Putin: una guerra nucleare non avrebbe vincitori

Il presidente russo sostiene che mai si dovrebbe cominciare una guerra simile.
La Russia possiede la bomba termobarica più potente al mondo.

Nessuno può vincere una guerra nucleare, in quanto non ci sarebbero vincitori ma solo perdenti.

Questo il commento di Vladimir Putin in una lettera ai partecipanti di una conferenza sul Trattato di non proliferazione nucleare (Tnp).

Più precisamente, stando a quanto riporta “Reuters”, il presidente russo ha dichiarato quanto di seguito:

Partiamo dal fatto che non ci possono essere vincitori in una guerra nucleare e che questa non dovrebbe mai essere scatenata, e che siamo a favore di una sicurezza uguale e indivisibile per tutti i membri della comunità mondiale.

A far preoccupare un po’ tutti erano state le dichiarazioni di Putin all’inizio del conflitto con l’Ucraina:

Chiunque cerchi di ostacolarci deve sapere che la risposta della Russia sarà immediata. E vi porterà a conseguenze che non avete mai visto nella vostra storia.

Proprio la Russia detiene la bomba termobarica più potente al mondo: “tutto ciò che è vivo, semplicemente evapora” (approfondimento al link).

Gazprom riduce di un terzo le forniture all’Italia

Il piano: lampioni spenti e meno riscaldamento.
Primo dei tre livelli di allarme.

Mosca taglia un terzo delle forniture di gas all’Italia.

A riportarlo è una nota di Eni, dove più precisamente si legge quanto di seguito:

Gazprom ha comunicato che nella giornata di lunedì fornirà a Eni volumi di gas pari a circa 21 milioni di metri cubi al giorno, rispetto a una media degli ultimi giorni pari a circa 32 milioni. Eni fornirà ulteriori informazioni in caso di nuove e significative variazioni dei flussi.

Stando poi a quanto riporta Snam gli stoccaggi sono al 64% e l’amministratore delegato Stefano Venier interviene così:

Stiamo lavorando per contribuire alla creazione di una riserva che diventa indispensabile nei mesi invernali tramite il riempimento degli stoccaggi. Fino a domenica siamo arrivati a 6,1 miliardi di metri cubi in stoccaggio (al netto dello strategico ndr) che corrispondono al 64% dell’obiettivo. Noi di Snam abbiamo dato un contributo di circa 1,5 miliardi di metri cubi e continueremo a dare il nostro sostegno, ovviamente nei limiti di un operatore di sistema.

I livelli di emergenza per la crisi del gas sono 3 e, ad oggi, l’Italia è al primo Step. Se Mosca dovesse però sospendere in via definitiva le forniture alla Ue (a cui l’anno scorso aveva assicurato il 44% del suo fabbisogno), il governo sarebbe costretto a far scattare la fase di emergenza.

Tra le misure del primo livello di allarme troviamo lampioni spenti e meno riscaldamento, nelle abitazioni anche due gradi in meno e previsto un razionamento.

Il piano per affrontare l’emergenza gas prevede quindi una serie di interventi che vanno dal razionamento del gas alle industrie energivore al maggior utilizzo delle centrali a carbone per la produzione di elettricità.

Ma, come riporta “La Repubblica”, anche l’introduzione di politiche di austerity dei consumi: riscaldamento più contenuto, con tagli fino a due gradi della temperatura nelle abitazioni e negli uffici, risparmi sull’illuminazione pubblica, con orario ridotto di accensione dei lampioni sulle strade.

Questi provvedimenti dovrebbero durare fino a quando il gas russo non verrà sostituito da forniture provenienti da altri Paesi.

Ucraina: nuove armi Usa per continuare la guerra

Kiev punta alla riconquista della Crimea e del Donbass.
Il ministro Reznikov spiega il piano alla Cnn.

Nuove armi Usa per continuare la guerra.

Questo, infatti, è il piano che Ucraina e Nato stanno portando avanti contro la Russia.

Stando a quanto ha dichiarato il ministro dell’interno ucraino Oleksiy Reznikov alla Cnn e poi riportato da Ansa, le nuove armi statunitensi aiuteranno l’Ucraina a riconquistare i territori occupati dalla Russia, tra cui la Crimea e il Donbass:

Libereremo tutti i nostri territori, tutti, compresa la Crimea; la Crimea è un obiettivo strategico per l’Ucraina perché è territorio ucraino. Ma ci muoveremo passo dopo passo“.

Reznikov ha inoltre spiegato che il primo passo sarà la stabilizzazione della situazione, mentre la seconda fase sarà spingere fuori i russi.

Nella terza fase, invece, si discuterà con i partner su “come liberare i territori, compresa la Crimea“, ha concluso Reznikov.

Twitter: bloccato l’account di Rogozin

Il blocco dopo le frasi del presidente di Roscosmos sull’Ucraina.
Lui si difende: “se non obbedisco, non rimuoveranno il blocco”.

Twitter ha bloccato l’account del presidente d’Agenzia spaziale russa Roscosmos, Dmytro Rogozin.

Il blocco è avvenuto dopo la pubblicazione delle frasi sull’Ucraina che definiscono il Paese “una minaccia esistenziale per la Russia” chiedendo letteralmente di porre fine agli ucraini “una volta e per sempre“.

A riportarlo è “Ansa”, che a sua volta cita l’Ukranska Pravda riprendendo il post di Rogozin su Telegram; il presidente di Roscosmos, da parte sua, dichiara quanto di seguito:

Mi hanno chiesto di rimuovere il post, se non obbedisco, non rimuoveranno il blocco dall’account dove ho più di 808mila iscritti. Non ritengo sbagliato il mio messaggio. Lo ritengo assolutamente vero. Non premerò il pulsante cancella. Sfortunatamente, Twitter è diventato una discarica, una piattaforma per estremisti e portavoce della propaganda anti-russa“.

Nato, Turchia: sì a Svezia e Finlandia se ci ascoltano

Erdogan detta legge.
Vincolante togliere il sostegno a gruppi curdi.

La Turchia apre il fianco a Svezia e Finlandia per il loro ingresso nella Nato.

La condizione, però, è quella che in cambio i due Paesi scandinavi tolgano il sostegno a gruppi curdi, considerati terroristi dalla Turchia.

Più nel dettaglio, le parole del ministro degli Esteri Mevlut Cavusoglu durante un’intervista con l’agenzia Anadolu sono state le seguenti:

La Turchia potrebbe vedere l’ingresso di Svezia e Finlandia in modo relativamente più favorevole ma entrambi i Paesi devono soddisfare le aspettative“.

Come riporta “Ansa”, il vincolo per avere l’ok turco all’ingresso nella Nato (è necessaria l’unanimità) è proprio quello che i Paesi nordici garantiscano di togliere il sostegno a gruppi curdi.