Zona euro: crolla la produzione industriale

Produzione industriale -4,1% su base mensile e beni strumentali -15,4%.
Irlanda in particolare sofferenza: -26,3%.

La produzione industriale della zona euro è diminuita molto più del previsto a marzo a causa del crollo della produzione di beni strumentali, anche se la forte riduzione sembra derivare dai dati dell’Irlanda, spesso volatili.

Eurostat ha comunicato che la produzione industriale nei 20 Paesi della zona euro è scesa del 4,1% a marzo su base mensile, con un calo dell’1,4% su base annua.

Gli economisti intervistati da Reuters, fonte della notizia, avevano stimato una contrazione mensile del 2,5% e un aumento dello 0,9% anno su anno.

La produzione industriale in Irlanda è scesa del 26,3% nel mese e del 26,1% rispetto all’anno scorso.

Eurostat ha rilevato che l’Ufficio centrale di statistica irlandese sta rivedendo la metodologia per calcolare la destagionalizzazione della produzione industriale.

La produzione di beni strumentali, come impianti e attrezzature utilizzati per fabbricare prodotti e fornire servizi, è scesa del 15,4% nel mese, secondo i dati Eurostat, mentre su base annua il calo è stato del 2,1%.

Tutte le altre componenti della produzione industriale sono diminuite, ad eccezione di quella dei beni di consumo durevoli, che è salita del 2,8% nel mese, anche se è scesa dello 0,8% rispetto a un anno prima.

Eqt acquista Wind

L’accordo prevede il 60% della rete.
Operazione da 3,4 miliardi.

Eqt Infrastructure ha siglato un accordo per acquisire una partecipazione del 60% nella società di nuova costituzione che possiederà e gestirà la rete mobile e fissa dell’operatore italiano di telecomunicazioni Wind Tre.

Lo rende noto un comunicato dell’acquirente, riportato da Ansa, nel quale si precisa che la transazione avviene sulla base di un ‘entreprise value‘ di 3,4 miliardi.

La nuova società fornirà servizi di connettività wholesale a Wind Tre e ad altri operatori di telefonia mobile italiani, come aggiunge la nota:

Diventando il principale player per copertura e capacità di rete mobile del Paese, gestendo così una parte essenziale dell’infrastruttura digitale nazionale, il fondo svedese Eqt Infrastructure investirà nella rete della società e perseguirà opportunità di crescita innovative per accompagnare lo sviluppo dell’ecosistema digitale italiano, implementando contemporaneamente un programma di sostenibilità“.

L’attuale proprietario di Wind Tre, Ck Hutchison, rimarrà investitore insieme a Eqt e deterrà una quota del 40% nella società.

Porsche: utili e ricavi +25%, Su i prezzi per far fronte ai costi

Aumento di prezzi nel corso del 2023 per sopperire ai costi.
Meschke: “altamente soddisfatti”.

Il lusso vende sempre meglio nell’Auto.

Il gruppo tedesco Porsche ha chiuso il primo trimestre con un utile operativo pari a 1,84 miliardi di euro, in aumento del 25,4% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso mentre i ricavi sono aumentati del 25%, appena sopra i 10 miliardi di euro (8,04 miliardi nel 2022).

Il ritorno sulle vendite, come riporta Il Sole 24 Ore, è stato pari al 18,2%, identico a quello di un anno fa.

Le consegne ai clienti nel primo trimestre sono aumentate del 18% rispetto all’anno precedente, raggiungendo le 80.767 unità, un quarto delle quali vendute in Cina (oltre 21mila).

Porsche ha anche confermato la sua guidance per il 2023 dopo aver riportato un profitto più elevato delle stime nel primo trimestre a causa dell’aumento delle vendite e dei prezzi forti e del mix di prodotti.

Il direttore finanziario Lutz Meschke, intervenendo sul tema, ha dichiarato quanto di seguito:

I mercati di tutto il mondo rimangono volatili, quindi siamo ancora più soddisfatti dei nostri dati”.

La società ha confermato i suoi target per il 2023 e ha dichiarato di aspettarsi un ritorno operativo sulle vendite del 17%-19% sulle vendite che dovrebbero salire a circa 40-42 miliardi di euro.

Per centrare questi obiettivi Porsche aumenterà i prezzi tra il 4% e l’8% in Europa e negli Stati Uniti nella seconda metà dell’anno.

Anche perché costi più elevati hanno pesato sui rendimenti nel primo trimestre, ha dichiarato la società di Stoccarda.

Porsche, ha precisato Meschke, sta ancora riscontrando problemi con la fornitura di semiconduttori e parti per il sistema di riscaldamento ad alta tensione della Taycan elettrica, ma si aspetta che si riducano nei prossimi mesi.

Titolo in rosso di un punto alle ore 15.19 dopo avere toccato il -3%: la capitalizzazione di Porsche Ag è scesa sotto i 100 miliardi di euro (99,98) con il titolo a 109,75 euro dopo massimi dell’anno a 118,95.

Accordo Stellantis-Alliance Nickel per nickel e cobalto

Ingresso di Stellantis nel CDA.
Indicizzazione del prezzo delle materie prime.

Stellantis ha firmato con Alliance Nickel un importante accordo vincolante che stabilisce la fornitura di 170mila tonnellate di solfato di nichel e di 12mila tonnellate di solfato di cobalto per batterie per un periodo iniziale di cinque anni.

L’accordo vale circa il 40% della produzione annuale prevista del NiWest Nickel-Cobalt Project in Australia occidentale. Nella nota, come riporta FIRSTonline, Stellantis riporta quanto di seguito:

Il prezzo del solfato di nichel e di cobalto è legato all’indice dei prezzi”.

Secondo quanto previsto, la società automobilistica italo-francese acquisterà inoltre 9,2 milioni di euro (15 milioni di dollari australiani) di nuove azioni di Alliance Nickel, arrivando così ad una partecipazione finale dell’11,5% e acquisendo diritto di nominare un membro del consiglio di amministrazione Alliance.

La società conclude poi così:

Gli accordi vincolanti e l’acquisto di azioni consolidano la partnership tra Stellantis e Alliance Nickel iniziata a ottobre 2022 con un memorandum d’intesa non vincolante per la fornitura di materiali per batterie di veicoli elettrici. I fondi derivanti dall’acquisto di azioni saranno utilizzati per il completamento dello Studio di fattibilità definitivo del NiWest Project.

Renault: ricavi +30% ma guerra dei prezzi

Ottime le vendite del suv Arkana.
Titolo giù in Borsa dopo l’annuncio di Tesla.

Ottime vendite ma crollo in Borsa.

Renault ha registrato vendite migliori del previsto nel primo trimestre grazie alla forte domanda di nuovi modelli come il suv Arkana e al miglioramento dell’offerta di componenti chiave come i semiconduttori.

I ricavi del gruppo sono aumentati del 29,9% a 11,5 miliardi di euro, ha dichiarato la casa automobilistica francese, superando le stime degli analisti di 11,3 miliardi.

Renault ha anche confermato le sue prospettive per l’intero anno. In una nota, il direttore finanziario Thierry Piéton, ha dichiarato quanto di seguito:

Renault Group ha un buon inizio d’anno. Il forte portafoglio ordini alla fine di marzo e tutti i prossimi lanci continueranno a sostenere l’attività commerciale del gruppo.

Tuttavia il titolo della casa transalpina è crollato a causa delle preoccupazioni che la pressione sui prezzi in tutto il settore automobilistico minacci la sua ripresa.

Come riporta Il Sole 24 Ore, Renault è scesa fino al 7,9% a Parigi dopo che Tesla ha confermato di preferire riduzione di prezzi e incremento dei volumi anche a scapito dei margini.

Mentre anni di colli di bottiglia nella catena di approvvigionamento hanno affollato i portafogli ordini delle case automobilistiche, i clienti lottano sempre più contro l’inflazione e i tassi di interesse.

Le recenti variazioni di prezzo di Tesla complicano gli sforzi del ceo della Renault, Luca de Meo, sulla gamma elettrica.

La Renault, infatti, sarà probabilmente costretta a ridurre i prezzi dei veicoli elettrici, inclusa la sua Megane E-Tech, per generare i volumi di cui ha bisogno per rispettare i limiti di emissione in Europa, hanno affermato gli analisti di Bank of America in una nota. Una tale mossa avrebbe un impatto negativo sui profitti.

Piéton durante una conference call ha detto però che la società non ridurrà drasticamente i prezzi della Megane elettrica, “un prodotto chiave”.

Renault quindi ha avuto un inizio di 2023 più brillante del previsto, ma il problema delle scorte sarà probabilmente un punto focale per gli investitori, hanno commentato gli analisti di Jefferies.

La casa automobilistica francese ha dichiarato che le scorte totali al 31 marzo erano pari a 580mila veicoli, in aumento rispetto ai 480mila veicoli al 31 dicembre, a causa dei continui problemi logistici.

Si tratta del livello più alto di inventario dell’azienda da prima della pandemia di Covid-19.

L’aumento delle scorte nel trimestre è dovuto esclusivamente alle scorte del gruppo, comprese quelle dei concessionari di proprietà, sempre secondo Jefferies.