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Impatto coronavirus: nasce la filiera italiana dei dpi

Dopo il forte colpo subìto per l’assenza di aziende che producessero mascherine sul territorio nazionale, molte imprese hanno riconvertito la loro produzione.

L’attuale paradigma economico improntato sul neoliberismo ed il capitalismo più sfrenato, ha spinto le aziende a delocalizzare sempre più le produzioni all’estero alla ricerca di manodopera a basso costo e facendoci così trovare impreparati nel momento del bisogno.

Quando le mascherine per proteggersi diventavano introvabili sul mercato ed il loro utilizzo veniva reso obbligatorio per legge, il prezzo è schizzato alle stelle e noi ci siamo accorti che il nostro tessuto industriale era stato spostato oltre i confini nazionali in maniera decisamente troppo marcata.

La risposta di alcune aziende non si è fatta aspettare: 135 imprese, infatti, hanno riconvertito la produzione nel giro di breve tempo facendo nascere la filiera italiana dei dpi (dispositivi individuali di protezione).

A dirlo è Domenico Arcuri, commissario straordinario per l`attuazione e il coordinamento delle misure occorrenti per il contenimento e contrasto dell`emergenza epidemiologica Covid-19, che durante un’audizione informale alla Commissione Affari sociali della Camera sulle disponibilità dei reagenti per l`analisi dei tamponi e dei dispositivi di protezione individuale, ha dichiarato:

“Oggi è nata una filiera per la produzione italiana di dispositivi di protezione individuale, grazie a 135 imprese italiane che si sono riconvertite e hanno iniziato a produrre. Al più tardi entro la fine di settembre, non dipenderemo più dall’importazione di dispositivi di protezione individuale dall’estero (soprattutto dalla Cina, dal Vietnam e dalla Corea del Sud).Abbiamo avviato anche una produzione di macchine per realizzare dispositivi di proprietà pubblica, abbiamo realizzato un accordo con due grandi aziende italiane che stanno producendo 51 macchine necessarie a realizzare mascherine chirurgiche che a regime, entro la fine di giugno, produrranno 31 milioni di mascherine al giorno.”

Bce: prove generali per operare da agosto anche senza la Bundesbank

Lagarde starebbe pensando a un piano B nel caso in cui i tedeschi debbano lasciare il programma di acquisto di bond. Pronta un’azione legale, rischi per l’euro.

Tira brutta aria in Europa, dopo la decisione tedesca del 5 maggio 2020. In quella data, la Corte costituzionale di Germania aveva emesso una sentenza secondo la quale la Banca centrale di Berlino, la Bundesbank, doveva porre fine entro tre mesi all’acquisto di titoli di Stato europei, a meno che la Banca Centrale Europea (Bce) guidata da Christine Lagarde non fornisse prove sull’effettiva necessità di tali acquisti.

Stando a quanto rivelano a “Reuters” quattro fonti, che hanno chiesto di essere protette dall’anonimato, la Bce sarebbe in procinto di pensare ad un piano B nel caso in cui la Corte Suprema tedesca costringa la Bundesbank a lasciare il programma di acquisto di bond da diverse migliaia di miliardi di euro.

La Banca Centrale di Berlino è il principale protagonista vista la quota in capo alla Germania, per questo la Bce starebbe pensando ad un’azione legale al fine di tutelarsi riportando la Bundesbank all’interno del suddetto programma, nel caso in cui le cose vadano per il peggio.

La Corte costituzionale tedesca ha dato tempo fino ad agosto alla Bce per giustificare il cospicuo acquisto di titoli di Stato; diversamente, dovrà continuare il programma senza la Bundesbank, la quale ad oggi stando ai piani dovrebbe effettuare più di un quarto degli acquisti di titoli obbligazionari.

Nel caso in cui la sentenza della Corte di Karlsruhe non fosse quella sperata dalla Bce, ci troveremmo molto probabilmente davanti ad un momento cruciale per la tenuta dell’euro, finora fortemente voluto proprio dalla Germania. Berlino ha da sempre dettato le politiche monetarie al resto dell’Unione Europea, creando al contempo un eccessivo surplus commerciale.

(Articolo originariamente pubblicato su “Wall Street Cina“, che ringraziamo)

Thyssenkrupp in uscita dal business dell’acciaio. Compresa Terni AST

“Acciai Speciali Terni (AST)” tra le attività probabilemente non più sostenibili per il futuro. Il gruppo tedesco sta cercando acquirenti o partner.

Thyssenkrupp, il colosso industriale tedesco con sede ad Essen, starebbe pensando alla possibilità di cedere la maggioranza della sua divisione di produzione dell’acciaio.

Sembra incredibile ma sono le parole che il Ceo, Martina Merz (foto), ha rilasciato a Reuters.

Il cambiamento in questione sarebbe davvero epocale in quanto andrebbe a toccare proprio il core business che caratterizza gli oltre 200 anni di storia.

Più precisamente, Martina Merz si è lasciata scappare la seguente frase, che ha ovviamente attirato l’attenzione di tutti:

Niente è più off-limits”.

Il gruppo, costituito nel 1999 dalla fusione di Friedrich Krupp AG Hoesch-Krupp e Thyssen AG, si è classificato al 724° di Forbes Global 2000, è una delle società più grandi del mondo con un valore di mercato (a metà 2018) di circa 17,3 miliardi di dollari USA.

È inoltre quotato alla Borsa di Francoforte e alla Borsa di Londra.

Spostando la lente di ingrandimento verso l’Italia, invece, in una nota il gruppo ha menzionato lo stabilimento di “Acciai Speciali Terni (AST)” proprio tra quelle attività che rientrerebbero tra le prospettive non più sostenibili per il futuro. Il gruppo tedesco, secondo alcune fonti, starebbe cercando acquirenti o partner.

A questa notizia fa eco la nota della Fiom, che denuncia come AST sia finita “in una sorta di bad company in attesa di essere ceduta o di trovare nuove alleanze societarie”.

Articolo originariamente su “Wall Street Cina“. che ringraziamo.

Coronavirus, Becchi: “Even God Will Not Save Us”

In the name of security, freedom was taken from us. We are trying to stop the virus that has already won: politics, church and constitution have disappeared and with them ages of civilization.

(Translation by Jolanta Micinska – Hercog)
(Italian version at link)
(Polish version at link)

The times we live in are very uncertain. Uncertainty reigns in many ways. The virus is not fully known, from those who identify it with the flu to those who treat it as the worst disease. Therefore, it is not known how to behave: whether to block everything or live a normal life. One thing is certain, however: this sudden change changes.

We talked about this with Professor Paolo Becchi, a former researcher at the University of Saarland in Germany, a scholarship holder of Deutscher Akademischer Austauschdienst (DAAD), then Alexandre von Humboldt-Stiftung, lecturer at the Swiss University of Lucerne and currently a professor of philosophy of law at the University of Genoa.

Our habits are challenges to freedom, which we took for granted.

Professor, what are your thoughts on the current situation?

“The world that appears in my last book „Democracy in Quarantine” written with the participation of Giuseppe Palma, which will be published for the Jubilee next week, presents my point of view, refers to the novel” Blindness “by Saramango. This is a story of a sudden epidemic where everyone has lost his sight. And, in a similar way, we have also become like that because of the virus that has infected our democracy, freedom, conscience and lifestyle. I think there is no point in saying “sooner or later we will beat him” because it has already won. However, it bothers me why I can’t find the answer to how it is possible that the Italian government resigned so quickly from the constitutional provisions on freedom, which was previously considered sacred in the name of “survival”. See, in the name of security, freedom has been taken from us. This is the fact.”

When thinking about a pandemic, the government sometimes has to make difficult decisions to guarantee the protection of human life, don’t you think?

“I understand everything, but there are different ways. It is enough to compare our neighbors. I do not mean Sweden, where the philosophy of action is completely different, let’s look at Germany, where clear laws and sanctions have been established, without restricting movement. What is only an exception with us is a norm for Germans. In South Korea, a smart tracking system was used that does not take away the freedom of 60 million from the public, unlike that used in Italy. A similar system was applied by Zaia in Veneto, which gave very good results. It is also worrying that there is censorship in Italy. The task force has the task of eliminating information which the authorities consider unreliable. “
In your opinion, therefore, is the fault on the political side?
“Of course, and more.
There is a lack of democracy. The state operates on the decrees of the Prime Minister as administrative acts that do not pass the parliamentary vote or the president’s approval. There are also no State-Regions relationship. In Germany, Angela Merkel successively organized meetings with representatives of the Länder, where decisions were made regarding individual regions, always taking into account the balance between freedom and security. In our state, the fault lies also with the opposition, which paradoxically rejected the ball on the opposite side, to the detriment of the citizens. In addition, serious decisions are made on the basis of technical and scientific opinions of “experts” who do not have an unanimous opinion. These scientists decide about our lives, they do not know the answer to the question whether the virus is a form of life or not. We have moved from the state of the right to a therapeutic state. Public opinion and the church are also a problem. “

In what sense?

“There is no information abroad about what the situation really looks like in Italy, because you usually read newspapers such as” La repubblica “and” Corriere della sera “who operate on a task force basis, as I mentioned above. We are forced to quarantine, during which most people watch TV all day, which it broadcasts, which strengthens the right decision on restrictions by the Italian government and that’s what quarantine is for. The situation is typical for an authoritarian regime that creates a climate of fear.”

Speaking of Church responsibility, what do you mean?

“People die without contact with loved ones, alone, without a chance to say goodbye, not to mention the funeral, where they are celebrated in Germany all the time. We have deceased treated as toxic waste. The church has always been sensitive to the sick and suffering, and is silent today. St. Francis hugged lepers, and Pope Francis did not even have the courage to meet what was going on, fighting to preserve the anointing of the sick and a dignified burial. The church has always been present throughout all epidemics. “
What are your predictions for the future?
“We participate in a great social experiment that aims to verify how far you can go to bring the whole country down. This experiment will succeed. It is a country where I did not expect to give up fundamental human freedoms, a Catholic country that would give up the worship of the dead, an anti-fascist country that gave up constitution-based democracy. A state without immunity. The limit has been exceeded, unlike Heidegger, I think that even God cannot save us.”

Trump minaccia l’Oms ed accusa la Cina

Il presidente Usa si è scagliato contro l’Oms criticandone l’operatore. Poi le accuse sono volate verso la Cina per la gestione del Covid19.

È un fiume in piena, Donald Trump.

Il presidente degli Usa, dopo aver già dichiarato di avere le prove secondo le quali il coronavirus è stato creato in laboratorio, concetto poi ribadito dal Segretario di Stato Mike Pompeo, ora si scaglia contro l’Oms (Organizzazione mondiale della sanità) accusandola di essere troppo dipendente dalla Cina.

Più precisamente, stando a quanto riporta “Reuters”, Trump avrebbe giudicato l’operato dell’Oms come “un’allarmante mancanza di indipendenza” (sottintendendo dalla Cina).

A questo ha fatto seguito la minaccia del presidente a stelle e strisce di interrompere i finanziamenti all’organizzazione, se questa non si impegnerà ad apportare miglioramenti entro un mese.

Lo stesso Trump, poi, non le ha mandate a dire nemmeno nei confronti della Cina, incolpandola di una cattiva gestione in merito all’emergenza di coronavirus

A queste accuse ha risposto il portavoce del ministero degli Esteri cinesi Zhao Lijian, sostenendo che Washington sta cercando di infangare la reputazione della Cina, ma che commette un errore provando ad incolparla per sfuggire alle proprie responsabilità.

La Cina, ad ogni modo, sta cercando di mantenere pacifici i rapporti anche dal punto di vista commerciale: da oggi altri 79 prodotti americani verranno esonerati dai dazi (approfondimento al link).

Si tratta di tessuti e prodotti chimici, anche se il sito del ministero delle Finanze cinese non precisa però quanto pesino questi prodotti nell’economia di Pechino.