La Tunisia dice no alla delegazione Ue

Negata l’autorizzazione ad entrare nel Paese.
Appello al recente memorandum in cui l’Ue stanzia anche finanziamenti.

Porte chiuse alla delegazione Ue.

Il Governo tunisino di Kais Saied ha negato l’autorizzazione ad entrare nel Paese ai rappresentanti di Bruxelles impegnati nella missione, che rientra in quelle che ciclicamente la commissione Afet effettua all’estero e volta a “comprendere la situazione politica attuale del Paese, sostenere un dialogo nazionale inclusivo, e valutare il memorandum d’intesa firmato dall’Ue e dalla Tunisia”.

Quest’ultimo, siglato lo scorso luglio dal presidente Saied, dalla premier Giorgia Meloni, dalla presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen e dal primo ministro dei Paesi Bassi, Mark Rutte, rappresenta l’assunzione, da parte dell’Ue, di impegni politici e finanziari verso la Tunisia che comprendono, soprattutto, l’avvio di un partenariato strategico nella gestione dei flussi migratori in partenza dal paese nord-africano.

La delegazione, come riporta Quotidiano.net, era composta dagli eurodeputati Michael Gahler (Ppe, Germania), Dietmar Koster (S&d, Germania), Salima Yenbou (Renew, Francia), Mounir Satouri (Verdi/Ale, Francia) ed Emmanuel Maurel (La Sinistra, Francia).

Il gruppo avrebbe dovuto incontrare organizzazioni della società civile, sindacati, leader dell’opposizione e rappresentanti delle fondazioni politiche nonché degli Stati membri dell’Ue.

La delegazione, inoltre, aveva chiesto di incontrare anche i suoi omologhi tunisini ma in una lettera alla delegazione dell’Ue a Tunisi che porta la data di ieri, il Ministero degli Esteri tunisino informa che “la delegazione della commissione Afet “non sarà autorizzata ad entrare nel territorio nazionale“.

La missione, nota, è stata confermata, malgrado il governo del Paese nordafricano avesse già espresso “più riserve al riguardo“.

La missione era prevista da oggi al 16 settembre e faceva seguito a quella dell’aprile 2022.

La commissione Afet intendeva “promuovere e sostenere un dialogo nazionale inclusivo” in Tunisia e “guardare nel memorandum d’intesa recentemente firmato tra Ue e Tunisia“.

Tajani: non poassiamo sempre correre dietro agli Usa

Secondo il ministro degli Esteri erve un’Europa che conti di più nella Nato.
Borrell spinge nel veros giusto.

Serve un’Europa che conti di più nella Nato.

Questo il pensiero del ministro degli Esteri e vice premier Antonio Tajani, aggiungendo che Borrell sta spingendo correttamente in questo senso.

Come riporta Notizie.it, le sue parole al Forum Ambrosetti a Cernobbio sono state le seguenti:

L’Europa deve fare qualche passo in avanti in tema di difesa comune. Eravamo quasi pronti nel ’52, poi la Francia ha fatto marcia indietro. Ora, devo dire, Josep Borrell sta spingendo nella giusta direzione però dobbiamo essere più ambiziosi. I numeri che abbiamo non ce lo permettono, dobbiamo pur iniziare… Lo abbiamo visto anche sulla questione Ucraina, non possiamo sempre correre dietro agli Stati Uniti, che sono un nostro interlocutore ma se anche nella Nato vogliamo contare di più, serve un’Europa in grado di contare di più, non a parole ma coi fatti. Anche con l’industria della Difesa che porta risultati positivi anche in ricerca e innovazione”.

Bosch: joint venture per produzione di semiconduttori

Collaborazione con altre tre aziende.
L’investimento partirà solo quando arriverà il finanziamento pubblico.

Bosch ha annunciato un nuovo piano di investimento per la produzione di semiconduttori.

Dopo aver aperto un test center per semiconduttori in Malesia (approfondimento al link), ecco una nuova joint venture che la Robert Bosch GmbH ha siglato con la NXP Semiconductors N.V., con la TSMC e la Infineon Technologies AS.

Come riporta Adnkronos, l’obiettivo è quello di realizzare una fabbrica in grado di far fronte alle future esigenze e richieste provenienti dal settore automobilistico e industriale.

L’investimento prenderà il via quando sarà confermato il livello di finanziamento pubblico previsto nell’ambito dell’European Chips Act, la nuova fabbrica realizzata anche da Bosch consentirà il raggiungimento di una produzione mensile di 40.000 wafer da 300 mm e creerà circa 2.000 posti di lavoro ad alta tecnologia.

La nuova fabbrica sarà costruita a partire dalla seconda metà del 2024, la produzione dei semiconduttori avverrà entro la fine del 2027.

La nuova joint venture sarà per il 70% della TSMC, Bosch, NXP e Infineon avranno una quota del 10%, gli investimenti totali supereranno i 10 miliardi di euro tra apporto di capitale, prestiti e sostegno da parte dell’Unione Europea e Governo tedesco.

Stefan Hartung, presidente del consiglio di amministrazione di Bosch, ha dichiarato:

I semiconduttori non sono solo un fattore cruciale di successo per Bosch. Poter contare sulla loro disponibilità è anche di grande importanza per il successo dell’industria automobilistica globale. Oltre al costante ampliamento dei nostri impianti di produzione, supportiamo le nostre catene di approvvigionamento come fornitore del settore automotive attraverso una stretta collaborazione con i nostri partner. Con TSMC, siamo lieti di acquisire un leader globale dell’innovazione per rafforzare l’ecosistema dei semiconduttori nelle immediate vicinanze del nostro stabilimento di semiconduttori a Dresda“.

Polonia chiamata al referendum sull’immigrazione

Si terrà lo stesso giorno delle elezioni.
Il risultato aumenterà la distanza dalle politiche Ue o colpirà il governo.

Con il referendum, Varsavia vuole mettersi di traverso a Bruxelles dove si negozia il patto su migrazione ed asilo.

Per l’opposizione la consultazione popolare interferisce con il voto per il rinnovo del parlamento a favore dell’attuale maggioranza. Accuse che quest’ultima rispedisce al mittente.

Come riporta Euronews, Piotr Kaleta di Diritto e Giustizia sottolinea quanto di seguito:

È necessario interrogare i polacchi su quelle che questioni importanti e cruciali. Mi sembra che non ci sia nulla di più importante in questo momento per i nostri cittadini della sicurezza intesa in senso ampio – sicurezza militare, sicurezza economica, sicurezza sanitaria, sicurezza economica, ed è per questo che il referendum è necessario e si terrà“.

Il referendum sarà un’importante cartina tornasole per il governo, in quanto il risultato aumenterà la distanza dalle politiche Ue o un colpo al governo guidato da Mateusz Morawiecki.

Clima: Polonia chiede a Ue annullamento 3 politiche

Leggi non approvate all’unanimità.
Porterebbero peggioramento delle diseguaglianze sociali.

La Polonia ha presentato ricorso per annullare tre delle principali politiche dell’Unione europea in materia di cambiamenti climatici, che secondo il governo polacco porterebbero un peggioramento delle disuguaglianze sociali.

Le azioni legali, presentate da Varsavia alla Corte di giustizia europea nel mese di luglio, riguardano iniziative come la legge approvata quest’anno che vieterà la vendita di nuove auto a emissioni di CO2 nell’Ue a partire dal 2035:

Il regolamento contestato impone oneri eccessivi legati alla transizione verso una mobilità a zero emissioni ai cittadini europei, in particolare a quelli meno abbienti, e al settore delle imprese automobilistiche europee“.

Una seconda politica dell’Ue che fissa obiettivi nazionali di riduzione delle emissioniminaccia la sicurezza energetica della Polonia“, mentre una terza legge, volta a riformare il mercato delle emissioni dell’Ue, potrebbe ridurre i posti di lavoro nelle miniere di carbone ed aumentare le disuguaglianze sociali.

Il governo vuole che tutte e tre le leggi siano annullate.

Ognuna di esse è stata approvata da una maggioranza rafforzata di Stati membri dell’Ue, ma secondo la Polonia avrebbero dovuto essere approvate all’unanimità, dato l’impatto che potrebbero avere sui mix energetici dei Paesi.

Stando a quanto riporta Reuters, la Commissione europea non ha risposto immediatamente a una richiesta di commento.