Stellantis: incentivi all’esodo per chiudere gli stabilimenti in Italia

Trasferimento della produzione al’estero e stabilimenti chiusi o riqualificati.
86mila lavoratori coinvolti.

Dipendenti Stellantis in pensione fino a 4 anni prima.

Un incentivo all’esodo che il gruppo automobilistico franco-italiano ha messo a punto per svecchiare le maestranze (più una scusa, dato che gli incentivi partono dai 35 anni), ma soprattutto per chiudere gli stabilimenti in Italia.

In assenza dei contratti di espansione, non più rinnovati da quest’anno dal governo, la multinazionale dell’automobile, che porta in grembo anche i marchi italiani Fiat, Alfa Romeo, Lancia e Maserati, ha deciso di fare da per conto suo.

Il prossimo 2 aprile si aprirà un tavolo tecnico fra governo e Stellantis per discutere del futuro degli stabilimenti in Italia, ma l’accordo coi sindacati per mandare in pensione migliaia di dipendenti a partire da 63 anni di età è già stato siglato con tutte le maggiori sigle sindacali.

Al di là del futuro dell’assetto produttivo di un segmento importante come l’automotive, vediamo come si svolgeranno gli esodi volontari dei lavoratori di Melfi, Mirafiori, Pomigliano e Cassino.

L’intesa raggiunta fra Stellantis ed i sindacati riguarda tutti i dipendenti prossimi alla pensione e quelli che intendano intraprendere nuovi percorsi professionali al di fuori del gruppo.

L’obiettivo dell’accordo, come spiega Stellantis, è quello di seguito:

Definire il quadro di riferimento per le intese che saranno realizzate nelle prossime settimane nelle diverse realtà aziendali finalizzate ad adeguare i livelli occupazionali ai cambiamenti dei processi aziendali proponendo ai lavoratori soluzioni condivise”.

Tradotto, come riporta InvestireOggi: la produzione sarà gradualmente trasferita all’estero e gli stabilimenti chiusi o riqualificati.

In altre parole, la produzione di automobili in Italia, dopo più di un secolo, andrà a sparire.

In un contesto sempre più competitivo e di costi elevati da sostenere per la manodopera, la risposta del gruppo automobilistico, pur in assenza degli incentivi previsti fino al 2023 dai contratti di espansione, è la delocalizzazione verso Paesi a basso costo del lavoro.

Interessati al bonus sarebbero, secondo le prime stime sindacali, circa 17mila dipendenti, ovvero circa il 20% della forza lavoro del gruppo Stellantis che in Italia impiega circa 86mila lavoratori.

Non è detto che tutti aderiscano all’esodo volontario, ma le premesse e le attese sono favorevoli, soprattutto fra coloro ai quali mancano pochi anni per raggiungere il diritto alla pensione.

Nel dettaglio, l’incentivo offerto da Stellantis è promettente.

Coloro che matureranno i requisiti entro i prossimi 4 anni, riceveranno per i primi 2 anni un importo tale da raggiungere insieme alla Naspi il 90% della retribuzione, mentre per i successivi 2 anni sarà corrisposto un importo pari al 70% della retribuzione più un’ulteriore somma equivalente ai contributi previdenziali da versare nei 24 mesi mancanti.

Per i lavoratori ai quali mancano più di 4 anni alla pensione verranno proposte altre forme di incentivo per lasciare l’azienda in base all’età:

– fra i 35 e i 39 anni, 12 mensilità più 20 mila euro;

– fra i 40 e i 44 anni, 18 mensilità più 20 mila euro;

– fra i 45 e i 49 anni, 24 mensilità più 30 mila euro;

– fra i 50 e i 54 anni, 30 mensilità più 30 mila euro;

– dai 55 anni in su, 33 mensilità più 30 mila euro.

Coloro che, invece, hanno già maturato i requisiti per andare in pensione potranno beneficiare di un bonus pari a 6 mensilità.

Insomma, scivolo dorato per i dipendenti Stellantis prossimi alla pensione. Per chi è più lontano dal ritiro, bonus fino a 80 mila euro.

Per Stellantis, l’importante è chiudere la produzione in Italia.

Automotive: a Torino sciopero provinciale

Parteciperanno i lavoratori del gruppo Stellantis e aziende dell’indotto.
Crollo dei volumi dovuti alla 500 elettrica e alle mancate nuove assegnazioni di Stellantis.

È stato fissato per venerdì 12 aprile lo sciopero di otto ore dei lavoratori del settore automotive della provincia di Torino, lanciato la settimana scorsa dai principali sindacati di categoria.

Lo comunicano Fim, Fiom, Uilm, Fismic, UglM e Aqcf Torino in una breve nota, ripresa da Reuters.

La mobilitazione coinvolgerà sia i lavoratori del gruppo Stellantis sia quelli delle aziende dell’indotto.

L’obiettivo è sensibilizzare le istituzioni e l’intero comparto riguardo la situazione di difficoltà che sta attraversando il settore auto a Torino.

Alla base dell’iniziativa ci sono le crescenti preoccupazioni legate al futuro di Mirafiori.

L’impianto torinese sta infatti soffrendo un notevole calo dei volumi, causato dalla debole domanda di mercato per la Fiat 500 elettrica e dall’uscita di produzione di modelli Maserati, mentre al momento mancano ancora nuove assegnazioni produttive da parte di Stellantis.

Stellantis: fine produzione Fiat 500 e Lancia Y a combustione

L’azienda verso lo stop produttivo dei modelli in Polonia.
La nuova Lancia Y completamente elettrica sarà prodotta in Spagna.

Si avvicina la fine della possibilità di omologazione, e quindi di produzione, delle piccole auto Fiat nello stabilimento di Tychy, in Polonia.

Di conseguenza, l’azienda dovrebbe ottenere nuovamente l’omologazione, il che, alla luce dei mutevoli requisiti di sicurezza dell’UE e dei piani di Stellantis per la produzione esclusivamente di auto elettriche, sembra poco conveniente.

Anche se l’auto sarebbe soggetta a un aggiornamento, la presentazione della nuova Lancia Ypsilon, completamente elettrica e prodotta in Spagna, fa immaginare la chiusura della produzione in Polonia.

Ciò significa che le Fiat 500 e le Lancia Ypsilon a combustione prodotte a Tychy passeranno alla storia, almeno in Europa.

Come riporta Polonia Oggi, possono ancora essere prodotte per altri mercati, ad esempio per l’Africa, dove vengono già inviate in forma di kit di montaggio SKD.

La produzione di vari modelli Fiat avviene ora nello stabilimento in Algeria, dove Stellantis ha investito 200 milioni di euro (approfondimento al link).

Cosa succederà ai terreni lasciati liberi dalle Fiat 500 e dalle Lancia Ypsilon a combustione? Al momento non ci sono informazioni chiare.

Una delle opzioni è il trasferimento di parte della produzione in Italia o un aumento della collaborazione con la società cinese produttrice di auto elettriche, Leapmotor.

La produzione di auto elettriche cinesi in Polonia potrebbe essere il primo passo verso una produzione completa di tali veicoli a Tychy.

Tuttavia, al momento sono solo speculazioni, anche se l’importanza crescente delle auto elettriche sul mercato europeo rende questa opzione sempre più probabile.

Nel frattempo, pare invece sempre più probabile lo spostamento della produzione Marelli in Polonia (approfondimento al link).

Marelli: Stellantis sposta la produzione in Polonia

Con la transizione elettrica spariscono le storiche aziende della filiera dell’auto.
320 posti di lavoro a rischio.

Con la transizione elettrica in atto le storiche aziende della filiera dell’auto rischiano di scomparire una dopo l’altra.

Ed ora Stellantis, delocalizzando la produzione, rischia di fare a meno anche della Marelli, già ceduta alla giapponese Ck Holding nel 2018.

La fabbrica di marmitte Marelli Gts, in via Carlo Emanuele II a Venaria, chiuderà infatti i battenti per sempre questa primavera perché la produzione è stata spostata negli stabilimenti di Caivano (Napoli) ed in Polonia, come riporta TorinoCronaca.

All’interno dello stabilimento i 68 operai rimasti verranno assorbiti dall’altro polo produttivo di Venaria, la Marelli Lighting, in via Cavallo, in cui si realizzano i fanali, e in cui rischiano il posto di lavoro ben 320 lavoratori, assunti con contratto di somministrazione in scadenza in questi giorni.

Proprio questi dipendenti, i più giovani, potrebbero quindi restare a spasso.

Probabilmente non tutti, ma è evidente che Marelli sta patendo la “dipendenza” di Stellantis, che fornisce quasi la totalità delle commesse al gruppo.

Lo confermano anche i sindacati Fim-Cisl, Fiom-Cgil, Uilm, Fismic e AqcgR che ieri pomeriggio si sono riuniti per discutere dei temi produttivi e lavorativi dell’azienda:

Il 2024 evidenzia una riduzione dei volumi produttivi tra il 13% e il 15% dovuto prevalentemente al calo della 500 bev prodotta a Mirafiori. È evidente che il complesso quadro del settore automotive sul territorio sta impattando negativamente anche sulle produzioni Marelli. Siamo molto preoccupati per lo spostamento e la localizzazione in Polonia del Ducato My 2021 e di una quota del My 2014 che vengono prodotti a Venaria. La direzione ci ha spiegato che si tratta di una richiesta del cliente Stellantis.

Sul tema è intervenuta anche Cinzia Pepe, segretaria provinciale Uilm:

Il 90% della produzione di Marelli è legato a Stellantis e nel 2026 i vecchi Ducato verranno sostituiti da un nuovo modello ma non è chiaro se verrà prodotto anche questo in Polonia. Stiamo discutendo, e lo faremo anche in assemblea nazionale il 7 marzo, affinché la produzione resti qui, così come i 320 lavoratori somministrati a rischio: ci auguriamo vivamente che vengano tutti confermati perché sono indispensabili per l’azienda”.

Italia: si cerca una seconda casa automobilistica

Bassi rendimenti e pochi investimenti in Italia.
Aiuti pubblici da decenni ma sede fiscale e produzione trasferiti all’estero.

Stellantis, forse per la prima volta sin dai tempi FIAT, potrebbe avere un competitor in Italia.

Il gruppo non riesce a rendere quanto dovrebbe rispetto alla concorrenza, non investe quanto serve in Italia ed assorbe aiuti pubblici dalla notte dei tempi (con FIAT) salvo poi trasferire sede fiscale e produzioni all’estero.

Non è una novità, infatti, che dopo aver spostato le sedi amministrative e fiscali tra Londra ed Amsterdam, anche le produzioni stiano sempre più migrando verso Paesi esteri ed addirittura extra-europei come, ad esempio, l’Algeria (approfondimento al link).

Questo non andrebbe molto bene al governo ed ora quei tempi, pare, stiano per finire. O almeno è quanto si desume dalle parole del ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso.

Come riporta Ansa, infatti, il ministro ha dichiarato quanto di seguito

Ho preso il dossier automotive fin dall’inizio della legislatura, ora vedo che anche gli esperti di economia, gli opinionisti e certamente i sindacati ritengono giusta questa valutazione. Siamo in campo e abbiamo contatti, interlocuzioni, ormai da almeno 8-9 mesi con alcune case automobilistiche che potrebbero nei loro progetti di sviluppo internazionale, che riguardano l’Europa, insediarsi anche in Italia. Il nostro progetto sull’automotive è chiaro: riteniamo che per sostenere la nostra importante filiera dell’indotto, la vera nostra grande forza fatta da una pluralità di imprese, è necessario un mercato interno che produca almeno 1,3 milioni veicoli: questo è l’obiettivo che ci poniamo da qui a qualche anno per garantire nella transizione energetica verso l’elettrico che l’indotto possa sostenere i livelli produttivi e occupazionali. Vogliamo aprire il mercato ad altri produttori e quindi sappiamo che accanto a Stellantis, che è una importante multinazionale che deve investire nel nostro Paese in modelli innovativi, in ricerca e nell’elettrico per l’auto del futuro, sarà necessario comunque un’altra casa automobilistica: questo percorso non si inventa in pochi mesi, siamo al lavoro per una seconda casa automobilistica da 8 mesi circa e pensiamo che l’obiettivo si possa raggiungere in un tempo congruo. Una volta l’Italia aveva due case automobilistiche, poi fu venduta l’Alfa Romeo – ha proseguito – ma invece di vederla a un partner internazionale, l’allora sinistra al governo, che aveva anche la presidenza dell’Iri, preferì venderla al produttore locale, chiudendo il mercato. Noi invece vogliamo aprire il mercato“.