Svolta green: Intesa Sanpaolo finanzia la polacca Tauron

Svolta green: Intesa Sanpaolo finanzia Tauron, colosso polacco dell’energia.
Dall’Ue, invece, bilancio limitato per eventuali fondi all’Ilva.

Intesa Sanpaolo finanzierà Tauron, il più grande distributore polacco di energia, per 175 milioni di euro nell’ottica della svolta green.

Il finanziamento prevede un piano di 5 anni e servirà a sostenere gli investimenti della società nello sviluppo delle energie rinnovabili e della distribuzione elettrica, tra cui l’ammodernamento della propria rete e il collegamento dei nuovi clienti utilizzando le ultime tecnologie ecocompatibili.

L’operazione è curata dalla Divisione Corporate and Investment Banking dell’Istituto bancario sotto la guida di Mauro Micillo ed è strutturata da Banca IMI Londra e dalla filiale di Varsavia della Divisione CIB.

La mossa va a confermare le parole di Carlo Messina in merito alle volontà di Intesa Sanpaolo di spingere sui principi della sostenibilità ambientale; dal lato di Tauron, si tratta del primo grande progetto green, confermando il proprio impegno nel raggiungimento degli obiettivi di transizione energetica 2025-2030 previsti nel piano d’impresa e contribuendo nello stesso tempo a sostenere la trasformazione energetica del Paese.

Per la svolta green in Italia, invece, Paolo Gentiloni ha detto che il bilancio è limitato (approfondimento al link); il nostro Paese, infatti, per il piano verde versa più del doppio di quanto di riceve (approfondimento al link).

La Cina stampa 156 miliardi di euro. Alla faccia degli espertoni di casa nostra

La Cina emetterà 156 miliardi di euro per far fronte al calo economico dovuto al coronavirus.
Ecco come si comporta chi ha sovranità monetaria.

156 miliardi di euro (1.200 miliardi di yuann, moneta cinese) di liquidità.

È quanto la banca centrale cinese inietterà nei mercati finanziari al fine di tamponare l’emorragia economica provocata dal coronavirus.

Nella nota diffusa ieri, l’istituto ha spiegato che l’intervento ha l’obiettivo di mantenere “una liquidità ragionevole ed abbondante” del sistema bancario e di garantire la stabilità del mercato dei cambi.

L’operazione è assolutamente fattibile, legale e lecita: serve a tutelare il bene dell’economia e del popolo cinese.

Sarà curioso vedere come gli espertoni di casa nostra (Ue ed Italia) giustificheranno questa mossa (che non assolutamente la prima nella storia della Cina né di altri Stati); andranno a chiedere ai cinesi “ma le coperture?”, piuttosto che “pensate che la soluzione sia stampare moneta? Non si può!” o ancora “attenti perché vivete sopra le vostre possibilità”?

Nel frattempo, noi, ci auto-imponiamo austerity, pareggi di bilancio e deficit che non devono superare il 3%, regola tra l’altro totalmente priva di fondamenta scientifiche, come dichiarato dallo steso autore.

Purtroppo, nell’Ue la sindrome di Stoccolma è dilagante. Ad eccezione del Regno Unito fresco di Brexit, si intende.

Un episodio che richiama alla mente la frase di Ben Bernanke, ex Presidente della Fed:

è meglio buttare soldi da un elicottero ed inondare l’America di liquidità, che farle attraversare una recessione come quella europea“.

Il Brasile traina l’utile di banca Santander

Banca Santander: +35% dell’utile netto nel quarto trimestre.
Brasile territorio portante del business dell’Istituto bancario.

Un aumento dell’utile netto pari al 35%. È quanto ha fatto registrare banca Santander con riferimento al quarto trimestre su base annuale.

In termini di profitto parliamo di 2,78 miliardi di euro netti, di cui 711 milioni di euro derivanti da plusvalenze legate ad un accordo con Credit Agricole per unire le operazioni di custody e asset servicing di entrambe le banche. Secondo quanto riporta Reuters, il risultato è stato migliore rispetto a quanto previsto dagli analisti (2,5 miliardi di euro).

Il grosso del risultato va attribuito al Brasile, Paese nel quale l’Istituto bancario ha il suo business principale e che in questo senso presenta una solida e costante performance.

Tuttavia, gli utili netti del 2019 sono calati a 6,5 miliardi di euro (ovvero del 16,6%), principalmente a causa degli oneri straordinari pari 1,74 miliardi di euro, dovuti soprattutto alla controllata britannica.

La Germania premia Draghi: ha fatto gli interessi tedeschi

Draghi ha fatto gli interessi tedeschi? La Germania gli conferisce l’onorificenza della Croce al Merito.
Deutsche Bank: “in linea con gli interessi tedeschi”.

Arriva il riconoscimento ufficiale per il lavoro svolto; la Germania darà l’onorificenza della Croce al Merito a Mario Draghi.

Il presidente della Repubblica tedesca, Frank-Walter Steinmeier, premierà l’ex Presidente della Bce presso il castello di Bellevue, a Berlino.

Draghi, oltre che Presidente della Bce, è stato Governatore della Banca d’Italia, membro del Consiglio Direttivo e del Consiglio Generale della Bce nonché membro del Consiglio di amministrazione della Banca dei regolamenti internazionali; ha ricoperto l’incarico di Presidente del Financial Stability Board, è stato Direttore esecutivo per l’Italia della Banca Mondiale e nella banca Asiatica di Sviluppo. Inoltre è membro del Gruppo dei Trenta.

È un riconoscimento altamente importante per la Germania, che concede solamente a personaggi che abbiano fatto qualcosa di importante per il bene della comunità (intesa come comunità nazionale, nota da ricordare) e che lo ha attribuito a Mario Draghi per la gestione della politica monetaria durante i difficili anni di euro-crisi.

La proposta è stata del Ministro degli Esteri, il socialdemocratico Heiko Maas, ma ha trovato ampio consenso anche nel ceo di Deutsche Bank, Christian Sewing, che ha dichiarato:

Le misure intraprese nella crisi dell’euro erano giuste ed hanno probabilmente salvato la moneta unica. Il che è esattamente in linea con gli interessi dei tedeschi, dal momento che la locomotiva d’Europa basa la sua forza economica sull’export”.

Il premio, come potete ben capire dalle parole di Swering, verrà assegnato a Mario Draghi per aver difeso gli interessi della Germania. Anche altri Paesi hanno convenienza a mantenere l’euro: infatti erano stati insigniti del medesimo riconoscimento anche i predecessori di Draghi: il francese Jean-Claude Trichet e l’olandese Win Duisenberg.

Disuguaglianze: in Italia un autentico disastro

Aumenta il divario tra ricchi e poveri, i giovani sono schiavi legalizzati e sparisce il ceto medio: ecco la Caporetto italiana nella classifica delle disuguaglianze.

In Italia sta scomparendo il ceto medio, la società sta diventando a forma di clessidra (approfondimento al link) e l’ascensore sociale si è bloccato.

Peggio di così, è davvero difficile fare.

Stando alla classifica sulla disuguaglianza sociale stilata dal World Economic Forum in vista del Forum di Davos, il Bel Paese si piazza al 34esimo posto su un totale di 82.

La classifica è stata elaborata su parametri come la salute, l’accesso all’istruzione le opportunità di lavoro e l’uguaglianza salariale nei Paesi del mondo.

In cima alla classifica svettano Danimarca, Norvegia, Finlandia, Svezia, Islanda ed Olanda; l’Italia, invece, si colloca in fondo alla classifica dei Paesi industrializzati.

Nella nostra penisola il 10% dei più ricchi possiede oltre 6 volte la ricchezza del 50% dei più poveri; tale disuguaglianza è oltretutto in aumento da 20 anni: la quota dei più ricchi è cresciuta del 7,6%, mentre quella della metà più povera è diminuita del 36,6%.

Nel 2019, la quota di ricchezza posseduta dai miliardari italiani superava quella del 70% dei più poveri.

Quanto ai giovani, arrivano altri dati preoccupanti. Il 30% dei giovani occupati, infatti, guadagna meno di 800 euro al mese, mentre il 13% degli under 29 versa in condizioni di povertà lavorativa.

Se ampliamo lo sguardo a livello mondiale e ci agganciamo al rapporto Oxfam (l’organizzazione che si impegna a combattere la fame e la povertà nel mondo), vediamo che i 2.153 miliardari del mondo, ovvero l’1% della popolazione, possiedono le ricchezze del 60% della popolazione globale.

Spostando la lente di ingrandimento sulle donne, la situazione diventa ancora più grave: si stima, infatti, che i 22 uomini più ricchi del pianeta possiedano più denaro di tutte le donne dell’Africa.

Non solo. Il rapporto mette anche in luce che il 46% delle persone vive con meno di 5,50 dollari al giorno ed evidenzia che nel 2017, con un reddito medio di 22 dollari al mese, un lavoratore inserito nel 10% di quelli che prendono le retribuzioni più basse avrebbe dovuto lavorare più di 3 secoli per raggiungere il reddito dei lavoratori appartenenti al 10% dei più pagati.