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Netanyahu: “le armi Usa stanno arrivando in Israele”
Il premier israeliano aveva definito “inconcepible” che gli Usa avessero “trattenuto” le armi.
Gli Usa cancellano una riunione dopo l’attacco di Netanyahu.
Le armi sollecitate agli Usa in un recente video dal premier Benyamin Netanyahu stanno per essere spedite in Israele.
Lo ha fatto sapere lo stesso premier in un post su X, ripreso da Ansa, informato al proposito dall’ambasciatore Usa in Israele Jack Lew.
Ieri il premier in un polemico video sui social aveva definito in un aperto attacco a Washington “inconcepibile” che gli Usa avessero “trattenuto” l’invio di armi e munizioni a Israele.
Dopo l’attacco del premier israeliano gli Stati Uniti avevano cancellato una riunione chiave con Israele che si sarebbe dovuta svolgere a Washinton ed avere come focus principale il programma nucleare dell’Iran.
Erdogan: “Porteremo Netanyahu in tribunale per Rafah”
Il premier ruco paragona quello israeliano a Hitler e a Milosevic.
Poi definisce Israele “uno Stato terrorista”.
“Come Turchia, faremo di tutto affinché questi barbari vengano ritenuti responsabili” davanti alla giustizia per i “crimini” che hanno commesso.
Lo ha affermato il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, citando il premier israeliano Benyamin Netanyahu e il suo governo e criticandoli per l’attacco contro Rafah.
Durante una conferenza a Istanbul, trasmessa dalla tv di Stato Trt e poi ripresa da Ansa, il leader turco ha paragonato nuovamente Netanyahu a Adolf Hitler e Slobodan Milosevic, aggiungendo che l’attacco di Israele contro un campo profughi a Rafah “rivela il volto sanguinoso” del premier israeliano.
“Fino a che Netanyahu e la sua rete omicida non riusciranno a spezzare l’eroica resistenza del popolo palestinese, resteranno con le spalle al muro nel loro Paese e cercheranno di prolungare la propria vita politica spargendo altro sangue ma presto si renderanno conto che questo non serve a nulla“, ha aggiunto il leader turco, chiamando nuovamente Israele “uno Stato terrorista” e definendo il raid contro il campo profughi di Rafah “un massacro“, sottolineando che “ha avuto luogo dopo l’appello della Corte internazionale di Giustizia a fermare gli attacchi“.