Tesorerie dei Comuni: l’Abi attacca Poste Italiane

L’Abi attacca Poste Italiane: non ha la licenza bancaria e fa concorrenza sleale nella gestione delle Tesorerie dei Comuni.

È noto che non si siano mai piaciuti, ma ora l’astio si fa più intenso.

Le banche non hanno mai visto di buon occhio l’espansione del BancoPosta ed ora il mondo bancario si sente minacciato anche sul fronte inerente alla gestione delle Tesorerie dei Comuni che abbiano meno di 5mila abitanti.

Il Presidente dell’Abi (Associazione bancaria italiana), Antonio Patuelli, ha infatti sostanzialmente dichiarato guerra aperta a Poste Italiane, sostenendo che quest’ultima operi senza licenzia bancaria; questo permetterebbe, infatti, al gruppo delle Poste di fare concorrenza diretta agli Istituti bancari, godendo però della posizione di dover pagare meno oneri.

Tramite il proprio amministratore delegato Matteo Del Fante, Poste Italiane ha replicato come di seguito all’accusa di Patuelli:

“Il territorio ha bisogno di questo tipo di iniziative. La posizione di Poste è molto chiara: se il territorio ha bisogno di noi mettiamo a disposizione i nostri servizi, se non ha bisogno non ci saremo. Noi siamo molto vigilati da Bankitalia, abbiamo la licenza bancaria ma siamo una cosa diversa”

A sua volta, ha voluto però replicare anche Giovanni Sabatini, direttore generale dell’Abi:

“La differenza tra soggetti che hanno la piena licenza bancaria (come le banche) e soggetti che non la hanno o a cui si applicano normative speciali (come bancoposta) non è formalistica ma di sostanza. Dal possesso della piena licenza bancaria derivano una serie di maggiori potenzialità, oneri e complessità organizzative e di reporting che rendono la competizione non livellata”.

Sulla questione sono intervenuti anche i sindacati del settore del credito; schieratisi dalla parte dell’Abi, hanno di fatto chiesto a Del Fante, come rappresentante di Poste Italiane, di avere coerenza tra la natura della società ed il contratto che utilizza. Più precisamente, Lando Maria Sileoni, segretario della Fabi, ha sostenuto che “se BancoPosta è davvero una banca, allora applichi il contratto collettivo nazionale di lavoro ai suoi dipendenti e si ponga, a tutti i livelli, su un piano di gioco livellato rispetto alle banche tradizionali”.

Coccodrilli e serpenti per potenziare il muro di Tijuana

La nuova idea del Presidente Trump per rinforzare il muro al confine col Messico sarebbe quella di utilizzare anche serpenti e coccodrilli.

Il muro lungo il confine tra Usa e Messico torna a far parlare di sé.

Iniziata nel 1990 sotto la guida del presidente George H. W. Bush con la strategia della “Prevenzione attraverso la Deterrenza”, la barriera serve ad impedire agli immigrati illegali di oltrepassare il confine statunitense.

I lavori, volti al potenziamento del muro, sono poi proseguiti nel 1994 durante l’era Clinton, che aggiunse una presenza fissa di forze di polizia al confine.

Il muro di Tijuana vanta dimensioni paragonabili a quelle della muraglia cinese ed è composto da lamiera metallica sagomata alta dai due ai quattro metri, dotata di illuminazione ad altissima intensità, di una rete di sensori elettronici e di strumentazione per la visione notturna, connessi via radio alla polizia di frontiera statunitense, che inoltre utilizza un sistema di vigilanza permanente effettuato con veicoli ed elicotteri armati.

La barriera è una volontà bipartisan: il 14 settembre 2006, infatti, la Camera dei Rappresentanti approvò con una votazione di 283 voti a favore e 138 contrari la risoluzione 6061 (H.R. 6061) del Secure Fence Act datata 13 settembre 2006, che fu presentata al Congresso a maggioranza Repubblicana e sotto la presidenza di George W. Bush. Il 29 settembre 2006 il Senato confermò l’autorizzazione con una votazione di 80 a favore e 19 contrari, dove tra i democratici che in quell’occasione votarono a favore vi furono anche la futura candidata alla presidenza Hillary Clinton e l’allora senatore dell’Illinois Barack Obama.

Durante la presidenza Trump, il Pentagono ha poi notificato al Congresso la decisione di autorizzare lo stanziamento di un miliardo di dollari volto a iniziare la costruzione di un nuovo muro lungo il confine messicano.

Non solo. La cifra non è che una prima tranche di risorse; dopo la dichiarazione dello stato di emergenza nazionale, infatti, per il muro arriveranno circa altri 1,5 miliardi di dollari, come da programma dell’amministrazione. Due miliardi e mezzo in totale.

Pubblicamente, Donald Trump aveva già suggerito che i soldati sparassero ai migranti che tiravano sassi; gli fu spiegato che la cosa era illegale e quindi il presidente propose che si sparasse alle gambe.

Il New York Times, citando una dozzina di dirigenti Usa, riporta che lo stesso presidente abbia chiesto ai suoi collaboratori di stimare i costi per effettuare una trincea d’acqua piena di serpenti e coccodrilli.