Venezuela: compagnie petrolifere in coda per chiedere licenze export greggio agli Usa

Eni, Repsol e Maurel & Prom hanno già avanzato le richieste.
In un incontro alla Casa Bianca Trump ha chiesto di investire in Venezuela.

Numerosi partner europei della compagnia petrolifera statale venezuelana Pdvsa, tra cui Eni, la spagnola Repsol e la francese Maurel & Prom, hanno fatto richiesta per licenze o autorizzazioni Usa per l’esportazione di petrolio dal Paese, membro dell’Opec.

Lo hanno detto a Reuters sei fonti industriali.

I termini richiesti sono simili a quelli concessi da Washington negli scorsi anni, che hanno permesso alle compagnie di ricevere ed esportare petrolio venezuelano per le proprie raffinerie e altri clienti, fornendo al contempo carburante al Venezuela tramite un meccanismo di recupero del debito, secondo due delle fonti.

Le compagnie non hanno potuto esportare petrolio venezuelano sin dal secondo trimestre dello scorso anno, dopo che l’amministrazione di Donald Trump aveva sospeso le licenze. La settimana scorsa Repsol ha partecipato ad un incontro alla Casa Bianca durante il quale il presidente ha chiesto a un gruppo di compagnie petrolifere di investire in Venezuela.

Nessun commento per ora da parte delle compagnie petrolifere.

Il Covid19 taglia le gambe alle aziende petrolifere: perdite miliardarie

La pandemia ha causato il blocco di molte attività, in particolare quelle logistiche che hanno impattato sul mercato del petrolio.
Eni, Shell e Total chiudono il primo semestre 2020 con forti perdite.

Ne avevamo già parlato (approfondimento ai link), ora arrivano le conferme.

Il coronavirus ha bloccato, in particolar modo, i servizi logistici e, con loro, il mercato petrolifero. Il settore è stato talmente danneggiato dalla pandemia che si era arrivati ad un punto in cui l’offerta superava la domanda, lasciando navi cariche di petrolio ferme in mezzo al mare perché impossibilitate di scaricare la merce finendo per essere usate come veri e propri magazzini galleggianti (approfondimento al link).

Ora che si comincia a tirare le somme, le analisi diventano bilanci e la situazione non sorride affatto.

Nel secondo trimestre del 2020, anche giganti come Eni, Total e Shell hanno chiuso i conti in rosso.

Total ha fatto registrare una perdita pari a 8,4 miliardi di dollari che rappresentano la prima perdita netta della compagnia francese dal 2015, dove hanno pesato soprattutto la caduta dei prezzi del greggio e dei margini di raffinazione.

Addirittura oltre i 18 miliardi di dollari, invece, la perdita fatta registrare da Shell tra aprile e giugno; sul gruppo anglo-olandese hanno pesato le grandi svalutazioni delle attività colpite nel corso della pandemia.

Non sono, infine, tempi felici neanche per Eni. La Compagni italiana ha chiuso il primo semestre in rosso di circa 7,3 miliardi di euro, di cui 4,4 nel secondo trimestre.

Questo, ha portato il gruppo italiano a tagliare gli investimenti ed a rivedere in generale la sua politica inerente alla distribuzione dei dividendi.