L’italiana Guala Closures acquista la polacco DGS

Leader mondiale nella produzione di tappi per bottiglie, l’azienda vale circa 200 milioni di euro.

Krzysztoł Grządziel, uno degli uomini più ricchi della Polonia, ha venduto la sua azienda DGS, specializzata nella produzione di tappi per bottiglie, alla società italiana Guala Closures (ora Guala Closures DGS Poland), che già da anni possedeva una quota significativa della società.

L’idea di creare questa azienda è nata negli anni ‘90, in occasione della festa di compleanno del fratello.

Allora si erano resi conto che Polmosy (le aziende produttrici di alcolici) avevano grandi difficolta a ottenere tappi, nonostante la forte domanda di alcolici nel Paese.

Nel 1991, insieme a Janusz Derlak e Ireneusz Sekuła, fondò la società DGS, che si occupava principalmente della produzione di tappi metallici per bottiglie.

L’azienda, come riporta Polonia Oggi, è diventata un protagonista di livello mondiale nel settore.

Nel 2011 gli italiani hanno acquisto il 70% delle azioni e un anno fa, nel luglio 2024, hanno acquisto il restante 30%, pagando a Grządziel 56 milioni di euro per la sua quota.

L’intera società è stata valutata 187 milioni di euro, equivalenti a quasi 800 milioni di zloty.

L’anno scorso la società ha realizzato oltre 500 milioni di zloty di ricavo e 51 milioni di zloty di profitto con la possibilità di distribuire generosi dividendi, di cui Krzysztof Grządziel ha beneficiato in qualità di azionista e presidente.

Un anno dopo la consegna della società agli italiani, Grządziel ha lasciato la carica di presidente, sostituito da Maciej Martynowski.

Attualmente, il fondatore di DGS investe con la sua famiglia nella stazione termale Wieniec a Wieniec Zdrój, che si è rivelata un’altra azienda vantaggiosa.

Russia: al momento non ci possiamo fidare dell’Italia

L’ambasciatore russo a Roma: dopo il covid l’élite italiana è entrata in due nuovi virus: la russofobia e l’ucrainofilia.

Al momento non ci possiamo fidare dei nostri interlocutori italiani“.

Lo dice in una lunga intervista al quotidiano Izvestia l’ambasciatore russo a Roma, Alexei Paramonov, che denuncia come nell'”élite italiana, dopo il Covid, siano entrati due nuovi virus: la russofobia e l’ucrainofilia“.

Secondo Paramanov, come riporta Adnkronos, da quando è scoppiata la guerra in Ucraina tre anni fa, “non ci sono stati cambiamenti significativi nell’establishment italiano e vediamo per lo più gli stessi volti. Ma c’è una piccola sfumatura: due nuovi virus sono entrati nell’élite italiana per sostituire l’epidemia di Covid: la russofobia e l’ucrainofilia, che, grazie alla loro sinergia, assumono forme particolarmente aggressive e portano a conseguenze molto deprimenti sia in termini di processi politici interni che di posizionamento sulla scena internazionale“.

Di conseguenza, sostiene l’ambasciatore, “anche i nostri interlocutori immuni da questo flagello preferiscono isolarsi nelle condizioni attuali per non essere contagiati, salvaguardare le loro convinzioni e preservare il buon senso“.

In generale, dice Paramonov – che la scorsa settimana era stato convocato alla Farnesina, per protestare contro l’inserimento del presidente della Repubblica Sergio Mattarella in un elenco di presunti ‘russofobi‘ da parte del ministero degli Esteri di Mosca (approfondimento al link) – “la leadership italiana rimane ermeticamente chiusa ai contatti ufficiali con la parte russa a tutti i livelli. A volte sembra che in un certo senso applichi l’approccio del capo del regime di Kiev Zelensky, che ha imposto un autodivieto di condurre qualsiasi negoziato con la Russia“.

Nell’intervista al quotidiano russo, l’ambasciatore parla poi anche della questione della fornitura di armi italiane a Kiev, tema su cui “la leadership è abbastanza sensibile. Roma ha completamente classificato tutto ciò che riguarda la fornitura di armi all’Ucraina. Non ci sono praticamente materiali affidabili nello spazio pubblico su ciò che, di fatto, costituisce l’assistenza militare italiana all’Ucraina – afferma ParamonovTuttavia, è noto che il volume totale è di circa 3-4 miliardi di euro. Queste forniture rappresentano un volume piuttosto consistente di armi pericolose, comprese quelle pesanti. Quasi ogni due o tre mesi, la leadership italiana approva un altro lotto di armi e attrezzature militari da fornire all’Ucraina. E ora, secondo alcune indiscrezioni, sarebbe già in preparazione il dodicesimo pacchetto di tale ‘assistenza’“.

D’altra parte, prosegue l’ambasciatore, “sentiamo costantemente dichiarazioni rassicuranti da parte delle autorità secondo cui l’Italia non è in guerra con la Russia, non invierà le sue truppe sul territorio ucraino, nella zona di conflitto, e non permette alle autorità ucraine di utilizzare le armi fornite per colpire in profondità la Federazione russa. Questa è la differenza che cercano di presentare come circostanza attenuante riguardo al modo in cui Roma partecipa ufficialmente al conflitto dalla parte dell’Ucraina. Ma penso – conclude – che, nonostante tutta questa presunta moderazione della posizione italiana rispetto ad altri Paesi, ad esempio i membri della cosiddetta coalizione dei volenterosi, in realtà non ci si dovrebbe fidare molto, perché molto spesso nel corso degli anni i Paesi dell’Occidente collettivo, compresa l’Italia, hanno cercato di presentare la loro posizione e le loro azioni nella luce migliore possibile e in una luce più amichevole di quanto non fosse in realtà. Al momento, non ci possiamo fidare in alcun modo dei nostri interlocutori ufficiali italiani“.

L’indonesia potrebbe comprare la Giuseppe Garibaldi

Interesse concreto per l’acquisto della portaerei.
Fincantieri, coinvolta nella negoziazione, propone una riconversione della nave per l’impiego di droni navali.

L’Indonesia ha mostrato un interesse concreto per l’acquisto della portaerei italiana Giuseppe Garibaldi, posta in riserva nell’ottobre 2024.

Le trattative tra i governi di Roma e Jakarta sono in corso, con discussioni emerse in particolare durante la fiera Indodefence 2025 (11-14 giugno 2025), dove un modello della Garibaldi è stato presentato come possibile “drone carrier” per la Marina indonesiana.

L’interesse, come riporta Giubbe Rosse citando Scenari Economici, si inserisce nel piano Minimum Essential Force (MEF) dell’Indonesia, che mira a potenziare la flotta con unità avanzate, incluse portaelicotteri e fregate, per rafforzare la capacità aeronavale e contrastare l’influenza cinese nel Mar Cinese Meridionale.

L’accordo potrebbe includere il trasferimento di alcuni caccia AV-8B Harrier II STOVL, anche se ci sono dubbi sulla loro manutenzione e operatività a causa dell’età.

Fincantieri, coinvolta nei negoziati, ha proposto una riconversione della nave per l’impiego di droni navali, come i Bayraktar TB3, in collaborazione con l’azienda turca Baykar e l’indonesiana Republikorp, che produrranno 60 droni TB3 e 9 Akinci per le forze armate indonesiane.

Tata acquista Iveco

La casa automobilistica indiana promette di non chiudere stabilimenti ne ridurre la forza lavoro.
Se ne va un altro pezzo di Made in Italy.

L’accordo tra la società torinese e la casa automobilistica indiana prevede “la creazione di un gruppo di veicoli commerciali con la portata, il portafoglio prodotti e la capacità industriale necessari per affermarsi come leader globale in questo settore dinamico“.

Come precisa una nota congiunta, la casa indiana “non chiuderà alcun impianto o sito produttivo di proprietà o utilizzato da Iveco Group e non ridurrà la forza lavoro”.

L’opa volontaria, come riporta Skytg24, equivale a circa 3,8 miliardi per Iveco, sarà promossa da una nuova srl di diritto olandese interamente controllata da Tata.

Olof Persson, ceo di Iveco Group, ha dichiarato quanto di seguito:

Unendo le forze con Tata Motors, stiamo liberando nuovo potenziale per migliorare ulteriormente le nostre capacità industriali, accelerare l’innovazione nel trasporto a zero emissioni e ampliare la nostra presenza nei principali mercati globali; questa unione ci permetterà di servire meglio i nostri clienti con un portafoglio di prodotti più ampio e avanzato e di offrire valore a lungo termine a tutti gli stakeholder“.

Perdendo anche il marchio Iveco, il Made in Italy continua la sue inesorabile corsa verso le (s)vendite iniziato, in buona sostanza, con l‘introduzione dell’Euro e la cieca adesione alle politiche europee.

Russia stila elenco russofobi: c’è anche Mattarella. Farnesina convoca ambasciatore russo

Nella lista sono riportate le citazioni d’odio contro la Russia.
Ci sono anche Merz (Germania), Macron (Francia), 3 volte Rutte (Nato) e ben 7 volte Kallas (Ue).

Il ministero degli Affari esteri sta per convocare l’ambasciatore russo in Italia per contestargli l’inserimento di alte cariche della Repubblica italiana in un presunto elenco di soggetti “russofobi.

Lo rendono noto fonti della Farnesina, citate da Ansa.

Il ministero degli Esteri russo ha pubblicato una lista di dichiarazioni di dirigenti di vari Paesi occidentali, tra le quali una del presidente Sergio Mattarella, presentate come esempi di ‘hate speech‘ (ovvero discorsi d’odio) contro la Russia.

La frase citata di Mattarella è quella pronunciata durante un discorso all’Università di Marsiglia il 5 febbraio scorso, in cui tracciava un parallelo tra le guerre di conquista del Terzo Reich tedesco e l’attacco russo all’Ucraina.

La lista, anticipata da La Repubblica, è postata sul sito del ministero degli Esteri russo, con il titolo ‘Esempi di dichiarazioni di responsabili e rappresentanti delle élite di Paesi occidentali sulla Russia che usano l’hate speech“.

Dell’elenco fanno parte esponenti di 13 Paesi, della Ue e della Nato.

La frase di Mattarella è l’unica citata per l’Italia.

La lista comprende anche dichiarazioni del cancelliere tedesco Friedrich Merz, del presidente francese Emmanuel Macron, tre del segretario generale della Nato Mark Rutte e ben sette dell’Alto commissario per la politica estera della Ue, Kaja Kallas.

Una sola invece per gli Usa: un’affermazione del senatore Lindsay Graham.