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Coronavirus: in Italia più casi che ad Hong Kong

L’Italia supera Hong Kong per numero di casi; cosa incredibile vista la posizione geografica dei due Paesi: il governo decreta la quarantena.
Chi veniva etichettato come fascista, razzista e sciacallo, aveva solo avuto un anticipato e razionale buon senso.

Dilaga l’emergenza coronavirus in Italia, dove i casi hanno superato addirittura quelli rilevati ad Hong Kong.

Risulta davvero incredibile comprendere come sia possibile che l’Italia, geograficamente totalmente isolata dalla Cina, conti più contagi di quanti ne contino gli Stati confinanti.

Il governo, tramite decreto, ha isolato e messo in quarantena le zone colpite dai focolai; sospesi inoltre gli eventi sportivi di tutte le categorie e discipline in Veneto e Lombardia.

Una mossa tardiva, a quanto pare. Chi chiedeva il controllo totale dei confini e la quarantena per le persone provenienti dalle zone a rischio, veniva etichettato come fascista, razzista e sciacallo.

Le cose, dunque, sono due: o il governo è improvvisamente diventato fascista, razzista e sciacallo, o chi chiedeva di applicare queste precauzioni due mesi fa aveva solo un razionale ed anticipato buon senso.

Rimane incredibile come due persone contagiate e provenienti proprio da Wuhan, abbiano potuto liberamente girare per luoghi turistici italiani addirittura per 8 giorni (approfondimento al link).

Di seguito, la tabella aggiornata con il numero di casi e decessi per ogni Stato:

Per chi volesse partecipare al nostro sondaggio sulle responsabilità dell’attuale situazione, sarà sufficiente accedere ai nostri profili facebook e twitter (troverete il sondaggio in cima al profilo di ogni pagina).

Coronavirus in Italia: a chi la responsabilità?

Scoppia l’epidemia di coronavirus in Italia: casi di contagio in continuo aumento e città isolate con divieto di andare al lavoro.
Ecco il sondaggio per dire, secondo voi, di chi è la responsabilità.

L’epidemia di coronavirus è esplosa, purtroppo, anche in Italia.

Le regioni principalmente coinvolte sono Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna. I casi di contagio sono in continuo aumento, ci sono città isolate e con il divieto di recarsi al lavoro per ordinanza del Tribunale ordinario di Milano: Codogno, Castiglione d’Adda, Casalpusterlengo, Fombio, Maleo, Somaglia, Bertonico, Castelgerundo, Terranova dei Passerini e San Fiorano.

Recentemente, dopo che il metodo di diagnosi è stato corretto, i casi di contagio in Cina sono decuplicati in un giorno (approfondimento al link) e la cosa sembra prendere conseguenze decisamente più gravi di quelle ufficialmente comunicate poco tempo fa.

In Africa il direttore dei Centri africani per il controllo delle malattie e la Società internazionale per le malattie infettive hanno lanciato l’allarme (approfondimento al link).

L’Italia ha bloccato i voli diretti da e per la Cina, ma è sufficiente uno scalo internazionale per aggirare questo blocco. Per il resto, nessuna precauzione: le quarantena per chi arriva da zone a rischio non è obbligatoria, gli sbarchi non sono stati sospesi e le persone non vengono controllare; tanto che due cinesi contagiati e provenienti proprio da Wuhan hanno girato liberamente per luoghi turistici italiani per ben 8 giorni (approfondimento al link).

Al momento, l’unica azione del governo è stata quella di vietare la parola “coronavirus” in modo da cercare di limitare lo spargersi del panico (approfondimento al link).

Per capire, secondo voi, di chi è la responsabilità dell’esplodere dell’epidemia in Italia, abbiamo creato un sondaggio reperibile al nostro profilo twitter.

Le scelte possibili sono le seguenti e potete partecipare al sondaggio anche commentando qui:

  1. La responsabilità è del governo
  2. Non è colpa di nessuno, non ci si può fare niente
  3. Il coronavirus è un fake, ovvero tutta una messa in scena per coprire altri problemi;
  4. Non saprei rispondere

Renzi non considera il popolo: niente elezioni in nessun caso

Renzi non ne vuole sapere di democrazia: meglio stare all’opposizione che perdere la poltrona.
Se cade Conte, alto governo ma niente voto.

Il leader di Italia Viva, Matteo Renzi, comincia a sentire degli scricchiolii sulla sua presenza a palazzo Madama.

Dopo aver di fatto messo in piedi l’attuale governo (riuscendo in un lavoro politico incredibile, se pensiamo che ha orchestrato il tutto muovendosi da semplice senatore) per poi uscire dal Pd e fondare un suo partito, Renzi sta minando anche la stabilità dello stesso esecutivo.

Le divergenze tra Pd e M5S vanno via via aumentando e la crisi di governo appare sempre più prossima.

Il Pd ha appunto perso l’ala di Renzi mentre alcuni parlamentari hanno lasciato il Movimento; Di Maio ha già lasciato la posizione di capo politico ed ha invitato gli iscritti grillini ad una manifestazione contro il suo stesso governo (una qualcosa da cortocircuito logico).

Renzi, che da una parte gongola nel vedere lo scoramento creato nell’attuale gruppo di maggioranza, dall’altra teme per la sua possibile rielezione: Italia Viva viene ad oggi data nei sondaggi con un consenso attorno al 4%.

Infatti, la sua posizione, rilasciata in un’intervista a “Il Mattino”, è la seguente:

se Conte cade, la strada è un nuovo governo con Italia Viva all’opposizione.

L’ex premier è dunque disposto verso una nuova maggioranza che veda il suo partito all’opposizione, piuttosto che tornare al voto.

Pare dunque evidente la sua volontà di formare governi su governi cercando nuove maggioranze, anche a costo di rimanere all’opposizione pur di mantenere la famosa poltrona (quella che, insieme alla Boschi, aveva promesso che avrebbe lasciato già in occasione della sconfitta nel referendum costituzionale), piuttosto che far democraticamente esprimere i cittadini tramite il voto.

Debito pubblico: la differenza sta nella sovranità

Debito pubblico: la differenza sta nella sovranità del debito.
Il problema sorge nel caso in cui manchi sovranità monetaria.

Il debito pubblico è costantemente al centro delle discussioni economiche odierne.

Fino a poco tempo addietro, tanto che scoppiò la crisi dei debiti sovrani, gli economisti consideravano che un indebitamento superiore al 90% del Pil fosse tossico per l’economia; ora, invece, cominciano a ricredersi.

A rivelarlo è il Wall Street Journal che riporta il parere di diversi esperti del settore, tra cui l’ex capo economista del Fmi Olivier Blanchard piuttosto che l’ex capo economista del dipartimento al Tesoro Usa Karen Dynan.

Ora la tesi che comincia a prendere campo è la seguente: una buona crescita economica e livelli di debito pubblico elevati possono convivere e sono persino desiderabili; infatti, se i rendimenti dei titoli sovrani restano al di sotto dei tassi di crescita economica, i governi possono continuare a emettere debito senza praticamente doverlo pagare.

Italia, Francia, Spagna e Regno Unito hanno infatti debiti pubblici che si avvicinano o superano il 100% del Pil; il Giappone super addirittura il 200% e gli Usa supereranno il 105%.

Rimangono contrari a quest’idea, invece, nella zona Euro. Il presidente della Bce Christine Lagarde, il mese scorso ha così ammonito la Francia:

Il crescente debito pubblico è motivo di preoccupazione, poiché riduce il margine di manovra fiscale in caso di recessione dell’economia”.

La commissione Ue le ha fatto eco avvertendo 8 Paesi membri (tra cui l’Italia, la Francia e la Spagna) del rischio di violare le regole del Patto di Stabilità, ricordando agli Stati che hanno un debito pubblico superiore al 60% che lo devono ridurre gradualmente.

Uno studio del Fmi pubblicato il mese scorso e che ha esaminato più di 400 episodi di crisi in 188 paesi tra il 1980 e il 2016, rivela che le economie avanzate affrontano un rischio sostanzialmente più elevato di entrare in crisi se il debito sovrano nei confronti di creditori stranieri supera il 70% del Pil. La soglia è invece pari al 30% per quanto riguarda le economie dei mercati emergenti.

Il problema, che probabilmente sfugge nello studio del Fmi, non è tanto il rapporto debito/Pil ma la proprietà del debito; è proprio perché si parla di “creditori stranieri” e, quindi, di debito non sovrano, che si hanno problemi.