Vaccino: altra sconfitta dell’Ue

Pachidermica negli aiuti economici, priva di solidarietà ed ora sconfitta sui vaccini.
L’Unione si conferma un macchinoso carrozzone burocratico privo di efficacia.

Un piano di aiuti economici fatto di soli slogan, mentre da altre parti si stampava moneta per farla entrare direttamente nei conti correnti dei cittadini. Le liti del premier olandese e dei Paesi del Nord per non dare soldi all’Italia ed agli Stati in maggiore difficoltà per la pandemia da Covid-19, un virus che mette a nudo il vero funzionamento dell’Ue, ovvero un’unione finanziaria voluta e gestita dall’asse franco-tedesco (approfondimento al link).

Ora anche i vaccini.

Lo smacco più grande, aldilà del confronto internazionale, arriva proprio dentro i confini europei: Regno Unito e Serbia sono, infatti, i primi due Paesi in Europa per numero di vaccini effettuati in rapporto alla popolazione.

Entrambi, non fanno parte dell’Unione europea.

Stando ai dati di “Our Wolrd in Data” e riportati anche su “Ansa”, elaborati ed aggiornati al primo febbraio, vediamo quanto di seguito: Regno Unito 14.42 (dosi per 100 abitanti), Serbia 6.43, Romania 3.75, Slovenia 3.67, Lituania 3.52, Italia 3.36 Polonia 3.25, Ungheria 3.23) e Germania 2.95.

La Serbia, nello specifico, ha iniziato le vaccinazioni il 24 dicembre, anticipando l’Ue, ed utilizza tre tipi di vaccino: l’americano Pfizer, il russo Sputnik V ed il cinese Sinopharm.

Non solo. La Serbia ha anche dato ai suoi cittadini la possibilità di scegliere con quale di questi vaccinarsi.

La Turchia esce dalla Convenzione contro la violenza sulle donne

Manifestazioni e proteste delle donne turche. Il Consiglio d’Europa: “Enorme passo indietro”.
Ma anche la Polonia aveva già lasciato nel 2020.

Erdogan ha deciso di portare il suo Paese fuori dalla Convenzione contro la violenza sulle donne.

La Turchia abbandona dunque gli altri 45 Paesi che aderiscono alla Convenzione di Istanbul, firmata anche dall’Unione europea nel 2011.

Ne sono seguite proteste e manifestazioni in piazza da parte delle donne turche; il corteo più grande è andato in scena a Kadiköy, la roccaforte laica sulla sponda asiatica. Insieme alle donne turche, vi erano anche movimenti femministi, Ong e partiti di opposizione.

Lo slogan era il seguente:

“Non potrete cancellare in una notte anni di nostre lotte. Ritira la decisione, applica la Convenzione.”

L’associazione indipendente “Fermiamo i femminicidi” ha stimato che lo scorso anno in Turchia sono state almeno 300 le donne uccise, per lo più da mariti, partner e familiari, mentre altre 171 sono morte in circostanze “sospette” e poco chiare.

Secondo le stime fornite dall’Organizzazione mondiale della Sanità, il 38% delle donne turche è stata vittima di violenze da parte del partner almeno una volta nella loro vita. Una percentuale che in Europa è del 25%.

Sul tema è intervenuta anche Marija Pejcinovic Buric, segretario generale del Consiglio d’Europa:

Un enorme passo indietro che compromette la protezione delle donne in Turchia, in Europa ed anche oltre. La convenzione è stata firmata da 34 Stati europei ed è considerata lo standard internazionale per la protezione delle donne dalla violenza che subiscono quotidianamente.

A luglio 2020 era già stata però la Polonia a scegliere di abbandonare l’accordo ratificato ad Istanbul: secondo il governo polacco, infatti, il documento conteneva “concetti ideologici” non condivisibili, come quello sul sesso “socio-culturale” in opposizione al sesso “biologico” ed altri che incoraggerebbero il divorzio dando spazio alla comunità Lgbt, minando l’unità familiare.

La Germania verso nuove restrizioni

In aumento il numero dei casi.
Più che alla riapertura, si pensa di dover fare qualche passo indietro.

Mentre la popolazione attende con ansia la riapertura, il ministro della Sanità tedesca, Jens Spahn, ha affermato che il numero dei contagi è purtroppo in aumento.

Questo potrebbe portare al ripristino delle misure restrittive, mirate al rallentamento della diffusione del virus.

Più nel dettaglio, le dichiarazioni di Spahn durante una conferenza stampa settimanale sono state le seguenti:

“Il crescente numero di casi potrebbe implicare che non possiamo prendere ulteriori passi verso la riapertura nelle prossime settimane. Al contrario, potremmo anche dover fare dei passi indietro.”

Von der Leyen: 70% dell’Europa vaccinata entro l’estate

Limitare il virus e stabilizzare le forniture di vaccini le priorità.
“Scelta giusta restare nell’Ue”.

In un’intervista rilasciata a “Repubblica”, la presidente della Commissione europea, Ursula Von der Leyen, si è mostrata assolutamente fiduciosa del piano anti-covid e degli strumenti messi in campo per attuarlo.

Le priorità sono quelle di limitare l’espandersi del virus e garantire un adeguato approvvigionamento ai vaccini.

L’obiettivo è quello di vaccinare il 70% dei cittadini europei entro l’estate.

Più precisamente, sostenendo che il tutto sarà possibile solo grazie al coordinarsi come Unione europea, le sue parole sono state le seguenti:

“Sono estremamente fiduciosa. Ora siamo concentrati a fare di tutto per ridurre la diffusione del virus aumentando e stabilizzando le forniture dei vaccini. Sono profondamente convinta che capiremo tutti che l’approccio giusto era di stare insieme come Unione europea.”

Bruciato il portone dell’Iss

Il rogo è doloso. il ministro Speranza: “atto intimidatorio inaccettabile”.
Il presidente Brusaferro “massima attenzione e vigilanza”.

Erano circa le 20:00 del 13 marzo, quando il portone del palazzo di viale Regina Elena 299 è stato dato alle fiamme.

È un chiaro di protesta contro la gestione del Covid-19, che il ministro della Salute Roberto Speranza commenta come un “atto intimidatorio inaccettabile”.

Il rogo è stato spento da una pattuglia dei carabinieri che era nella zona; e proprio i carabinieri hanno preso visione dei filmati delle telecamere, dai quali si vede una persona che indossa un soprabito lungo, tipo piumino, colore chiaro, un cappello e la mascherina. La si vede salire le scale con due borse, una in una mano e una nell’altra; poi la si vede lasciare una delle due davanti al portone.

Al momento la Procura di Roma ha avviato una indagine in cui si ipotizza il reato di incendio doloso. Il fascicolo è stato affidato al pm di turno ma non è escluso che possa finire presto sulla scrivania del pool di magistrati che si occupano dell’antiterrorismo.

Sull’accaduto sono intervenuti anche il presidente dell’Iss, Silvio Brusaferro, ed il direttore, Andrea Piccioli, con una comunicazione interna ai dipendenti:

Oltre ai sistemi di sorveglianza ed allerta già in essere, raccomandiamo a tutti massima attenzione e vigilanza”.