Oms: tasso di mortalità Covid-19 pari allo 0,13%

L’Organizzazione rivede a ribasso le stime, che a marzo erano 26 volte superiori.
L’ultimo report dice: 760 milioni di contagiati ed 1 milione di morti.

L’Oms (Organizzazione mondiale della sanità, WHO in inglese ovvero World Healt Organization) ha rivisto decisamente a ribasso le stime inerenti al tasso di mortalità del Covid-19, dichiarandolo ora al 0,13%.

Lo stesso dato, a marzo era 26 volte più alto.

Ora i numeri dell’Oms riportano che i contagi da coronavirus sono 760 milioni mente i decessi 1 milione.

La fonte originale in lingua inglese viene riportata da Art Moore su “WND” ed è reperibile a questo link.

Povertà: 6 famiglie su 10 in difficoltà

Dopo la pandemia da Covid19 le famiglie in difficoltà passano dal 46% al 58%.
Problematiche le spese impreviste di media entità.

Un aumento del 12% delle famiglie in difficoltà ad arrivare a fine mese.

Questo è lo scenario che ci troviamo di fronte oggi, con l’impatto della pandemia da Covid19 che ha messo il carico da 90 su una situazione già difficile, anche a causa dell’inadeguatezza delle misure di aiuto e sostegno messe in campo dal governo.

Il quadro che emerge dall’indagine commissionata dal Comitato Edufin alla Doxa e svolta tra maggio e giugno scorso, ossia subito dopo la fine del lockdown, ed è stata riportata dalla presidente dell’Ania, Maria Bianca Farina, vede infatti le famiglie in difficoltà passare dal 46% al 58%.

Il report mette inoltre in evidenza una difficoltà generalizzata a far fronte a spese improvvise di media entità e che, la stessa, è particolarmente accentuata tra i giovani, le donne ed i residenti al Sud. Una delle armi in grado di contrastare questa problematica ed il trend che ne deriva, secondo gli autori del report pubblicato su “Avvenire”, è quella di implementare l’educazione finanziaria tra i cittadini.

Stangata sulle bollette: luce +15,6% gas +11,4%

Mancano gli aiuti e l’economia non riparte, ma il governo alza le imposte.
Nuove tariffe attive dal 1 ottobre.

Si fa presto a dire “piano di rilancio per l’Italia”, un po’ ad attuarlo.

Della famosa pioggia di miliardi che deve arrivare da Recovery fund e Mes tanto sbandierati dal governo giallorosso ancora non si è visto un centesimo; senza inoltre addentrarci nelle considerazioni inerenti alla convenienza o meno dei due pacchetti ed alle loro rispettive condizionalità ed implicazioni.

Non era bastato non prorogare il pagamento delle tasse visti i mesi di lockdown e restrizioni, dal governo arriva un’altra stangata per i cittadini: aumenti a doppia cifra sulle bollette di luce e gas.

In entrambi i casi, infatti, le voci subiranno un aumento superiore al 10% a partire dal 1 ottobre 2020.

Più precisamente, la luce subirà un incremento pari al 15,6% mentre il gas del 11,4%.

Insomma, in tempi già difficili, un’altra azione che di certo non aiuta né le famiglie né la ripresa dell’economia, con l’Italia che rimane uno dei Paesi che meno ha saputo reagire all’epidemia causata dal Covid-19.

Abruzzo: oltre 100 vertenze aziendali e rischio delocalizzazione

Honeywell, Intecs, Pilkington e molte altre aziende potrebbero lasciare l’Italia a causa della gestione Covid-19.
Migliaia i lavoratori a rischio.

Ci sonno oltre 100 vertenze aziendali, in Abruzzo.

A quelle di Pilkington, Honeywell e Intecs se ne sono aggiunte molte altre, tra cui quelle di Yokohama e Betafence.

La gestione italiana della crisi dovuta al coronavirus non è stata delle più esemplari, tanto che molte aziende stanno pensando di lasciare l’Italia per delocalizzare verso Paesi che meglio sappiano assistere le aziende che operano sul territorio nazionale.

I posti di lavoro in ballo sono addirittura migliaia e sul tema, all’”ANSA”, è intervenuto anche il segretario regionale Cgil Abruzzo Molise, Carmine Ranieri:

La situazione è pesante; ci sono multinazionali che hanno annunciato la chiusura. È un segnale molto preoccupante: con la crisi Covid potremmo avere realtà che, per scelte puramente aziendali, decideranno di ridurre la filiera e delocalizzare. Alle vecchie vertenze che non hanno trovato soluzione se ne aggiungono di nuove. Migliaia gli interessati. Quando chiude una grande impresa c’è sempre un effetto moltiplicatore negativo per l’indotto.

Continua, poi, lo stesso Ranieri:

A settembre ci sarà da lavorare intensamente. Dovremo cercare di aiutare anche le Pmi, che hanno un ruolo fondamentale in Abruzzo. L’occupazione dovrebbe essere rilanciata anche con investimenti pubblici. Penso al Masterplan: quegli interventi dovrebbero partire subito e invece sono stati de-finanziati.

Benin in controtendenza: ristrutturati i simboli del colonialismo

Mentre nel mondo spingono le tendenze legate al “Black Lives matters”, il forte di Ouidah viene ristrutturato.
Previsti anche un museo e la ricostruzione di una nave.

A livello mondiale è forte la spinta del movimento “Black lives matters”, il movimento attivista internazionale, originato all’interno della comunità afroamericana, impegnato nella lotta contro il razzismo, perpetuato a livello socio-politico, verso le persone nere che organizza regolarmente delle manifestazioni per protestare apertamente contro gli omicidi delle persone nere da parte della polizia, nonché contro questioni più estese come profilazione razziale, brutalità della polizia e disuguaglianza razziale nel sistema giuridico degli Stati uniti.

Capita poi, spesso, che queste manifestazioni sfocino anche in atti violenti, finendo col distruggere statue e simboli del colonialismo oltre che, nei tafferugli, quello che si trova attualmente nei paraggi (negozi, auto, ristornati, case, eccetera).

Nel Benin, invece, è in corso la restaurazione del forte di Ouidah, dove vennero imprigionati tra il XVII ed il XVIII secolo più di un milione di uomini, donne e bambini africani in attesa di essere imbarcati su navi portoghesi, olandesi, francesi e britanniche dirette in Europa.

Il perché lo spiega Eric Accrombessi, guida turistica nativa proprio di Ouidah:

Questa città è stata la più segnata dalla schiavitù. Ecco perché al di là dei movimenti per la rivendicazione dei diritti dei neri, vogliamo che questi luoghi vengano restaurati, perché la storia non muoia.

Proprio perché il doloroso non passi nel dimenticatoio, oltre ai lavori per la restaurazione del forte sopracitato in cui è ospitato un’esposizione con reperti inerenti al passato schiavista, sono in programma altre iniziative simili. L’intenzione, infatti, è quella di costruire un museo internazionale della memoria e riprodurre in scala reale una delle navi dei colonialisti. Come disse George Santayana, “Coloro che non ricordano il passato, sono condannati a ripeterlo”.