Cina interessata agli asset Enel

Le dismissioni in Perù valgono circa 3 miliardi di dollari.
Dopo Argentina e Romania altre vendite per ridurre il debito.

Gli asset in Perù di Enel finiscono nel mirino dei cinesi.

La China Southern Power Grid Co., società di proprietà statale, starebbe valutando un’offerta vincolante per l’acquisizione delle attività di distribuzione di energia elettrica di Enel in Perù, secondo quanto riportato da Bloomberg e poi ripreso anche da First Online, in quella che potrebbe essere una delle più grandi operazioni transfrontaliere di quest’anno da parte di un acquirente cinese.

Secondo l’agenzia di stampa, le attività di distribuzione peruviane dell’azienda energetica italiana potrebbero essere valutate circa 3 miliardi di dollari.

L’azienda elettrica statale con sede a Guangzhou starebbe lavorando con un consulente finanziario dopo aver partecipato a un secondo round di offerte, ha riferito Bloomberg, aggiungendo che non c’è una conferma dell’offerta, tantomeno la certezza che l’azienda potrebbe prenderla in considerazione.

Intanto il titolo dell’Enel si sgonfia a Piazza Affari (-0,19%) ed il 16 marzo è atteso il Cda sul bilancio del quarto trimestre e del 2022 dopo che la multinazionale dell’energia ha già pubblicato il preconsuntivo.

Il gruppo guidato dall’ad Francesco Starace continua con il progetto di cessione degli asset considerati non core, come ha annunciato a novembre, per 21 miliardi di euro che andranno a ridurre il debito e ad uscire dai mercati del Sud America: dopo Romania e Argentina ora tocca al Perù.

Le attività di generazione e distribuzione di Enel in Perù hanno oltre 1,5 milioni di clienti.

EnelDistribucion Perù fornisce energia elettrica all’area settentrionale della metropolitana di Lima, alla provincia di Callao e le province di Huaura, Huaral, Barranca e Oyon. Ha distribuito 8.441 gigawattora nel 2021.

Negli ultimi anni l’America Latina è diventata un’area strategica per le società cinesi che cercano di espandersi all’estero.

Come scrive Milano Finanza, l’acquisizione degli asset di distribuzione di Enel in Perù aiuterebbe rafforzare la presenza di China Southern Power in America Latina dopo che il gruppo cinese ha acquistato una partecipazione del 28% nell’utility cilena Transelec da Brookfield Infrastructure Partnersper 1,3 miliardi di dollari nel 2018.

Altri gruppi che sono cresciuti tramite acquisizioni nella regione sono State Grid Corp. of China e China Three Gorges Corp.

Giovani e lavoro: in aumento la formazione continua

I dati del 2022 di FondItalia confermano il trend di crescita
della specializzazione professionale degli under 40.
Registrato un aumento del 4% rispetto al 2021.

 Il 45% dei lavoratori che ha preso parte a un corso di formazione professionale nel 2022 ha meno di 40 anni. I dati del VI Sportello dell’Avviso FEMI FondItalia 2022.01 illustrano quanto gli under 40 siano la parte più incisiva nella platea di lavoratori che ha deciso di intraprendere un corso di formazione per aumentare le proprie competenze professionali.

Un dato che, se paragonato allo stesso periodo dello scorso anno, ha visto una crescita del 4% (nel 2021 erano stati il 42% gli under 40 ad aver preso parte a uno dei progetti di formazione approvati da FondItalia – Fondo Paritetico per la formazione continua dei lavoratori).

Nel dettaglio, su un totale di 16.630 lavoratori che hanno avuto accesso a uno dei 768 progetti approvati dal Fondo, circa la metà hanno un’età inferiore ai 40 anni; circa un terzo hanno un’età compresa tra i 29 e i 39 anni e poco meno di 3.000 hanno un’età fino ai 29 anni. Degli under 40 che hanno partecipato ad almeno un percorso formativo nel 2022, il 63% sono uomini, mentre il 37% donne. Anche nella sola fascia fino ai 29 anni, sono stati i maschi ad aver maggiormente usufruito di corsi formazione con il 64% contro il 34% delle donne. «Sono ormai due anni che registriamo nelle nostre statistiche questo trend relativamente agli under 40 che è molto positivo commenta Egidio Sangue, direttore e vicepresidente di FondItalia. I dati Istat sulla disoccupazione, d’altronde, danno credito all’importanza della formazione continua. Gli ultimi dati relativi al mese di settembre delineano una crescita dell’occupazione di 46mila unità, mentre la disoccupazione è rimasta pressoché stabile. Certo, il merito non va solo alla formazione professionale, ma anche alle politiche del lavoro attive finalizzate alla specializzazione che sta dimostrando quanto tenersi, come si dice, al passo coi tempi è sempre più fondamentale nell’attuale mercato del lavoro che è liquido, trasversale, dinamico, sempre in movimento».

L’importanza della formazione per i giovani che si affacciano al mondo del lavoro – soprattutto quelli nella fascia fino ai 29 anni – è al centro di numerosi interventi da parte degli Enti Locali, soprattutto nelle Regioni. Ne sono un esempio l’Osservatorio territoriale dei fabbisogni professionali ideato da Confindustria Toscana Sud per le province di Arezzo, Siena e Grosseto lanciato nel mese di giugno con l’intento di essere «punto di riferimento per i giovani che insieme alle loro famiglie devono orientarsi». Oppure il protocollo d’intesa firmato dall’Università Lumsa di Roma con la CNA – Confederazione Nazionale dell’Artigianato destinato ai giovani laureati inseriti nelle PMI (piccole medie imprese). Oppure ancora il programma Garanzia Giovani, giunto alla seconda edizione voluto dalla Regione Puglia per dare supporto preliminare alla formazione e all’inserimento lavorativo.

«Le politiche attive del lavoro affiancate da una formazione professionale non solo costante, ma di qualità – conclude Francesco Franco, presidente di FondItalia – sono le fondamenta per una crescita e una professionalizzazione dell’intero sistema Paese. Noi di FondItalia, per il 2023, abbiamo aumentato il budget per la formazione di un milione di euro rispetto al 2022 proprio perché siamo consapevoli che investire nella preparazione professionale è indispensabile per dare risposte sia ai giovani sia ai meno giovani e al mercato del lavoro italiano per non perdere in competitività».

Bulgaria: possibile veto a sanzioni Russia

Possibile voto contrario a sanzioni Ue se riguardano il settore nucleare.
Si tratterebbe del decimo pacchetto di sanzioni.

La Bulgaria ha avvertito giovedì che non accetterà misure contro il settore nucleare nel quadro del decimo pacchetto di sanzioni contro la Russia per la guerra in Ucraina, assicurando che “se necessarioSofia porrà il veto a questo nuovo ciclo di sanzioni.

Il presidente bulgaro Rumen Radev, come riporta News 360, parlando prima del vertice dei capi di Stato e di governo che ha ospitato il presidente ucraino Volodimir Zelenski, con il quale ha discusso del sostegno militare e delle nuove sanzioni previste dall’UE per il primo anniversario dell’invasione russa ha dichiarato quanto di seguito:

Non possiamo accettare sanzioni nel campo nucleare perché colpiranno direttamente l’energia nucleare della Bulgaria. Quando sono in gioco gli interessi nazionali della Bulgaria, dobbiamo essere molto attenti. Se necessario, porremo il veto sul pacchetto“.

Dopo un anno di guerra in Ucraina, il presidente bulgaro ha dichiarato che “è tempo di concentrarsi sulla ripresa degli sforzi diplomatici e di impegnarsi per una soluzione pacifica“.

Radev ha dichiarato che il Paese continuerà a sostenere i “legittimi sforzi del popolo ucraino sul campo” e dei rifugiati in fuga dal conflitto, ma ha invitato l’UE a utilizzare “tutti gli strumenti disponibili” per indirizzare il dibattito verso una soluzione diplomatica.

Dopo la partecipazione di Zelenski al vertice europeo, la Presidente della Commissione europea, Ursula Von der Leyen, ha annunciato che nei prossimi giorni presenterà la sua proposta per il decimo pacchetto di sanzioni, con l’obiettivo di adottare misure contro i leader militari e politici russi, i media di propaganda russi e nuovi divieti di esportazione per danneggiare la capacità militare dell’esercito russo.

Il settore nucleare è stato uno dei bersagli dell’Ucraina, che insiste sul fatto che la Russia mantiene il suo ricatto nucleare sull’Europa.