Il Kazakistan firma gli Accordi di Abramo

Telefonata tra Trump, Netanyahu e Tokayev.
Trump: è il primo Paese del mio secondo mandato ad aderire; ma ce ne saranno molti altri: “beati i pacificatori!”

Donald Trump ha annunciato che il Kazakistan, di cui ha ricevuto stasera il presidente, è il primo Paese del suo secondo mandato ad aderire agli accordi di Abramo tra Israele e vari paesi prevalentemente musulmani.

La repubblica dell’Asia centrale ha avuto rapporti diplomatici con Israele per decenni, a differenza dei quattro stati arabi che hanno normalizzato le relazioni con Tel Aviv in base agli accordi originali firmati durante il primo mandato di Trump.

Ho appena tenuto una splendida telefonata tra il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e il presidente del Kazakistan Kassym-Jomart Tokayev. Il Kazakistan è il primo Paese del mio secondo mandato a unirsi agli Accordi di Abramo, il primo di molti. Questo rappresenta un passo importante nella costruzione di ponti in tutto il mondo“, ha scritto il presidente Usa su Truth.

Poi, come riporta Ansa, Trump ha aggiunto quanto di seguito:

Oggi sempre più Nazioni si stanno preparando ad abbracciare la pace e la prosperità attraverso i miei Accordi di Abramo. Presto annunceremo una cerimonia per la firma per renderlo ufficiale, e ci sono molti altri Paesi che stanno cercando di entrare in questo club di forza. Ci sarà molto di più nel processo per unire i Paesi per la stabilità e la crescita ? vero progresso, veri risultati. Beati i pacificatori!“. 

Israele-Iran, Teheran: apriremo le porte dell’inferno

581esimo giorno di guerra in Medioriente.
Scambio di minacce e di attacchi tra Israele, Hamas, Iran, Siria, Yemen e Libano.

La guerra in Medioriente tra Israele e Hamas e che coinvolge Libano, Siria, Iran e Yemen, è giunta al giorno 581.

Il ministro della Difesa israeliano, Israel Katz, ha minacciato di fare ai leader di Teheran ciò che è stato “fatto ad Hamas a Gaza“, dopo l’attacco dei ribelli Houthi yemeniti, alleati dell’Iran, all’aeroporto di Tel Aviv.

Come riporta Tgcom24, il comandante delle Guardie della rivoluzione iraniana, Hossein Salami ha a sua volta minacciato di “aprire le porte dell’inferno” in caso di attacco da parte degli Stati Uniti o di Israele, nel contesto delle crescenti tensioni tra i due Paesi alleati e la Repubblica islamica.

Nella Striscia di Gaza, almeno cinque persone sono morte e diverse sono rimaste ferite per un attacco dell’esercito di Tel Aviv nel nord, nei pressi di una scuola.

Un altro morto nel sud dell’enclave, mentre il corpo di un bambino è stato rinvenuto in un campo profughi.

Francia-Israele: è scontro

Macron vieta la partecipazione alla fiera di armi navali alle aziende israeliane.
Israele: “Una vergogna”. Gaza: morte oltre 42.000 persone e circa 100.000 feriti.

Il ministro della Difesa israeliano ha definito “una vergogna” la decisione del presidente francese Emmanuel Macron di vietare alle aziende israeliane la partecipazione a una fiera di armi navali, accusando Parigi di attuare una politica ostile nei confronti del popolo ebraico.

Il divieto è l’ultimo episodio di una serie di scontri tra i due Paesi causati dai timori del governo Macron rispetto alla condotta di Israele nelle guerre a Gaza e in Libano.

La decisione è stata presa dopo che gli sforzi francesi per raggiungere una tregua nel conflitto tra Israele e Hezbollah in Libano sono naufragati.

I ministri della Difesa dei 16 paesi dell’Unione Europea che partecipano alla missione Unifil in Libano, riuniti oggi in videoconferenza, sostengono che il mandato della missione deve essere rivisto e che è necessario fare la massima pressione politica e diplomatica su Israele per evitare ulteriori incidenti.

Come riporta Reuters, in una nota si legge quanto di seguito:

È stata espressa con forza la necessità di rivedere le regole d’ingaggio, in modo da permettere a Unifil di operare in maniera più efficace e sicura“.

Il ministero della Sanità di Gaza ha comunicato che sono stati uccisi più di 42.409 palestinesi e 99.153 sono stati feriti nell’offensiva militare di Israele su Gaza dal 7 ottobre 2023.

Almeno un bombardamento israeliano ha colpito un quartiere meridionale di Beirut stamattina, ore dopo che gli Stati Uniti hanno espresso la loro contrarietà all’estensione degli attacchi di Tel Aviv a Beirut, con un crescente bilancio delle vittime e timori per un’escalation del conflitto nella regione.

Lo hanno riferito testimoni di Reuters mentre l’esercito israeliano ha detto di aver condotto un attacco a un deposito di armi sotterraneo di Hezbollah nel distretto meridionale di Dahiyeh a Beirut.

Iran: se Israele attacca, Haifa e Tel Aviv rase al suolo in 10 minuti

Araghchi: Iran non vuole aumentare le tensioni ma non ha paura della guerra.
Poi sottolinea: Siamo pronti per qualsiasi scenario, le forze armate sono totalmente preparate.

La Repubblica islamicaraderebbe al suolo” in meno di 10 minuti le città israeliane di Tel Aviv e Haifa se Israele (come annunciato anche dal premier Benjamin Netanyahu) dovesse reagire ai recenti attacchi missilistici.

Questo lo scenario riportato dal giornale iraniano Kayhan, diretto da Hossein Shariatmadari e vicino agli ultraconservatori, secondo cui “prima ancora che gli aerei israeliani riescano a raggiungere lo spazio aereo iraniano, i missili iraniani raderebbero al suolo Tel Aviv e Haifa in meno di 10 minuti“.

Il giornale, come riporta Adnkronos, ha aggiunto che il comandante dell’Aeronautica dei Guardiani della Rivoluzione, Amir Ali Hazijadeh, “ha ancora il dito sul grilletto” dopo gli attacchi del primo ottobre, descritti semplicemente come “l’inizio” di operazioni più ampie volte a “distruggere il regime sionista“.

Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, in un discorso televisivo, ha dichiarato quanto di seguito:

Raccomandiamo al regime sionista di non mettere alla prova la risoluzione della Repubblica islamica. Se dovesse verificarsi un attacco contro il nostro paese, la nostra risposta sarà più potente ed i nostri nemici sanno che tipo di obiettivi all’interno del regime sionista sono alla nostra portata“.

Ieri, in colloquio telefonico con il suo omologo egiziano, Badr Abdelatty, Arachchi aveva dichiarato che “qualsiasi attacco alle infrastrutture iraniane porterebbe a ritorsioni, consigliamo di non mettere alla prova la volontà dell’Iran”.

Lo stesso Araghchi ha detto ancora:

La Repubblica islamica dell’Iran non cerca di aumentare le tensioni e la guerra nella regione, ma non ha nemmeno paura della guerra. Darà una risposta forte e appropriata a qualsiasi nuova azione e avventurismo del regime sionista. Siamo pronti per qualsiasi scenario, le forze armate sono totalmente preparate. La politica dell’Iran è quella di sostenere la Resistenza e non ci allontaneremo in alcun modo da questa base politica. Abbiamo affermato più volte che l’Iran non vuole aumentare la tensione, anche se non abbiamo paura della guerra“.

Israele non dovrebbe però colpire i siti nucleari iraniani nella risposta all’attacco condotto da Teheran una settimana fa, ma dovrebbe concentrarsi sulla base militari o su obiettivi dell’intelligence e della leadership della Repubblica islamica, rivela il New York Times, citando diversi funzionari attuali ed ex israeliani, che “riconoscono i dubbi” sulle capacità di Tel Aviv di infliggere danni pesanti gli impianti iraniani, in modo da compromettere il suo programma nucleare. Con il rischio che Teheran piuttosto acceleri, trasferendo tutte le attività in siti sotterranei.

Secondo il giornale, dunque, la prima rappresaglia israeliana all’attacco missilistico del primo ottobre escluderebbe gli impianti nucleari, che diventerebbero invece un obiettivo nel caso in cui ci fosse un’ulteriore risposta da parte di Teheran.

Lula: “Pacifisti senza coraggio di opporsi a genocidio di Gaza”

Il presidente brasiliano attacca l’Onu: “Dov’è?”.
Poi continua: “Stanno morendo donne e bambini che non c’entrano nulla con la guerra”.

Il presidente brasiliano, Luiz Inácio Lula da Silva, è tornato a parlare degli attacchi israeliani alla Striscia di Gaza, ribadendo che considera la situazione un “genocidio“.

Il leader progressista, che ha aperto una crisi diplomatica con Tel Aviv paragonando all’Olocausto la crisi palestinese, ha citato la morte di donne e bambini per chiedere l’intervento delle Nazioni Unite.

Il monito del presidente brasiliano arriva insieme a quello di Josep Borrell, alto rappresentante dell’Ue (approfondimento al link).

Lula, come riporta Ansa, la notte scorsa durante una cena celebrativa per il 44mo anniversario del suo Partito dei lavoratori (Pt), ha dichiarato quanto di seguito:

Le persone che difendono la pace nel mondo non hanno molto coraggio nel difendere le donne e i bambini della Striscia di Gaza, che vengono assassinati ogni giorno, perché quella non è una guerra, è un genocidio. Nello stesso modo in cui noi del Pt condanniamo l’atto terroristico di Hamas, nello stesso modo in cui diciamo che Hamas deve liberare gli ostaggi israeliani e che Israele deve liberare gli ostaggi palestinesi, dobbiamo dire: smettete di uccidere donne e bambini che non hanno nulla a che fare con questa guerra. Dov’è l’Onu, che dovrebbe esistere per impedire che queste cose accadano?“.