Smart working, Brunetta: è una perdita di tempo

“Il Governo Draghi ha scelto vaccini e lavoro in presenza”.
I sindacati: si continua a puntare il dito.

Il ministro della Pubblica Amministrazione, Renato Brunetta, si è scagliato contro lo smart working.

Secondo il ministro, il Governo Draghi ha deciso di perseguire la strada “vaccini e lavoro in presenza” rispetto a quella del “chiusi in casa e non vaccinarsi”. Come riporta “Notizie.it”, infatti, a SkyTG24 Brunetta ha dichiarato quanto di seguito:

Il Governo Draghi ha fatto la grande scelta, vaccini e presenza, vaccini con la gente sul posto di lavoro, non lo smart working, non chiudersi in casa e non vaccinarsi. Piuttosto che chiusi in casa con il telefonino sulla bottiglia del latte a fare finta di fare smart working, perché diciamocelo a far finta di lavorare da remoto, a parte le eccezioni che ci sono sempre, vaccini e presenza con l’organizzazione migliore del lavoro.

A queste dichiarazioni ha fatto seguito una risposta da parte dei sindacati, secondo i quali si continua a puntare il dito contro i dipendenti pubblici ed aggiungendo che, invece, lo smart working potrebbe prendere sempre più piede come nuova forma di organizzazione del lavoro. In particolare, queste sono state le parole di Tania Scacchetti, segretaria confederale della Cgil:

Continua a puntare il dito contro i dipendenti della pubblica amministrazione. Le sue dichiarazioni indignano e screditano il lavoro di tutti coloro che, in questi mesi di emergenza sanitaria, proprio grazie al lavoro agile e affrontando le difficoltà legate alla infrastrutturazione digitale, sono riusciti a garantire la continuità dei servizi, preservando al contempo la salute dei cittadini e dei lavoratori. A loro andrebbe detto grazie. L’innovazione della pubblica amministrazione a cui il ministro dice giustamente di tenere, non si raggiunge attraverso il controllo o il lavoro solo in presenza, ma valorizzando le professionalità e responsabilizzando così lavoratrici e lavoratori nelle proprie attività.

Draghi incontra le parti sociali

Sindacati chiedono di essere incisivi e non consultati a cose fatte.
No al salario minimo per legge, sì alla contrattazione.

Incontro a Palazzo Chigi tra il premier Mario Draghi e le parti sociali.

Come riporta FIRSTonline, i vertici di Cgil, Cisl e Uil riproporranno al premier le questioni indicate nella lettera inviata il primo settembre proprio a Palazzo Chigi. La richiesta principale sarà quella di poter incidere sulle scelte di governo, senza essere solamente informati a cose fatte.

In cambio hanno supportato il governo sulla linea del green pass, quindi ora chiedono il conto, come si suol dire.

Per far ripartire il lavoro Draghi metterà al centro delle trattative le riforme, propedeutiche per ricevere i fondi europei, che però portano con sé dei vincoli.

Sul tavolo, dunque, la riforma del fisco dove i sindacati chiederanno un taglio del cuneo a beneficio dei salari netti, la riforma delle pensioni dove i sindacati hanno posizioni vicini a quelle della Lega, la riforma della scuola, della Pubblica amministrazione, della concorrenza e della politica industriale e delle politiche attive del lavoro, che particolarmente interessano le parti sociali per ovvie ragioni.

L’obiettivo del premier Draghi sarà quello di far convogliare Confindustria e sindacati sugli stessi binari.

Un punto, invece, pare già vedere i sindacati d’accordo: niente salario minimo per legge, ma rafforzamento della contrattazione.

Diversamente le parti sociali perderebbe la loro importanza.

Sicurezza sul lavoro: Landini propone patente a punti per le aziende

La sicurezza dev’essere un investimento e non un costo.
Limitare le aziende che hanno troppi infortuni.

(Foto da internet)

La questione della sicurezza sul lavoro è un tema sempre aperto.

A tal riguardo è intervenuto Maurizio Landini:

Non considerare la sicurezza un costo ma un investimento, agire sulla prevenzione, fare formazione, ridurre la precarietà nell’accesso al lavoro, fare formazione anche a chi deve dirigere le imprese, fare anche investimenti seri sugli ispettori del lavoro e sui servizi medicina territoriale, costituire una Procura del lavoro, inserire una patente a punti in modo che le imprese che hanno troppi infortuni non possano partecipare a gare e continuare a produrre.

Intervistato a Radio Anch’io su Rai Radio1, il segretario generale della Cgil ha poi continuato come di seguito:

Se la logica è che la competizione si fa sull’appalto del subappalto della finta cooperativa, allora è una competizione che mette a rischio la vita dei lavoratori e si muore come si moriva 50 anni fa perchè hai messo fuori uso i sistemi di sicurezza delle macchine perchè bisogna produrre a tutti i costi; La legislazione ce l’abbiamo molto avanzata ma bisogna applicarla e magari introdurre elementi nuovi come la patente a punti per le imprese. Non ci possono essere imprese che continuano a stare sul mercato se continuano a non rispettare le regole.

Fisac Cgil: più soldi agli azionisti e nulla ai lavoratori

Elena Farina: si remunera il capitale e non il lavoro.
Accordo VAP non firmato da Cgil prevede un premio fino al 20% in meno.

Elena Farina, coordinatrice Fisac Cgil del gruppo bancario, denuncia la gestione poco collettiva dei premi stanziati.

Più precisamente, le sue parole sono state le seguenti:

Più soldi agli azionisti e meno ai lavoratori al Banco Desio. Apprendiamo che l’assemblea ordinaria ha deliberato, a valere sugli utili netti destinati ai soci e raggiunti grazie all’impegno profuso dei lavoratori, il pagamento agli azionisti di un dividendo complessivo di quasi 10 milioni di euro. E ai lavoratori? Non un euro in più! Viene remunerato il fattore capitale, ma non il fattore lavoro“.

Vi è di mezzo un accordo sul VAP (valore aziendale aggiunto) che consente di erogare un premio inferiore del 20% rispetto all’anno precedente nonostante gli utili di bilancio positivi; il medesimo accordo, però, non è stato firmato dalla Cgil.