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Lotta alle fake news o censura da regime?
Spacciate come protezione per i cittadini, in realtà ne limitano la libertà di pensiero.
Ecco il punto di vista di Giulietto Chiesa.
Vengono apertamente combattute schierando tanto di task force nazionale ed europea.
Stiamo parlando delle fake news, ovvero le notizie false atte ad ingannare e manipolare l’opinione.
In linea di principio è una cosa buona combattere la cattiva informazione, il problema nasce quando si usa lo scopo come scusa per, in realtà, censurare tutto quello che viene ritenuto scomodo, come in un vero e proprio regime.
Così facendo si va anche contro all’Articolo 21 della Costituzione: “Tutti hanno il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure“.
Il tema è decisamente attuale e vogliamo condividere, tramite uno dei suoi ultimi importanti messaggi, il pensiero di Giulietto Chiesa, giornalista e politico venuto purtroppo a mancare nel 2020, che ha saputo riassumere benissimo il quadro attuale in questo breve video:
Probabilmente, anche questo articolo verrà considerato scomodo, quindi etichettato come “Fake news” e censurato.
Monopattini elettrici: obbligo di targa e assicurazione
Obbligatorio il casco anche per gli adulti.
Vietato andare su aree pedonali e piste ciclabili.
Fino dalla loro prima regolamentazione, nel 2019, i monopattini elettrici hanno costituito un piccolo grattacapo per la mobilità: semplicità di uso e agilità da un lato, invasività e rischio dall’altro.
Dopo una prima modifica nel 2021, le modifiche al Codice della strada cercano ora di dare più coerenza, introducendo alcune importanti novità per una maggior sicurezza:
1) obbligo del contrassegno (targa), che dovrà essere richiesto dal proprietario e sarà analogo ai ciclomotori (anche se pare possibile che la norme attuative non imporranno di registrarne l’abbinamento col numero di telaio);
2 ) assicurazione obbligatoria per la responsabilità civile verso terzi ai sensi dell’articolo 2054 del Codice civile;
3) i conducenti, anche se maggiorenni, dovranno fare uso del casco (che dovrà essere conforme alla norma Uni En 1078 o Uni En 1080);
4) circolazione consentita solo nei centri urbani sulle strade con limite di velocità non superiore a 50 km/h (dunque, niente più aree pedonali e piste ciclabili e nemmeno percorsi ciclabili extraurbani).
Come riporta Il Sole 24 Ore, ci sono nuovi obblighi anche per i gestori del servizio di noleggio dei monopattini: nel caso in cui la circolazione dei monopattini fosse assolutamente preclusa in specifiche aree urbane, i veicoli dovranno essere dotati di sistemi automatici che impediscano la circolazione nelle aree stesse.
Il legislatore ha avuto cura, anche per chiarire dubbi applicativi, di stabilire espressamente il divieto di sosta dei monopattini sui marciapiedi, pur permanendo la possibilità, da parte del Comune interessato, di riservare con espressa ordinanza e segnaletica aree di sosta sui marciapiedi stessi, sussistendone i requisiti di legge in merito agli spazi per il transito dei pedoni. Inoltre, è stato esplicitato, ad abundantiam, il divieto di circolare contromano e sui marciapiedi.
Sempre al fine di chiarire meglio la disciplina normativa, anche per quanto riguarda l’aspetto punitivo, è stata introdotta una specifica sanzione amministrativa (da 200 a 800 euro) per chi circolasse con monopattini non rispondenti ai requisiti di legge o privi di indicatori luminosi di svolta e di freno su entrambe le ruote. In caso di circolazione di monopattini privi del prescritto contrassegno o con contrassegno non visibile, alterato o contraffatto, ovvero privi della copertura assicurativa, la sanzione sarà da un minimo di 100 euro fino a un massimo di 400.
Stessa sanzione in caso di mancata comunicazione del cambio di residenza del proprietario, pur con un possibile dubbio applicativo: mentre la norma esplicita la sanzione di cui sopra estendendola alla mancanza di copertura assicurativa, in altra parte del testo si richiama l’applicazione del titolo X del Codice delle assicurazioni private (Dlgs 209/2005), laddove l’articolo 122 stabilisce l’applicazione dell’articolo 193 del Codice della strada ai veicoli sprovvisti di copertura assicurativa, con ben altre e più impattanti sanzioni. Con ogni probabilità, sarà applicata la disciplina sanzionatoria più favorevole, in quanto frutto di una norma specifica successiva e, quindi, derogatoria.
In limine alla riforma, il legislatore si occupa di quei prodotti similari ai monopattini, ma tuttora non regolamentati, che ogni tanto si incontrano sulle strade. In particolare, la normativa precisa che la circolazione con tali mezzi è generalmente vietata, con la sola eccezione di zone specificamente destinate alla sperimentazione, che verranno individuate dal competente ministero, pena la confisca del veicolo in caso la potenza sia superiore ad 1 kW, oltre a una sanzione da 200 a 800 euro.
La Normale di Pisa chiede stop al bando con Israele
La richiesta partita dagli studenti.
Il Senato accademico l’ha approvata a maggioranza.
La richiesta di riconsiderare il bando Maeci è stata fatta dagli studenti e la mozione è stata poi approvata a maggioranza dalle componenti del Senato accademico.
Come riporta Tgcom24, nel testo la Normale dice quanto di seguito:
“Richiamando integralmente i contenuti della mozione approvata dal Senato Accademico il 28 novembre 2023, rinnova con forza, anche alla luce della risoluzione Onu del 25 marzo 2024, la richiesta di rilascio degli ostaggi e di un immediato cessate il fuoco nella striscia di Gaza al fine di scongiurare l’ulteriore aggravarsi di una situazione umanitaria ormai disperata, che si configura ogni giorno di più come un’inaccettabile forma di punizione collettiva della popolazione palestinese“.
La mozione riporta:
“Oggi, in circostanze di eccezionale e crescente gravità la Scuola Normale Superiore ritiene di essere chiamata, insieme a tutta la comunità scientifica internazionale, non solo ad attestare concretamente la propria solidarietà ma anche a riflettere criticamente ad ampio raggio sulle ramificazioni del proprio lavoro“.
La Scuola, inoltre, afferma “la necessità di ispirare le attività di ricerca e di insegnamento al rispetto” dell’articolo 11 della Costituzione “che prescrive il ripudio della guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali e in coerenza con il dettato costituzionale, si impegna a esercitare la massima cautela e diligenza nel valutare accordi istituzionali e proposte di collaborazione scientifica che possano attenere allo sviluppo di tecnologie utilizzabili per scopi militari e alla messa in atto di forme di oppressione, discriminazione o aggressione a danno della popolazione civile, come avviene in questo momento nella Striscia di Gaza“.
Rispetto dei principi costituzionali chiede poi al Maeci e al Mur “di assicurare alla comunità scientifica che tutti i bandi e i progetti da essi promossi per favorire la cooperazione industriale, scientifica e tecnologica con altri Stati rispettino rigorosamente i principi costituzionali, con particolare riferimento all’art.11 e al Maeci appunto, alla luce dei principi sopra richiamati, di “riconsiderare il Bando Scientifico 2024” emesso in attuazione dell’Accordo di cooperazione industriale, scientifica e tecnologica Italia-Israele“.
Ancora, la Normale “si impegna a promuovere il confronto e il dialogo tra tutte le componenti della sua comunità sugli sviluppi della situazione in Palestina chiedendo al direttore di convocare entro la fine di aprile un’assemblea generale dedicata al tema e di favorire altre iniziative” e conferisce al direttore il mandato di farsi portavoce in ogni sede istituzionale, e in particolare presso il Mur, il Maeci e la Crui, delle posizioni espresse nella presente mozione“.
La Scuola Normale di Pisa chiede di rivalutare il bando Maeci Italia-Israele.
Nella mozione approvata dal Senato accademico martedì, al punto 5 si legge che la Normale “chiede al Maeci, alla luce dei principi sopra richiamati, di riconsiderare il “Bando Scientifico 2024” emesso il 21 novembre 2023 in attuazione dell’accordo di cooperazione industriale, scientifica e tecnologica Italia-Israele.
Stellantis: incentivi all’esodo per chiudere gli stabilimenti in Italia
Trasferimento della produzione al’estero e stabilimenti chiusi o riqualificati.
86mila lavoratori coinvolti.
Dipendenti Stellantis in pensione fino a 4 anni prima.
Un incentivo all’esodo che il gruppo automobilistico franco-italiano ha messo a punto per svecchiare le maestranze (più una scusa, dato che gli incentivi partono dai 35 anni), ma soprattutto per chiudere gli stabilimenti in Italia.
In assenza dei contratti di espansione, non più rinnovati da quest’anno dal governo, la multinazionale dell’automobile, che porta in grembo anche i marchi italiani Fiat, Alfa Romeo, Lancia e Maserati, ha deciso di fare da per conto suo.
Il prossimo 2 aprile si aprirà un tavolo tecnico fra governo e Stellantis per discutere del futuro degli stabilimenti in Italia, ma l’accordo coi sindacati per mandare in pensione migliaia di dipendenti a partire da 63 anni di età è già stato siglato con tutte le maggiori sigle sindacali.
Al di là del futuro dell’assetto produttivo di un segmento importante come l’automotive, vediamo come si svolgeranno gli esodi volontari dei lavoratori di Melfi, Mirafiori, Pomigliano e Cassino.
L’intesa raggiunta fra Stellantis ed i sindacati riguarda tutti i dipendenti prossimi alla pensione e quelli che intendano intraprendere nuovi percorsi professionali al di fuori del gruppo.
L’obiettivo dell’accordo, come spiega Stellantis, è quello di seguito:
“Definire il quadro di riferimento per le intese che saranno realizzate nelle prossime settimane nelle diverse realtà aziendali finalizzate ad adeguare i livelli occupazionali ai cambiamenti dei processi aziendali proponendo ai lavoratori soluzioni condivise”.
Tradotto, come riporta InvestireOggi: la produzione sarà gradualmente trasferita all’estero e gli stabilimenti chiusi o riqualificati.
In altre parole, la produzione di automobili in Italia, dopo più di un secolo, andrà a sparire.
In un contesto sempre più competitivo e di costi elevati da sostenere per la manodopera, la risposta del gruppo automobilistico, pur in assenza degli incentivi previsti fino al 2023 dai contratti di espansione, è la delocalizzazione verso Paesi a basso costo del lavoro.
Interessati al bonus sarebbero, secondo le prime stime sindacali, circa 17mila dipendenti, ovvero circa il 20% della forza lavoro del gruppo Stellantis che in Italia impiega circa 86mila lavoratori.
Non è detto che tutti aderiscano all’esodo volontario, ma le premesse e le attese sono favorevoli, soprattutto fra coloro ai quali mancano pochi anni per raggiungere il diritto alla pensione.
Nel dettaglio, l’incentivo offerto da Stellantis è promettente.
Coloro che matureranno i requisiti entro i prossimi 4 anni, riceveranno per i primi 2 anni un importo tale da raggiungere insieme alla Naspi il 90% della retribuzione, mentre per i successivi 2 anni sarà corrisposto un importo pari al 70% della retribuzione più un’ulteriore somma equivalente ai contributi previdenziali da versare nei 24 mesi mancanti.
Per i lavoratori ai quali mancano più di 4 anni alla pensione verranno proposte altre forme di incentivo per lasciare l’azienda in base all’età:
– fra i 35 e i 39 anni, 12 mensilità più 20 mila euro;
– fra i 40 e i 44 anni, 18 mensilità più 20 mila euro;
– fra i 45 e i 49 anni, 24 mensilità più 30 mila euro;
– fra i 50 e i 54 anni, 30 mensilità più 30 mila euro;
– dai 55 anni in su, 33 mensilità più 30 mila euro.
Coloro che, invece, hanno già maturato i requisiti per andare in pensione potranno beneficiare di un bonus pari a 6 mensilità.
Insomma, scivolo dorato per i dipendenti Stellantis prossimi alla pensione. Per chi è più lontano dal ritiro, bonus fino a 80 mila euro.
Per Stellantis, l’importante è chiudere la produzione in Italia.