Auto elettriche: fallisce anche Next.e.GO

La start-up tedesca dichiara bancarotta.
L’elettrico non decolla, problemi già dal 2020.

Un’altra start-up di veicoli elettrici entra ufficialmente in bancarotta.

La tedesca Next.e.GO Mobile, infatti, ha comunicato di aver presentato l’istanza per la procedura di insolvenza presso il tribunale distrettuale di Aquisgrana.

Secondo quanto comunicato dalla stessa Next.e.GO Mobile, l’insolvenza è diventata inevitabile a causa di diversi fattori negativi, tra cui “recenti sviluppi avversi e difficoltà nel settore dei veicoli elettrici“, “volatilità nei mercati dei capitali“, “condizioni di mercato sfavorevoli“, tensione finanziaria ed una generalizzata incertezza che ha “ostacolato” la raccolta di nuove risorse finanziarie.

Ad ogni modo, la società, che già nel 2020 era entrata per la prima volta in amministrazione straordinaria, era da tempo in difficoltà a causa dei ritardi nell’omologazione dell’e.wave X, l’erede della prima vettura lanciata nel 2017, la e.GO Life.

Nonostante l’avvio delle prenotazioni già nell’ottobre del 2022 e la raccolta di 11 mila ordini, come riporta Quattroruote, l’ultima novità di prodotto non è mai arrivata sul mercato.

Automotive: a Torino sciopero provinciale

Parteciperanno i lavoratori del gruppo Stellantis e aziende dell’indotto.
Crollo dei volumi dovuti alla 500 elettrica e alle mancate nuove assegnazioni di Stellantis.

È stato fissato per venerdì 12 aprile lo sciopero di otto ore dei lavoratori del settore automotive della provincia di Torino, lanciato la settimana scorsa dai principali sindacati di categoria.

Lo comunicano Fim, Fiom, Uilm, Fismic, UglM e Aqcf Torino in una breve nota, ripresa da Reuters.

La mobilitazione coinvolgerà sia i lavoratori del gruppo Stellantis sia quelli delle aziende dell’indotto.

L’obiettivo è sensibilizzare le istituzioni e l’intero comparto riguardo la situazione di difficoltà che sta attraversando il settore auto a Torino.

Alla base dell’iniziativa ci sono le crescenti preoccupazioni legate al futuro di Mirafiori.

L’impianto torinese sta infatti soffrendo un notevole calo dei volumi, causato dalla debole domanda di mercato per la Fiat 500 elettrica e dall’uscita di produzione di modelli Maserati, mentre al momento mancano ancora nuove assegnazioni produttive da parte di Stellantis.

Tesla: stop in Germania per incendio doloso

Estremisti di sinistra rivendicano l’azione.
Ambientalisti occupano la foresta vicina alla fabbrica per impedirne l’espansione.

La fabbrica Tesla di Grünheide, a 50 chilometri da Berlino, unica gigafactory europea del costruttore americano (produce solo Model Y), è rimasta ferma martedì mattina a causa di un black-out.

Il motivo è un incendio in una sottostazione vicino alla fabbrica, che ha provocato, secondo la stampa tedesca, un’interruzione di corrente nello stabilimento e nella vicina città di Erkner.

Sarebbero interessate anche aree della capitale, stando a quanto riporta Il Sole 24 Ore.

Più nel dettaglio, come ha riferito la Bild, alle 4,50 del mattino si è verificata una forte esplosione nella sottostazione di Steinfurt e un traliccio ha preso fuoco.

Alle 5,15 i vigili del fuoco si sono messi in azione per spegnere l’incendio nella zona di Goßen-Neu Zittau, ha confermato la polizia.

I lavori di spegnimento sono stati ritardati perché accanto a un trasformatore in fiamme è stata scoperta una tenda con un messaggio di avvertimento: “Ordigni sepolti qui”. Sono quindi intervenuti gli artificieri.

Il gruppo estremista di sinistra “Vulkan” ha rivendicato l’azione come protesta contro la casa automobilistica americana: “Abbiamo sabotato Tesla”, hanno scritto in una nota riportata dal “Tagesscahu”.

Il gruppo era già sospettato di aver appiccato un incendio doloso alla rete elettrica nel cantiere della Tesla nel 2021.

Dalla fine della scorsa settimana, circa 100 ambientalisti hanno occupato una foresta vicino alla fabbrica Tesla e hanno costruito case sugli alberi per impedire l’espansione della gigafactory, bocciata di recente da un referendum locale.

Il 65% dei votanti lo scorso 21 febbraio si è opposto al piano di Tesla, che prevede l’abbattimento di 100 ettari di foresta per far posto, oltre che all’impianto, a una stazione ferroviaria, a magazzini ed a un asilo nido.

Il voto non è vincolante ma i consiglieri comunali hanno affermato di volere rispettare la volontà della comunità.

Stellantis: fine produzione Fiat 500 e Lancia Y a combustione

L’azienda verso lo stop produttivo dei modelli in Polonia.
La nuova Lancia Y completamente elettrica sarà prodotta in Spagna.

Si avvicina la fine della possibilità di omologazione, e quindi di produzione, delle piccole auto Fiat nello stabilimento di Tychy, in Polonia.

Di conseguenza, l’azienda dovrebbe ottenere nuovamente l’omologazione, il che, alla luce dei mutevoli requisiti di sicurezza dell’UE e dei piani di Stellantis per la produzione esclusivamente di auto elettriche, sembra poco conveniente.

Anche se l’auto sarebbe soggetta a un aggiornamento, la presentazione della nuova Lancia Ypsilon, completamente elettrica e prodotta in Spagna, fa immaginare la chiusura della produzione in Polonia.

Ciò significa che le Fiat 500 e le Lancia Ypsilon a combustione prodotte a Tychy passeranno alla storia, almeno in Europa.

Come riporta Polonia Oggi, possono ancora essere prodotte per altri mercati, ad esempio per l’Africa, dove vengono già inviate in forma di kit di montaggio SKD.

La produzione di vari modelli Fiat avviene ora nello stabilimento in Algeria, dove Stellantis ha investito 200 milioni di euro (approfondimento al link).

Cosa succederà ai terreni lasciati liberi dalle Fiat 500 e dalle Lancia Ypsilon a combustione? Al momento non ci sono informazioni chiare.

Una delle opzioni è il trasferimento di parte della produzione in Italia o un aumento della collaborazione con la società cinese produttrice di auto elettriche, Leapmotor.

La produzione di auto elettriche cinesi in Polonia potrebbe essere il primo passo verso una produzione completa di tali veicoli a Tychy.

Tuttavia, al momento sono solo speculazioni, anche se l’importanza crescente delle auto elettriche sul mercato europeo rende questa opzione sempre più probabile.

Nel frattempo, pare invece sempre più probabile lo spostamento della produzione Marelli in Polonia (approfondimento al link).

Marelli: Stellantis sposta la produzione in Polonia

Con la transizione elettrica spariscono le storiche aziende della filiera dell’auto.
320 posti di lavoro a rischio.

Con la transizione elettrica in atto le storiche aziende della filiera dell’auto rischiano di scomparire una dopo l’altra.

Ed ora Stellantis, delocalizzando la produzione, rischia di fare a meno anche della Marelli, già ceduta alla giapponese Ck Holding nel 2018.

La fabbrica di marmitte Marelli Gts, in via Carlo Emanuele II a Venaria, chiuderà infatti i battenti per sempre questa primavera perché la produzione è stata spostata negli stabilimenti di Caivano (Napoli) ed in Polonia, come riporta TorinoCronaca.

All’interno dello stabilimento i 68 operai rimasti verranno assorbiti dall’altro polo produttivo di Venaria, la Marelli Lighting, in via Cavallo, in cui si realizzano i fanali, e in cui rischiano il posto di lavoro ben 320 lavoratori, assunti con contratto di somministrazione in scadenza in questi giorni.

Proprio questi dipendenti, i più giovani, potrebbero quindi restare a spasso.

Probabilmente non tutti, ma è evidente che Marelli sta patendo la “dipendenza” di Stellantis, che fornisce quasi la totalità delle commesse al gruppo.

Lo confermano anche i sindacati Fim-Cisl, Fiom-Cgil, Uilm, Fismic e AqcgR che ieri pomeriggio si sono riuniti per discutere dei temi produttivi e lavorativi dell’azienda:

Il 2024 evidenzia una riduzione dei volumi produttivi tra il 13% e il 15% dovuto prevalentemente al calo della 500 bev prodotta a Mirafiori. È evidente che il complesso quadro del settore automotive sul territorio sta impattando negativamente anche sulle produzioni Marelli. Siamo molto preoccupati per lo spostamento e la localizzazione in Polonia del Ducato My 2021 e di una quota del My 2014 che vengono prodotti a Venaria. La direzione ci ha spiegato che si tratta di una richiesta del cliente Stellantis.

Sul tema è intervenuta anche Cinzia Pepe, segretaria provinciale Uilm:

Il 90% della produzione di Marelli è legato a Stellantis e nel 2026 i vecchi Ducato verranno sostituiti da un nuovo modello ma non è chiaro se verrà prodotto anche questo in Polonia. Stiamo discutendo, e lo faremo anche in assemblea nazionale il 7 marzo, affinché la produzione resti qui, così come i 320 lavoratori somministrati a rischio: ci auguriamo vivamente che vengano tutti confermati perché sono indispensabili per l’azienda”.