L’Italia si smarca dalla Germania: non compreremo armi Usa per l’Ucraina

Roma: scelta autonoma di Berlino che non seguiremo.
Gli unici acquisti di armamenti americani saranno gli F35 giù programmati per il prossimo decennio.

Più imprese italiane negli Usa, ma niente acquisti diretti di armi americane.

Il cancelliere tedesco Friedrich Merz nei giorni scorsi, assecondando i desiderata del presidente americano, ha annunciato come il governo federale tedesco intenda acquistare dagli Stati Uniti sistemi di difesa aerea Patriot per metterli a disposizione dell’Ucraina (approfondimento al link).

Una strategia che invece, secondo i vertici del nostro esecutivo, non sarà perseguita dall’Italia. Non solo perché i nostri sistemi d’arma già ceduti a Kiev rispondono ad altre configurazioni tecnologiche (i Samp-T sono di produzione italo-francese), ma soprattutto perché – a differenza della Germania – lo spazio fiscale che l’Italia può destinare ad un’operazione di questo tipo è praticamente inesistente.

Tant’è che, spiegano le stesse fonti come riporta La Stampa, gli unici acquisti di armamenti dagli Stati Uniti che l’Italia ha in programma sono rappresentati dalla vecchia partita di F35 già programmata per il prossimo decennio.

“Qui non si è mai parlato di acquistare armi americane” spiegano, tranchant, dalla Difesa, sottintendendo come quella di Merz sia una scelta totalmente autonoma della Germania.

Il niet italiano non è da intendersi come un modo per distaccarsi dagli Stati Uniti o dal sostegno all’Ucraina, ma come un invito a trovare altre modalità per assecondare Trump.

Trump esclude uso di missili a lungo raggio da parte ucraina

Il presidente americano dice che l’Ucraina non dovrebbe colpire Mosca con attacchi militari e che gli Usa non forniranno missili a lungo raggio a Kiev.

Il presidente Trump, come riporta The Hill, ha detto ai giornalisti che l’Ucraina non dovrebbe colpire Mosca con i suoi attacchi militari e che gli Stati Uniti non hanno intenzione di fornire missili a lungo raggio a Kiev nella loro guerra contro la Russia.

Rutte (Nato) minaccia India, Cina e Brasile

Il Segretario della Nato avverte il mondo BRICS che saranno colpiti dai dazi di Trump se la guerra in Ucraina non arriverà entro 50 giorni.

Il capo della NATO, Mark Rutte, ha minacciato India, Cina e Brasile avvertendo che i dazi secondari di Trump li colpiranno duramente se la Russia non raggiungerà un accordo di pace con l’Ucraina entro 50 giorni.

Come riporta Giubbe Rosse, quella che si sta configurando è sempre più una guerra economica totale tra il vecchio mondo guidato dagli Stati Uniti e il nuovo mondo dei BRICS, con la NATO, ufficialmente un’alleanza difensiva, ormai totalmente cooptata e asservita agli interessi dei primi.

Trump annuncerà un piano “aggressivo” di fornitura di armi all’Ucraina

Probabile l’introduzione di armi offensive a lungo raggio capaci di arrivare fino a Mosca.
Gli Usa produrranno le armi, l’Ue le pagherà e le invierà a Kiev.

Il presidente Trump annuncerà oggi un nuovo piano per armare l’Ucraina che dovrebbe includere armi offensive, dicono ad Axios due fonti a conoscenza dei piani.

L’invio di armi offensive sarebbe un cambiamento importante per Trump, che fino a poco tempo fa si era sforzato di dire che avrebbe fornito solo armi difensive per evitare l’escalation del conflitto.

I funzionari statunitensi, ucraini ed europei sperano che le armi cambino la traiettoria della guerra e cambino i calcoli del presidente russo Vladimir Putin riguardo a un cessate il fuoco.

Due fonti hanno detto ad Axios di avere motivo di credere che il piano possa includere missili a lungo raggio che potrebbero raggiungere obiettivi in profondità all’interno del territorio russo, tra cui Mosca.

Tuttavia, nessuno dei due era a conoscenza di alcuna decisione finale.

“Trump è davvero incazzato con Putin. Il suo annuncio di domani sarà molto aggressivo“, ha detto ad Axios il senatore Lindsey Graham (R-S.C.).

La nuova iniziativa, che sarà lanciata in un incontro tra Trump e il segretario generale della NATO Mark Rutte, coinvolgerà i paesi europei che pagheranno per le armi prodotte negli Stati Uniti che saranno inviate all’Ucraina.

La Casa Bianca non ha risposto a una richiesta di commento.

Dunque, ricapitolando, come riporta Giubbe Rosse: gli USA produrranno le armi, l’Europa le pagherà e le consegnerà all’Ucraina. Trump ha trovato la quadratura del cerchio. Fa contenti i falchi al Congresso, fa contenti i leader europei e la Commissione UE, che da mesi lo implorano di continuare la guerra in Ucraina e non negoziare la fine del conflitto, fa contento Zelensky, che così potrà continuare a governare. Difficilmente questa decisione cambierà l’esito della guerra, ma a Trump interessa poco: a morire saranno gli ucraini, a pagare saranno gli europei.

Siria: gli Usa si ritireranno da 7 basi su 8

Barrack: cambiamento segna rifiuto approcci fallimentari di Washington in Siria nell’ultimo secolo.
Le operazioni rimanenti dovrebbero concentrarsi a Hasakah.

Gli Stati Uniti chiuderanno la maggior parte delle loro basi militari in Siria, concentrando le operazioni in un’unica sede, nell’ambito di una revisione politica annunciata dal loro nuovo inviato speciale.

Thomas Barrack, nominato ambasciatore statunitense in Turchia e inviato speciale per la Siria dal presidente Donald Trump il mese scorso, ha affermato che questo cambiamento segna un rifiuto degli approcci fallimentari di Washington in Siria nell’ultimo secolo.

In un’intervista rilasciata lunedì all’emittente turca NTV, Barrack ha affermato che il ritiro delle truppe e la chiusura delle basi riflettono una ricalibrazione strategica. Secondo Al Jazeera, ha dichiarato quanto di seguito:

“Quello che posso assicurare è che la nostra attuale politica sulla Siria non sarà minimamente paragonabile a quella degli ultimi 100 anni, perché nessuna di queste ha funzionato“.

Si prevede che le forze statunitensi si ritireranno da sette delle otto basi, comprese quelle nella provincia di Deir Az Zor, nella Siria orientale, mentre le operazioni rimanenti saranno concentrate ad Hasakah, nel nord-est.

Due fonti di sicurezza hanno riferito all’agenzia di stampa Reuters che il personale e i mezzi militari statunitensi hanno già iniziato a essere trasferiti: “Tutte le truppe verranno ritirate da Deir Az Zor“, ha dichiarato una fonte a Reuters ad aprile.

Un funzionario del Dipartimento di Stato americano ha successivamente affermato che il numero di truppe sarebbe stato adeguato “se e quando opportuno“, a seconda delle esigenze operative.