Roberto Cavalli chiude a Firenze: in ballo 170 dipendenti

La “Vision Investment”, che ha rilevato l’azienda di moda, decide di trasferirsi a Milano.
Insorgono sindacati e sindaco, che ritengono il trasferimento privo di fondamenta.

Roberto Cavalli chiude la sede di Sesto Fiorentino.

L’azienda di moda nata nel 1970 per mano dello stilista italianao, è stata ceduta nel 2015 al fondo Clessidra che, nel 2019, ha presentato domanda di concordato preventivo venendo acquisita dalla Vision Investment di Dubai.

L’attuale proprietario, il magnate Hussain Sajwani, ha deciso di chiudere la sede fiorentina per trasferire le attività a Milano.

Sono immediatamente insorti i malumori dei sindacati che, per voce di Luca Barbetti (Filctem-Cgil Firenze) e Mirko Zacchei (Femca-Cisl Firenze-Prato), hanno dichiarato a “Il Corriere della Sera” quanto di seguito:

“Preannunciare oggi un’ipotesi di trasferimento a Milano ci pare davvero una scelta inaccettabile per un marchio che qui, a Firenze, doveva invece rilanciarsi”.

Lo sfogo dei sindacati è poi continuato prendendo di mira la gestione dell’azienda:

“Mesi di totale assenza di chiarezza sulle prospettive industriali della Roberto Cavalli ed ora, nel momento in cui tutte le aziende della moda sembrano prepararsi alla ripartenza e la discussione è centrata sulla massima tutela della condizione di sicurezza e tranquillità dei lavoratori, la nuova Roberto Cavalli sembra disinteressarsi dell’impatto che questa decisione può avere sui suoi lavoratori. Una decisione, questa, non accompagnata dalla necessaria presenza di un piano industriale”.

Sulla vicenda è intervenuto anche il sindaco di Sesto Fiorentino, che si colloca sullo stesso fronte dei sindacati:

“Un comportamento inaccettabile che lascia senza parole e che danneggia i lavoratori e tutto il nostro territorio. Da parte nostra sosteniamo la richiesta di convocazione del tavolo di crisi regionale avanzata dai sindacati con l’obiettivo di arrivare alla ricomposizione di una vicenda che inizia ad assumere caratteri grotteschi e che rischia di vedere disperso un patrimonio di lavoro e competenze di grande valore per Sesto e la Toscana”.

Dopo gli 89 licenziamenti avvenuti nel 2016 a causa della ristrutturazione, ora i posti di lavoro in gioco sono 170. Ai dipendenti è stato posto un trasferimento senza incentivi come aut-aut, facendolo risultare come un’operazione di licenziamenti mascherati.