Italiani all’estero: come siamo visti?

Ecco come siamo visti oltrefrontiera nel mondo del lavoro.
Oliwia Burdeńska, Country Manager di Orienta Polska, ne fa un quadro completo.

Gli italiani che vanno a lavorare all’estero sono sempre di più.

Le motivazioni sono diverse. In Italia il mercato del lavoro non vive certamente il suo momento migliore, i lavoratori vanno a cercare fortuna o semplicemente un lavoro per mantenere la famiglia, le aziende delocalizzano e vorrebbero un connazionale di riferimento presso la sede estera, i giovani hanno voglia di fare esperienza internazionale.

Alla base della scelta di andare a lavorare all’estero, ci sono i desideri o le sue esigenze di ciascuno. Ma, una volta, all’estero, come siamo visti dal punto di vista professionale?

Con un focus incentrato sulla Polonia, ne abbiamo parlato con la dott.ssa Oliwia Burdeńska, laureata in Comunicazione Sociale presso l’Uniwersytet Ekonomiczny w Poznaniu, con una laurea specialistica in Comunicazione Pubblica, Sociale e Politica presso l’Università Federico II di Napoli ed un Master in Organizzazione e Sviluppo delle Risorse Umane presso l’Università degli Studi di Torino, attualmente Country Manager per la Polonia dell’Agenzia per il lavoro Orienta Polska, oltre che vincitrice del premio Jane M. Klausman Women in Business Scholarship.

Dott.ssa Burdenska, lei ha vissuto, studiato e lavorato sia in Polonia che in Italia, toccando con mano entrambe le realtà. Ad oggi, come abbiamo visto, il suo lavoro la porta spesso a fare da tramite tra italiani e polacchi dal punto di vista lavorativo sotto varie forme di collaborazione (dipendenti polacchi per aziende italiane, dipendenti italiani per aziende polacche, expats italiani per sedi estere di aziende italiane, eccetera).

Com’è, dal suo punto di vista, lavorare con gli italiani e quali sono le loro principali caratteristiche?

La prima cosa che mi viene in mente è “parlare”. Gli italiani anziché mandarti subito una mail, ti faranno sempre prima una telefonata. Lo scopo dovrebbe essere quello di risolvere subito la questione ma spesso si finisce col parlare di tante altre cose prima di arrivare all’eventuale problema. Per gli italiani lato relazionale è fondamentale!

La collaborazione con i clienti italiani non è però sempre facile, e spiego subito perché. Prima di tutto perché le aziende italiane che si trovano in Polonia spesso sono organizzate in modo che i processi decisionali vengano comunque svolti in Italia: questo fa si che per prendere una decisione, ad esempio sulla firma di un contratto o  sull’assunzione di una persona, si perde molto tempo. Secondo fattore è che agli italiani piace negoziare molto e anche questo fa in modo che tutto il processo decisionale duri di più. In un mercato del lavoro dinamico come quello polacco, dove i candidati trovano subito lavoro, il tempo conta molto. Questo sicuramente è un ostacolo.

Ma ci sono ovviamente anche i lati positivi. Come ho menzionato all’inizio, gli italiani apprezzano molto il lato umano del contraente e si interessano realmente alla persona con cui si stanno relazionando. Quindi, è più facile creare un rapporto di fiducia e stima. Se il cliente italiano si fida di te puoi essere trattato quasi come uno di famiglia; ti può capitare di pranzare con loro e parlare anche di questioni personali etc. Il cliente italiano è un cliente fedele: se si trova bene con te, non “ti tradirà” e ti consiglierà ad altri clienti, cercherà tuoi consigli etc. Gli italiani sono i partner perfetti dal punto di vista di networking.

Lei ha lavorato con gli italiani sia in Italia che in Polonia; trova differenze nel lavorare con un italiano ed un expats?

“Si, secondo me gli expats sono più aperti e determinati. Non per tutti è facile trasferirsi in un altro paese dove la lingua principale non è quella italiana e neanche inglese. Ho notato che le persone che decidono di trasferirsi qua o sono persone che lo fanno per i motivi personali/ famigliari o sono spesso i giovani che già hanno avuto qualche esperienza internazionale ad esempio hanno fatto Erasmus o studi all’estero e decidono di continuare a percorrere questa strada fuori dall’Italia. In generale direi che gli expats sono anche più creativi e flessibili perché hanno una visione più ampia grazie anche alle esperienze multiculturali.”

Quando le aziende italiane ti chiedono di cercare delle risorse umane per le loro sedi in Polonia, indipendentemente dal ruolo, su che caratteristiche ti concentri maggiormente?

“Rappresentando un’azienda italiana ci capita spesso di ricercare questo tipo di target e la conoscenza dell’approccio italiano ci aiuta molto. Partiamo dal fatto che tutto dipende dall’azienda e dal ruolo, ma la cosa fondamentale secondo me e’ la flessibilità. I datori di lavoro italiani apprezzano i dipendenti che si dedicano al lavoro e dimostrano un legame con l’azienda. Vorrebbero una persona che non ha problemi a rispondere al telefono 5 minuti dopo l’orario lavorativo e che se c’è un’esigenza rimane per più tempo in ufficio. La fiducia è un aspetto cruciale. Invece andando oltre le soft skills, il candidato ideale è quello che parla italiano (oltre polacco)  ed è istruito. Ps. Meglio ancora se è tifoso di calcio” – scherza Oliwia.

C’è qualcosa che è davvero tipico degli italiani, che ci rende immediatamente identificabili anche all’estero?

“Sempre dal punto di vista lavorativo: l’aspetto fisico. Gli italiani sono sempre ben vestiti e curano l’aspetto esteriore. Se ti rechi ad un appuntamento con un direttore italiano sappi che devi vestirti bene in quanto questo dimostra anche il tuo rispetto nei confronti del tuo interlocutore. Ad un meeting internazionale, un businessman italiano è sempre con un abito “su misura”.

Quali sono le principali somiglianze e differenze in ambito professionale tra i polacchi e gli italiani?

“Dal mio punto di vista i polacchi sono più diretti e prendono prima le decisioni. Gli italiani preferiscono sempre fare un confronto, ad esempio per quanto riguarda la selezione del personale, rischiano di perdere veri talenti perché aspettano altri candidati per poi confrontarli, anche se già hanno trovato un candidato “perla”.

Invece per quanto riguarda il lato relazionale, spesso è più piacevole collaborare con le aziende italiane in quanto le persone sono più solari e aperte. I clienti italiani con piacere discutono le questioni di business durante il pranzo o bevendo un caffe. Si riesce a creare un rapporto di fiducia più facilmente con loro. I polacchi invece spesso tendono a tenersi “a distanza” e non si fidano facilmente. Questo purtroppo è risultato della nostra storia.

Crede che sia più facile per un italiano lavorare per un’azienda polacca o per un polacco lavorare per un’azienda italiana?

“Questa è una bella domanda. Non sono italiana quindi mi è difficile rispondere al posto di un italiano, ma credo che sia simile per ambo le parti. Magari dal punto di vista linguistico potrebbe essere più difficile per un italiano trovarsi in un’azienda polacca anche se tanti parlano l’inglese in Polonia. Sono comunque sicura che sia più facile per una persona polacca imparare la lingua italiana che vice versa. L’altro aspetto che potrebbe essere diverso è la modalità di lavoro. Basandomi sempre sulla mia esperienza personale, in Polonia siamo abituati a lavorare 8 ore consecutive, senza le pause infinite per un caffe/ pranzi etc. Una persona che è abituata a lavorare dalle 8 fino alle 16 potrebbe trovarsi peggio in un’azienda dove si lavora dalle 9 fino alle 18-19. Ovviamente questo dipende sempre dalla realtà aziendale (piccola/grande azienda). In aziende italiane tanti processi richiedono più tempo, i polacchi secondo me guardano subito alla sostanza.

L’altra cosa che potrebbe aiutare un polacco che lavora in Italia è l’apertura degli italiani e loro curiosità verso la persona straniera. Gli italiani con piacere ti inviteranno a pranzare insieme, mentre in Polonia questo gesto magari richiederebbe più tempo.

Dovendo dare una risposta in estrema sintesi, secondo lei, è consigliato o sconsigliato lavorare con gli italiani?

“Assolutamente consigliato. Dal mio punto di vista l’aspetto multiculturale fa sempre bene all’azienda. Noi come Orienta in Polonia ogni anno diamo il benvenuto a un ragazzo/ragazza giovane dall’Italia, per dare la possibilità di ottenere un’esperienza lavorativa all’estero. Questi scambi sono sempre un momento ricco di condivisioni, di prospettive diverse che possono essere un punto di partenza per nuove idee. Poi i ragazzi italiani giovani sono molto ambiziosi e attenti a quello che fanno.”

Social: la Polonia ne limita il potere per legge

La decisione di eliminare contenuti o account dipenderà esclusivamente dalla legge polacca.
Verrà creato il “consiglio per la libertà di espressione”.

Una legge per limitare il potere dei social network.

Questo è quanto a cui il governo polacco sta lavorando, ormai da circa un mese, al fine di tutelare la libertà degli iscritti.

La legge prevederebbe infatti che il potere di eliminare contenuti e/o account non spetterà più ai proprietari dei social network (come ad esempio Facebook e Twitter), ma dipenda esclusivamente dal fatto che le pubblicazioni violino la legge polacca.

Per raggiungere l’obiettivo preposto, il governo avrebbe intenzione di creare un “consiglio per la libertà di espressione”; lo stesso sarebbe costituito da cinque membri, che avranno il compito di esaminare i reclami degli utenti che hanno visto eliminare dai social network le loro pubblicazioni o addirittura il loro account.

I membri del suddetto consiglio di garanzia non saranno politici, saranno nominati dal parlamento ed il loro mandato durerà sei anni.

Sul tema è intervenuto il ministro della Giustizia Zbigniew Ziobro:

Il consiglio tutelerà il diritto costituzionale alla libertà di espressione su tutti i social network che operano in Polonia.

Quanto alle tempistiche, stando a quanto dichiarato da Sebastian Kaleta, alto funzionario del ministero della Giustizia incaricato al dossier, si prevede di riuscire a far entrare in vigore la nuova norma a gennaio 2022.

Morsowanie w czasach pandemii nową modą?

Zdrowe czy nie?
Temperatura wody to około 2-5 stopni: Odważysz się?

Od kilku tygodni w Polsce konta społecznościowe zalewają zdjęcia osób kąpiących się w morzu, jeziorze czy rzece. Nie byłoby w tym nic niezwykłego, gdyby nie to, że w Polsce o tej porze roku temperatura wody to około 2-5 stopni, a temperatura powietrza spadła właśnie poniżej zera. Czy ludzie oszaleli? Wręcz przeciwnie, popularne stało sie przekonanie, że kąpiele w lodowatej wodzie są korzystne dla zdrowia i podnoszą odporność. Smiać się czy bić brawo za odwagę? Odpowiedzmy zatem na kika pytań.

Czy to prawda? Tak, pod warunkiem, że przystępujesz do tego odpowiednio przygotowany i postępujesz zgodnie z zasadami.

Kąpiel powinna rozpocząć krótka rozgrzewka, wejście do wody powinno być umiarkowanie szybkie, a samo morsowanie dla nowicjuszy nie powinno trwać dłużej niż około 2 – 3 minuty. Morsować najlepiej regularnie, co kilka dni, lub raz w tygodniu.

Czy to droga rozrywka? Nie, są osoby, którym w zupełności wystarcza strój noszony latem, ale zaleca się kupić specjalne buty z neoprenu oraz rękawice, a czasami również spodenki. Przedmioty te są dostępne w sklepach dla nurków i innych sklepach sportowych, choć prawdę mówiąc, w tym roku popularność morsowania jest tak duża, że trudno jest obecnie coś z tych rzeczy kupić.

Co daje morsowanie? Kąpiele w zimnej wodzie stanowią pomoc w walce z różnorodnymi chorobami dermatologicznymi i alergicznymi.

Morsowanie przyśpiesza również pracę serca, co powoduje lepsze ukrwienie tkanek, a tym samym organizm szybciej pozbywa się nadmiaru tkanki tłuszczowej, a to ułatwia zrzucenie zbędnych kilogramów:). Szok spowodowany niską temperaturą mobilizuje organizm i tym samym nasza odporność poprawia się.

Czy to nowość? Otóż nie, polskiei morsy hartują się w zimnej wodzie już od 1975 roku, kiedy powstał pierwszy Klub Morsów w Gdańsku. W 2015 roku udało się pobić rekord Guinessa w największej liczbie osób morsujących – 1799 osób wzięło jednocześnie udział w kąpieli w Mielnie.

Ponadto morsowanie ma długą historię. Pierwsze wzmianki o lodowatych kąpielach pojawiły się już w starożytnym Rzymie i wiązały się z kulturą łąźni miejskich. Liczne odniesienie znajdują się też w żródąch religijnych, gdzie mowa jest o rytualnym obmywaniu w przerębli. Jest to również nieodłączny element sauny i bani z których chętnie korzystają na przykład mieszkańcy Skandynawii.

Czy morsowanie jest popularne w innych krajach? Tak, a co ciekawe są organizowane wyjazdy do chociażby Szwecji, których jedynym celem jest właśnie kąpiel w lodowatej wodzie.

Odważysz się?

In Polonia la piscina più profonda del mondo

Inaugurata Deepspot, che batte il record italiano ma verrà superata da quella inglese.
45 metri di profondità e volume di 8.000 m3, pari a 27 piscine olimpioniche.

La Polonia festeggia un record: la costruzione della piscina più profonda al mondo.

L’inaugurazione della struttura è avvenuta a Mszczonów, non distante dalla capitale polacca Varsavia, ed ha battuto per 3 metri il record fino a poco tempo prima in mano alla piscina italiana Y-40 Deep Joy, situata a Montegrotto Terme.

Prende il nome di Deepspot, ha una profondità di 45 metri ed un volume stimato di 8.000 m3, ovvero l’equivalente di 27 piscine olimpioniche (circa 80 volte una comune piscina).

La costruzione è stata una vera e propria sfida tecnologica, tanto da paragonarne la difficoltà alla costruzione di una metropolitana.

Servirà come struttura di addestramento per subacquei, ma il contesto presenta anche sale conferenze, ristoranti e camere d’albergo. In aggiunta, è stata costruita un’apposita passerella coperta da dove poter osservare le persone che si tuffano.

A costruirla è stata la Flyspot, già artefice delle gallerie del vento situate a Varsavia e Katowice, oltre che dell’unico simulatore di volo Boeing 737 presente in Polonia.

Questo record per la Polonia, però, non durerà molto: è infatti in via di costruzione il complesso Blue Abyss, nella penisola di Wirral nel nord-ovest dell’Inghilterra, che avrà una profondità di 50 metri.

Di seguito, potete vedere un’immagine della Deepspot:

Recovery Fund bloccato, serve un piano B

Dopo il veto di Polonia ed Ungheria, bisogna trovare altre vie.
Gentiloni: concentrarsi sugli obiettivi realizzabili.

Dopo il veto arrivato da Polonia ed Ungheria, il Recovery Fund è bloccato, così come l’approvazione del bilancio europeo (per approvarlo è necessaria l’unanimità).

Il piano di aiuti inserito nel Next Generation Eu e che dovrebbe vedere l’Italia tra i principali destinatari dei fondi Ue (nessun regalo, sia chiaro, semplicemente una riduzione del delta tra contributi versati dal Bel Paese e finanziamenti ricevuti), oltre che essere fortemente in ritardo (l’epidemia è iniziata a marzo) potrebbe non arrivare per niente.

La causa è quella scritta all’inizio: Polonia ed Ungheria hanno posto il veto; e l’approvazione è legata all’unanimità dei Paesi membri.

Sul tema intervenuto anche Paolo Gentiloni, commissario Ue agli Affari economici, inserendo l’ipotesi di superare il veto in una cornice intergovernativa anziché comunitaria:

E’ sempre meglio non parlare di piani B e concentrarsi sugli obiettivi quando sono realizzabili. Penso che sarebbe un errore rinunciare ad una delle caratteristiche più interessanti del Next Generation Ue.”