FCA e Peugeot: Stellantis quarto costruttore al mondo

Dopo l’apertura di FCA Bank in Polonia, procede l’espansione.
La fusione tra i due marchi sarà il quarto produttore automobilistico al mondo.

All’inizio del 2020, dopo quelle in Irlanda e Belgio, era arrivata anche l’apertura di FCA Bank in Polonia (approfondimento al link).

Poi c’era stato una avvicinamento alla Renault, quando il marchio francese era vicino al divorzio da Nissan e Mitsubishi (approfondimento al link) ed in seguito l’accordo con la cinese Foxconn per l’elettrico (approfondimento al link).

Ora FCA si fonderà con Peugeot, creando Stellantis che diventerà il quarto produttore automobilistico al mondo in termini di volumi.

Entrambe le società hanno deciso di convocare le rispettive assemblee degli azionisti per la data di lunedì 4 gennaio 2021, appunto al fine di approvare la fusione delle due società.

Come indicato nella nota, l’agenda e le proposte di deliberazione da sottoporre al voto degli azionisti di ciascuna società, comprese le condizioni di partecipazione all’assemblea, saranno rese pubbliche il 23 novembre prossimo.

Recovery Fund bloccato, serve un piano B

Dopo il veto di Polonia ed Ungheria, bisogna trovare altre vie.
Gentiloni: concentrarsi sugli obiettivi realizzabili.

Dopo il veto arrivato da Polonia ed Ungheria, il Recovery Fund è bloccato, così come l’approvazione del bilancio europeo (per approvarlo è necessaria l’unanimità).

Il piano di aiuti inserito nel Next Generation Eu e che dovrebbe vedere l’Italia tra i principali destinatari dei fondi Ue (nessun regalo, sia chiaro, semplicemente una riduzione del delta tra contributi versati dal Bel Paese e finanziamenti ricevuti), oltre che essere fortemente in ritardo (l’epidemia è iniziata a marzo) potrebbe non arrivare per niente.

La causa è quella scritta all’inizio: Polonia ed Ungheria hanno posto il veto; e l’approvazione è legata all’unanimità dei Paesi membri.

Sul tema intervenuto anche Paolo Gentiloni, commissario Ue agli Affari economici, inserendo l’ipotesi di superare il veto in una cornice intergovernativa anziché comunitaria:

E’ sempre meglio non parlare di piani B e concentrarsi sugli obiettivi quando sono realizzabili. Penso che sarebbe un errore rinunciare ad una delle caratteristiche più interessanti del Next Generation Ue.”

Covid-19: L’Italia ha ignorato il Piano Nazionale

Secondo il consulente del Governo l’Italia non ha seguito il quadro operativo.
A renderlo noto è il comitato “Noi Denunceremo”.

Il comitato delle vittime è convinto che l’Italia non abbia fatto realmente ciò che doveva; o meglio, quanto l’Oms richiedeva.

Il medesimo comitato, che si chiama “Noi Denunceremo” e che raccoglie i familiari delle vittime del coronavirus, si riferisce ad un articolo scritto dal consulente del Governo Walter Ricciardi confermato con altre persone in cui si dice che “il quadro operativo del Piano Nazionale non è stato eseguito”, apparso sul sito collegato all’Osservatorio Europeo sui Sistemi e le Politiche Sanitarie.

Più precisamente, stando a quanto riporta “Notizie.it”, nel documento reso noto in data 11 novembre, riporterebbe il seguente passaggio:

“Nonostante la disponibilità, sulla carta, di un Piano Pandemico Nazionale, l’Italia è stata colpita da quella che è considerata la sua più grande crisi dalla Seconda Guerra Mondiale in poche settimane. All’inizio, l’entità della minaccia COVID-19 non era facilmente riconoscibile e ciò ha reso più difficile prendere decisioni in tempo reale per evitare crisi. A parte i suoi principi generali, il quadro operativo del Piano Nazionale (es. Definizione dei ruoli e tempistica delle azioni) non è stato seguito.”

A questo, si è aggiunto il commento dei rappresentanti del comitato sopracitato:

“Questo dossier conferma che l’Italia non ha fatto quanto richiesto dall’Oms che, a decorrere dal 2013, modificava l’approccio alla pandemia basandosi sul risk management, prevedendo 4 fasi anziché 6 e imponeva, per questo, agli stati di predisporre e/o adeguare i propri piani pandemici e di effettuare, conseguentemente: conteggio terapie intensive; scorta di DPI (dispositivi di prevenzione individuale, ndr); isolamento e tracciamento dei casi.”

Lo stesso comitato ha poi concluso come di seguito:

L’Italia nulla di tutto questo ha fatto, non ha previsto i tempi e le modalità di trasmissione dei dati dalle regioni al ministero, non ha provveduto ad incrementare i posti letto delle terapie intensive, non ha provveduto a fare scorte di DPI, non ha mai provveduto a effettuare esercitazioni, a mettere alla prova la tenuta del sistema, proprio perché un sistema di intervento tempestivo e adeguato ad affrontare un’emergenza epidemica/pandemica non ce l’aveva, come dimostrato dalla diversità di approccio e gestione del contagi e del tracciamento diverso da regione a regione. Non sono state fatte scorte di DPI, non sono mai stati effettuati conteggi del numero di posti letto nelle terapie intensive, l’isolamento dei casi e il contenimento e successivo tracciamento sono falliti in Lombardia perché ogni regione ha agito in piena autonomia, senza alcun tipo di linea guida comune valida in tutte le regioni: e questo perché mai erano state fatte esercitazioni, prove e test.”

Carola Rackete fermata in Germania

Da eroina celebrata in Italia per aver speronato la Guardia di Finanza mentre trasportava migranti, a manifestante fermata in Germania per aver protestato contro l’abbattimento di una foresta.

Carola Rackete continua a suscitare clamore.

In Italia, la magistratura ne fece un’eroina perché sfidò lo stop impostole dal governo Conte I e speronò una motovedetta della Guardia di Finanza pur di far sbarcare a Lampedusa i profughi; ora, l’ex capitana della nave Sea Watch 3, è stata fermata dalla polizia tedesca.

Al momento la polizia non ne conferma l’arresto, ma l’attivista è stata portata via mentre occupava una piattaforma in atto dimostrativo per manifestare contro l’abbattimento di un’antica foresta, che servirebbe a far spazio all’estensione di un’autostrada in Assia.

Carola Rackete stava manifestando insieme al gruppo “Dannenroeder Wald Besetzung”, che ha poi reso nota la notizia.

Stando ai media locali, i manifestanti avrebbero fatto uso di petardi e fumogeni, cosa che avrebbe portato ad ulteriori fermi oltre a quello della Rackete. Proprio quest’ultima, da parte sua, lancia un appello ad unirsi alla resistenza contro l’abbattimento degli alberi secolari del Dannenroeder Forst:

Non possiamo restare a casa e sperare che altri facciano il lavoro scomodo al posto nostro.”

Belgio: approvato il “compagno di coccole” per il lockdown

Oltre ai conviventi, ogni membro della famiglia potrà averne uno.
Il premier: “Vogliamo confinamento, non isolamento”.

Il Belgio, dopo la lettera dei medici che chiedeva si indagasse l’Oms per aver creato una finta pandemia (approfondimento al link), torna a far parlare di sé.

A causa della crescita della curva dei contagi da Covid-19, ha deciso di attuare un nuovo lockdown.

La novità è che sta volta si potrà aver un “knuffelcontact” ovvero, letteralmente, un compagno di coccole.

La figura del compagno di coccole è stata pensata al fine di dare supporto psicologico alla popolazione visto il delicato momento; oltre ai conviventi, ogni membro di una famiglia potrà avere un “knuffelcontact”.

Più precisamente, ogni membro della famiglia ha diritto ad un compagno di coccole ma le famiglie ne possono invitare a casa uno alla volta e, quando questo è presente, non si possono ricevere altre visite.

Chi vive da solo, invece, oltre compagno di coccole sarà possibile invitare un’altra persona, a patto che non vengano contemporaneamente.

Sulla questione è intervenuto anche il premier belga, Alexander De Croo, che ha spiegato la norma come di seguito:

Vogliamo confinamento, non isolamento.