Istituito un nuovo ordine professionale

Da oggi anche pedagogisti ed educatori socio-pedagogici avranno il proprio albo.

Dal prossimo 8 maggio i pedagogisti e gli educatori professionali socio-pedagogici avranno il proprio ordine professionale. A sancirlo è la legge n. 55/2024 che delinea anche i compiti, le competenze e i requisiti per l’esercizio della professione. «Si tratta di un riconoscimento ufficiale delle professioni pedagogiche e educative atteso da tempo e che finalmente allinea l’Italia agli standard europei – commenta Giovanni Costantino.

L’istituzione dell’ordine professionale per i pedagogisti e gli educatori socio-pedagogici – prosegue  darà maggiore dignità a figure professionali che svolgono da anni un ruolo chiave nei presidi e nei servizi socioassistenziali e sociosanitari, senza sovrapporsi alla diversa funzione dell’educatore sociosanitario appartenente alla differente area delle professioni sanitarie della riabilitazione».

La recente legge, pubblicata oggi in Gazzetta Ufficiale, prevede che questo nuovo ordine sia articolato su base regionale e che il compito di provvedere alla formazione concreta degli albi sia affidato ad un commissario, nominato dal presidente del Tribunale dei capoluoghi delle regioni e delle province autonome entro il prossimo 8 giugno, individuato tra i magistrati in servizio.

In fase di prima attuazione, l’iscrizione ai nuovi albi è consentita, a partire dalla data di nomina del commissario, a tutti coloro che siano attualmente in possesso dei requisiti per l’esercizio delle relative professioni.

Dipendenti Google arrestati per proteste anti Israele

Licenziato anche un dipendente che ha protestato durante il discorso in Israele.
Alla manifestazione avrebbero partecipato anche dipendenti di Amazon.

Diversi dipendenti di Google sono stati arrestati negli uffici dell’azienda a New York City e Sunnyvale, in California, dopo aver organizzato sit-in per protestare contro la fornitura di tecnologie al governo israeliano.

Secondo il Washington Post, che riporta le dichiarazioni di Jane Chung, portavoce dei manifestanti, gli arresti in tutto sarebbero nove.

Bailey Tomson, portavoce di Google, ha dichiarato quanto di seguito:

Impedire fisicamente il lavoro di altri dipendenti e di accedere alle nostre strutture è una violazione delle nostre politiche. Questi dipendenti sono stati messi in congedo amministrativo e il loro accesso ai nostri sistemi è stato interrotto“.

Come riporta Ansa, le proteste avvenute nelle scorse ore si concentrano su un contratto da 1,2 miliardi di dollari chiamato ‘Project Nimbus’ e firmato nel 2021, che prevede sia da parte di Google sia di Amazon la fornitura di infrastruttura cloud alle forze armate israeliane.

Secondo gli organizzatori, anche i dipendenti di Amazon hanno partecipato alle manifestazioni di martedì.

Già a dicembre alcuni dipendenti Google avevano diffuso e-mail interne, protestato fuori dagli uffici aziendali e organizzato un “die-in” fuori da uno degli edifici del colosso tecnologico a San Francisco bloccando il traffico di una strada.

Agli inizi di marzo, inoltre, Google ha licenziato un dipendente che nel corso di una conferenza a New York ha protestato durante il discorso del massimo dirigente della società in Israele.

I dipendenti di Google in passato si sono opposti anche ad un contratto della società con il Pentagono che poi è stato sospeso.

Stellantis: incentivi all’esodo per chiudere gli stabilimenti in Italia

Trasferimento della produzione al’estero e stabilimenti chiusi o riqualificati.
86mila lavoratori coinvolti.

Dipendenti Stellantis in pensione fino a 4 anni prima.

Un incentivo all’esodo che il gruppo automobilistico franco-italiano ha messo a punto per svecchiare le maestranze (più una scusa, dato che gli incentivi partono dai 35 anni), ma soprattutto per chiudere gli stabilimenti in Italia.

In assenza dei contratti di espansione, non più rinnovati da quest’anno dal governo, la multinazionale dell’automobile, che porta in grembo anche i marchi italiani Fiat, Alfa Romeo, Lancia e Maserati, ha deciso di fare da per conto suo.

Il prossimo 2 aprile si aprirà un tavolo tecnico fra governo e Stellantis per discutere del futuro degli stabilimenti in Italia, ma l’accordo coi sindacati per mandare in pensione migliaia di dipendenti a partire da 63 anni di età è già stato siglato con tutte le maggiori sigle sindacali.

Al di là del futuro dell’assetto produttivo di un segmento importante come l’automotive, vediamo come si svolgeranno gli esodi volontari dei lavoratori di Melfi, Mirafiori, Pomigliano e Cassino.

L’intesa raggiunta fra Stellantis ed i sindacati riguarda tutti i dipendenti prossimi alla pensione e quelli che intendano intraprendere nuovi percorsi professionali al di fuori del gruppo.

L’obiettivo dell’accordo, come spiega Stellantis, è quello di seguito:

Definire il quadro di riferimento per le intese che saranno realizzate nelle prossime settimane nelle diverse realtà aziendali finalizzate ad adeguare i livelli occupazionali ai cambiamenti dei processi aziendali proponendo ai lavoratori soluzioni condivise”.

Tradotto, come riporta InvestireOggi: la produzione sarà gradualmente trasferita all’estero e gli stabilimenti chiusi o riqualificati.

In altre parole, la produzione di automobili in Italia, dopo più di un secolo, andrà a sparire.

In un contesto sempre più competitivo e di costi elevati da sostenere per la manodopera, la risposta del gruppo automobilistico, pur in assenza degli incentivi previsti fino al 2023 dai contratti di espansione, è la delocalizzazione verso Paesi a basso costo del lavoro.

Interessati al bonus sarebbero, secondo le prime stime sindacali, circa 17mila dipendenti, ovvero circa il 20% della forza lavoro del gruppo Stellantis che in Italia impiega circa 86mila lavoratori.

Non è detto che tutti aderiscano all’esodo volontario, ma le premesse e le attese sono favorevoli, soprattutto fra coloro ai quali mancano pochi anni per raggiungere il diritto alla pensione.

Nel dettaglio, l’incentivo offerto da Stellantis è promettente.

Coloro che matureranno i requisiti entro i prossimi 4 anni, riceveranno per i primi 2 anni un importo tale da raggiungere insieme alla Naspi il 90% della retribuzione, mentre per i successivi 2 anni sarà corrisposto un importo pari al 70% della retribuzione più un’ulteriore somma equivalente ai contributi previdenziali da versare nei 24 mesi mancanti.

Per i lavoratori ai quali mancano più di 4 anni alla pensione verranno proposte altre forme di incentivo per lasciare l’azienda in base all’età:

– fra i 35 e i 39 anni, 12 mensilità più 20 mila euro;

– fra i 40 e i 44 anni, 18 mensilità più 20 mila euro;

– fra i 45 e i 49 anni, 24 mensilità più 30 mila euro;

– fra i 50 e i 54 anni, 30 mensilità più 30 mila euro;

– dai 55 anni in su, 33 mensilità più 30 mila euro.

Coloro che, invece, hanno già maturato i requisiti per andare in pensione potranno beneficiare di un bonus pari a 6 mensilità.

Insomma, scivolo dorato per i dipendenti Stellantis prossimi alla pensione. Per chi è più lontano dal ritiro, bonus fino a 80 mila euro.

Per Stellantis, l’importante è chiudere la produzione in Italia.

Automotive: a Torino sciopero provinciale

Parteciperanno i lavoratori del gruppo Stellantis e aziende dell’indotto.
Crollo dei volumi dovuti alla 500 elettrica e alle mancate nuove assegnazioni di Stellantis.

È stato fissato per venerdì 12 aprile lo sciopero di otto ore dei lavoratori del settore automotive della provincia di Torino, lanciato la settimana scorsa dai principali sindacati di categoria.

Lo comunicano Fim, Fiom, Uilm, Fismic, UglM e Aqcf Torino in una breve nota, ripresa da Reuters.

La mobilitazione coinvolgerà sia i lavoratori del gruppo Stellantis sia quelli delle aziende dell’indotto.

L’obiettivo è sensibilizzare le istituzioni e l’intero comparto riguardo la situazione di difficoltà che sta attraversando il settore auto a Torino.

Alla base dell’iniziativa ci sono le crescenti preoccupazioni legate al futuro di Mirafiori.

L’impianto torinese sta infatti soffrendo un notevole calo dei volumi, causato dalla debole domanda di mercato per la Fiat 500 elettrica e dall’uscita di produzione di modelli Maserati, mentre al momento mancano ancora nuove assegnazioni produttive da parte di Stellantis.

FederTerziario, siglato il CCNL per dipendenti delle imprese di restauro dei beni culturali

Contratto firmato dall’organismo datoriale, UGL Costruzioni e Associazione Restauratori d’Italia: iniziativa esclusiva per gli operatori del comparto rispetto ad altre tipologie contrattualistiche che ne prevedono l’inserimento nell’edilizia.
Priorità agli adeguamenti salariali per compensare la perdita del potere d’acquisto e formazione continua.

Si occupano di salvaguardare il valore culturale dello sterminato patrimonio storico e artistico italiano: sono oltre 3.500 imprese che impiegano circa 9mila addetti, con una base imprenditoriale a vocazione femminile (circa il 60%).

A questa ampia fascia di professionisti operanti in Italia (dati Infocamere-Movimprese) si rivolge FederTerziario con la stipula del CCNL per i dipendenti delle imprese di restauro di beni culturali – con decorrenza dal 6 marzo 2024 al 5 marzo 2027 – che è stato firmato ieri dal Presidente e dal Segretario generale dell’organismo datoriale, Nicola Patrizi e Alessandro Franco, dalla Federazione Nazionale UGL Costruzioni, rappresentata dal Segretario nazionale Egidio Sangue, e dall’Associazione Restauratori d’Italia, alla presenza del Presidente Kristian Schneider.

Di rilievo l’assistenza tecnica di ANCL – Associazione Nazionale dei Consulenti del Lavoro, col Presidente Nazionale, Dario Montanaro.

Questo contratto consolida la nostra visione del lavoro nei beni culturali: da sempre abbiamo privilegiato il ruolo specifico delle figure professionali del restauratore di beni culturali e dei tecnici del restauro e degli altri operatori del comparto della conservazione – dichiara Nicola Patrizi, presidente FederTerziario – con un intervento contrattuale specialistico che si differenzia rispetto ad altre tipologie impiegate in maniera più generica sulle lavorazioni di tipo edile e artigianale sul patrimonio costruito”.

Un’azione che si concretizza nella definizione di alcune prerogative specifiche nell’ambito di un settore complesso, come quello della restaurazione-conservazione, e in continuo mutamento per le disposizioni legislative in ambito nazionale ed europeo, nonché per la necessità di formazione continua anche in rapporto alle costanti evoluzioni tecnologiche.

Il rinnovo contrattuale – evidenzia Egidio Sangue, Segretario nazionale UGL Costruzioni costituisce un ulteriore rafforzamento e perfezionamento dell’autonomia delle imprese e dei professionisti che operano nel settore. Nello specifico, si prevede un adeguato aumento retributivo, si ampliano le tutele anche in materia di previdenza sanitaria e di formazione necessaria al mantenimento delle competenze in un settore che rappresenta una delle eccellenze italiane che valorizza l’unico e immenso patrimonio nazionale”.

Il contratto nazionale si avvale del supporto e della firma dell’Associazione Restauratori d’Italia, che dal 1985, anno della fondazione, è impegnata in prima linea per tutelare e qualificare la professione di restauratore dei beni culturali.

Il CCNL per i dipendenti delle imprese di restauro – spiega il presidente Kristian Schneider – conferma il suo ruolo di riferimento per il settore dei BBCC. Rappresenta infatti il primo contratto specifico per la conservazione ed il restauro del patrimonio culturale giungendo così alla sua 4° edizione. In passato tale documento è stato spesso oggetto di critiche, per essere poi però ampiamente imitato da altri settori che, fino a pochi anni addietro, negavano non solo la necessità della sua peculiarità ma persino la ratio specifica che definisce compiutamente le figure professionali operanti nel settore del restauro”.

L’edizione del CCNL siglata recupera “la perdita di potere d’acquisto – conclude il presidente – subita negli anni garantendo retribuzioni e tutele ai dipendenti, e, grazie alla collaborazione con FondItalia, mette a disposizione un’offerta di formazione professionale continua specifica. È bene infine segnalare come il nuovo contratto debba considerarsi un’eccellenza anche in merito all’ambito della sicurezza sui luoghi di lavoro, soprattutto se confrontato con le proposte alternative che solo negli ultimi anni hanno scelto di interessarsi al settore del restauro”.