Autore: Francesco Puppato
Blackstone acquista tutti gli immobili di Compagnia Reale per 1,1 miliardi
Nel pacchetto anche alcuni degli edifici più storici di Milano.
I 330 soci: le imposte sarebbero state altissime.
Storico accordo di compravendita: Reale Compagnia cede tutti gli immobili a Blackstone.
L’atto tra il fondo statunitense ed i 330 soci che compongono storica società milanese fondata nel 1862 da alcuni tra le più aristocratiche famiglie milanesi è stato recentemente stipulato e prevede il passaggio in mani americane anche di parte di edifici tra i più storici di Milano.
La cifra concordata è pari a 1,1 miliardi di euro e comprende, tra i vari, un isolato del quadrilatero in via Montenapoleone 8, un complesso di palazzi da via Manzoni a via Andegari, il palazzo del bar Magenta, immobili in via Monti, l’albergo Melià di piazza della Repubblica ed anche la Galleria Subalpina a Torino.
Reale Compagnia, che per statuto cedevano le proprie quote solo ad eredi e successori, vedeva tra i suoi componenti i Balossi Restelli, i Medici di Marignano, i Premoli Trovati, i Brambilla di Civesio, i Barbiano di Belgiojoso, i Cavagna di Gualdana, i Melzi D’Eril, i Borromeo, i Sioli Legnani, Luca Padulli di Vighignolo.
La decisine di vendere in blocco gli immobili è stata presa alla luce del fatto che dal 2020 gli immobili, che prima erano ad un costo storico di complessivi 80 milioni di euro, erano stati rivalutati a 1,2 miliardi di euro, comportando la necessità di pagare alle banche 140 milioni di imposte.
Green pass obbligatorio al lavoro: ok dalla Camera
Il governo aveva posto la fiducia: 300 favorevoli e 33 contrari.
Clamorosa assenza alla Camera: 297 gli assenti.
L’obbligo di green pass sul lavoro è legge.
Dopo l’ok del Senato arriva anche quello della Camera, con il governo che aveva posto la fiducia.
Ora che il decreto è legge e l’obbligo di green pass sul lavoro resterà in vigore almeno fino al 31 dicembre, data alla quale (per ora) è fissata la scadenza dello stato d’emergenza.
La votazione si è conclusa con 300 voti favorevoli e 33 contrari, tra cui quello del Leghista Claudio Borghi Aquilini, come da lui postato tramite il proprio profilo Twitter.
Clamorosa, invece, l’assenza alla votazione: addirittura 297 deputati non erano infatti presenti, ovvero circa la metà.
Polonia: si lavorerà 24h al giorno per costruire la barriera con la Bielorussia
I lavori inizieranno entro la fine dell’anno.
180 km d’acciaio e filo spinato per 5,5 metri d’altezza.
Il ministro polacco degli affari interni e dell’amministrazione, Kamiński, ha twittato che la Polonia lavorerà 24 ore al giorno per costruire una barriera al confine con la Bielorussia, visti le recenti tensioni ed i problemi legati all’immigrazione di massa dal Paese di Lukashenko verso quello di Morawiecki, dove i migranti continuano i tentativi di forzare la frontiera con la forza a Kuźnica, dove hanno lanciato verso poliziotti e soldati polacchi pietre e bombe carta ottenendo una risposta tramite cannoni ad acqua da parte della milizia polacca.
Come riporta Gazzetta Italia, giornale bi-lingue italo-polacco con sede a Varsavia, i lavori inizieranno entro la fine dell’anno ed il loro completamento è previsto entro la metà del 2022.
Il progetto prevede la costruzione di una barriera in acciaio lunga 180 chilometri ed alta 5,5 metri, con all’estremità superiore l’aggiunta di filo spinato.
Non solo. Alla frontiera saranno installati sensori di movimento e telecamere con rilevamento diurno e notturno.
La recinzione avrà luogo in Podlachia, mentre il fiume Bug offre una barriera naturale.
Proprio a causa degli eventi, dal 2 settembre è in vigore lo stato di emergenza in 183 località situate nei voivodati di Lublino e Podlachia; secondo il decreto legislativo preliminare lo stato di emergenza è stato introdotto per 30 giorni ma a fine settembre è stato prorogato di altri 60.
Carrefour cede 106 negozi in Italia
769 i licenziamenti totali previsti.
Ecco le regioni interessate.
Se ne parla da molto, ma ora purtroppo i numeri del ridimensionamento cominciano a prendere forma.
Il colosso francese della GDO (Grande Distribuzione Organizzata), infatti, ha avviato una procedura di licenziamento collettivo che porterà verosimilmente alla chiusura di 106 negozi in Italia.
Stando a quanto riporta Notizie.it, le regioni interessate sono Lombardia, Lazio, Liguria, Valle d’Aosta, Campania, Piemonte, Emilia Romagna, Sardegna e Toscana. Dalle chiusure dei punti vendita in queste 9 regioni, sono previsti in totale 769 licenziamenti.
Più precisamente, la riduzione della forza lavoro è composta circa come di seguito: 313 impiegati nei market, 261 impiegati nei supermarket, 168 impiegati nei Cash & Carry e tra le varie sedi amministrative.
Tramite la nota riferita alle parti sociali, Carrefour avrebbe giustificato i licenziamenti sostenendo quanto sotto:
“I licenziamenti sono dovuti ad una grave situazione economico gestionale. Il complessivo calo del fatturato e dei clienti da un lato, e l’incidenza del costo del lavoro dall’altro, hanno determinato una situazione di grave squilibrio che ormai non è più sostenibile e costringe la società ad un intervento strutturale volto a riequilibrare il rapporto tra personale e fatturato.”
Inoltre, come riporta Il Giorno, la società ha aggiunto che il piano degli esodi incentivati sarà gestito su base volontaria:
“Con riferimento al piano di trasformazione e rilancio per il 2022 annunciato da Carrefour Italia lo scorso 1° ottobre e discusso nuovamente nel corso di un incontro con i sindacati l’11 novembre scorso, Carrefour ha confermato che il piano di esodi incentivati presentato ai sindacati sarà gestito su base esclusivamente volontaria tramite l’attivazione di una procedura formale come previsto dalla legge, e coinvolgerà circa 600 collaboratori dei punti vendita diretti su tutto il territorio nazionale e 170 collaboratori della sede centrale. Con il piano di rilancio Carrefour conferma la volontà dell’azienda di restare e continuare ad investire in Italia, con l’obiettivo di tornare alla profittabilità e ad una crescita duratura.”