Coronavirus e quarantena, Telfener: “Mi sveglio ogni giorno allo stesso giorno”

Dalla “fase della tana” alla “ripartenza”, passando per la “fase dell’incantesimo”; ora speriamo in un cambio di paradigma.
Ripartire si può, ma lo Stato deve smetterla di trattarci come bambini.

Sanità, economia, spiritualità, società e relazioni. Tanti sono gli aspetti della nostra vita che l’emergenza coronavirus ha toccato e modificato.

La Sanità è sotto forte disamina, i tagli degli ultimi anni ci hanno fatto trovare impreparati per quest’emergenza e la cosa non deve più succedere. L’economia vede un pesante crollo del Pil (circa 15%).

Quanto a società e relazioni, ne abbiamo parlato con la professoressa Umberta Telfener, psicologa delle relazioni e della famiglia, clinica formatasi alla Philadelphia Child Guidance Clinic ed all’Akerman Institute di New York, che attualmente è didatta del Centro Milanaese di Terapia della Famiglia (CMTF) e ha tenuto fino a un anno fa una rubrica sulla testata on-line de “Il Corriere della Sera” sull’amore.

Professoressa Telfener, qual è il suo punto di vista psicologico in merito all’attuale situazione?

Siamo stati colpiti da un meteorite, da un evento inaspettato, improvviso e a rischio morte, di cui nessuno sapeva nulla e che nessuno si aspettava. Ci siamo trovati di colpo dentro un libro di fantascienza. Il momento iniziale ci ha visti tutti uniti contro un nemico comune, ovvero il virus; ci siamo chiesti cosa fosse, perché arrivasse adesso, quale significato potesse avere, cosa ci stesse comunicando e cosa ci potesse insegnare. Ha tirato fuori, se vogliamo, il buono di noi: eravamo appunto tutti uniti contro questo nemico. Anche i pazienti più gravi psicologicamente hanno reagito bene, si sono compattati psichicamente e hanno preso la missione della sicurezza con grande serietà.

Successivamente, mi sentirei di individuare due fasi; la prima è quella che io definisco la “sindrome da tana”, che è trasversale e che ci ha di fatto imbozzoliti nelle mura domestiche e dentro noi stessi, quasi a sfiorare il solipsismo. Ciascuno si è rinchiusi in casa, tutti quanti compatti, di nuovo obbedienti, sia le persone che avevano paura sia quelle che hanno approfittato dello stare a casa per fare tutte le cose che diversamente non avevano mai avuto il tempo o l’occasione di fare. Alcuni hanno tratto sicurezza da questa fase: hanno imparato a stare da soli, in compagnia di sé stessi, sentendosi più centrati, altri hanno imparato a vivere con meno stimoli, mettendo tra parentesi il consumismo.

Ora sta partendo una terza fase psicologica – che corrisponde alla seconda fase a livello politico-istituzionale – quella in cui le persone cominciano a non poterne più.

Assistiamo ad episodi in cui, per esempio, qualcuno va a correre “sfidando” i decreti, passeggia lontano da casa, prova a raggiungere il mare. Direi che è il modo più facile di trasgredire ad un’imposizione che ci è arrivata dall’alto, che ci è stata imposta da un governo che sentiamo estraneo e direttivo. Il modo più facile per acquisire di nuovo la propria individualità e asserire di esistere e di avere una volontà. ”

Perché la gente comincia a superare il limite di sopportazione psicologica?

Credo che il nemico comune che avevamo nella fase iniziale si sia in seguito indebolito, le persone hanno cominciato a farsi domande sulla persecutorietà del virus, hanno iniziato a mettere in discussione i numeri dell’emergenza, la possibilità di errori umani. Hanno iniziato a valutare la relazione tra problema e rimedio; si sono cominciati a ribellare alle regole imposte. Non vogliamo essere trattati da bambini non solo perché non lo siamo ma anche perché ci indebolisce psicologicamente.

La politica e gli esperti hanno preso decisioni, fatto scelte anche difficili, senza mai cercare il dialogo con i rappresentanti delle categorie di cittadini. Sembra stiano mettendo in atto risoluzioni drastiche senza aver abbastanza ragionato sulle premesse e sulle conseguenze. Perché del virus ancora sappiamo pochissimo.

E’ abbastanza normale la ribellione, che non vuol dire prendere il virus sotto gamba ma stare attenti, comportarsi in maniera responsabile, senza sfociare nella paranoia, senza sentirsi perseguitati.”

Dunque, se la seguo correttamente, lei individua tre fasi. La paura e l’incantesimo solipsistico sono le prime due, poi?

Come dicevamo, si è passati da una fase di paura e di difesa tutti insieme contro un nemico comune ad una che potremmo definire come un incantesimo di quotidianità, in cui abbiamo assistito ad una regressione collettiva, il piacere ad avere meno oneri, a restare a casa con meno stimoli e meno obblighi. Dopo è arrivata la critica, l’insoddisfazione, a volte la ribellione – il momento attuale fatto anche di paura a tornare a lavorare, a tornare a costruire la società. Spero in una quarta fase, quella della ripresa della responsabilità personale: quella in cui continuiamo a stare attenti ma assumendocene la responsabilità impegnati a costruire un mondo sostenibile. Mi auguro che le città si riapriranno, che le aziende riprenderanno, che si pensi all’economia, al benessere sociale. Personalmente non ho smesso di lavorare via skype e trovo che sia uno strumento utile e necessario per ripensare i tempi e i modi di stare al mondo. Perché mi auguro che il mondo non riprenda come prima e che ci diamo l’occasione di ridefinirlo.”

Questo obbligo di dover rimanere in casa, legato alla quarantena, che impatto crede abbia avuto dal punto di vista familiare?

Con la quarantena abbiamo assistito ad un notevole incremento delle violenze domestiche e ad uno scoppio dei problemi adolescenziali. I giovani non hanno nessuna voglia di dover rimanere chiusi in casa e di passare troppo tempo con i propri genitori; questo tipo di contatto li fa regredire e non è salutare, naturalmente sfocia nella violenza dei ragazzi contro i genitori, nella loro irriverenza. Ci sono poi le coppie a rischio violenza, quelle che già non andavano d’accordo e che si sono trovate obbligate a convivere in maniera stretta. La violenza domestica è aumentata in maniera esponenziale.”

Quali rischi vede a livello di impatto psicologico collettivo?

La società iper-moderna aveva rimosso la morte; ora non si fa altro che parlare di decessi, temerli, piangerli, raccontarli. Mai come ora si è costretti ad affrontare un lutto individuale e collettivo. Mi vengono in mente le fasi del lutto illustrate dalla psicologa Elisabeth Kubler-Ross – famosa tanatologa – e che possono essere applicate anche al lutto collettivo che stiamo fronteggiando: la prima è quella del diniego, viene poi la rabbia, la negoziazione, la depressione, e infine si accetta ciò che è accaduto.

Mi auguro che questo atteggiamento psicologico che culmina con l’accettazione di ciò che sta accadendo si ripercuota anche negli aspetti della vita quotidiana attuale, che il virus e la quarantena non vengano utilizzati come scuse per non riprendere la vita, che non diventino alibi per insuccessi e fallimenti personali. Sono in effetti invece una ragione realistica di fallimenti economici e difficoltà di ripresa.”

La quarantena ha quindi avuto un forte impatto dal punto di vista psicologico. Lei cosa consiglierebbe di fare per affrontare il momento?

Le cose che possono aiutare, secondo me, sono le seguenti:

Variare: non fare tutti i giorni le stesse cose.

Curare il proprio aspetto: non bisogna lasciarsi andare ma tenersi su, tenersi vivi.

Aprire alle possibilità: cerchiamo di concentrarci sugli aspetti positivi che si possono trarre della situazione.

Limitare l’informazione: non mettiamoci ad ascoltare i dati della TV tutto il giorno, se usiamo un pc, per esempio, cerchiamo di alternare informazione, lavoro e svago.

Giocare e condividere: approfittatene per i sviluppare le relazioni interne, giocate e cucinate insieme.

Fare sport: nel limite del possibile e dello spazio casalingo, fate ginnastica, yoga e, quando uscite per fare la spesa, non prendete l’ascensore ma fate le scale oppure il giro del palazzo.

Prendersi tempo per sé: provate a fare qualcosa che non avete mai fatto, ad imparare cose nuove.

Trasgredire: è una valvola di sfogo, quindi trasgredite una volta alla settimana tutte le attività che vi ho appena proposto sopra.

Sarebbe bello che questa situazione ci portasse verso un cambio di paradigma e personalmente non credo si possa pensare di ripristinare l’equilibrio precedente; dobbiamo sforzarci a costruire una situazione diversa ma, per fare questo, ripeto, più che i miei consigli serve che lo Stato faccia la sua parte permettendoci di farlo: la politica la smetta di trattarci come bambini!”

Autore: Francesco Puppato

Vive in Polonia dove ricopre il ruolo di Plants Controller per Rosa Europe; parla quattro lingue (italiano, inglese, polacco e francese) ed ha precedentemente lavorato nel dipartimento finanziario della Holding Orange1. Laureato in Economia Aziendale con indirizzo in Management ed Organizzazione presso l'Università degli Studi di Udine, ha anche un Master in "Gestione delle Risorse Umane ed Organizzazione del Lavoro" conseguito presso lo stesso ateneo. Dal 2015 al 2020 ha curato la rubrica "About economy and Social Equity"  per la rivista "Economia - ecaroiundworld", dal 2017 al 2019 ha collaborato con "Wall Street Italia", nel 2019 con "Economista.info" mentre dal 2020 collabora con "Wall Street Cina" e "Gazzetta Italia". Founder di "General Magazine", ha ottenuto, tra gli altri, il patentino Bloomberg, l'Europass Mobilità e l'ECDL.

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