivolte in particolare al premier Draghi consegnandogli la valutazione della stessa Commissione Ue, sono state le seguenti:

Mario, non è la fine del nostro percorso, ma l’inizio.”

È passato più di un anno dall’inizio della pandemia e l’Ue si è confermata un carrozzone lento e macchinoso, incapace di rispondere con prontezza alla crisi rispetto ad altre realtà (Usa, Cina e Giappone per fare degli esempi).

L’Italia, da parte sua, si è dimostrata forse troppo succube dell’Ue (rispetto alla Polonia, per esempio – approfondimento al link) tanto da aver avuto il peggior impatto in termini di Pil (approfondimento al link).

Ora ci sarà da aspettare altre 4 settimane per l’approvazione, quindi di fatto un mese, e finalmente si comincerà a vedere qualche segnale concreto, anche se spalmato nel tempo e da gestire evitando sprechi visto che già le premesse lasciavano sorgere qualche dubbio dimostrando che l’emergenza non fosse sanitaria (approfondimento al link).

Commissione europea: procedura d’infrazione contro la Germania

La questione è legata all’acquisto di titoli messo in discussione dal tribunale tedesco.
La Bce era accusata di essere andata oltre il suo mandato.

La Commissione europea avvierà una procedura d’infrazione contro la Germania.

È quanto riportano due fonti a Reuters, in merito al tema legato all’acquisto di bond.

Più precisamente, un tribunale tedesco aveva messo in discussione gli acquisti di titoli della Bce, che già avevano ottenuto il via libera della Corte di giustizia, ed ora la Commissione vuole appurare se il medesimo tribunale abbia violato la legislazione Ue.

La sentenza emessa dalla Corte costituzionale tedesca, emessa a maggio del 2020, aveva stabilito che la Bce era andata oltre il suo mandato con gli acquisti dei bond.

Sempre la fonte, più nel dettaglio, avrebbe aggiunto quanto di seguito:

La sentenza presenta un pericoloso precedente per la legge Ue, in merito alla pratica della Corte costituzionale tedesca e in merito ai principali tribunali e alle corte costituzionali di altri stati membri.”

Corte dei conti Ue boccia Frontex

“Inefficace nel proteggere i confini”.
L’Agenzia è ritenuta inadeguata al ruolo e rea di non aver prodotto documentazione sull’operato.

La Corte dei conti Ue attacca l’operato di Frontex, l’agenzia Ue per il controllo delle frontiere esterne.

Dopo anni di denunce da parte di partiti e cittadini tacciate come razzismo, arriva anche una fonte ufficiale europea a bocciare la gestione dei flussi migratori.

La Corte dei conti Ue, infatti, boccia l’operato di Frontex:

Non ha aiutato con sufficiente efficacia gli Stati membri ed i Paesi associati Schengen a gestire i loro confini; il suo operato non sarebbe idoneo a contrastare l’immigrazione illegale e la criminalità transfrontaliera.

Frontex, dunque, “non ha pienamente adempiuto” al mandato ricevuto nel 2016, volto a sostenere gli Stati europei nella lotta all’immigrazione illegale e alla criminalità transfrontaliera ed ha “sollevato dubbi anche sulla sua capacità di svolgere efficacemente il nuovo ruolo operativo che le è stato assegnato”.

Uno dei membri della Corte responsabile della relazione, Leo Brincat, è intervenuto come di seguito:

Le mansioni affidate a Frontex alle frontiere esterne dell’Ue sono fondamentali per la lotta alla criminalità transfrontaliera ed all’immigrazione illegale; nondimeno, Frontex non le assolve attualmente con efficacia. Ciò desta particolare preoccupazione nel momento in cui vengono conferite a questa Agenzia responsabilità aggiuntive.

Ancora, nella nota si legge che la Corte dei conti ha rilevato “lacune ed incoerenze”, aggiunte al fatto che “le operazioni congiunte non sono ancora sufficientemente sviluppate nelle attività quotidiane”.

Altra cosa grave è “la mancanza di una rendicontazione sull’efficienza e sui costi”; in particolar modo dopo che nel 2019 era stato approvato un nuovo regolamento (“non corroborato da alcuna valutazione preliminare”, si precisa) prevedente il raggiungimento di un organico operativo fino a 10.000 unità entro il 2027 (rispetto ai 750 agenti del 2019) ed il raddoppio della dotazione finanziaria, che arriverà dunque attorno ai 900 milioni di euro all’anno.

Una cifra che proprio la Corte dei conti ritiene “Un importo ingente, deciso senza neanche accertare di cosa abbia bisogno Frontex per espletare il nuovo mandato e senza valutarne in alcun modo l’impatto sugli Stati membri.”. Chiude, infine, il report:

Alla luce dei molteplici rilievi formulati e visto che l’Agenzia non si è ancora adeguata ai requisiti del mandato del 2016, non è pronta a dare efficace attuazione al mandato ricevuto nel 2019.