Polonia: ultimatum sulle importazioni di grano dall’Ucraina

La Polonia insiste sul no al grano ucraino: la priorità è proteggere il mercato e gli interessi nazionali.

Il primo ministro polacco, Mateusz Morawiecki, ha dichiarato di aver inviato un ultimatum alla Commissione Europea con la richiesta di estendere il divieto di importazione di grano dall’Ucraina dopo il 15 settembre.

Il tema non è nuovo e l’obiettivo è quello di creare buone condizioni per gli agricoltori polacchi (approfondimento al link), nonostante poi la Lituania avesse aperto la porta al grano ucraino (approfondimento al link).

Il Consiglio dei Ministri ha adottato una risoluzione che prevede l’estensione delle misure preventive sulle importazioni di grano, mais, semi di colza e girasole dall’Ucraina e l’adozione di misure immediate per sviluppare soluzioni che consentano ai produttori locali in Polonia e nell’UE di operare in modo stabile ed efficiente.

Come riporta Polonia Oggi, il Governo non accetta il fatto che il grano ucraino destabilizzi il mercato agricolo nazionale.

All’inizio di maggio la Commissione europea ha introdotto un divieto sulle importazioni dall’Ucraina di prodotti destinati a Bulgaria, Ungheria, Polonia, Romania e Slovacchia.

Il divieto è durato inizialmente fino al 5 giugno ed è stato poi esteso al 15 settembre.

Bloomberg osserva che Varsavia ha peggiorato le sue relazioni sia con Bruxelles che con Kiev.

Vale la pena notare che il divieto non significa nessun transito di grano attraverso la Polonia.

Il primo ministro ucraino Denys Shmyhal ha assicurato che Kievnon ha intenzione di danneggiare gli agricoltori polacchi“, ma “in caso di violazione del diritto commerciale nell’interesse del populismo politico pre-elettorale, l’Ucraina sarà costretta a chiedere un arbitrato all’OMC“.

Colonnine ricarica elettrica: a Tesla Italy i maggiori finanziamenti Ue

Quattro progetti vincenti per un totale di 227 milioni di euro.
133,8 milioni andranno a Tesla Italy.

Sono quattro i progetti italiani che hanno ottenuto il via libera Ue per realizzare infrastrutture di ricarica per la mobilità elettrica.

Bruxelles ha raccomandato il finanziamento per oltre 227 milioni di euro agli operatori nazionali, su un totale di 352 milioni di sovvenzioni per la realizzazione di infrastrutture sulla rete transeuropea di trasporto (Ten-T) decise oggi per 26 progetti in 12 Stati membri.

Tesla Italy beneficerà della fetta di risorse più grande: 133,8 milioni di euro per realizzare 6.458 punti di ricarica elettrica per veicoli leggeri in 16 paesi Ue, Italia inclusa.

Ad Atlante Srl andranno 49,9 milioni per colonnine di ricarica standard e veloce in Italia, Spagna, Francia e Portogallo.

Italiana Petroli potrà contare su 29,3 milioni di euro dal bilancio Ue per l’installazione di oltre mille stazioni di ricarica per veicoli leggeri e pesanti.

Enel X Way beneficerà di 14,8 milioni per il suo progetto di stazioni di ricarica ad alta potenza in Italia e Spagna.

Il finanziamento, come riporta Ansa, fa parte del meccanismo per le infrastrutture dei combustibili alternativi (Afif), con capitale aggiuntivo da parte di istituzioni finanziarie per aumentare l’impatto degli investimenti.

Parlamento europeo chiede l’arresto di Lukashenko

Accusa basata su presunti crimini di guerra.
Chieste per la Bielorussia le stesse sanzione applicate alla Russia.

l Parlamento europeo ha adottato una risoluzione che riconosce ufficialmente il regime del presidente bielorusso Alexander Lukashenko come “complice dei crimini di guerra” dell’omologo russo Vladimir Putin.

Lukashenko ha consentito “l’ingiustificata guerra di aggressione della Russia contro l’Ucraina” e quindi è responsabile “della distruzione e dei danni causati” al Paese attaccato da Mosca, si legge nel documento.

Un futuro tribunale internazionale sui crimini di aggressione russi dovrà quindi indagare anche sulla leadership di Minsk, afferma il documento di Strasburgo invitando gli stati dell’Unione a “intraprendere tutte le azioni necessarie” affinché i funzionari bielorussi possano essere perseguiti.

Il Parlamento europeo, come riporta Euronews, ha inoltre denunciato la deportazione di 2.150 bambini ucraini in Bielorussia e ha condannato la Croce rossa bielorussa per il suo coinvolgimento. Dal lato bielorusso si tratta, invece, di operazioni umanitarie.

La risoluzione definisce poi la Bielorussia uno “stato satellite della Russia” e chiede all’Ue di applicare contro Minsk le stesse sanzioni che attualmente applica contro Mosca.

Il documento del Pe afferma infine che Russia e Bielorussia dovrebbero essere inseriti nell’elenco Ue dei paesi terzi ad alto rischio di riciclaggio di denaro e di finanziamento del terrorismo.

La Tunisia dice no alla delegazione Ue

Negata l’autorizzazione ad entrare nel Paese.
Appello al recente memorandum in cui l’Ue stanzia anche finanziamenti.

Porte chiuse alla delegazione Ue.

Il Governo tunisino di Kais Saied ha negato l’autorizzazione ad entrare nel Paese ai rappresentanti di Bruxelles impegnati nella missione, che rientra in quelle che ciclicamente la commissione Afet effettua all’estero e volta a “comprendere la situazione politica attuale del Paese, sostenere un dialogo nazionale inclusivo, e valutare il memorandum d’intesa firmato dall’Ue e dalla Tunisia”.

Quest’ultimo, siglato lo scorso luglio dal presidente Saied, dalla premier Giorgia Meloni, dalla presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen e dal primo ministro dei Paesi Bassi, Mark Rutte, rappresenta l’assunzione, da parte dell’Ue, di impegni politici e finanziari verso la Tunisia che comprendono, soprattutto, l’avvio di un partenariato strategico nella gestione dei flussi migratori in partenza dal paese nord-africano.

La delegazione, come riporta Quotidiano.net, era composta dagli eurodeputati Michael Gahler (Ppe, Germania), Dietmar Koster (S&d, Germania), Salima Yenbou (Renew, Francia), Mounir Satouri (Verdi/Ale, Francia) ed Emmanuel Maurel (La Sinistra, Francia).

Il gruppo avrebbe dovuto incontrare organizzazioni della società civile, sindacati, leader dell’opposizione e rappresentanti delle fondazioni politiche nonché degli Stati membri dell’Ue.

La delegazione, inoltre, aveva chiesto di incontrare anche i suoi omologhi tunisini ma in una lettera alla delegazione dell’Ue a Tunisi che porta la data di ieri, il Ministero degli Esteri tunisino informa che “la delegazione della commissione Afet “non sarà autorizzata ad entrare nel territorio nazionale“.

La missione, nota, è stata confermata, malgrado il governo del Paese nordafricano avesse già espresso “più riserve al riguardo“.

La missione era prevista da oggi al 16 settembre e faceva seguito a quella dell’aprile 2022.

La commissione Afet intendeva “promuovere e sostenere un dialogo nazionale inclusivo” in Tunisia e “guardare nel memorandum d’intesa recentemente firmato tra Ue e Tunisia“.

Tajani: non poassiamo sempre correre dietro agli Usa

Secondo il ministro degli Esteri erve un’Europa che conti di più nella Nato.
Borrell spinge nel veros giusto.

Serve un’Europa che conti di più nella Nato.

Questo il pensiero del ministro degli Esteri e vice premier Antonio Tajani, aggiungendo che Borrell sta spingendo correttamente in questo senso.

Come riporta Notizie.it, le sue parole al Forum Ambrosetti a Cernobbio sono state le seguenti:

L’Europa deve fare qualche passo in avanti in tema di difesa comune. Eravamo quasi pronti nel ’52, poi la Francia ha fatto marcia indietro. Ora, devo dire, Josep Borrell sta spingendo nella giusta direzione però dobbiamo essere più ambiziosi. I numeri che abbiamo non ce lo permettono, dobbiamo pur iniziare… Lo abbiamo visto anche sulla questione Ucraina, non possiamo sempre correre dietro agli Stati Uniti, che sono un nostro interlocutore ma se anche nella Nato vogliamo contare di più, serve un’Europa in grado di contare di più, non a parole ma coi fatti. Anche con l’industria della Difesa che porta risultati positivi anche in ricerca e innovazione”.