India tratta import grano russo

Mentre il grano ucraino trova difficoltà ad essere piazzato in Ue, l’India negozia con la Russia.

L’India è in trattative con la Russia per l’importazione di grano a prezzi scontati rispetto a quelli globali, in una rara mossa che punta ad aumentare le forniture e frenare l’inflazione dei generi alimentari in vista delle elezioni generali e negli stati del prossimo anno.

Lo hanno riferito quattro fonti, riportate da Reuters.

Le forniture consentirebbero a Nuova Delhi di intervenire più efficacemente sul mercato per far diminuire i prezzi del grano, che a luglio hanno portato l’inflazione ai massimi di 15 mesi.

Più precisamente, Reuters riporta quanto di seguito:

Il governo sta esplorando la possibilità di importare attraverso il commercio privato e gli accordi tra governi. La decisione sarà presa con cautela“.

Da anni l’India non utilizza accordi diplomatici per importare grano: l’ultima volta che l’India ha importato una quantità significativa di grano è stato nel 2017, quando sono stati spediti 5,3 milioni di tonnellate attraverso i commercianti privati.

Il piano del governo di ricevere il grano russo è una delle misure prese in considerazione, rispetto all’offerta, per abbassare i prezzi di beni fondamentali come il carburante, i cereali e i legumi, insieme all’estensione di programmi nelle aree rurali per alleviare l’impatto dell’inflazione sulle fasce povere, hanno detto due delle fonti a conoscenza della questione.

Nel frattempo, la Polonia si è opposta all’importazione del grano ucraino perché penalizzerebbe la propria economia (approfondimento al link) mentre la Lituania ha aperto alla possibilità di gestirlo (approfondimento al link).

Grano dall’Ucraina: la Lituania offre l’accesso

Si parla del fiume Niemen.
Dopo l’opposizione della Polonia rimane il rischio economico per i Paesi Ue.

La Lituania ha proposto di consegnare grano ucraino al porto attraverso il fiume Niman.

L’utilizzo di un corridoio d’acqua interno può essere la migliore soluzione logistica e contribuirebbe anche allo sviluppo del trasporto merci sul fiume più grande del paese.

Quando si trasporta il grano ucraino su rotaia e lo si ricarica a Kaunas, sarebbe necessario cambiare binario e trasbordare il carico da un treno all’altro, non una ma due volte.

L’eliminazione del trasferimento aggiuntivo del grano ridurrebbe significativamente i costi: il trasporto di merci per vie navigabili interne può essere più economico del 30-40% rispetto a quello via terra.

Inoltre, come riporta Italpress, è possibile migliorare le capacità di stoccaggio e trasbordo del grano dell’azienda Linas Agro, già operativa presso gli ormeggi di Niemen.

La costruzione della linea ferroviaria europea per Klaipeda richiederà tempo, tuttavia la Lituania potrebbe ricevere grano ucraino e altri carichi nel porto di Klaipeda includendo le sue vie navigabili interne nella catena di trasporto.

Il porto potrebbe diventare un’alternativa ai porti polacchi di Danzica e Gdynia, dopo la recente presa di posizione della Polonia di voler limitare gli acquisti di grano ucraino dicendo che penalizzano l’economia locale (approfondimento al link).

L’Ue, che si è schierata contro la decisone polacca, deve però capire le conseguenza economiche per i Paesi membri che queste decisioni potrebbero avere.

Austria contro Ue: pagare in contanti è un diritto

Gli austriaci tra i più fedeli al contante in Europa.
Inserire il “diritto al contante” in Costituzione.

La possibilità di continuare a utilizzare contanti per i pagamenti, insieme a carte e valute digitali, dovrebbe essere sancita dalla Costituzione.

Questo è il parere del cancelliere austriaco Karl Nehammer che, stando a quanto riporta Il Giornale, più precisamente ha dichiarato quanto di seguito:

Sempre più persone temono che il contante possa essere limitato come mezzo di pagamento, ma la gente ha diritto al contante. Solo in Austria, ogni anno vengono prelevati 47 miliardi di euro dagli sportelli automatici. In media, ogni austriaco porta con sé 102 euro in contanti”.

Il premier ha poi ricordato che nel Paese il 67% dei pagamenti inferiori a 20 euro viene pagato in contanti.

Per preservare il diritto di pagare in contanti, Nehammer ha annunciato un piano in tre punti da realizzare insieme al ministro delle Finanze Magnus Brunner: inserire il “diritto al contante” in Costituzione, nuove norme sul contante e l’obbligo per la banca nazionale di fornire il flusso di cassa necessario.

A settembre è in programma una riunione tra rappresentati del governo, dell’industria e della banca centrale per attuare il progetto, ha ribadito Nehammer.

Le conseguenze dei super tassi: tagliato credito alle imprese

-5% (33,3 miliardi) negli ultimi 12 mesi.
In Italia chi ha sofferto di più è Trieste.

Nei 12 mesi terminati nello scorso maggio i prestiti bancari alle imprese italiane (società non finanziarie) sono calati del 5% (-33,3 miliardi di euro).

Tra i 20 Paesi dell’Eurozona solo Cipro ha avuto un risultato peggior.

Tra i big, invece, spicca il +7,4% della Germania e il +4,5% della Francia, mentre solo la Spagna ha subito una contrazione (-2,8%) che, comunque, è risultata più contenuta di quella italiana.

È quanto ha rilevato la Cgia di Mestre analizzando i dati della Bce, poi ripresi anche da Il Giornale.

Tra le province italiane la più interessata dal credit crunch è stata Trieste che ha segnato un calo degli impieghi vivi (vale a dire al netto delle sofferenze) alle imprese del 15% (-673,8 milioni).

Seguono Aosta con il -14,6% (290,7 milioni), Biella con il -12,7% (- 232 milioni), Savona con il -12,2% (251,2 milioni) e Cagliari con il -11,6% (-384,3 milioni di euro).

In termini assoluti la realtà più penalizzata è stata Roma con una contrazione di 5,1 miliardi di euro.

Nell’ultimo anno i depositi bancari delle imprese italiane sono scesi del 4,3% (-21,5 miliardi).

Dal 2011 il trend dei prestiti bancari alle aziende è in costante calo; una lieve inversione di tendenza c’è stata tra i primi mesi del 2020 e settembre 2022, grazie alle garanzie pubbliche misure messe in campo dai governi Conte che hanno consentito di accedere al credito con maggiore facilità.

Nell’ultimo anno la tendenza ha cambiato segno. L’aumento dei tassi di interesse ha contribuito in misura determinante a ridurre il flusso dei prestiti alle attività economiche e a pagarne maggiormente le conseguenze sono state le Pmi.

Quelle con meno di 20 dipendenti hanno subito il calo degli impieghi vivi del 7,7% (-9,5 miliardi). Per quelle con almeno 20 impiegati, invece, il taglio è stato della metà: -3,8% (-22,5 miliardi di euro).

Se il ritorno dell’inflazione ha comportato un generale impoverimento delle famiglie italiane, le banche, invece, hanno registrato risultati di bilancio straordinariamente positivi.

Nel 2022, infatti, gli istituti di credito del nostro Paese hanno totalizzato, al netto delle imposte, 21,8 miliardi di euro di utili, praticamente 8 miliardi in più rispetto al 2021 (+58%).

Questa situazione è stata confermata anche nei primi sei mesi di quest’anno.

Tra i primi gruppi bancari presenti in Italia la crescita percentuale degli utili è stata molto positiva. Solo uno, Bper Banca, nonostante un utile netto di 705 milioni di euro, ha registrato un calo (-49,1%).

Appare evidente, sostiene la Cgia, che nell’ultimo anno – con tassi attivi praticati sui depositi pari allo zero virgola e quelli negativi applicati sui prestiti o sui mutui saliti attorno al 5% – la politica monetaria della Bce ha favorito il conseguimento degli ottimi risultati di bilancio conseguiti dagli istituti di credito.

Gli artigiani mestrini auspicano che questi vantaggi economici accumulati nell’ultimo anno e mezzo vengano in parte redistribuiti, riconoscendo, ad esempio, una remunerazione “dignitosa” a chi continua a tenere i propri risparmi nel conto corrente bancario.

Quali sono i 10 lavori più pagati in Italia?

La specializzazione gioca un ruolo importante.
La laurea è spesso richiesta per poter esercitare le professioni più retribuite.

Conoscere i lavori più pagati in Italia è importante per coloro che sono alla ricerca di una carriera redditizia.

Secondo i dati raccolti dall’Istat nel 2021, i lavori più pagati sono quelli del settore medico, bancario e amministrativo.

La specializzazione gioca un ruolo importante nel raggiungimento di un reddito elevato e molte delle professioni più pagate richiedono una laurea.

Ecco qual è la classifica stilata da Wall Street Italia:

  1. Notaio: 265.000 euro l’anno
  2. Medico: 75.000 euro l’anno
  3. Pilota d’aereo di linea: 74.400 euro l’anno
  4. Titolare di farmacia: 60.000 euro l’anno
  5. Web marketing manager: 57.000 euro l’anno
  6. Consulente finanziario: 55.000 euro l’anno
  7. Software engineer: 39.000 euro l’anno
  8. Ingegnere: 38.000 euro l’anno
  9. Commercialista: 36.000 euro l’anno
  10. Avvocato: 35.800 euro l’anno