Germania: non vogliamo ridiscutere target climatici del 2035

Giegold lo dichiara al Consiglio Ue.
Poi aggiunge: con Urso colloquio amichevole ma non nello stesso spirito.

La Germania non vuole indebolire le regole climatiche, per noi gli obiettivi climatici sono fondamentali e vediamo già un pericolo che l’industria Ue non regga la competizione con veicoli elettrici provenienti da altrove. Il nostro obiettivo non è mettere in discussione l’uscita dal motore endotermico nel 2035 e non chiediamo nuovi biocarburanti, che non sono climaticamente neutrali”.

Così il segretario di Stato tedesco agli Affari economici, Sven Giegold, arrivando al Consiglio Ue Competitività.

Come riporta Ansa, Giegold ha poi aggiunto: “Con il ministro Urso abbiamo avuto un colloquio amichevole ma non nello stesso spirito, non vogliamo ridiscutere il target del 2035“.

Volkswagen: possibili 15.000 licenziamenti

Il gruppo starebbe vagliando la possibilità di chiudere 2-3 stabilimenti in Germania.
I vertici: “non esiste un piano B”. I sindacati contestano gli investimenti per l’elettrico.

Volkswagen sta valutando il licenziamento di 15.000 dipendenti e la chiusura di 2-3 stabilimenti in Germania, secondo quanto riferito dagli analisti di Jefferies dopo un incontro con i vertici del gruppo automobilistico tedesco.

Il piano potrebbe essere annunciato entro fine anno e rappresenterebbe una svolta storica per l’azienda fondata nel 1937.

La drastica ristrutturazione mira a ridurre la capacità produttiva in Europa di 500.000-750.000 vetture e comporterebbe costi straordinari per 3-4 miliardi di euro.

Come riporta Tom’s Hardware Italia, i vertici Volkswagen ritengono chenon vi sia un piano B” per affrontare la crisi del mercato auto europeo, nonostante siano consapevoli che la decisione provocherà uno scontro con i potenti sindacati tedeschi.

L’azienda è convinta di poter procedere senza l’autorizzazione del consiglio di sorveglianza, dove siedono i rappresentanti dei lavoratori, e che i sindacati non abbiano legalmente diritto di scioperare contro la chiusura degli stabilimenti.

I sindacati hanno già criticato la gestione del gruppo, ricordando gli ingenti investimenti in software ed elettrico con risultati deludenti ed i 4,5 miliardi di dividendi distribuiti agli azionisti nell’ultimo anno.

Il governo tedesco è intervenuto sulla questione con il cancelliere Olaf Scholz che ha dichiarato che la priorità è “garantire i posti di lavoro e gli stabilimenti“.

Il primo ministro della Bassa Sassonia Stephan Weil, rappresentante di uno degli azionisti principali di Volkswagen, ha avvertito: “Ci aspettiamo che la questione della chiusura delle sedi semplicemente non si ponga attraverso l’uso efficace di alternative“.

La vicenda mette in una posizione scomoda l’amministratore delegato Oliver Blume e resta da vedere se le autorità pubbliche riusciranno a fornire a Volkswagen un’alternativa ai drastici tagli prospettati, evitando così una svolta storica e dolorosa per il colosso automobilistico tedesco.

Polonia presto quarta potenza europea

Dal 2004 ad oggi ha scalato 3 posizioni.
Paese senza grandi problemi sociali grazie alla gestione dell’immigrazione.

La Polonia, membro dell’Unione Europea da 20 anni, ha fatto un uso eccellente degli ingenti sussidi ricevuti da Bruxelles per rinnovare le sue infrastrutture“.

È quanto riporta Le Figaro, quotidiano francese.

Non solo. Come riporta Polonia Oggi, Le Figaro sottolinea che nel 2004 la Polonia era il nono paese dell’UE in termini di PIL (esclusa la Gran Bretagna), ed attualmente è sesta.

È ancora dietro a Spagna e Paesi Bassi in termini di PIL, ma presto li raggiungerà“, aggiunge il quotidiano, evidenziando nel titolo la previsione della Polonia come “quarta economia più grande dell’UE“.

Il quotidiano stima anche che il Triangolo di Weimarsia diventato l’asse politico più importante all’interno dell’Unione Europea oggi“. Inoltre, ritiene che la Polonia sia un paese senza grandi problemi sociali.

Individuando la questione dell’immigrazione, il quotidiano sottolinea che la maggior parte degli immigrati in Polonia sono ucraini che “hanno trovato lavoro e sono molto ben integrati“.

Il precedente governo (PiS) è infatti famoso per aver sempre rifiutato le quote di migranti senza mai piegarsi ai diktat europei.

Condividendo le sue impressioni da una visita di 10 giorni in Polonia (Bassa Slesia, Pomerania e Masovia), l’autore dell’articolo scrive di essere rimasto colpito dall’attività, dalla buona organizzazione e dallo “spirito civico” dei residenti.

Polonia: aziende tessili riconvertono la produzione verso il militare

Segnale di ampliamento del conflitto anzichè di colloqui per la pace.
Per poter produrre le divise NATO servono alta qualità, prezzi competitivi e stabilità del Paese del fornitore.

Le sartorie polacche, grazie agli ordini militari, stanno rafforzando la loro posizione in Europa, aumentando l’occupazione e collaborando con fornitori locali.

Aziende che in precedenza si specializzavano nella produzione di abbigliamento sportivo e calze, come Warmia (attualmente Kętrzyńskie Zakłady Odzieżowe), Gatta e Telimena, si sono riconvertite nella produzione di abbigliamento militare.

Come riporta Polonia Oggi, gli ordini provengono dalle forze armate della NATO e dai servizi in uniforme; dopo l’inizio del conflitto tra Russia ed Ucraina, la domanda di uniformi militari in Europa è infatti aumentata.

Aziende polacche come Unifeq Europe, che possiede il certificato NATO, forniscono gli eserciti di molti paesi europei, tra cui Germania, Francia, Regno Unito, Svezia ed altri.

Per ottenere contratti contano non solo l’alta qualità ed il prezzo competitivo, ma anche la stabilità del Paese di origine del fornitore.

Gatta, in collaborazione con università specializzate polacche, produce magliette resistenti ai tagli per la Guardia di Frontiera e prevede ulteriori collaborazioni con l’esercito polacco.

Le aziende prevedono che, in futuro, la produzione per le forze armate rappresenterà una parte significativa dei loro ricavi.

Scholz: atto di terrorismo contro tutti noi; rimpatriare e deportare gli immigrati irregolari

Il cancelliere tedesco dopo l’attentato a Solingen: l’autore era un immigrato irregolare.
Poi aggiunge: inasprire le norme sulle armi.

Il cancelliere tedesco Olaf Scholz si è impegnato a inasprire le leggi sulle armi e reprimere l’immigrazione clandestina alla luce dell’attacco con coltello di venerdì scorso a Solingen costato la vita a tre persone.

Durante una visita nella città, come riportata da Ansa, Scholz ha detto quanto di seguito:

Ora dovremo inasprire le norme sulle armi… in particolare per quanto riguarda l’uso dei coltelli. Sono sicuro che ciò avverrà molto rapidamente. Dovremo fare tutto il possibile affinché coloro che non possono e non devono restare qui in Germania vengano rimpatriati e deportati“.

L’autore dell’attacco era un immigrato siriano irregolare.

L’attacco, ha aggiunto il cancelliere, è stato un atto di “terrorismo contro tutti noi“.