Danone investe 100 milioni di zloty in Polonia

L’investimento avverrà a Katowice e creerà 250 posti di lavoro.
Sarà il centro di pianificazione della catena di fornitura per le fabbriche europee.

Nella capitale della Slesia è stato aperto il Centro di Pianificazione Danone.

L’impresa, che ha investito 100 milioni di zloty (ovvero circa 23 milioni di euro), indica che ciò comporta la creazione di circa 250 nuovi posti di lavoro.

L’obiettivo è quello di trattare con “pianificazione della catena di fornitura per le fabbriche europee” di questa società e sarà segnalato da gruppi situati in 26 fabbriche Danone operanti in 9 paesi europei.

Il centro sarà responsabile della pianificazione nella catena di fornitura di prodotti lattiero-caseari freschi e vegetali e alimenti speciali, compresi alimenti per bambini e alimenti per usi medici speciali” informa l’azienda.

Per noi questo è un motivo di orgoglio perché è un’altra distinzione della Polonia all’interno delle strutture globali dell’azienda” ha detto Roman Pokorski, il direttore del Centro di Pianificazione Danone Katowice.

Come riporta Polonia Oggi, il reclutamento del personale del centro è attualmente in corso.

Proma Group acquista Recaro

L’azienda italiana salva quella tedesca dal fallimento.
Parte della produzione sarà trasferita in Italia.

A luglio, la storica azienda tedesca Recaro, leader nella produzione di sedili per automobili, ha dichiarato fallimento, ma un’importante svolta è arrivata dall’Italia: il gruppo Proma, con sede in provincia di Caserta, ha annunciato un accordo per rilevare le attività della Recaro, avviando un piano di rilancio operativo a partire da gennaio 2025.

Questo piano prevede la continuità operativa dei reparti Vendite e Tecnologia, che rimarranno nella regione di Stoccarda, mentre la produzione OEM sarà trasferita in Italia, dove inizieranno le prime linee produttive.

Nel frattempo, come riporta Mondo Motori, le attività della Recaro in Nord America e Giappone continueranno senza interruzioni, garantendo i tradizionali standard di qualità.

Il Proma Group, forte di un fatturato di 1,1 miliardi di euro e una presenza globale con 25 impianti in 3 continenti, si prepara a portare nuova linfa alla Recaro.

Questo investimento rappresenta una pietra miliare per Proma, che intende ampliare il suo portafoglio con prodotti di seduta premium e abbracciare soluzioni all’avanguardia per il settore automotive.

La reputazione della Recaro come simbolo della tecnologia tedesca si unisce ora alla capacità manifatturiera italiana, in un sodalizio che promette di creare un nuovo standard di eccellenza sul mercato globale.

Secondo il CEO di Proma, Luca Pino, questa unione rafforzerà ulteriormente l’impegno dell’azienda verso l’innovazione e la qualità.

L’investimento di Proma non rappresenta solo un’opportunità per rilanciare il marchio Recaro, ma anche un significativo passo avanti per l’industria italiana.

Il trasferimento della produzione nel nostro Paese evidenzia l’importanza della capacità manifatturiera italiana e il suo ruolo strategico nel mercato automotive europeo.

Questa transizione punta a garantire continuità operativa e innovazione tecnologica, ponendo le basi per un successo sostenibile nel lungo termine.

L’unione di Proma e Recaro segna così l’inizio di una nuova era per entrambe le aziende.

Imprese, Univendita-Confcommercio: bene senatori finanze su credito al consumo

Sinatra (Univendita): I senatori della Finanze confermano l’importanza che venga mantenuta la definizione di ‘creditore’.

Lo avevamo evidenziato in modo chiaro nelle settimane scorse e siamo lieti che adesso la commissione Finanze del Senato ci dia ragione nel suo parere alla legge di delegazione europea che recepirà nel nostro ordinamento la direttiva Ue sul credito al consumo”.

Lo dichiara Ciro Sinatra, presidente Univendita, la maggiore associazione della vendita diretta, aderente a Confcommercio, in relazione alle osservazioni della sesta commissione sul testo in esame alla commissione Politiche Ue di Palazzo Madama.

I senatori della Finanze confermano l’importanza che, in sede di recepimento, venga mantenuta la definizione di ‘creditore’ contenuta nella direttiva 2023/2225, confermandola nel suo attuale perimetro – spiega Sinatra – e non restringendola a beneficio esclusivo di banche e finanziarie. La dilazione di pagamento senza interessi, costi e spese per il consumatore è infatti uno strumento importantissimo a disposizione delle imprese della vendita diretta, un meccanismo che dà respiro al nostro comparto, favorisce i consumi con proposte di ammortamento flessibili e personalizzate, ma soprattutto, in definitiva, supporta la crescita del sistema economico”.  

Il presidente Univendita conclude:

Ecco perché, forti di un autorevole parere istituzionale che conferma la bontà delle nostre posizioni, chiediamo il mantenimento di questa prerogativa per le aziende diverse da quelle finanziarie, a partire dalle nostre associate, con procedure e adempimenti burocratici semplificati in ragione dell’assenza di indagini patrimoniali e gravami a carico della clientela. Ci auguriamo che la commissione Politiche Ue tenga conto del parere dei colleghi della sesta commissione e auspichiamo un recepimento pienamente aderente alla norma europea”.

Stellantis: per il dopo Tavares si punta il fuoriclasse italiano di Apple

Il Ceo di Apple: “Senza di lui non avremmo toccato il cielo”.
Ecco chi è in cima alla lista dei desideri Stellantis.

Senza di lui non avremmo toccato il cielo”.

Bastano queste parole di Tim Cook, ceo di Apple, per capire l‘importanza che ha avuto Luca Maestri nell’ascesa del colosso degli iPhone. E stando alle ultime indiscrezioni, come riporta Finanza Online, Stellantis avrebbe messo gli occhi proprio su di lui per il dopo Tavares.

Piazza Affari accoglie senza scossoni l’emergere del nome Maestri e oggi continua il recupero in Borsa con +0,85% poco sopra i 12 euro.

Nei giorni scorsi per il dopo Tavares si erano fatti anche i nomi di Luca de Meo, attuale ceo di Renault, così come di interni quali Maxime Picat, chief purchasing e supplier quality officer del gruppo e Antonio Filosa, chief operating officer North America.

Luca Maestri è il direttore finanziario (cfo) uscente di Apple: ad agosto, infatti, è stato annunciato il passaggio di testimone a partire da gennaio 2025 con al suo posto Kevan Parekh.

Dal prossimo anno Maestri, che ha una ricchezza stimata di oltre 300 milioni di dollari, dovrebbe guidare i team dei servizi aziendali, tra cui i sistemi e le tecnologie informatiche, la sicurezza informatica, il settore immobiliare e lo sviluppo.

Il condizionale è d’obbligo perché le ultime indiscrezioni vedono John Elkann aver bussato alla porta di Maestri per testare la disponibilità a prendere la guida di Stellantis.

Negli oltre dieci anni in Apple insieme al ceo Tim Cook, il manager italiano ha contribuito all’ascesa imponente della Mela Morsicata: le vendite di iPhone si sono più che quadruplicate rispetto ai livelli del 2010, fatturato del gruppo più che raddoppiato, Apple è diventata anche un fornitore di servizi. Tutto ciò ha portato le quotazioni a Wall Street a livelli stratosferici, con prezzi più che decuplicati rispetto al 2014.

Il 61enne manager romano, prima della lunga carriera in Apple, ha avuto modo di farsi le ossa anche nel settore automotive: tra il 2000 e il 2008 è stato cfo in General Motor, dove si è occupato anche della joint venture con Fiat e del rilancio del colosso in Asia e America Latina.

Maestri è passato anche per colossi quali Nokia, Siemens, Networks e Xerox prima di approdare in Apple nel 2013.

L’arrivo di Maestri in Stellantis sarebbe nel solco di quanto già fatto con Ferrari, che ha scelto un tecnico esperto tech come Benedetto Vigna, per la guida del Cavallino. In più Maestri ha una profonda conoscenza del mercato statunitense, chiave per Stellantis in quanto è il mercato più redditizio del gruppo.

Proprio gli Usa sono stati probabilmente uno degli elementi di maggiore frizione che ha fatto cadere la testa di Tavares, incapace di gestire il crollo delle vendite e il conseguente eccesso di scorte.

Oltreoceano si è consumata anche la disputa profonda con i sindacati che hanno tuonato contro la gestione Tavares con il numero uno del sindacato Uaw, Shawn Fain, ha bollato Tavares come il vero “problema di Stellantis”.

Austria: comuni di confine chiudono le strade per impedire il transito ai pendolari ungheresi

Richiesto l’acquisto di un bollo da 160 euro per passare.
La richiesta ungherese di risarcimento è stata respinta in prima istanza.

Ogni giorno migliaia di cittadini ungheresi oltrepassano il confine con l’Austria per andare a lavorare dove sono pagati il doppio.

Più di 120mila ungheresi lavorano nel Paese vicino, soprattutto nei settori dei servizi e del commercio.

Nelle ultime settimane si è registrato un aumento del traffico al valico di frontiera austro-ungarico di Sopron, in quanto diverse strade del Burgenland sono state chiuse per ridurre il traffico e proteggere la pace dei residenti.

Un residente locale ha testimoniato che con la strada che si blocca la mattina presto a causa dei molti veicoli, “molte persone finivano per prendere una scorciatoia attraverso il villaggio“.

Sempre più comuni del versante austriaco stanno cercando di evitare che il traffico si accumuli nelle loro strade, ad esempio bloccando i più popolari valichi di frontiera per impedire alle auto di attraversarli.

Al valico di frontiera tra Ágfalva e Schattendorf il comune ha introdotto l’obbligo di acquistare un adesivo da 160 euro che consente agli automobilisti di passare.

Tuttavia, a causa di continui problemi tecnici, anche coloro che sono in possesso dell’adesivo non sono riusciti a transitare.

La mancanza di accessibilità ha già portato a un accumulo di auto parcheggiate vicino al confine, con molte persone che scelgono di andare al lavoro a Schattendorf a piedi o in bicicletta.

In risposta, uno studio legale internazionale ha avviato una causa di risarcimento contro il comune di Schattendorf, sostenendo che gli ungheresi che vogliono entrare nel Paese devono camminare per più di 30 chilometri ma, come riporta Euronews Italiano, la richiesta è stata respinta in prima istanza dal tribunale provinciale austriaco.