Pfizer condannata per abuso di posizione dominante

Nel mirino il farmaco per la cura del glaucoma.
L’azienda dovrà risarcire oltre 13 milioni di euro.

Confermata la condanna di Pfizer Italia, parte di Pfizer Inc, la maggiore industria farmaceutica mondiale, per abuso di posizione dominante nel mercato delle “prostaglandine”, per la cura del glaucoma.

La Cassazione ha avallato la sentenza con la quale la Corte d’Appello aveva stabilito, a carico del colosso statunitense, un risarcimento di oltre 13 milioni di euro in favore del ministero della Salute e del Mes per aver ritardato, di sette mesi, l’accesso dei farmaci generici nel mercato italiano, nonostante fossero già disponibili e di costo sensibilmente più contenuto.

Nel mirino dei giudici, Consiglio di Stato compreso, era finita la strategia messa in atto da Pfizer a difesa del farmaco Xalatan, leader del mercato per il trattamento della patologia e prodotto di punta dell’azienda, contenente il principio attivo latanoprost, il cui brevetto sarebbe scaduto a settembre 2009.

Una scadenza che. Stando a quanto riporta Il Sole 24 Ore, l’azienda statunitense avrebbe aggirato chiedendo un brevetto divisionale e un certificato di protezione complementare.

Ad avviso della società ricorrente solo un modo di tutelare il proprio legittimo diritto di privativa.

Di parere diverso, invece, i giudici, secondo i quali il fine era di escludere i concorrenti.

Nel risarcimento sono dunque entrati i maggiori costi sostenuti dal Servizio sanitario nazionale da ottobre 2009 al maggio 2010, tenuto a rimborsare un farmaco compreso in fascia “A” al posto di quelli della stessa categoria terapeutica ma generici.

Qualità della vita: ecco le migliori e le peggiori città

La classifica della soddisfazione dei cittadini.
Meglio le città piccole. Ultima in classifica una città italiana.

Arriva la sesta edizione del Rapporto 2023 sul qualità della vita nelle città europee.

Il sondaggio è stato pubblicato per la prima volta nel 2007 e, come riporta Il Sole 24 Ore, misura la percezione dei cittadini di 83 centri urbani maggiori (di cui sei italiani: Palermo, Napoli, Roma, Bologna, Torino e Verona) distribuiti in Europa (incluso il Regno Unito) o affacciati sul Mediterraneo, attraverso interviste effettuate nell’aprile del 2023ad un campione di 71.153 persone.

A differenza di altre indagini, come ad esempio proprio quella de Il Sole 24 Ore inerente alla qualità della vita nella province italiane, non raccoglie informazioni statistiche oggettive ma rileva l’opinione soggettiva dei cittadini in relazione a determinati aspetti della propria vita.

i risultati, quindi, fotografano il livello di soddisfazione percepita dai cittadini.

Ne emergono i seguenti due podi: le migliori sono Groningen (terza con un gradimento di 95,52%), Copenhagen (seconda con un gradimento pari al 95,72%) e Zurigo (prima con un gradimento del 97,08%); le peggiori, invece, sono Atene (terzultima con un gradimento del 64,97%), Istanbul (penultima con un gradimento pari al 64,86%) e Palermo (ultima con un gradimento del 62,03%).

Grande differenza di punteggio anche tra centri urbani della stessa nazione con, ad esempio, Verona che vede un gradimento dell’89% e Palermo del 62%.

Le maggiori diminuzioni rispetto alla precedenza classifica sono state registrate a Londra (-8%), Vienna, Bologna e Miskolc (tutte -6%).

Gli incrementi maggiori, invece, sono stati quelli registrati da Belgrado (+6%), Skopje (+4%) e Liegi (+3%).

Ancora, si nota che l’89% delle persone che vivono in città con meno di 250.000 abitanti sono soddisfatte, mentre la media scende all’86% di soddisfazione per le città intermedie. Tutte le grandi città (5 o più milioni di abitanti come Madrid, Parigi, Londra, Ankara ed Istanbul) presentano un livello di soddisfazione sotto la media.

Al via il liceo del Made in Italy

Prime classi attive dall’anno scolastico 2024-25.
Ecco il piano di studi e come iscriversi.

La legge n.206, con le disposizioni organiche per la valorizzazione e la tutela del Made in Italy, è stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale.

Più precisamente, all’articolo 18 c’è la descrizione sul nuovo liceo del Made in Italy, che avrà la finalità di promuovere, in vista dell’allineamento tra la domanda e l’offerta di lavoro, le conoscenze, le abilità e le competenze connesse al “fatto in Italia“.

Le prime classi saranno attivate dall’anno scolastico 2024-2025, con la possibilità di iscriversi dalle ore 8:00 del 18 gennaio alle ore 20:00 del 10 febbraio; inoltre, le iscrizioni si potranno inoltrare su Unica, la piattaforma digitale del Ministero dell’Istruzione e del Merito.

Nel primo biennio sono previste 891 ore totali ed il piano di studi, come riporta Il Sole 24 Ore, sarà composto come di seguito:

  • 132 ore di lingua e letteratura italiana;
  • 99 ore di storia e geografia;
  • 99 di diritto;
  • 99 ore di economia politica;
  • 99 ore di lingua e cultura straniera 1;
  • 99 ore di matematica (con informatica);
  • 66 ore di lingua e cultura straniera 2;
  • 66 ore di scienzenaturali;
  • 66 ore di scienze motorie e sportive;
  • 33 ore di storia dell’arte;
  • 33 ore di religione cattolica o attività alternative.

Disparità salariale e ore lavorate: la classifica

Ecco dove si lavora e guadagna di più e di meno.
Italia nella seconda metà della classifica.

Grazie ai dati dell’Ocse (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) è possibile tracciare il grafico delle ore lavorative e dei salari medi settimanali.

Il Sole 24 Ore li ha raccolti ed elaborati: partendo dal numero di ore lavorate mediamente durante la settimana, gli estremi della graduatoria sono composti da Germania (25,8), Danimarca (26,4), Norvegia (27,4) e Paesi bassi (27,4) in cui la soglia di lavoro non supera le 27,5 ore, mentre sul fronte opposto si trova in primis il Messico (42,8) come unico Paese in cui si sfora la quota standard delle 40 ore settimanali, seguito poi dal Cile (37,8), dalla Corea del Sud (36,6), da Israele (36,4) e dalla Grecia (36,3).

Per quanto riguarda, invece, la paga oraria, pur rispettando alcune analogie con il tempo lavorativo speso su base settimanale, ci sono alcuni attori diversi, partendo dall’Islanda che guida la classifica in fatto di remunerazione con 54,8 dollari per ora, valore superiore di oltre un dollaro e mezzo rispetto al Lussemburgo secondo in graduatoria con 53,2 rendendole le uniche due realtà in cui i lavoratori sono ricompensati con oltre 50 dollari.

L’Italia si colloca circa verso la metà di entrambe le classifiche con 32,6 ore settimanali lavorate, andando a percepire mediamente 26,5 dollari all’ora.

La combinazione di queste due metriche si traduce in un salario settimanale medio che per il nostro Paese si attesta sugli 863 dollari facendoci comparire tra nella seconda metà della classifica nell’elenco OECD, precisamente al 32esimo posto, e comunque abbondantemente sotto lo spartiacque dei 1.000 dollari per settimana.

“No” del Parlamento al Mes: la reazione dei lettori

Ecco il nostro sondaggio in merito alla decisone del Parlamento di non ratificare il Mes.
Risposta sostanzialmente unanime.

Recentemente il Parlamento italiano ha detto “No” alla ratifica del Mes (meccanismo europeo di stabilità).

Il dibattito era ed è ancora molto acceso: per alcuni il Mes andava assolutamente ratificato, per altri evitate come la peste.

Ma cosa ne pensano i nostri lettori in merito alla decisione del Parlamento? Abbiamo lanciato un sondaggio sulla piattaforma “X” (ex Twitter) chiedendo se, secondo loro, il Parlamento avesse fatto bene o meno a decidere di non ratificare il Mes.

La risposta è stata praticamente all’unanimità, con i lettori che hanno ritenuto opportuno non ratificare il Mes nel 93% dei casi; delusi, invece, dalla decisione del Parlamento il 4% dei lettori.

Gli indecisi, infine, sono risultati in percentuale uguale ai contrari.

Di seguito lo screenshot del quesito con l’esito del sondaggio: