Grecia: barriera galleggiante per chiudere i confini

La Grecia costruisce una barriera galleggiante per difendere i propri confini dall’arrivo dei migranti.

La Grecia ha tutta l’intenzione di costruire una barriera galleggiante per difendere i propri confini dall’arrivo dei migranti.

La notizia della gara d’appalto indetta dal Ministero della Difesa per l’Egeo orientale è stata diffusa “Chios News” ed indica appunto la risposta del governo greco all’emergenza migratoria in alcune isole del mar Egeo. In questo caso il focus è sui flussi migratori provenienti dalla Turchia.

Più precisamente, si legge:

La barriera sarà un sistema di protezione galleggiante di 2.700 metri che limiterà e, se è il caso, sospenderà l’intenzione di entrare nel territorio nazionale, al fine di far fronte ai flussi in costante aumento e con l’urgente necessità di fermarli”.

La gara d’appalto organizzata dall’esecutivo di Kyriakos Mitsotakis, dunque, è orientata a società idonee alla costruzione della suddetta barriera, la quale sarà composta da “barriere o maxi reti da utilizzare in caso di emergenza per respingere i migranti”.

Completa l’informazione il sito “Info Migrants”:

Lo sbarramento alto 1 metro e dieci, di cui 50 centimetri sopra il livello del mare, dotato di luci lampeggianti per una migliore visibilità, sarà poi installato dalle forze armate greche”.

Il budget per il progetto, orientativamente, dovrebbe aggirarsi sui 500 mila euro e comprende i costi di ideazione, costruzione ed installazione.

Patto di Malta: la Polonia dice no alle quote. Parole di Conte solo propaganda

La Polonia dice no alla redistribuzione dei migranti e fa crollare le belle parole di Conte.
Intanto la Germania ci rimanda indietro i migranti via autobus.

No alle quote di redistribuzione.

Questa è la dichiarazione della Polonia, arrivata tramite le parole dell’ambasciatrice polacca a Roma Anna Maria Anders, in merito al Patto di Malta, prevedente appunto che gli sbarchi vengano ripartiti nei Paesi membri dell’Ue.

Come riportano “La Stampa” ed “Il Giornale”, infatti, le parole della nuova ambasciatrice sarebbero state le seguenti:

L’Ue vuole la redistribuzione, ma noi non cambiamo il nostro punto di vista. Varsavia fa già tantissimo. In Polonia ci sono due milioni di ucraini di cui tanti fuggiti da zone di guerra. E si integrano bene, condividono in parte la lingua, le tradizioni, la cultura“.

È chiaro dunque che la Polonia si chiami fuori dalla politica sui flussi migratori che vorrebbe l’Europa; la diplomatica Anders, inoltre, aggiunge:

Il ruolo del cristianesimo è un collante della nazione polacca. E questo deve essere rispettato. Per quasi mezzo secolo non abbiamo avuto la possibilità di mostrare le nostre bandiere, di manifestare liberamente, di cantare i nostri slogan e l’inno. Ora abbiamo la libertà di farlo e non è possibile essere liquidati come nazionalisti solo perché sveliamo con orgoglio la nostra identità“.

La forte riconferma del governo polacco uscente avvenuto il 13 ottobre di quest’anno, fa sì che la linea della Polonia sulla gestione dei flussi migratori sia trasparente e priva di sorprese; il Paese potrebbe incorrere in sanzioni economiche, cosa che però non pare preoccupare più di troppo il governo polacco che in tal caso potrebbe semplicemente stampare qualche Zloty in più, non dovendo chiedere alcuna autorizzazione a Francoforte o Bruxelles sulle politiche monetarie data la sovranità della moneta.

Infine, Anna Maria Anders viene intervistata anche sul nuovo governo italiano, il governo giallorosso.

Qui, l’ambasciatrice rimane assolutamente sobria nei commenti, limitandosi a quanto di seguito:

L’Italia è il nostro terzo partner economico in Europa, ci sono mille industrie che investono in Polonia; il nuovo governo italiano resta un punto interrogativo, vedremo fra sei mesi e valuteremo”.

Le parole del premier italiano Conte, dunque, risultano buone solo ai fini di campagna elettorale, visto che non tutti i Paesi intendono aderire alla redistribuzione dei migranti e visto, dopo le dichiarazioni di facciata, la Germania sta spedendo migranti in Italia tramite autobus.

(Foto da “stopcensura.info”)

Polonia: sgravi fiscali agli under 26 per limitare l’immigrazione

Polonia, due piccioni con una fava: ridurre l’immigrazione e trattenere i talenti.
Esentasse gli under 26.

Una soluzione per provare contemporaneamente ad arginare due problemi.

Si tratta dell’esenzione dal pagamento delle tasse per tutti i polacchi, compresi quelli residenti all’estero, che guadagnano meno di 85.528 zloty all’anno (ovvero all’incirca 20.000 euro) e che hanno meno di 26 anni.

La legge, entrata in vigore il 1° agosto di quest’anno e voluta da Kaczynski del partito “Pis” alla guida del governo polacco, tocca un bacino di circa 2 milioni di persone e prevede una retribuzione più alta del 18%.

Lo spunto arriva dalla Svezia, dove nel 2007 il governo di centrodestra aveva dimezzato i contributi dei datori di lavoro che assumevano under 26, al fine di facilitarne l’accesso al mercato del lavoro. A Stoccolma, il medesimo provvedimento è stato poi soppresso nel 2016 dall’esecutivo di centrosinistra, che ne contestò l’efficacia.

La legge attuata mira a limitare due fenomeni che la Polonia non vede di buon occhio: la forte emigrazione di giovani polacchi verso l’estero e la conseguente immigrazione proveniente dall’Ucraina (oltre due milioni).

Il premier Mateusz Morawiecki definisce la fuoriuscita dei polacchi come una “ferita dolorosa, un’emorragia insostenibile; tanto grossa che è come se l’intera città di Varsavia se ne fosse andata”.

Il provvedimento costerà alle casse del governo polacco 2,5 miliardi di zloty (il che significa circa 580 milioni di euro l’anno), di cui metà arriverà dalle casse dello Stato centrale e l’altra parte dalle finanze comunali.

Con un’economia che cresce attorno al 4,5% e la disoccupazione stabilmente sotto il 4%, l’intento del governo sovranista, espresso dal viceministro delle finanze Leszek Skiba è appunto quello di “aiutare i giovani ad entrare nel mercato del lavoro, sempre più carente di personale, convincendo chi sta pensando di andarsene a rimanere e di ridurre l’emigrazione; ma – aggiunge poi lo stesso Skiba – non abbiamo una bacchetta magica”.

Sulla scia della Polonia andrà anche la Croazia, che sta preparando una riforma analoga: nel 2020 eliminerà infatti l’imposta sul reddito per le persone fino a 25 anni e la dimezzerà per i giovani tra i 25 ed i 30 anni.