Rischio conflitto Russia-Usa: si va verso la guerra nucleare?

Secondo Mosca, Washnington non rispetta il “New Start” ed ha dato il via ad una guerra ibrida.

La Russia fa ancora tremare il mondo.

Il ministero degli Esteri di Mosca, in un comunicato, respinge le accuse degli Stati Uniti di non rispettare il New Start, ovvero l’unico trattato bilaterale sulla riduzione delle armi nucleari ancora in vigore, e parla apertamente della possibilità di una guerra tra i due Paesi.

Guerra che potrebbe diventare un conflitto mondiale nucleare, che sarebbe una catastrofe per il mondo intero, come riporta Leggo.

Gli Usa, dicono da Mosca, hanno dato il via a “una guerra ibrida totale contro la Russia che porta con sé il rischio reale di uno scontro militare diretto tra le due potenze nucleari”.

Il ministero degli Esteri russo denuncia “la linea aggressiva di Washington con l’obiettivo dichiarato apertamente di infliggere una ‘sconfitta strategica’ alla Russia in Ucraina, dove vengono pompate armi in volumi crescenti e istruttori/mercenari/militari degli Usa e di altri Paesi della Nato vengono inviati”.

Tutto ciò, si aggiunge nella nota, “rende impossibile continuare con il ‘business as usual’” perché in questo scenario le richieste di Washington di procedere a ispezioni nelle strutture militari strategiche russe sono “ciniche”.

Tanto più, afferma ancora il ministero degli Esteri, che “il regime di Kiev ha cercato di attaccare” tali strutture “con l’evidente assistenza tecnico-militare e di intelligence degli Stati Uniti”.

Il comunicato conclude riaffermando tuttavia “l’incrollabile impegno” della Russia ad osservare il New Start come “un importante strumento per il mantenimento della sicurezza e stabilità internazionale”.

Guerra in Ucraina: il nostro sondaggio

Pro o contro all’invio di armi per l’Ucraina? Favorevoli o contrari al conflitto?
Ecco il nostro sondaggio.

Tema attuale, caldo e discusso.

General Magazine ha effettuato un sondaggio su Twitter chiedendo nel social network l’opinione degli iscritti.

Tra le quattro opzioni possibili, i lettori hanno preferito quella secondo la quale la NATO dovrebbe rimanere completamente fuori dal conflitto tra Russia ed Ucraina.

Di seguito i risultati del sondaggio:

Polonia pronta a supportare costruzione nuovo ordine mondiale 

La Polonia si conferma in prima linea nella guerra contro la Russia e punta sull’unione occidentale.

Questo non è il momento per un cessate il fuoco, oggi l’Ucraina ha bisogno del nostro sostegno e della nostra speranza;  la Polonia è pronta ad assumersi la corresponsabilità di creare un nuovo ordine mondiale in cui non ci sarà posto per l’imperialismo russo.

Questo è quanto ha affermato il primo ministro Mateusz Morawiecki. Il capo del governo ha affermato che l’Occidente ha scambiato la lotta per la libertà con contratti con l’oligarchia russa.

Parliamo spesso della dipendenza dell’Europa dalle materie prime russe; il Cremlino ha commesso un errore attaccando l’Ucraina, perché avrebbe avuto la possibilità di vincere la guerra con l’Europa se, passo dopo passo, l’avesse resa sempre più dipendente dalle risorse energetiche russe.

Secondo Morawiecki, la guerra in corso in Ucraina è una prova di forza per l’Occidente.

Il primo ministro, stando a quanto riporta Polonia Oggi, ha ricordato che la Polonia è stata la prima a schierarsi dalla parte dell’Ucraina e la prima a dimostrare che questa non è solo una guerra con l’Ucraina, ma che è una guerra per il futuro dell’Europa e dell’intero mondo libero.

Secondo Morawiecki, per vincere la guerra contro la Russia, si deve costruire un’architettura di sicurezza completamente nuova nelle dimensioni politica, economica, in particolare energetica e geopolitica.

Il Vice Assistente del Segretario di Stato presso l’Ufficio per la popolazione, i rifugiati e la migrazione presso il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti Scott Turner ha sottolineato che il sostegno americano all’Ucraina non mancherà mai aggiungendo che il leader russo Vladimir Putin, iniziando la guerra in Ucraina, sperava che non ci sarebbe stata unità nel mondo occidentale.

Commercianti sui banchi di scuola per stimolare la crescita e affrontare la crisi

Nel 2022, più di 5mila operatori di oltre 800 aziende del settore hanno partecipato a un corso di formazione professionale.

Oltre tre milioni di lavoratori impiegati in un milione di imprese, delle quali il 97% con meno di dieci addetti. Sono i numeri del commercio in Italia che, nonostante il susseguirsi delle congiunture economiche sfavorevoli, è riuscito ad incrementare i valori di vendita in tutte le forme di distribuzione: +6,2% per la grande distribuzione, +2,2% per le imprese operanti su piccole superfici, +3,9% per le vendite al di fuori dei negozi e +3,7% per il commercio elettronico. I dati sono stati diffusi dall’Istat a inizio ottobre e riguardano i valori tendenziali (ossia parametrati sull’anno precedente) per il periodo agosto2021/agosto2022.

Il 2022, insomma, nonostante i venti di guerra, la crisi energetica, le difficoltà negli approvvigionamenti e il calo dei consumi, ha dimostrato che il comparto è stato capace di gestire l’urto delle difficoltà grazie anche alla lungimiranza degli imprenditori e alla preparazione professionale dei lavoratori. A certificarlo i dati relativi alla formazione professionale continua di FondItalia (Fondo formazione Italia) che attestano le imprese del commercio tra le più virtuose nella formazione costante dei lavoratori: più del 30% delle aziende aderenti al Fondo, infatti, ha beneficiato di un progetto formativo per un totale di oltre 5mila lavoratori.

«I dati che emergono, illustrano con chiarezza quanto formazione costante, competitività e crescita siano variabili strettamente collegate  commenta Egidio Sangue, vicepresidente e direttore di FondItalia –. Le imprese del commercio sono quelle che, più delle altre, hanno favorito la formazione continua per i propri dipendenti nel 2022, garantendo la partecipazione ad almeno un corso di specializzazione a quasi cinquemila lavoratori. La crescita del comparto, nonostante le congiunture negative che si stanno accavallando, è la testimonianza limpida che una formazione adeguata e un aggiornamento continuo dei lavoratori risultano fondamentali per rispondere alle richieste dei mercati e per sopperire alla ormai cronica difficoltà di reperimento di idonee professionalità».

Nel dettaglio, sono state 839 (su un totale di 2.644) le imprese del commercio che nel 2022 hanno beneficiato di un progetto di formazione continua per un totale di 5.090 lavoratori. I corsi maggiormente frequentati sono stati quelli relativi allo “sviluppo delle abilità personali” ossia delle cosiddette soft skill: comunicazione efficace, gestione delle relazioni e dei conflitti, adeguamento alle necessità contingenti. «I commercianti italiani hanno dimostrato di saper interpretare i tempi investendo proprio in quelle competenze che, nel loro comparto, fanno la differenza – commenta Francesco Franco, presidente di FondItalia –. Le difficoltà che ci attendono sono ancora moltissime e, su tutte l’inflazione galoppante che deve essere arginata per non compromettere ulteriormente i consumi e la crescita. Accanto agli interventi politici, però, è necessario che gli imprenditori italiani capiscano quanto sia fondamentale avere lavoratori preparati e professionalmente aggiornati per sostenere le complesse sfide che ci attendono».

Che la formazione sia alla base di un processo virtuoso di crescita di competitività è dell’idea anche Emanuela D’Aversa, responsabile ufficio relazioni industriali FederTerziario : «Considerando le peculiarità del tessuto produttivo italiano, costituito per la quasi totalità da PMI, è di tutta evidenza la necessità di proseguire con nuove forme di investimento e finanziamento per attività formative destinate ai piccoli imprenditori per incentivare un percorso transizionale in ragione del quale viene chiesto loro di diventare più sostenibili, più digitali, più sociali e attenti alle disuguaglianze di genere e generazionali».

Avviato a novembre 2022, a durata annuale e articolato in 6 Sportelli, l’Avviso FEMI 2023.01 finanzia progetti di tipo aziendale, interaziendale ed individuale, concordati tra le Parti Sociali che promuovono il Fondo e le imprese aderenti. Per il 2023, il fondo stanziato per la formazione professionale continua è aumentato di un milione di euro rispetto al 2022, passando da sei a sette milioni di dotazione iniziale.

Cnh Industrial: addio a Piazza Affari

Listing solo sul NYSE.
Il single listing sarà attivo dal 2024.

Era nell’aria da qualche tempo, ora è diventato ufficiale: Cnh Industrial annuncia il delisting da Borsa italiana.

Il comunicato della società che oggi ha presentato i dati finanziari relativi al quarto trimestre del 2022 e all’intero anno , come riporta Il Sole 24 Ore, è stato il seguente:

Il management e il Consiglio di Amministrazione della Società hanno concluso che i suoi azionisti potranno trarre maggiori benefici dal listing sul solo NYSE”.

La decisione di quotare Cnh Industrial in Italia, a Milano, e sulla Borsa americana risale al 2013, anno della fusione con Fiat Industrial Spa.

La struttura finanziaria del Gruppo controllata dalla Exor, guidata da John Elkann, è strutturalmente cambiata dopo lo scorporo delle attività On-Highway e la quotazione a Milano, un anno fa, di Iveco Group.

Dopo lo spin-off, “la maggioranza degli scambi sul titolo CNH Industrial si è progressivamente spostata sul NYSE, evidenziando che la quotazione sui mercati Usa è più in linea con il nuovo profilo di business della Società e con la sua base di investitori”, spiega la società.

Concentrare le negoziazioni in un unico mercato consentirà, questo l’obiettivo che il Gruppo guidato dal ceo Scott Wine si pone, “di migliorare la liquidità del titolo e di porre maggiore attenzione verso gli investitori, semplificando ulteriormente l’assetto della Società e i requisiti regolamentari.

Il single listing sarà definito entro l’inizio del 2024.

Cnh Industrial, nella veste di operatore “puro” nel settore agricolo e Construction, ha registrato l’anno scorso ricavi consolidati pari a 23,5 miliardi di dollari (+20,8% rispetto all’anno precedente, +24% a valuta costante), con un utile netto di 2,039 miliardi, in risultato diluito per azione Adjusted pari a 1,46 dollari e un EBIT Adjusted delle Attività Industriali di 2,4 miliardi.

Il Gruppo prevede per il 2023 ricavi dalle attività industriali in rialzo tra il 6% e il 10%, come annunciato nel corso della presentazione dei dati finanziari.

Il cda inoltre ha proposto un dividendo annuo per azione pari a 0,36 euro.